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venerdì 17 ottobre 2014

Homeland, Howard Gordon: “Per Carrie sarà la stagione della grande crisi esistenziale”

Il creatore di “Homeland”, insieme a Alex Gansa, parla della quarta stagione della serie, in cui Carrie Mathison (Claire Danes) deve affrontare diversi traumi 



Nello sconvolgente finale della terza stagione, “The Star”, Carrie Mathison (Claire Danes), protagonista di “Homeland”, ha dovuto affrontare diversi duri colpi: la perdita dell’uomo amato e la nascita di una figlia per cui non era pronta. Il suo personaggio, così come il pubblico, si chiede fin da allora come potrà andare avanti la serie adesso che l’equilibro centrale della storia è stato completamente rivoluzionato: l’abbiamo chiesto a Howard Gordon, creatore della serie insieme ad Alex Gansa, che ha debuttato il 5 ottobre in America e in Italia il 17 ottobre in prima serata su Fox, canale 112 di Sky

Dalle prime immagini viste è certo che ci troviamo di fronte a un “Homeland 2.0, in cui Carrie deve prendersi le proprie responsabilità, sia come professionista che come donna: soprannominata dai colleghi “The Drone Queen” (la regina dei droni), Carrie è ora l’asso della CIA nella gestione degli attacchi con i droni in Medio Oriente e, per seguire il suo lavoro che la porterà anche in Pakistan, ha affidato la figlia alla sorella, Maggie. Riuscirà Carrie a superare la perdita di Brody? Ce ne parla Gordon in persona, autore anche di “24, “Tyrant” e “Legends


Howard Gordon al Roma Fiction Fest 2014



HOMELAND E IL FUTURO DI CARRIE 


Cosa dobbiamo aspettarci da Homeland ora che è uscito di scena Brody? Quanto è stato difficile rinunciare a questo personaggio? 

Quando Alex Gansa e io abbiamo scritto la serie nelle nostre intenzioni originali Brody sarebbe dovuto morire alla fine della prima stagione: il fatto che sia durato per tre stagioni testimonia che personaggio splendido fosse e quanto il pubblico lo amasse, ma doveva avere una fine. Il fatto che sia uscito di scena non mi preoccupa perché sono molto orgoglioso degli altri personaggi, soprattutto di Carrie. La cosa interessante è che lei ora si fa esattamente le stesse domande del pubblico: “Cosa farò senza Brody? Come devo comportarmi con la bambina? Sono una cattiva madre?”. 

All’ inizio di Homeland sembrava che il tema principale fosse il fatto di avere il nemico in casa, mentre invece, visto che il personaggio di Brody fin dall’inizio era destinato a essere messo da parte, sembra di capire che il centro della serie è sempre stato Carrie. 

È una domanda che ci siamo posti fin dall’inizio: il perno centrale doveva essere la relazione tra Brody e Carrie o stavamo scrivendo una storia su una donna agente della CIA affetta da disturbo bipolare e che si chiede in continuazione cos’è quello di cui ha paura e per cosa lotta? Questi sono i veri temi che affrontiamo nella serie. 

Visto che la paura è un tema centrale in Homeland, qual è la tua più grande paura? 

Scrivere la sceneggiatura! Almeno dal punto di vista di sceneggiatore. Per quanto riguarda il resto del mondo mi sento sempre più disorientato da quanto il mondo stia cambiando in fretta: tutte le certezze che avevo col tempo sono spazzate via una ad una e a volte mi chiedo se sarò in grado di tenere il passo. 

Quanto i fatti di cronaca, basti pensare all’ISIS o alla presenza di terroristi occidentali, influenzano il tuo lavoro? Ti sei stupito quando sui giornali sono apparsi fatti che ricordano molto da vicino Homeland? 

Questi fatti dimostrano, almeno da scrittore, perché storie come queste sono affascinanti: sembra che non abbiano mai fine e sono sempre attuali. Non credo di essere stato un profeta: era una cosa inevitabile. Se uno tiene occhi e orecchie aperti si rende conto che queste cose erano nell’aria, bastava semplicemente unire i puntini. Credo che il lavoro dello scrittore sia esattamente questo: connettere fatti tra loro e immaginare quello che accadrà. 

Visto che Carrie ha perso tutti i suoi punti di riferimento più importanti, sia Brody che il padre, come reagirà? 

Il fatto di essere madre la cambierà? Per Carrie questa è la stagione della grande crisi esistenziale: ha imparato da quello che ha perso che non è più una bambina. È un’adulta e una madre. In questa stagione si farà la grande domanda: “Cosa stiamo facendo? Perché facciamo tutto questo?”: sono domande a cui è davvero difficile rispondere. 

Nella nuova stagione perderemo qualcun altro, ci saranno nuovi personaggi o sarà dato maggiore spazio ad altri che fino a ora sono stati meno approfonditi? 

Quest’anno daremo molto più spazio a Quinn, il personaggio interpretato da Rupert Friend, che è un attore meraviglioso, e introdurremo un nuovo personaggio, interpretato da Suraj Sharma, il protagonista di “Vita di Pi”, un giovane studente di medicina pachistano. 

Visto che la storia d’amore è stato uno dei punti fermi di Homeland, che cambiamenti subirà questo aspetto? Carrie si concentrerà solo sulla carriera o troverà un nuovo amore? 

Carrie ha sempre avuto problemi con l’amore: per lei il sesso è sempre stato ben separato dal sentimento. Non è un caso infatti che abbia scelto la persona più sbagliata possibile di cui innamorarsi. Credo comunque che l’amore, o almeno il tentativo di provarlo di nuovo, ci sarà nel suo futuro. Prima però deve trovare l’amore per se stessa e per sua figlia. 

Per il futuro di Homeland pensi che vi concentrerete solo sul Medio Oriente o affronterete anche altri temi? 

Ci siamo fatti questa domanda e probabilmente cambieremo ambiente: potrebbe essere la Cina, la Russia o anche New York e Londra.


Pubblicato su TvZap.

sabato 20 settembre 2014

Call me Francesco, Once upon a time the Mafia, I Corleonesi: tutte le novità di Taodue

Tra le novità Taodue per la prossima stagione “Squadra Mobile”, spin-off di “Distretto di Polizia”, “Il bosco”, “Call me Francesco, The Pope”, racconto della gioventù di papa Francesco e “Ignoto 1″, sull’omicidio di Yara Gambirasio: soprattutto una serie di progetti ambiziosi che puntano al mercato estero 


Pietro Valsecchi, amministratore delegato di Taodue, società di produzione cinematografica e televisiva di proprietà del gruppo Mediaset, ha presentato al Roma Fiction Fest i nuovi progetti in cantiere per la prossima stagione televisiva. Progetti ambiziosi che puntano al mercato estero, come “Call me Franscesco, The Pope, sulla gioventù di papa Francesco, “Once upon a time the Mafia” e “I Corleonesi” (“Il capo dei Capi” versione USA), queste ultime entrambe girate in inglese per il mercato americano. “La Taodue ha sempre pensato alla fiction come a uno straordinario veicolo per far viaggiare gli spettatori all’interno di mondi differenti: a volte realtà difficili e altre volte vite straordinarie, ma sempre storie importanti da far conoscere al pubblico” ha dichiarato Valsecchi, che ha proseguito: “Dopo aver dato al pubblico italiano quasi mille ore di televisione di qualità, abbiamo deciso di esplorare i mercati internazionali e in particolare quello americano: una sfida difficile ma che ci sentiamo in grado di affrontare grazie all’esperienza maturata in questi anni in Italia”.  


IL BOSCO 



Presentato in anteprima al Roma Ficiton Fest, “Il bosco” arriverà in televisione questo autunno in prima serata su Canale5, con quattro puntate da 100 minuti l’una dirette da Eros Puglielli: la storia è quella di Nina Ferrari, giovane psicologa interpretata da Giulia Michelini, che dopo venti anni torna nel suo paese d’origine. Nina si è allontanata da casa per via dell’improvvisa scomparsa di sua madre, trauma che non ha mai superato: indagando sulla madre e sulla morte di una ragazza, Eleonora, uccisa nella stessa sera della scomparsa della madre, Nina si convince che la verità sia molto più oscura e che in libertà potrebbe esserci un serial killer. Nel cast anche Claudio Gioè, che interpreta Alex Corso, fidanzato di Eleonora accusato dell’omicidio della ragazza, e Andrea Sartoretti, l’ispettore Damiani, che aiuta Nina nelle indagini. 


SQUADRA ANTIMAFIA 7 



In onda con la sesta stagione, “Squadra Antimafia” tornerà anche il prossimo anno, con una settima serie, attualmente in fase di riprese. “Squadra Antimafia 7″ si concentrerà sempre sulla squadra Duomo di Catania diretta dal vice questore Domenico Calcaterra (Marco Bocci), questa volta impegnata nell’indagare sulle infiltrazioni della mafia nei centri di potere economici e finanziari coinvolti nelle costruzione di un’infrastruttura energetica internazionale. La nuova stagione vedrà l’introduzione di due nuovi personaggi: il vice questore Davide Tempofosco, interpretato da Giovanni Scifoni, e Anna Cantalupo, analista finanziaria cui dà volto Daniela Marra. “Squadra antimafia 7″ arriverà in tv ad autunno 2015. 


ROMANZO SICILIANO 

Nuova sfida di Taodue è “Romanzo Siciliano”, serie poliziesca che nasce come evoluzione naturale della fortunata “RIS”: ambientata a Siracusa e composta da otto episodi, la serie ha come protagonista Fabrizio Bentivoglio, alla prima esperienza con la serialità poliziesca. Bentivoglio interpreta il colonnello dei Carabinieri Sergio Spada, descritto come uomo di grande carisma, alla caccia del boss Buscemi, latitante di cui nessuno conosce il vero volto. Ad affiancare Bentivoglio un cast di volti noti del piccolo schermo italiano: Ninni Bruschetta, Paolo Calabresi, Filippo Nigro e Claudia Pandolfi, che dà volto alla pm Emma La Torre, con cui Spada instaura un rapporto molto intenso, sia dal punto di vista professionale che privato. 


SQUADRA MOBILE 

“Squadra Mobile” sarà una sorpresa gradita per i fan di “Distretto di Polizia”: protagonista della serie è infatti l’ispettore Roberto Ardenzi, interpretato da Giorgio Tirabassi, che torna quindi in un vero e proprio spin-off. “Parlando con Pietro abbiamo deciso di far tornare l’ispettore Ardenzi” ha detto Tirabassi, che ha continuato: “Dopo anni di DIA in Sicilia, Ardenzi potrà tornare a Roma nella Squadra Mobile. Ci siamo concentrati molto sulla costruzione del nuovo gruppo e sulla linea narrativa da seguire: questa volta fin da subito si saprà che all’interno del gruppo c’è una mela marcia. Ci sarà molta azione, che non è semplice da girare: non siamo tutti così preparati fisicamente e alcune scene sono davvero impegnative”. Ambientata a Roma, la serie segue gli agenti della Squadra Mobile della polizia, coinvolti nei casi più disparati, da rapine e omicidi a stalking e ricatti. Oltre a Tirabassi nel cast c’è anche Daniele Liotti, nei panni del poliziotto Sabatini, amico e collega di Ardenzi, che gli riserverà un’amara sorpresa: “Voi lo vedete tutto così bellino, ma in realtà sarà un cattivo tremendo” ha commentato Tirabassi. Liotti si è detto felice di tornare a lavorare con Valsecchi: “Con Pietro ho fatto “Il capo dei Capi”, che è stata una delle cose migliori della mia carriera. Sono felice quindi di poter tornare a lavorare con lui e soprattutto di poter avere al mio fianco un attore del calibro di Giorgio Tirabassi”. Nel cast figurano anche Valeria Bilello e Antonio Catania. 


CALL ME FRANCESCO: THE POPE 

Tra i progetti più attesi della Taodue c’è “Call me Francesco: The Pope”, film scritto e diretto da Daniele Luchetti, che arriverà prima nelle sale cinematografiche a primavera 2015 e poi andrà in onda in televisione sotto forma di miniserie. Girato tra Argentina e Italia in lingua spagnola, il film racconta la giovinezza di papa Francesco, interpretato da Rodrigo De La Serna, protagonista insieme a Gael Garcia Bernal del film “I diari della motocicletta”. A presentare il progetto insieme a Valsecchi Daniele Luchetti, che ha dato qualche informazione sul film: “Qualche anno fa la televisione era considerata il tempo senza cinema, ora invece c’è stato un ribaltamento completo: la televisione oggi è il cinema con più tempo. Quando Pietro mi ha proposto questo progetto all’inizio sono rimasto spiazzato: io non sono credente ma la figura di papa Francesco mi ha conquistato. Credo che sia una figura in grado di emozionare, è molto comunicativo. Nel film cercheremo di raccontare il percorso umano e spirituale che lo ha portato a diventare papa. La storia non sarà banale, anche perché in Argentina la Chiesa è stata spesso collusa con la dittatura: racconteremo quindi l’idealismo di quest’uomo che è riuscito a essere un uomo rivoluzionario per la Chiesa e che è diventato una figura di riferimento prima nel suo paese e poi in tutto il resto del mondo”. 


ULTIMO 5 

In questi giorni nelle sale cinematografiche con “Senza nessuna pietà”, il regista Michele Alhaique firmerà le due puntata di “Ultimo 5″, miniserie che vedrà il ritorno in tv del capitano Ultimo interpretato da Raul Bova, questa volta impegnato nelle indagini su un traffico di droga internazionale che parte dal Sul America per arrivare in Italia. 


LE MANI DENTRO LA CITTÁ 

Torna la famiglia Marruso, clan della ‘ndrangheta decisa a impadronirsi di Milano: questa volta i Marruso dovranno affrontare una guerra intestina per il comando del clan. La nuova serie sarà composta da sei puntate. 


IGNOTO 1 

“Ignoto 1″, miniserie in due puntate scritta con la consulenza della giornalista Fiorenza Sarzanini, ricostruisce l’indagine sull’omicidio di Yara Gambirasio, la dodicenne di Brembate di Sopra scomparsa il 26 novembre 2010. La serie si concentrerà soprattutto sul processo investigativo, come spiegato dalla Sarzanini: “Il caso Yara ha visto impiegata una forza investigativa senza precedenti in Italia: le indagini sono cominciate da una singola macchia di sangue. Noi ci concentreremo soprattutto su questo, sul lavoro investigativo che è durato quattro anni. Cercheremo di lasciare sullo sfondo Yara, in modo da non urtare la sensibilità della famiglia. La storia inoltre è interessante anche per i fatti che sono emersi in seguito: l’uomo individuato come assassino a sua volta ha una storia particolare, è un figlio cui non è stata detta la vera identità del padre. Una realtà di provincia che all’inizio delle indagini sembrava molto meno singolare”. 


I PROGETTI PER IL MERCATO AMERICANO: ONCE UPON A TIME THE MAFIA, I CORLEONESI E BUSCETTA 

Valsecchi ha inoltre presentato con orgoglio i suoi nuovi progetti internazionali, girati in inglese e pensati appositamente per il mercato americano: “Once upon a time the Mafia“, scritta e diretta da Giovanni Veronesi, ambientata nella New York degli anni ’20 e ’30, in cui due fratelli italiani immigrati in America hanno a che fare con la mafia locale, tra proibizionismo e corruzione; “I Corleonesi“, descritta come la versione americana di “Il capo dei Capi” diretta da Pietro Scalia, e “Buscetta“, miniserie in due puntate girata tra Italia, Sud America e USA, sulla vita di Don Masino, alias Tommaso Buscetta, uno dei massimi esponenti di Cosa Nostra divenuto poi il primo grande pentito della Mafia. 


DAL WEB AL GRANDE E PICCOLO SCHERMO: I NUOVI PROGETTI DEI THE PILLS E DI EDOARDO FERRARIO 

Ultimo punto all’ordine del giorno è stato la presentazione dei progetti che vedranno come protagonisti alcuni dei talenti emersi dal web: dopo averli portati in televisione e al cinema con “Smetto quando voglio”, in cui interpretavano dei camei, Valsecchi ha deciso di dare ulteriore fiducia ai The Pills, collettivo comico romano che si è conquistato una fedele fetta di appassionati grazie ai suoi video satirici in bianco e nero. I The Pills stanno realizzando il loro primo lungometraggio, intitolato “Mezzogiorno meno un quarto, la cui trama è ancora segretissima. Altro talento del web reclutato da Valsecchi è Edoardo Ferrario, autore della webserie “Esami”, che per Taodue realizzerà una striscia comica televisiva e un film. 

Abbiamo intervistato l’attore, sceneggiatore e regista che ci ha raccontato qualcosa in più sulla sua avventura. 

Edoardo Ferrario in Esami


Per Taodue realizzerai un film e uno show: ci puoi dare qualche anticipazione? 

Il film lo sto ancora scrivendo, è in fase di preparazione: sarà comunque una pellicola basata su diversi personaggi comici, lavoro che ho già affrontato in “Esami” e che è la mia passione. Mi piace molto la “comicità osservazionale”, creare dei personaggi basati su comportamenti che mi colpiscono. Il film lo realizzerò in seguito, mentre ora con Valsecchi siamo al lavoro su uno show basato su sketch in cui interpreto diversi personaggi, sarà una striscia quotidiana, una sorta di “one man show” anche se probabilmente ci saranno anche delle guest star, come è già successo in “Esami”: forse tornerò a collaborare con i The Pills. 

Tu prima eri uno studente universitario: l’università ti è servita come palestra per il tuo lavoro da comico? Tutto quello che abbiamo visto in “Esami” ti è successo realmente? 

Sì sono stato uno studente e mi sono laureato in Giurisprudenza a maggio: un’esperienza che mi è servita principalmente per annoiarmi e scrivere “Esami”. È stato un vero e proprio workshop comico intensivo: tutto quello che si vede nella serie è successo realmente. L’unica cosa che ho cambiato sono i nomi dei professori, perché se li avessi fatti non mi sarei laureato. 

Quali sono i tuoi riferimenti? In passato hai studiato qualcosa attinente allo spettacolo o sei un totale autodidatta? 

Sono un fan sfegatato di Carlo Verdone, mi piace molto quel tipo di comicità. Adoro anche i fratelli Guzzanti: con Sabina ho fatto le prime cose in televisione, ero nel cast di “Un due tre stella” nel 2012 su La7, e nel 2013 con Caterina ho lavorato a “La prova dell’otto” su MTV, programma in cui sono nati anche alcuni dei personaggi visti in “Esami”, come Er pips, lo studente di storia dell’arte. Non ho mai fatto una scuola di recitazione, ho solo frequentato un corso di scrittura creativa di un paio d’anni, che mi ha dato i rudimenti per scrivere i miei sketch, per il resto ho imparato tutto con l’esperienza, facendo spettacoli dal vivo nei pub e nei locali a Roma: proprio così mi ha scoperto Sabina, che mi ha fatto portare alcuni dei miei personaggi nel suo programma. Non la ringrazierò mai abbastanza per questo.


Pubblicato su TvZap.

venerdì 19 settembre 2014

Luca Argentero, un padrino per il RFF: “Diamo voce ai nuovi talenti”

Abbiamo incontrato l’attore al Roma Fiction Fest dove ha sfilato sul pink carpet nel duplice ruolo di padrino della manifestazione e protagonista della miniserie “Ragion di stato”, in onda su Rai1 in autunno 




Elegante e sorridente, fasciato in un completo grigio con cravatta blu, Luca Argentero ha solcato il pink carpet del Roma Fiction Fest per presentare “Ragion di stato“, miniserie diretta da Marco Pontecorvo in cui interpreta Rosso, un agente dei Servizi Segreti italiani, in missione in Afghanistan. Accanto ad Argentero hanno sfilato l’attrice turca Saadet Aksoy e la romana Anna Foglietta, in attesa del terzo figlio e fasciata in un vestito multicolore dallo spacco vertiginoso. Coprodotta da Rai Fiction e da Cattleya, la miniserie è stata girata tra l’Italia e la Turchia e andrà in onda su Rai1 questo autunno. 

Non solo fiction però: l’attore torinese è anche il “padrino” del Roma Fiction Fest, invitato a ricoprire questo ruolo da Carlo Freccero in persona, nuovo direttore artistico della manifestazione. In veste di padrone di casa, Argentero ha dunque trovato anche il tempo di scherzare sul pink carpet insieme a Goran Visnijc, attore croato ex camicie bianco di “E.R.” (era il dottor Kovac) e protagonista di “Extant”, nuova serie di fantascienza della CBS prodotta da Steven Spielberg e con protagonista Halle Berry, presentata al festival in anteprima per l’Italia. 


Com’è stato interpretare un agente segreto? 

È stata un’esperienza molto particolare: quando interpreti un qualcosa di cui hai al massimo letto sul giornale non hai molti punti di contatto con quel mondo. Quindi è stato un viaggio interessante, anche dal punto di vista geografico, siamo stati in una zona sicuramente meno calda dei luoghi reali dove sono accaduti gli eventi raccontati nella fiction, ma dove comunque i segni della Primavera araba sono ancora presenti: a Tunisi ci sono ancora il filo spinato e i militari con i fucili in mano. Una realtà ancora molto grave: e noi raccontiamo chi di questa realtà ha fatto il proprio lavoro e missione e ha scelto di servire la bandiera, un sentimento sempre più raro, difeso da questi uomini con grande coraggio, spesso senza nemmeno potersene prendere il merito perché non possono raccontare quello che fanno. Un ruolo impegnativo anche dal punto di vista fisico. 

Come si è preparato? 

Ho dovuto fare un po’ di preparazione fisica ma soprattutto mi hanno insegnato come maneggiare le armi, cosa che per fortuna di solito non frequento. Abbiamo inoltre fatto varie prove di interazione fra gli attori prima di arrivare sul set perché il cast è composto da interpreti di diverse nazionalità: la nostra protagonista è un’attrice turca, avevamo diversi interpreti di lingua araba e francese, altri parlavano inglese, quindi c’è stato bisogno di allinearsi e fare prove leggendo il copione insieme per poter poi risparmiare tempo sul set. 

Il Roma Fiction Fest quest’anno ha scelto un uomo, un ‘padrino’ per rappresentare la manifestazione. Che effetto fa essere stato scelto? 

È un grande piacere, soprattutto perché questo invito è stato motivato da Carlo Freccero, anche se sono rimasto stupito perché non pensavo che rinunciasse alla presenza di una bella donna. Con Carlo abbiamo in comune il fatto che siamo appassionati della nuova generazione di giovani storyteller e sceneggiatori che nascono sul web e si fanno così le ossa: forse un giorno saranno i nostri nuovi registi. È bello avere un occhio attento su tutto quello che c’è nel mondo ma anche avere molto a cuore quello che sta nascendo da noi. Con Carlo siamo molto allineati su questo tema e quindi ho risposto con molto piacere. 

TvZap assegnerà, nell’ambito del Roma Fiction Fest, il premio Social Score alla serie tv straniera più amata dal pubblico: tu quale faresti vincere? 

Se c’è anche Breaking Bad sfondi una porta aperta: quando è finita l’ultima puntata ho sentito un senso di mancanza e di vuoto. Avrei voluto sapere cosa Walt e Jesse avrebbero fatto il giorno dopo: sono dei progetti che veramente ti incatenano alla storia e ti fanno affezionare profondamente ai personaggi. A prova di ciò posso dire che ho convinto anche i miei genitori a guardarlo: dopo la diffidenza iniziale riguardo all’argomento trattato, alla fine si sono appassionati anche loro: questo a dimostrazione che chi riesce a convincere proprio tutti ha trovato un modo di raccontare che è perfetto. 

Sempre su TvZap c’è la rubrica “Le parole sono importanti” e questa settimana abbiamo in prima pagina una tua frase in cui dici: “Non sono come Favino che ha fatto dieci anni di teatro, sono come un fungo spuntato dopo una notte di pioggia”: ce la spieghi meglio?

Racconto la domanda altrimenti non ha senso la risposta: mi chiedevano che ruolo ha avuto l’aspetto fisico nella mia carriera. Io ho detto che non avrei fatto il 99% delle cose che ho fatto se non fosse stato per quello: non avendo avuto una preparazione accademica come il mio illustrissimo amico Pierfrancesco, che è arrivato a fare quello che sta facendo e che ha fatto grazie a un lungo percorso accademico di preparazione, io, soprattutto all’inizio, riconosco che la decisione sul prendermi o no era basata fondamentalmente alla popolarità acquisita in tv e al fatto di avere tutto al posto giusto. Era quello il senso della mia frase: sono spuntato dopo una notte di pioggia, così, un po’ dal nulla. Poi uno deve coltivare la sua strada ed eccoci qua, dopo quasi undici anni. Speriamo che non se ne accorgano.


Pubblicato su TvZap.

mercoledì 17 settembre 2014

Abc, due anteprime mondiali al Roma Fiction Fest

Colpo grosso per il Roma Fiction Fest: presentate in anteprima mondiale le due nuove serie di punta della ABC “How to get away with murder”, creata da Shonda Rhimes e con protagonista Viola Davis, e “American Crime”, scritta da John Ridley, sceneggiatore premio Oscar per il film “12 anni schiavo” 



Carlo Freccero, nuovo direttore artistico del Roma Fiction Fest, lo aveva annunciato: l’ottava edizione del festival dedicato alla fiction sarebbe stato meno glamour ma di qualità. A testimonianza di queste parole è arrivata la terza giornata di festival dove, in una serata speciale dedicata alla grande televisione americana, sono state presentate due delle serie più attese di questa stagione, entrambe targate ABC: “How to get away with murder, creata da Shonda Rhimes, e “American Crime, scritta dallo sceneggiatore John Ridley, premio Oscar per il film di Steve McQueen “12 anni schiavo”. 

A introdurre le due serie è stata Stefania Severini, general manager di Walt Disney Company Italia, al suo ottavo anno di collaborazione con il Roma Fiction Fest, iniziata nel 2006, quando la ABC portò a Roma il cast di “Lost”: “Abbiamo dovuto faticare non poco per avere qui in anteprima mondiale queste due serie” ha ammesso la Severini, che ha continuato: “Per fortuna alla fine abbiamo convinto Shonda Rhimes a darci la sua nuova serie: l’ho incontrata personalmente e posso dire che è una persona straordinaria, che ha molto a cuore il dare rilievo ai nuovi talenti. Già dall’episodio pilota di How to get away with murder si capisce il grande lavoro che ha fatto con questo nuovo e giovane cast”. 


How to get away with murder, il terzo successo annunciato di Shonda Rhimes 



Ultima arrivata in casa ShondaLand (la casa di produzione della Rhimes, una delle donne più potenti della televisione, creatrice dei fenomeni “Grey’s Anatomy” e “Scandal”), “How to get away with murder” unisce gli elementi di successo dei precedenti lavori della Rhimes e si avvale del grande talento di Viola Davis, attrice nominata agli Oscar per le sue interpretazioni nei film “Il dubbio” e “The Help”: la Davis interpreta Annalise Keating, avvocato e professoressa all’università di Philadelphia, dove insegna le strategie per districarsi in complicati casi di omicidio. Protagonisti della serie insieme alla Davis i giovani Alfred Enoch (Dean Thomas nella saga di Harry Potter), Jack Falahee, Aja Naomi King e Karla Souza, che interpretano gli studenti della professoressa Keating, implicati a loro volta in un omicidio. 

La serie, che debutterà in America il prossimo 25 settembre, sarà trasmessa da ABC il giovedì dopo “Grey’s Anatomy” e “Scandal”, formando così una triade tutta firmata dalla Rhimes per cui è stato già creato l’hashtag “#TGIT”, ovvero “thank God it’s thursday” (grazie a Dio è giovedì), come visto nella clip speciale presentata al Roma Fiction Fest prima della proiezione dell’episodio pilota della serie, in cui la Rhimes si è raccontata insieme alle tre protagoniste dei suoi successi, ovvero Ellen Pompeo, la Meredith Grey di “Grey’s Anatomy”, Kerry Washington, Olivia Pope in “Scandal”, e Viola Davis. Gli elementi per un prodotto in pure stile ShondaLand, ovvero intrighi, segreti, sesso ed emozioni forti, ci sono tutti, vedremo se “How to get away with murder” sarà all’altezza dei suoi predecessori. 


American Crime, crime drama con un cast brillante 



Seconda anteprima mondiale della serata è stata “American Crime”, crime drama che ruota attorno a un brutale caso di omicidio che sconvolge la comunità di Modesto, in California, e porta una famiglia divisa da tempo a ritrovarsi. La serie, che vede tra i protagonisti attori come Timothy Hutton, Felicity Huffman, al suo primo ruolo televisivo dopo la fine di “Desperate Housewives” dove interpretava Lynette Scavo, e Penelope Ann Miller, è un pretesto per parlare dell’integrazione tra culture diverse e del razzismo strisciante che è ancora molto comune nelle piccole città e non solo. “American Crime”, composta da undici episodi, andrà in onda, in America, il prossimo anno, tra gennaio e febbraio.


Pubblicato su TvZap.

martedì 16 settembre 2014

Favino è Ambrosoli: ‘La giustizia è un valore che va celebrato’

L’attore romano torna alla fiction nel ruolo di Giorgio Ambrosoli, avvocato ucciso per la sua opera di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona, con Qualunque cosa succeda. La miniserie tratta dal libro scritto dal figlio di Ambrosoli, Umberto, presentata in anteprima al Roma Fiction Fest alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano 




A tre anni di distanza dal suo ultimo impegno televisivo e dopo essere stato diretto da alcuni dei più grandi registi contemporanei, come Ron Howard, Pierfrancesco Favino torna a lavorare alla fiction grazie a Qualunque cosa succeda, opera sulla vita e l’omicidio dell’avvocato e funzionario dello Stato Giorgio Ambrosoli, ucciso l’11 luglio del 1979 per la sua opera di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona, tratta dall’omonimo romanzo scritto dal figlio Umberto. 

La fiction Rai diretta da Alberto Negrin, con cui Favino ha già lavorato in precedenza in prodotti come Gino Bartali – L’intramontabile, vede nel cast anche Massimo Popolizio, Roberto Herlitzka e Anita Caprioli, ed è stata presentata in anteprima al Roma Fiction Fest, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del presidente del Senato Pietro Grasso e del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco




Cosa ti ha convinto ad accettare questo ruolo e come è stato lavorare con la famiglia di Ambrosoli presente spesso sul set? 

Con la famiglia di Ambrosoli ho avuto molto pudore: non ho mai chiesto loro nulla che non fosse scusarmi per essermi permesso di entrare a casa loro e fare questa cosa. Ovviamente loro sono il mio primo pubblico. Quando mi è stata offerta la serie sono stato orgoglioso e mi ha anche dato la possibilità di lavorare di nuovo con Alberto Negrin, con cui avevo già lavorato altre tre volte, quindi con la certezza che avremmo realizzato un prodotto che sarebbe piaciuto prima di tutto a noi e spero quindi anche al pubblico. 

Come ti sei preparato? 

Come sempre, cercando di avvicinarmi il più possibile all’idea che mi sono fatto di quest’uomo. Inoltre è stato fondamentale leggere il libro scritto da Umberto Ambrosoli, il figlio di Giorgio, da cui è tratta questa storia. Così come per il mio film Senza nessuna pietà, in cui per interpretare al meglio il personaggio ho preso venti chili, così qui ho studiato che tipo di corpo e voce avesse Ambrosoli: cosa non facile perché ci sono pochissimi video ufficiali su di lui, ho dovuto studiare principalmente un documento di una televisione svedese. Ho studiato anche le foto e le interviste. Interpretarlo per me è importante perché porta con sé un valore fondamentale, quello della giustizia, che soprattutto in questo paese va ricordato. 

Questa sera alla prima c’è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: al funerale di Ambrosoli invece non si presentò nessun rappresentante delle istituzioni. Quanto è importante che il presidente sia qui oggi? 

Personalmente sono molto onorato dalla presenza del presidente. Spero che quell’episodio sia legato a un passato storico ormai lontano. Credo che all’epoca non si siano presentati per vergogna e forse per connivenza. Realizzare questa fiction è anche un modo per ricordare Ambrosoli e rendergli giustizia. 

Secondo te è vero quello che dice il direttore del Roma Fiction Fest Freccero, ovvero che la televisione è il nuovo cinema? 

La differenza secondo me sta ancora nel mezzo di fruizione: al cinema sei davanti a uno schermo enorme che non è il tuo, che ti sovrasta e ti costringe a stare con il naso in su, per arrivarci sei uscito di casa, hai parcheggiato, hai comprato un biglietto, le tue aspettative e il rapporto con quello che vedi sono completamente diversi. Quando vedi qualcosa in tv invece sei sul tuo divano e guardi uno schermo che hai comprato tu, quindi è come se il rapporto con quello che vedi fosse più familiare. Detto questo oggi la tv, e per fortuna anche da noi, ha un respiro che spesso il cinema in questo momento non riesce più ad avere. 

Quindi cosa preferisci tra cinema e tv? 

Cinema, tv, teatro, radio: perché mi devo dare un limite? Mi diverto a fare tutto e anzi cambiando mi metto alla prova. 

Le guardi le serie tv? Ne segui qualcuna in particolare? 

Ho visto tutto True Detective che è scritto in una maniera straordinaria, Lost mi ha colpito moltissimo, Boardwalk Empire anche è meravigliosa e mi è piaciuta molto Gomorra. 

In questo momento sei anche al cinema con il film Senza nessuna pietà: c’è un filo narrativo nelle tue scelte? 

Sono due storie diverse: in questa fiction interpreto un uomo realmente esistito e nel film uno di finzione, ma entrambi sono accomunati dal fatto che lottano fino in fondo per quello in cui credono e che ritengono giusto, quindi sono in qualche modo portatori di speranza. Questo è un aspetto a cui tengo molto e credo che faccia avvicinare il pubblico alla storia raccontata. 

Tu hai lavorato molto all’estero: trovi differenze con l’Italia? 

Tranne forse il batticuore all’inizio di una ripresa, soprattutto quando ti trovi a lavorare accanto a persone che hanno vinto un Oscar, onestamente non c’è tutta questa differenza in quello che accade nel lasso di tempo tra la parola azione e la fine di una scena.


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domenica 14 settembre 2014

The Walking Dead al RFF: “Gli zombie simbolo di paura e divertimento”

Per Gale Anne Hurd, produttrice esecutiva della serie in onda su Fox, ospite del Roma Fiction Fest, il successo planetario della serie è stata “un’enorme sorpresa”: merito dei fan, appassionati ma anche critici 




L’ottava edizione del Roma Fiction Fest, con la nuova direzione artistica di Carlo Freccero, porta sul pink carpet gli zombie di The Walking Dead, serie horror del network AMC creata dal regista Frank Darabont a partire dall’omonimo fumetto di Robert Kirkman, Tony Moore e Charlie Adlard, che in Italia viene trasmessa in contemporanea con la programmazione americana su Fox, canale 112 di Sky. 

A introdurre la maratona di The Walking Dead, composta dagli episodi scelti dai fan, è la produttrice esecutiva Gale Anne Hurd (che in passato ha lavorato a pellicole di culto come i primi due Terminator e la saga di Alien), coinvolta nel progetto fin dalle sue origini. Abbiamo incontrato la Hurd a Roma, dove presenterà anche, in anteprima mondiale, il documentario The Walking Dead – Most Dedicated Fans, lungometraggio dedicato ai fan della serie. La Hurd ci ha parlato dello stile unico di The Walking Dead, delle novità che bisogna aspettarsi dalla nuova stagione e della cosa più strana accaduta sul set in questi quattro anni di orrore e adrenalina. 




Vi aspettavate tutto questo successo a livello mondiale? Perché secondo lei gli zombie affascinano così tanto le persone? 

Quando ho parlato per la prima volta con Frank Darabont di realizzare una serie sul fumetto The Walking Dead, abbiamo avuto l’impressione che avremmo realizzato una serie destinata principalmente agli amanti del fumetto e dei film di genere. Quindi questo successo a livello globale per noi è stato un’enorme sorpresa. Credo che gli zombie siano affascinanti perché rappresentano la nostra paura della morte e del fatto di non sapere cosa succeda dopo di essa: lo zombie in questo senso rappresenta la peggior prospettiva possibile. Tornare come queste creature senza intelletto che uccidono persino i loro cari è una paura fortemente simbolica, anche se razionalmente sappiamo che non è possibile. Nella serie parliamo di vita e morte, per questo il pubblico si identifica. E poi gli zombie sono così divertenti. 

Al Roma Fiction Fest è stato presentato in anteprima mondiale il documentario The Walking Dead – Most Dedicated Fans che parla dei fan della serie: quanto è importante il rapporto con loro? 

I fan sono la ragione per cui facciamo la serie: abbiamo un ottimo rapporto con loro. In ogni parte del mondo sono sempre così calorosi e i nostri attori adorano poter interagire con loro. Abbiamo lanciato su Twitter l’hashtag #TWDFamily perché siamo diventati una vera famiglia, che comprende sia chi si trova dietro e davanti alla telecamera, sia chi guarda la serie. Sono i nostri più grandi sostenitori ma anche i critici più severi: se pensano che facciamo qualcosa di sbagliato ce lo dicono subito. 

Il look della serie è particolare, le immagini sembrano quasi vintage e l’uso di colonna sonora è ridotto al minimo: come mai avete scelto questo tipo di stile? 

Fin dall’inizio abbiamo deciso di distinguerci dal punto di vista dello stile: non volevamo usare troppi artifici ed effetti speciali. Giriamo su pellicola 16mm e usiamo pochissima musica perché non vogliamo che distragga il pubblico dai personaggi. Credo che in ogni episodio da un’ora ci siano al massimo 10 minuti di musica. Lo stesso vale per gli effetti speciali: lavoriamo pochissimo in post produzione perché vogliamo che tutto sembri reale. 

Ci può raccontare la cosa più folle che è successa sul set in questi anni?

Alla fine della seconda stagione c’è una scena girata in una fattoria che brucia: non sono effetti speciali, sta bruciando tutto veramente. Paradossalmente era una serata molto fredda, la temperatura era sotto lo zero e siccome gli attori che interpretano gli zombie non indossano molti vestiti hanno cominciato a scaldarsi con le fiamme, nonostante fosse pericoloso. Alla fine abbiamo dovuto letteralmente strappare gli attori dalle fiamme. 

Lei è anche una produttrice cinematografica: pensa che oggi la televisione sia in grado di creare storie e personaggi più appassionanti di quanto non faccia il grande schermo? 

Ho cominciato con il cinema: ho prodotto i primi due Terminator e gli Alien, pellicole di cui vado molto fiera, ma oggi credo che il raccontare storie sia molto più interessante in televisione. Inoltre nello stesso tempo in cui realizzo un film da due ore posso fare invece 16 ore di televisione: in questo modo si può approfondire molto di più i personaggi e creare un modo enormemente più vasto rispetto a quello contenuto in un solo film. 

Che cosa dobbiamo aspettarci dalla nuova stagione di The Walking Dead? 

Nella prossima stagione i personaggi si troveranno nella peggiore situazione mai affrontata: molti di loro sono tenuti prigionieri in un treno da individui che non hanno le migliori intenzioni, ma Rick Grimes ha fatto capire che Gareth e Terminus si sono messi contro le persone sbagliate e, se dovessi scommettere, direi che ha ragione. Questa stagione spinge i nostri protagonisti al limite: ci saranno nuove situazioni pericolose e terrificanti e tutto sarà incentrato su come i personaggi riusciranno a uscirne. Una delle cose fondamentali della serie è inoltre il fatto che, nonostante tutto, c’è sempre un filo di speranza: in questa stagione la speranza è affidata al dr. Eugene, che forse potrà sviluppare una cura una volta arrivato a Washington D.C. Ci sarà anche spazio per l’amore, grazie ai personaggi di Maggie e Glenn e Bob e Sasha.


Pubblicato su TvZap.
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