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mercoledì 12 febbraio 2014

Videodrome n. 105 - BRONSON

Tom Hardy



Titolo italiano: Bronson
Titolo originale: Bronson
Regia: Nicolas Winding Refn
Anno: 2008
Cast: Tom Hardy, Matt King, James Lance, Amanda Burton
Colore: colore
Durata: 92 minuti
Genere: biografico
Sceneggiatura: Brock Norman Brock e Nicolas Winding Refn
Fotografia: Larry Smith
Montaggio: Mat Newman
Musica: Lol Hammond
Paese di produzione: Regno Unito
Produttore: Rupert Preston, Daniel Hansford
Distribuzione italiana: One Movie

lunedì 2 settembre 2013

Locke







Un uomo, una macchina e la sua scelta: volendo sintetizzare all'estremo, questo è quanto mostrato in Locke, secondo film da regista del brillante sceneggiatore Steven Knight, autore dei copioni di Piccoli affari sporchi di Stephen Frears e di La promessa dell'assassino di David Cronenberg. 
L'uomo in questione è il Locke del titolo, Ivan, un capo cantiere coscienzioso e preciso, incaricato dai suoi superiori di presiedere alla più grande colata di cemento della sua carriera. Proprio la sera precedente al grande evento, l'uomo riceve una telefonata che sconvolge la sua vita: Bethan, una donna incontrata tempo prima e mai più rivista, è incinta di suo figlio.
Locke, sposato e con due figli, decide di assumersi le proprie responsabilità e fa la scelta più difficile e scomoda: quella giusta. A bordo della sua auto si incammina verso Londra, dove la donna lo aspetta in un ospedale, mandando così in pezzi la sua famiglia e facendo infuriare i suoi capi che contavano su di lui per l'operazione.

Girato in sole otto notti all'interno di un'auto, Locke è un film che in 85 minuti racconta la scelta consapevole di uomo che decide di assumersi le sue responsabilità, che invece di ignorare un errore commesso e di mentire ai suoi cari si fa in quattro e sacrifica se stesso pur di non venir meno ai suoi impegni. Solido e preciso nella sceneggiatura, Locke può volare altissimo grazie all'interpretazione straordinaria di un Tom Hardy che per la prima volta nella sua carriera rinuncia a maschere e stravaganze per rappresentare un uomo normale cui sa infondere una straordinaria umanità. Solo sullo schermo per tutto il tempo e bloccato in una posizione fissa, l'attore può contare unicamente sulla sua voce e sulla mimica del volto, scegliendo di concentrarsi su un tono di voce basso, calmo e risoluto, che non cede né a facili isterismi urlati, né a una sussurrata auto-commiserazione, caratterizzando così ancora di più il suo personaggio, un uomo degno di questo nome, che invece di fuggire si mette in gioco e dimostra di che pasta è fatto. In onore dell'interpretazione di Hardy, si consiglia la visione in lingua originale. 

Girato in tempo reale, il film è un felice connubio di talenti, che mostra come le persone siano fallibili e come questa loro fragilità sia però anche fonte di un'umanità che ci contraddistingue e che possiamo nobilitare facendo la scelta giusta.

Tom Hardy



La citazione: "Fai un solo piccolo errore...alla fine appaiono le crepe"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥

Uscita italiana: 30 aprile 2014


Titolo originale: Locke
Regia: Steven Knight
Anno: 2013
Cast: Tom Hardy
Colore: colore
Durata: 85 minuti
Genere: drammatico
Sceneggiatura: Steven Knight
Fotografia: Haris Zambarloukos
Montaggi0: Justine Wright
Musica: Dickon Hinchliffe
Paese di produzione: USA, Regno Unito
Casa di produzione: IM Global, Shoebox Films
Distribuzione italiana: Good Films


Venezia 2013, Tom Hardy presenta Locke dove interpreta un eroe quotidiano: «Mi piace questo personaggio umile e sobrio»


L’attore è alla 70esima Mostra d’Arte cinematografica per presentare il nuovo film di Steven Knight di cui è protagonista assoluto 

Tom Hardy in una scena del film

In questi ultimi anni ci ha abituato a ruoli estremi e molto fisici come in Bronson di Nicolas Winding Refn e Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno di Christopher Nolan: Tom Hardy, uno dei talenti più brillanti della nuova generazione di attori inglesi, torna a stupire pubblico e critica con un’interpretazione molto diversa dalle precedenti. In Locke, nuova opera di Steven Knight, sceneggiatore di La promessa dell’assassino di David Cronenberg, presentata alla 70esima Mostra d’Arte cinematografica, Hardy interpreta Ivan Locke, direttore dei lavori di un cantiere edilizio, che deve affrontare le conseguenze delle proprie scelte. Protagonista assoluto della pellicola, Hardy recita per tutto il film alla guida di un’automobile che, nel buio della notte, porta il suo personaggio attraverso quello che diventa un percorso quasi spirituale e una vera e propria presa di coscienza, in cui affronta fantasmi del passato e si prende piena responsabilità delle sue azioni. 

Ripreso in sequenza e girato in uno spazio ristretto, il film ha dato la possibilità ad Hardy di sperimentare un tipo diverso di approccio al personaggio, come ha affermato in prima persona: «Questo è un bellissimo ruolo: c’è dramma ma poca azione. Mi ha dato la possibilità di approfondire il personaggio dal punto di vista psicologico e di infondergli integrità e umanità. Recitare in questo film è stato come affrontare un dramma radiofonico: la storia è seguita dal punto di vista del protagonista che però viene definito anche dal suo confronto con gli altri personaggi che si sentono solo come voci. Ho lavorato molto sulla caratterizzazione di Ivan Locke: mi sono fatto crescere la barba e ho addolcito la voce dolce. Mi piace questo personaggio così umile e sobrio». 

Tom Hardy e Steven Knight a Venezia 70


Per stessa ammissione di Hardy il ruolo è dunque ben lontano dal Bane visto nella trilogia di Nolan dedicata a Batman: «Questo è un ruolo molto diverso dai personaggi che si vedono nei film sui supereroi. La differenza c’è perché quello è un tipo di cinema fatto con lo scopo di incassare soldi. Personalmente credo che ci sia bisogno di film di maggiore qualità. Affrontare ruoli di questo tipo è stimolante: per Locke mi sono preparato con degli amici recitando il copione per una settimana, come si fa in teatro». La performance allo stesso tempo misurata e intensa di Tom Hardy è uno dei punti di forza della pellicola, come ha sottolineato il regista Steven Knight: «Il film è tutto basato sulla performance straordinaria di Tom. Il punto centrale del film è descrivere l’importanza e la necessità di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Tom ha saputo dare la giusta umanità a un uomo che cerca di essere migliore del proprio padre. Nel film anche cose che possono sembrare banali diventano centrali. Questa era la sfida maggiore: rendere interessanti cose che sembrano normali; magari a prima vista queste vicende sembrano di poca importanza, ma per le persone che le vivono sono vere e proprie tragedie. Tom ha saputo delineare il personaggio magnificamente e lo ha reso umano in modo da permettere al pubblico di identificarsi in lui».


Pubblicato su BestMovie.

martedì 28 agosto 2012

Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno


"Servono eventi drammatici per scuotere la gente dall' apatia, ma io non posso farlo come Bruce Wayne: come uomo di carne e ossa mi possono ignorare o schiacciare, ma come simbolo... Come simbolo potrei essere incorruttibile. Potrei essere immortale".

Così diceva il Bruce Wayne di Batman Begins, in quel primo passo di un percorso cominciato nell'ormai lontano 2005, anno in cui un regista inglese di talento ha cambiato per sempre la storia del cinema tratto da fumetti. Christopher Nolan allora era una bella promessa, un giovane cineasta con all'attivo un film a basso budget dall'intuizione geniale, Memento, ed un remake con poco brio, Insomnia, in cui però mostrava una grande capacità nel creare atmosfere tese e dense.
Sembrava un azzardo quindi lasciare nelle mani di questo regista semi sconosciuto il rilancio di un personaggio amatissimo dal pubblico, per di più già trattato egregiamente dalla mano estrosa di Tim Burton.
La mossa è stata però vincente, e forse il caso è stato guidato, visto che nel film d'esordio di Nolan, Following, ad un certo punto si apre una porta su cui è affisso proprio il simbolo dell'uomo pipistrello. Nolan era l'uomo giusto al momento giusto.

Abbandonato il kitsch dei film di Joel Schumacher e prese le distanze dallo stile fumettoso di Burton, Nolan ha riportato il personaggio alle origini, riscrivendo il mito di Batman e creando un'atmosfera cupa, solenne ed epica che è diventata il tratto distintivo della trilogia. In Batman Begins abbiamo visto la nascita della leggenda, in cui l'uomo Bruce Wayne diventa il mito Batman: un percorso introspettivo, duro, affascinante, in cui abbiamo imparato a trarre forza dalle nostre stesse paure.

E' con il capitolo successivo però che il Batman di Nolan ha alzato definitivamente l'asticella della grandiosità: con Il Cavaliere Oscuro, il regista inglese è riuscito a toccare vette fino ad allora mai raggiunte da un cinefumetto - forse solo dal primo Spider Man di Sam Raimi -, facendo del suo film non una semplice opera d'intrattenimento tratta da albi disegnati, ma un'opera complessa, matura, quasi filosofica, ambiziosa, che tramite l'uomo pipistrello parla di altro, di come bisogna cercare di fare la cosa giusta anche in momenti difficili, di lottare anche quando si ha tutti contro e di cercare di dare fiducia alle persone nonostante il caos regni sovrano. Un film immenso, un'unione più unica che rara di spettacolo, grande budget, autorialità, sceneggiatura dall'ampio respiro e grande recitazione, tra cui spicca quella ormai immortale del Joker interpretato da Heath Ledger.

Come dare dunque un seguito ad un'opera così grandiosa?
Non dev'essere stato facile.
Ed infatti il terzo atto del Batman nolaniano è un film difficile, denso, stratificato, grande e lunghissimo, un'opera che merita attenzione e magari anche più di una visione per essere compresa appieno.
Dal 2005 sono cambiate parecchie cose e il Nolan che girò con poche migliaia di dollari Memento ha lasciato il posto all'autore dal tocco magico, al regista capace di sbancare i botteghini di tutto il mondo con film magnifici come The Prestige e Inception. E tutto questo si vede.

Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno è una summa dell'opera nolaniana: il film si riallaccia infatti ad entrambi i precedenti capitoli, ma con punti di vista differenti. Ritroviamo Bruce Wayne (Christian Bale, qui ad una delle sue prove più convincenti) otto anni dopo la morte di Harvey Dent, ormai chiuso in se stesso ed auto-esclusosi dal mondo, tormentato dalla morte di Rachael e dall'aver infangato il nome di Batman per il bene della comunità. Spinto dagli eventi e dall'insorgere di una nuova minaccia, impersonificata dal criminale Bane (Tom hardy), Wayne deve trovare in se stesso la forza di Batman. In una parabola speculare a quella del primo capitolo, vediamo quindi l'uomo che cerca di rifarsi simbolo, quel simbolo che ispira coraggio e sprona la gente ad agire.
Un percorso non facile e che infatti è il cuore del film: in questo terzo atto non si affronta la necessità di farsi simbolo di Batman Begins né la messa in atto del simbolo di Il Cavaliere Oscuro, ma la consapevolezza di quanto sia importante nutrire, alimentare e mantenere vivo un ideale. Sia esso lo spirito di giustizia incarnato da un uomo mascherato, che l'onestà di un poliziotto, o la capacità di sopravvivere di una ladra. In Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno c'è una delle rappresentazioni più eloquenti di cosa voglia dire "fare" per far sì che gli altri facciano, di quanto sia importante agire spinti da un valore in cui si crede.

Tutto questo è affrontato in quasi due ore e tre quarti di film che volano forti come una sinfonia: anche le parti con meno ritmo e che sembrano non proprio logiche sono giustificate a fronte della potenza emotiva dell'opera nel suo complesso.
Quelli che potrebbero sembrare difetti lo sono solo marginalmente, per esempio il Bane di Hardy ha meno carisma del Joker di Ledger, forse soprattutto per il terribile doppiaggio italiano di Filippo Timi, ma nell'economia della storia è giusto che sia così: qui il cattivo non è il protagonista, non è l'altra faccia di Batman, ma una contingenza che serve a definire l'uomo dietro il simbolo. In questo senso risulta dunque perfetta la Selina di Anne Hathaway, la donna che completa Batman e porta alla luce aspetti non ancora sondati di Bruce Wayne, non una femme fatale antagonista, ma una risoluta e moderna compagna di viaggio.

Da Inception arriva infine lo stile narrativo: tanti personaggi, storie parallele, azioni concatenate. Purtroppo dal precedente film Nolan non recupera il finale ambiguo, che sarebbe stato il coronamento perfetto per un lavoro mastodontico. Sarebbe stato bello chiedersi che cosa vede realmente Alfred (Michael Caine) alla fine.
Ma in fondo è giusto che sia così: alla solidità del primo capitolo è seguita l'epica del secondo che ha trovato la solennità nella prorompente emotività del terzo. 
Una dramma in tre atti splendidamente orchestrato dal prestigiatore Christopher Nolan.


Christian Bale e Anne Hathaway


La citazione: 
"Selina: Non devi più niente a queste persone: hai dato già tutto!
Batman: Non tutto. Non ancora".

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥

Uscita italiana: 29 agosto 2012

Titolo originale: The Dark Knight Rises
Regia: Christopher Nolan
Anno: 2012
Cast: Christian Bale, Tom Hardy, Anne Hathaway, Michael Caine, Gary Oldman, Joseph Gordon-Lewitt, Marion Cotillard, Morgan Freeman
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