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venerdì 27 febbraio 2015

Intervista esclusiva ad Aidan Gillen, Lord Baelish in Game of Thrones

Aidan Gillen, interprete di Lord Petyr “Ditocorto” Baelish in Game of Thrones, ha partecipato al festival di Berlino per presentare il film You’re Ugly Too, opera prima del regista irlandese Mark Noonan: lo abbiamo incontrato per parlare della nuova stagione della serie HBO, in arrivo il prossimo 12 aprile 

Aidan Gillen è Lord Baelish in Game of Thrones


Capelli ondulati scarmigliati e brizzolati, parlantina velocissima e uno sguardo quasi timido: Aidan Gillen, attore irlandese nato e cresciuto a Dublino, di persona è molto diverso da Lord Petyr Baelish, noto anche con il soprannome di "Ditocorto", uno dei personaggi più ambigui e manipolatori di Game of Thrones, serie HBO famosa per non avere nessun personaggio immacolato tra le folte schiere di protagonisti. Attore versatile, Gillen ha fatto tanto teatro e cinema prima di farsi conoscere dal grande pubblico grazie alla televisione: nel 1999, con il ruolo di Stuart Jones in Queer as Folk, ha costretto gli spettatori a ricordare la sua faccia, resa poi ancora più riconoscibile grazie a The Wire, in cui ha interpretato il sindaco Tommy Carcetti. La grande popolarità è arrivata però proprio grazie a Game of Thrones, in cui si è fatto odiare e allo stesso tempo ammirare con l’interpretazione del machiavellico Lord Baelish, amico e contemporaneamente traditore del clan degli Stark, grazie al suo complicato rapporto con Sansa Stark (Sophie Turner). 

Sophie Turner e Aidan Gillen in Game of Thrones


Arrivato al 65esimo festival di Berlino per promuovere il suo ultimo film, You’re Ugly Too, opera prima del compaesano Mark Noonan, presentato nella sezione Generation Kplus e nominato per il premio alla migliore opera prima, Aidan Gillen ci ha confessato di essere molto diverso dal personaggio diabolico che interpreta nella serie, anche se ormai si è abituato a sentirsi apostrofare come “Lord Baelish” perfino quando va a fare la spesa. Cercando di fargli rivelare qualcosa sulla quinta stagione di Game of Thrones, in arrivo il prossimo 12 aprile in America - il cui trailer, uscito lo scorso 2 febbraio, ha già scaldato gli animi dei fan -, l’attore ci ha parlato anche del suo amore per l’Irlanda e del super potere che vorrebbe possedere. 
Siamo abituati a vederla nei panni super controllati e seri di Lord Baelish in Game of Thrones, qui invece interpreta un personaggio fragile e insicuro: è uno dei motivi che l’ha spinta a fare il film? 
A.G.: “Certamente. Game of Thrones ormai è un fenomeno mondiale che va avanti da anni e nella mia carriera ho interpretato spesso personaggi di questo tipo, freddi, manipolatori, i cattivi insomma, ma la mia personalità è molto diversa: sono un padre, ho due figli, per me è stato bello avere l’opportunità di lavorare con una bambina, è un ruolo più vicino alla mia vita di tutti i giorni, anche se Lord Baelish mi permette di pagare le bollette! Guardando questo film mia figlia mi ha detto che è il ruolo che mi somiglia di più. È incredibile la percezione che i figli hanno di te: ho portato mia figlia a guardare Boyhood e le ho detto “scommetto che vorresti che fossi più come il protagonista” e lei mi ha risposto “ma è proprio questo il problema: sei troppo simile a lui!”. Anche mia madre dopo aver visto questo film ha detto di essere contenta di avermi finalmente visto in un ruolo più caloroso. Ho avuto un percorso curioso: ho fatto tanto teatro, poi televisione e cinema e fino agli anni ’90 recitavo sempre in ruoli vulnerabili, a volte delle vere e proprie vittime, poi ho interpretato un killer in Mojo (film del 1997 di Jez Butterworth) e da quel momento sono stato ingaggiato sempre in ruoli da cattivo; devo ammettere che mi sono divertito da morire a farli, ma ora sento l’esigenza di tornare a esprimere anche il mio lato più morbido”. 

Quindi odia il fatto che il pubblico la associ a un cattivo come Lord Baelish? 
A.G.: “Un tempo odiavo quando la gente mi si avvicinava chiamandomi con il nome di un personaggio: non lo sopportavo, perché ovviamente sono un attore, non sono quel personaggio. Nella mia carriera ho fatto pochi ruoli molto riconoscibili, uno è sicuramente questo di Game of Thrones, l’altro è Tommy Carcetti in The Wire, in Inghilterra anche John Boy di Love/Hate, e ho capito che, cambiando nel corso degli anni il personaggio per cui mi fermava la gente, in realtà la mia privacy non è violata e anche che, se mi credono credibile in quel particolare ruolo, vuol dire che sono stato bravo. L’importante è farsi riconoscere sempre per un nuovo personaggio. Ormai sono più sereno: se la gente mi vede come Lord Bealish mi va bene perché so di non essere come lui. Certo adesso quando vado a fare la spesa capita spesso che il tizio che mi imbusta la roba mi dica “desidera qualcos’altro Lord Baelish?” o “come comanda, Lord Baelish”. 

In Game of Thrones e in questo film interpreta una figura che non è proprio un esempio modello per due giovani ragazze: essere un buon padre nella vita l’ha aiutata, per contrasto, con ruoli del genere? 
A.G.: “Ma come? Non sono un esempio perfetto per Sansa?! Le sto insegnando un sacco di cose! In You’re Ugly Too sono lo zio, un surrogato di figura paterna, e non sono così determinante: la bambina è al comando, sa cosa vuole ed è molto più forte, è lei che ha il controllo vero, quindi in realtà cerco di essere un padre ma senza successo. Credo che certamente essere padre mi aiuti a lavorare con i bambini: ricordo che, anni fa, alle mie prime scene con dei bambini mi sentivo a disagio, non sapevo bene cosa fare, ora invece sono 16 anni che ho sempre intorno dei ragazzi e ormai so perfettamente come comportarmi. Sicuramente essere un buon padre, o almeno provare a esserlo, fa capire cosa vuol dire invece essere l’opposto. I ragazzi sono difficili, quando pensi che si comportino in un modo per un motivo in realtà è l’opposto e tutto cambia ogni volta: credo che per un attore come me, che ormai è nei suoi quarant’anni, sia fondamentale avere dei figli per capire come interpretare ruoli di questo tipo, perché chi non è un genitore non sa con esattezza quanto è difficile, e allo stesso tempo bellissimo, essere padre”. 

Lei è di Dublino e in Game of Thrones, stagione dopo stagione, il suo accento diventa sempre più irlandese: è un segno che le manca lavorare a casa? Ha scelto di girare You’re Ugly Too anche per tornare a girare a Dublino? 
A.G.: “Si nota così tanto?! Sì sto cercando di lavorare il più possibile in Irlanda, ho girato diverse serie qui, mentre con i film è più difficile: addirittura ho girato poco tempo fa Mr. John a Singapore, molto molto lontano da casa! Il prossimo film irlandese è invece Sing Street, il regista è John Carney, l’autore di Once e Tutto può cambiare, e sarà ambientato a Dublino negli anni ’80. Questi sono i film in cui mi sento più a mio agio”. 

Quindi non la vedremo mai in un film di supereroi? 
A.G.: “Sto prendendo parte a un grande film americano, The Scorch Trials, il sequel di Maze Runner, mi piace prendere parte a progetti diversi sia come ruoli che come budget, ma sì, non credo che farò mai un film sui supereroi. Anche se i superpoteri sono affascinanti: io vorrei avere il potere di mangiare quanto voglio e non ingrassare. Mangerei ciambelle tutto il tempo”. 

Qualche giorno fa è uscito il trailer ufficiale della quinta stagione di Game of Thrones: da quello che si può vedere il suo personaggio avrà un ruolo sempre più importante. Può dirci qualcosa sull’evoluzione di Lord Baelish? 
A.G.: “Quest’anno posso rivelare ancora meno che in precedenza: a questo punto della serie gli autori si stanno distaccando sempre più dai libri e stanno inventando molte cose, quindi nella quinta stagione accadranno molti fatti che non sono nei romanzi. L’anno scorso non avrebbe fatto molta differenza se avessi rivelato qualcosa sul mio personaggio, perché tanto era tutto già nei libri, anche solo leggendo su Wikipedia si potevano trovare notizie, invece ora è tutto nuovo. Posso dire che il mio personaggio e quello di Sansa Stark si incamminano in un viaggio verso la Valle di Arryn per prendere il controllo della casa di Arryn. Oddio, sembra Harry Potter ormai! Per Lord Baelish ci sarà più avventura, più viaggi e un rapporto importante con Sansa Stark: è tutto quello che posso dire per ora. Anzi no, posso dire che ci sarà l’ingresso di un nuovo personaggio, The High Sparrow, interpretato da Jonathan Pryce, che è un fantastico attore e questo ruolo è perfetto per lui, un leader spirituale, una sorta di Gandhi, anche se non proprio buono come Gandhi”. 

Ha girato delle scene insieme a Jonathan Pryce? 
A.G.: “Non posso dirlo! Il trailer comunque è molto buono: capisco che alimenti grandi aspettative. Sicuramente ci aspettiamo tutti qualcosa di grosso da parte di Daenerys”. 

Da spettatore, e non come attore che interpreta Lord Baelish, qual è la sua casa preferita in Game of Thrones? Per chi fa il tifo? 
A.G.: “Tifo per i buoni: Arya Stark è il mio personaggio preferito, spero che i personaggi che sono stati sinceri e onesti alla fine abbiano la meglio. Non dico che questo succederà: anche perché Arya ha intrapreso una strada oscura, ha cominciato a uccidere. Inoltre mi piace il personaggio di Cersei, soprattutto per come è scritta e per come è interpretata da Lena Headey”. 

La sorella di Arya invece, Sansa, è sempre così triste: piangerà meno e agirà di più in questa serie? 
A.G.: “La mia signora? Nell’ultima stagione ha dovuto affrontare molto, ma nei nuovi episodi subirà dei grandi cambiamenti: prima di tutto per quanto riguarda i capelli! E poi cambierà vestiti: indosserà sempre il nero e tante piume: sta diventando una darkettona! Avremo la versione goth di Sansa”. 

Oltre a Game of Thrones nel 2015 è uscita anche Charlie, serie sul politico irlandese Charles Haughey: com’è stato interpretare una persona realmente esistita? 
A.G.: “Charlie è una miniserie in tre puntate da novanta minuti l’una che affronta dieci anni della carriera di Charles J. Haughey, capo del governo irlandese dalla fine degli anni ’70 fino ai ’90: una figura molto importante e, anche se è morto da più di otto anni, ha lasciato una grande eredità, molte persone lo adorano ancora. Era un vero leader: non tutti hanno avuto il coraggio di mettersi contro la Tatcher. Oltre al carisma aveva anche lui dei difetti, veniva da una famiglia povera e ha sempre aspirato a uno stile di vita quasi aristocratico, tanto da avere poi problemi di denaro. Una figura complessa e interessante: controllato e allo stesso tempo brutale e divertente. Per me è stata una vera sfida: sono troppo giovane per interpretarlo e non ci somigliamo, quindi è stato uno dei lavori di recitazione più impegnativi che ho affrontato negli ultimi tempi”. 

Molti dei suoi ruoli più famosi appartengono al mondo delle serie tv, Game of Thrones, The Wire, Queer as Folk, Love/Hate, ora Charlie: pensa che continuerà a fare televisione anche in futuro? 
A.G.: “Non lo so: recentemente la qualità della televisione irlandese è cresciuta in maniera esponenziale e in tutto il mondo, negli ultimi 10-15 anni, la tv, e in particolare il drama, è cambiata completamente. Oggi gli anti-eroi sono i veri protagonisti: quello che è successo negli anni ’70 nel cinema americano, in televisione è cominciato nei ’90 con Tony Soprano e continua ora con Walter White, uno capo della mafia, l’altro fabbricante di droga. Qualche anno fa sarebbe stato impensabile avere due protagonisti così”.


Pubblicato su TvZap.

venerdì 20 febbraio 2015

Bob Odenkirk: “Vi presento Jimmy, il lato umano di Saul Goodman”

Bob Odenkirk, interprete di Saul Goodman, protagonista di Better Call Saul, spin-off e prequel di Breaking Bad, ha presentato in anteprima europea le prime due puntate della serie al festival di Berlino, dove ci ha parlato dell’incredibile successo del suo personaggio, di Jimmy, alter-ego umano di Saul, e delle facce conosciute che rivedremo nella nuova serie.

Bob Odenkirk


Capelli brizzolati, completo grigio scuro con cravatta nera, sorriso sempre pronto e gesti contenuti: dal vivo Bob Odenkirk sembra la versione elegante e più seria di Saul Goodman, avvocato di Albuquerque che, dalla sua prima apparizione nella seconda stagione di Breaking Bad, ha conquistato i fan della serie creata da Vince Gilligan, diventando immediatamente uno dei personaggi più amati, tanto da meritarsi di arrivare fino alla fine della quinta stagione, nonostante fosse stato concepito inizialmente, dallo sceneggiatore Peter Gould, per un arco di tre o quattro episodi. Il successo di Saul è stato tale, e l’astinenza da Breaking Bad da parte dei fan talmente insostenibile, da meritarsi ora una serie tutta sua, Better Call Saul, spin-off, allo stesso tempo sia prequel che sequel, della serie madre. 

A dircelo è Bob Odenkirk in persona, attualmente impegnato nelle riprese della seconda stagione di Better Call Saul, rinnovata a scatola chiusa da AMC per un nuovo ciclo di tredici episodi, che, a sorpresa, è arrivato alla presentazione europea della serie al festival di Berlino, dove Better Call Saul è stata inserita nel calendario degli eventi speciali, inaugurando così la serata: “È meraviglioso che un festival come Berlino ci abbia inclusi nel programma e credo che sia una mossa giusta perché ormai molti registi interessanti lavorano in televisione. È un grande onore aver fatto parte di uno dei migliori show degli ultimi anni ed è un sogno folle essere qui a Berlino a presentare Better Call Saul: devo essere in coma da qualche parte e sto sognando tutto”. 

Abbiamo intervistato l’attore che ci ha rivelato qualcosa in più su Jimmy McGill, l’alter-ego umano di Saul Goodman, e ha risposto sibillinamente alla domanda che tutti i fan di Breaking Bad si stanno facendo: rivedremo Walter (Bryan Cranston) e Jesse (Aaron Paul)? 


Bob cosa può dirci di Better Call Saul? Cosa dobbiamo aspettarci? 
Bob Odenkirk: “Incontriamo Jimmy McGill e scopriamo che in realtà Saul Goodman non è sempre stato così sicuro di se stesso: Jimmy è la sua versione più giovane che non è ancora diventata il serpente che sarà un giorno. Nella serie si vedranno molti aspetti sconosciuti di Saul Goodman: il pubblico l’ha sempre visto nella versione artefatta di se stesso, perfino il suo nome non è quello vero, in realtà si chiama appunto Jimmy McGill, e presenta molti lati differenti, come per esempio il rapporto con la sua famiglia”. 

Si aspettava un tale successo con il personaggio di Saul Goodman? 
B.O.: “Non mi aspettavo questo successo: dovevo essere in tre, al massimo quattro episodi di Breaking Bad ma la gente è impazzita per il personaggio, ancora adesso non so perché, e quindi è cresciuto sempre di più fino a far nascere negli autori l’idea di una serie tutta per sé. Non credo di essere popolare ma apprezzo molto l’affetto del pubblico. È una cosa difficile da comprendere, continuo a pensare a cose molto semplici come in quale negozio andare per fare la spesa e portare a spasso il cane”. 

Secondo lei perché Saul Goodman piace così tanto al pubblico? 
B.O.: “Sul set della serie all’inizio mi sono semplicemente divertito, solo dopo la crew si è fomentata sul serio per Saul: Breaking Bad era così dark e teso che il mio personaggio ci voleva, ha abbassato la tensione, quasi tutte le battute sono le sue. È piaciuto talmente tanto che gli autori hanno deciso di dedicargli uno spin-off. Sono rimasto molto sorpreso anche io, pensavo fosse un personaggio simpatico ma non che il pubblico impazzisse così per lui”. 

Tra Jimmy e Saul chi preferisce interpretare? La parlantina vulcanica dei personaggi è anche la sua? 
B.O.: “Preferisco Jimmy, è più empatico, apprezzo i suoi sforzi, amo il suo essere motivato e non ancora corrotto. Saul mi diverte molto ma simpatizzo più per Jimmy: lo capisco più di Saul, capisco il dolore che prova. Per quanto riguarda la parlata quella è recitazione, io non sono così, la scrittura è tutto, è un personaggio, non è come me”. 

A proposito di scrittura: qual è il suo rapporto con Vince Gilligan, creatore di Breaking Bad, e Peter Gould, autore del personaggio di Saul Goodman? 
B.O.: “Sto sulle spalle dei giganti: i creatori sono eccezionali, il motivo del successo sono loro, non io. Non ho scritto il personaggio, mi sono semplicemente trovato di fronte una sceneggiatura eccezionale. Per Better Call Saul volevo trovare una mia strada per interpretarlo.Mi piace molto interpretare questo personaggio e il nocciolo della nuova serie è scoprire cosa ha portato Saul a essere Saul, ovvero un uomo che ha una sua genialità, non si fa fermare da nulla, è convincente ma allo stesso tempo è un perdente: scopriamo infatti che vuole l’attenzione del fratello ma non ci riesce. Ha un grande spirito ma non sa focalizzarlo”. 

Vi siete ispirati a qualche modello in particolare per Better Call Saul? 
B.O.: “Ci siamo ispirati a un grande classico della tv, The Rockford Files (in Italia Agenzia Rockford ndr): Vince Gilligan voleva dare a Better Call Saul l’atmosfera dei vecchi show televisivi, infondendogli un’aura vintage”. 

Da spettatore ama altre serie tv? 
B.O.: “Amo molto una serie inglese, The Royle Family, è meravigliosa, molto asciutta, devi dargli la possibilità di prenderti, è una commedia ma è piena di rabbia e frustrazione: in quella serie le persone sono così cattive, è meraviglioso! Si fanno a pezzi ma allo stesso tempo si vogliono bene, per me è molto simile alla vita, per questo la amo. Mi piacciono tanti tipi di serie diverse, ma preferisco quelle realistiche”. 

Lei ha cominciato come sceneggiatore, è felice di essere diventato famoso come attore? 
B.O.: “Ho fatto così tanto nel campo dell’intrattenimento: ho scritto, ho prodotto, ho recitato in moltissime cose, ma non avevo mai raggiunto un successo tale da poter entrare in connessione con così tante persone come con Breaking Bad: per me è una sorpresa e una shock e ancora adesso non so come affrontarlo. Sono entrato in questo business scrivendo commedie brevi, è una cosa che mi rendeva felice, e forse non ho mai pensato di poter raggiungere questo successo, non sono sicuro che per me abbia lo stesso valore di una persona che ha cominciato come attore”. 

Come sceglie i suoi personaggi? Quest’anno ha interpretato l’agente Bill Oswalt in Fargo, personaggio molto diverso da Saul Goodman. 
B.O.: “Non ho preferenze, cerco sempre personaggi che abbiano sfaccettature, come nella serie Fargo: lì i personaggi sono allo stesso tempo divertenti, ostinati e poi si scoprono sempre nuovi lati. La televisione è fantastica perché ti offre più tempo per esplorare i personaggi. Al cinema la gente ormai vede solo storie di effetti speciali e credo che invece sia affamata di storie vere”. 

Un aneddoto curioso sul suo personaggio? 
B.O.: “Da quando interpreto Saul mi si avvicinano spesso degli avvocati dicendomi: sono un avvocato anche io e sono esattamente come Saul! Mi lasciano sempre perplesso”. 

Infine la domanda che tutti si stanno facendo: oltre alle facce note di Breaking Bad che tornano nei primi due episodi, in Better Call Saul rivedremo altri personaggi e soprattutto Walter White e Jesse Pinkman? 
B.O.: “Sì vedrete altre facce note: non vedrete però Jesse e Walter. Almeno nella prima stagione. La seconda stagione è già stata confermata: siamo fortunati. Speriamo di mantenere alto l’interesse del pubblico. Pregate per le persone della tv: Signore veglia su di loro!”.


Backstrom: 10 curiosità sul poliziesco con Rainn Wilson

Il creatore di Bones, Hart Hanson, adatta per la televisione la serie di romanzi dello scrittore svedese Leif G. W. Persson dedicati al personaggio del sociopatico detective Backstrom, interpretato da Rainn Wilson, già campione di scorrettezza in The Office. Dal 24 febbraio su Fox Crime. 



Cappellino da baseball, impermeabile arancione e un sigaro perennemente tra le labbra, quando non sono impegnate ad accogliere una bottiglia di birra o un pezzo di untissimo pollo fritto: il detective Everett Backstrom non si impegna al massimo per quanto riguarda la salvaguardia della propria salute, ma è ancora peggiore nel campo delle relazioni sociali. Scorbutico, perennemente arrabbiato e depresso, Backstrom ha sempre una parola terribile per tutti, compreso se stesso. Un individuo insopportabile, se non fosse per il suo unico straordinario talento: quello di riuscire a entrare nella mente degli assassini e capire perché e quindi come, dove e quando hanno compiuto un crimine. 

Scritto da Hart Hanson, già creatore di Bones, Backstrom è un poliziesco sui generis, in cui il detective protagonista e il suo odio verso il mondo sono il vero centro della serie, piuttosto che gli efferati delitti sui cui si indaga. Paragonato in America a Dr. House, per la poca amabilità del suo protagonista, Backstrom ha esordito in USA lo scorso 22 gennaio su Fox e, come il dottore interpretato da Hugh Laurie è un vero e proprio Sherlock Holmes, snocciola le sue frasi a effetto, ma, a differenza di House, non è per nulla affascinante e non ha il minimo interesse a farsi amare da nessuno. A interpretare Backstrom è Rainn Wilson, già campione di scorrettezza in The Office, in cui ha recitato nel ruolo di Dwight Schrute, attore ormai specializzato in personaggi fuori dagli schemi e in particolare in anti-eroi, come il protagonista di Super, film del 2010 di James Gunn, un supereroe privo di abilità e coraggio.  

Scopriamo qualcosa in più su Backstrom, nuova serie Fox in onda dal 24 febbraio alle 21:55 su Fox Crime, canale 116 di Sky. 


1. BACKSTROM, DAI ROMANZI DEL CRIMINOLOGO LEIF G. W. PERSSON 



La serie Fox è ispirata alla saga letteraria omonima dello scrittore svedese Leif G. W. Persson, in cui il protagonista è ancora più caustico e sgradevole di quello interpretato da Rainn Wilson. Prima di dedicarsi alla letteratura Persson è stato uno dei più importanti criminologi svedesi e ha insegnato criminologia per 20 anni, dal 1992 al 2012, alla Swedish National Police Board. 


2. AMBIENTATA A PORTLAND MA GIRATA IN CANADA 



L’ambientazione originale dei romanzi è Stoccolma, mentre il Backstrom televisivo opera e insulta a Portland, in Oregon. Benché la serie sia ambientata in America, le riprese si svolgono in Canada a Vancouver, dove cast e troupe hanno vissuto per quasi un anno per girare i 12 episodi di cui è composta la prima stagione. Al riguardo il protagonista Rainn Wilson ha dichiarato: “Stare tutto questo tempo lontano dalla mia famiglia è stato terribile e se la serie continuerà dovremo diventare tutti dei veri canadesi abitanti di Vancouver, comportandoci in maniera amichevole, seguendo l’hockey e mangiando le ciambelle di Tim Hortons”. 


3. IL MOTIVO PER CUI RAINN WILSON HA ACCETTATO IL RUOLO 



Rainn Wilson, anche produttore della serie, ha accettato il ruolo perché lo considera una sfida: “Backstrom odia se stesso più di quanto non odi tutti gli altri: mi piace interpretare personaggi che sono difficili da amare, che sono quasi respingenti. Parti come questa non arrivano così spesso per tipi come me: sono un uomo di 49 anni con un aspetto strano e ottenere un ruolo da protagonista è stato molto eccitante”. 


4. UN PERCORSO COMINCIATO 2 ANNI FA 



Benché l’episodio pilota di Backstrom sia andato in onda lo scorso 22 gennaio, la serie ha cominciato a prendere forma due anni fa, come ha rivelato il protagonista Rainn Wilson: “Mi hanno contattato a poche settimane dalla fine delle riprese di The Office: è stato davvero un tempismo perfetto, una cosa davvero rara in televisione. Quando il mio agente mi ha chiamato per dirmi del pilota di Backstrom gli ho quasi attaccato il telefono in faccia, ma la sceneggiatura era troppo buona per farmelo sfuggire”. Wilson e il creatore della serie Hart Hanson si sono incontrati nella primavera 2013, il giorno che l’attore ha finito le riprese di The Office, e due settimane dopo stavano girando il pilota di Backstorm. 


5. IL MOTIVO PER CUI HANSON HA SCELTO WILSON 



Oltre che per il talento, la verve comica e la predisposizione per i personaggi scomodi, il creatore di Backstrom Hart Hanson ha scelto Rainn Wilson per la sua vulnerabilità: “Ogni tanto, se guardi al momento giusto Rainn Wilson puoi vedere un ragazzo di 11 anni. C’é qualcosa di non cresciuto in lui”. 


6. IL SORPRENDENTE RAINN WILSON  



Rainn Wilson ha una predisposizione per i ruoli fuori dagli schemi perché è in prima persona un individuo particolare: da piccolo ha passato parte dell’infanzia in un villaggio in Nicaragua con i suoi genitori bohémienne e seguaci della fede Bahai, dove aveva una scimmia e un bradipo come animali domestici, poi si è trasferito a Seattle. Tornato in America Wilson ha abbracciato il credo dei genitori (religione monoteistica nata in Iran nel 1800, che conta nel mondo circa 7 milioni di devoti e afferma che la rivelazione religiosa non è assoluta, ma relativa e progressiva) e afferma che fare arte è come pregare. Non ha inoltre abbandonato la sua passione per gli animali: in casa ha due pit bull, un pony, tre cavalli, diversi porcellini d’India, una dozzina di pesci e uno “zonkey”, un incrocio tra una zebra e un asino. Nel 2008 Wilson ha inoltre co-fondato il sito SoulPancake, una piattaforma multimediale che offre contenuti video, riflessioni e spunti su questioni filosofiche, religiose, artistiche e creative. Nel 2010 il sito è diventato un libro, “SoulPancake – Chew on Life Big’s Questions” (in italiano: Pancake dell’anima – Mastica sulle grandi domande della vita), subito finito nella lista dei best seller del New York Times. 


7. ROBERT FORSTER È IL PADRE DI BACKSTROM 




Robert Forster, Max Cherry nel film di Quentin Tarantino Jackie Brown e Arthur Petrelli nella serie Heroes, interpreterà il padre di Backstrom, lo sceriffo Blue Backstrom, idolo locale amato da tutti per la sua disponibilità, ma che il protagonista ricorda soprattutto come un genitore abusivo e violento. 


8. IL PASSATO BURRASCOSO DI THOMAS DEKKER, ATTORE E MUSICISTA  




Thomas Dekker, che in Backstrom interpreta Gregory Valentine, figlio illeggittimo e coinquilino del protagonista, è anche un musicista precoce: ha ottenuto il suo primo contratto discografico a quindici anni. Dekker compone musica classica con influenze elettroniche, genere che descrive come “electrofolk”. Il suo album d’esordio, uscito nel 2008, si chiama Psyanotic. Durante l’adolescenza ha avuto più volte problemi con la polizia ed è stato arrestato diverse volte. 


9. SARAH CHALKE TRA LE GUEST STAR 




Sarah Chalke, Elliot in Scrubs e Stella in How I met your mother, parteciperà alla serie come guest star: sarà l’ex fidanzata del protagonista, Amy Gazanian, giornalista e assistente sociale, che ha lasciato Backstrom dieci anni prima e si trova di nuovo in città per assumere l’incarico di capo del consiglio cittadino. 


10. LA DOPPIA CITTADINANZA DI BEATRICE ROSEN 




Beatrice Rosen, che nella serie interpreta Nadia Paquet, è nata a New York ma è cresciuta in Francia: grazie alla doppia cittadinanza, l’attrice è chiamata spesso a interpretare ruoli di donne straniere, come nel film Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, in cui era la prima ballerina russa Natasha.


mercoledì 18 febbraio 2015

The Honourable Woman: 10 curiosità sulla serie con Maggie Gyllenhaal

Scopriamo qualcosa in più su The Honourable Woman, mini-serie in otto episodi creata da Hugo Blick con protagonista Maggie Gyllenhaal nei panni di Nessa Stein, ruolo per cui ha vinto il Golden Globe, potente nobildonna anglo-israeliana invischiata in un intrigo internazionale sullo sfondo del conflitto israelo-palestinese. Dal 17 febbraio su Sky Atlantic.



Capelli corti, abiti impeccabili, gesti eleganti e parole sempre misurate: Nessa Stein (Maggie Gyllenhaal) si muove sinuosamente tra la gestione dell’azienda di famiglia, ex fabbrica di armi convertita in industria per lo sviluppo delle comunicazioni, una dimensione privata scandita da numerosi impegni mondani e il rapporto con il fratello Ephra (Andrew Buchan). Una vita apparentemente perfetta, cui si aggiunge il titolo di “Baronessa di Tilbury della contea dell’Essex“, ma che nasconde più di un segreto terribile: ventinove anni prima, quando Nessa e Ephra erano ancora molto piccoli, il padre, un rifugiato israeliano a Londra, è stato ucciso davanti ai loro occhi. Misteriosi sono anche i rapporti tra i due fratelli: ereditata l’azienda di famiglia, in principio è Ephra a gestirla, poi sostituito da Nessa, che cerca di darle una nuova pelle, concentrandosi sulla diffusione della fibra ottica in Palestina piuttosto che sul fabbricare armi. Quando però il vincitore di un importante appalto, il palestinese Samir Meshal, viene trovato morto, Nessa si trova invischiata in un complotto internazionale che coinvolge Israele, Palestina e l’M16, i servizi segreti inglesi. 

Creata da Hugo Blick, sia sceneggiatore che regista di tutti gli otto episodi, The Honourable Woman, miniserie prodotta da BBC Two, in America è stata accolta con lodi e riconoscimenti, compreso il Golden Globe alla migliore attrice in una mini-serie tv a Maggie Gyllenhaal, protagonista assoluta, che regge su di sé tutte le otto ore di durata, creando un personaggio complesso che si scopre al pubblico lentamente con il procedere dell’azione, e che, da americana nata a New York, sfodera un perfetto accento inglese, oltre che degli abiti impeccabili che oltre oceano hanno fatto impazzire le riviste di moda. 

Scopriamo qualcosa di più su The Honourable Woman, dal 17 febbraio in onda su Sky Atlantic, canale 110 di Sky, con un doppio appuntamento a partire dalle 21:10. 


1. IL COPIONE 



Hugo Blick, sceneggiatore e regista di The Honourable Woman, per convincerla ad accettare il ruolo di Nessa, ha mandato a Maggie Gyllenhaal la sceneggiatura di tutti gli otto episodi della mini-serie, un fatto inusuale per la tv. L’attrice è rimasta subito colpita dalla sceneggiatura e ha voluto prendere parte al progetto assolutamente, anche se ha due bambini piccoli e ha dovuto portarli a Londra e in Marocco per cinque mesi: “Ho fatto di tutto per non accettare, ma è stato impossibile: non riuscivo a smettere di leggere i copioni, sono così insolitamente fenomenali! Non avevo mai letto niente di simile prima: è un mix perfetto di thriller e profonda umanità” ha dichiarato in un’intervista. 


2. TRE MESI DI RIPRESE IN TRE CONTINENTI 



Le riprese di The Honourable Woman si sono svolte in tre mesi, da luglio a settembre 2013, in tre continenti differenti: i set sono stati allestiti a Londra e nel Kent, in Marocco e negli Stati Uniti. 


3. L’ACCENTO INGLESE 



Maggie Gyllenhaal è nata a New York, ma in The Honourable Woman interpreta una donna anglo-israeliana e sfoggia un perfetto accento inglese: l’attrice ha potuto contare per il ruolo sui suoi studi giovanili alla Royal Academy of Dramatic Art di Londra e ha ammesso, durante un’intervista, di adorare l’accento inglese. 


4. UN GUARDAROBA IMPECCABILE 



In America pubblico e riviste di moda sono impazziti per il look di Maggie Gyllenhaal in The Honourable Woman: il suo personaggio, Nessa Stein, sfoggia un guardaroba cento per cento british style, composto da completi di Stella McCartney dalle linee semplici ed eleganti, cappotti di Mulberry e sottovesti di Bodas. L’attrice ha dichiarato che il guardaroba di Nessa l’ha aiutata a entrare in connessione con il ruolo: “I vestiti sono sempre la chiave d’accesso al personaggio”, ha detto in un’intervista, mentre il costumista della serie, Edward K Gibbon, ha affermato: “I vestiti contano: quelli di Nessa esprimono il suo rapporto con il potere”. 


5. HUGO BLICK E BATMAN 



Il regista, sceneggiatore e produttore Hugo Blick, che ha scritto e diretto tutti gli otto episodi di The Honourable Woman, è stato anche attore e ha esordito nel film Batman diretto da Tim Burton nel 1989: Blick interpretava il giovane Jack Napier, che in seguito diventa il Joker, colui che introduce la frase di culto “Hai mai danzato col diavolo nel pallido plenilunio?” e uccide i genitori di Bruce Wayne. 


6. IL VERO NOME DI MAGGIE GYLLENHAAL 



Il vero nome di Maggie Gyllenhaal non è Margaret, come molti credono, ma Margalit Ruth Gyllenhaal: Margalit è un nome ebraico che significa perla. 


 7. LE NOBILI ORIGINI DI MAGGIE GYLLENHAAL 



Maggie Gyllenhaal appartiene a una famiglia di artisti di New York: sua madre è la sceneggiatrice Naomi Foner, suo padre è il regista Stephen Gyllenhaal e suo fratello è l’attore Jake Gyllenhaal. I Gyllenhaal discendono da una nobile dinastia svedese. 


8. MAGGIE GYLLENHAAL E IL SESSO 



In molti dei suoi lavori, Secretary e Hysteria su tutti, Maggie Gyllenhaal si è trovata a interpretare personaggi che hanno molto a che fare con il sesso: The Honourable Woman non fa eccezione, come ha commentato l’attrice: “Le persone spesso mi chiedono se mi sento attratta da film in cui c’è molto sesso: tutti sono interessati al sesso. Mi piace esplorare tutti gli aspetti dell’essere umano”. 


9. IL GOLDEN GLOBE 



Per la sua interpretazione in The Honourable Woman, lo scorso 11 gennaio Maggie Gyllenhaal ha vinto il Golden Globe come migliore attrice in una mini-serie televisiva. In precedenza l’attrice era stata nominata due volte ai Golden Globes: nel 2003 per il film Secretary di Steven Shainberg e nel 2006 per SherryBaby di Laurie Collyer. Nel 2010 era stata inoltre nominata al premio Oscar come migliore attrice non protagonista nel 2010 per la sua interpretazione in Crazy Heart di Scott Cooper, insieme al suo compagno di set Jeff Bridges, che quell’anno ha vinto il premio come migliore attore protagonista. 


10. L’IMPEGNO POLITICO 



In The Honorable Woman Maggie Gyllenhaal interpreta un personaggio che si trova a dover fronteggiare in prima persona il conflitto israelo-palestinese: nella vita privata si è esposta politicamente in diverse occasioni, soprattutto contro la guerra in Iraq, che ha definito un conflitto cominciato “in nome del petrolio e dell’imperialismo” e ha partecipato alla campagna “Artists United to Win Without War”. Nel 2004, insieme al fratello, ha supportato John Kerry alle elezioni presidenziali mentre nel 2008 si è schierata in favore di Barack Obama. Tutta la famiglia Gyllenhaal sostiene inoltre la campagna American Civil Liberties Union (ACLU) e l’organizzazione no-profit Witness, che attraverso internet, denuncia le violazioni dei diritti umani.


domenica 15 febbraio 2015

1992, la serie su Mani pulite: tra Gomorra e Romanzo Criminale

Presentata in anteprima mondiale al Festival di Berlino, 1992, serie ideata da Stefano Accorsi che racconta, sullo sfondo della Milano degli anni ’90 segnata da Tangentopoli, la vita di sei personaggi che accompagnano lo spettatore attraverso un anno cruciale per l’Italia. In onda dal 24 marzo su Sky Atlantic



17 febbraio 1992: il pool della Procura della Repubblica di Milano, guidato dal magistrato Antonio Di Pietro (Antonio Gerardi), coglie in fragranza di reato l’ingegnere Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro del Partito Socialista Italiano, con ancora in mano una tangente di sette milioni di lire. Nella squadra di Di Pietro c’è anche Luca (Domenico Diele), poliziotto appena entrato nel team, che ha delle forti motivazioni personali: il suo obiettivo è incastrare anche un altro imprenditore di Milano, Michele Mainaghi (Tommaso Ragno), colpevole di avergli rovinato la vita. 

Comincia così 1992, serie in dieci puntate prodotta da Sky Atlantic HD e Wildside, in collaborazione con La7, che racconta un anno fondamentale per la storia italiana, in cui, grazie allo scandalo di Mani pulite, che ha portato poi alla scoperta di Tangentopoli, ha scoperchiato una trama fitta di corruzione intrecciata a diversi livelli, che univa politica, economia, spettacolo e comunicazione. Nata da un’idea di Stefano Accorsi, la serie, scritta da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo, sceglie di raccontare il cambiamento politico e culturale di quegli anni lasciando le indagini e i personaggi reali sullo sfondo, puntando invece l’obbiettivo su dei protagonisti di finzione, che portano su di sé la responsabilità di raccontare diversi elementi fondamentali dell’Italia di venti anni fa, che hanno portato al paese di oggi. 

Oltre a Luca, una delle 60mila vittime del sistema di appalti sanitari truccati, che portò all’epoca alla diffusione dell’HIV a causa di una partita infetta di sacche di sangue per la trasfusione, c’è anche Veronica (Miriam Leone), aspirante soubrette che si lega all’imprenditore Mainaghi per ottenere la conduzione di Domenica In, incarnando così una delle capostipite del sistema marcio del mondo dello spettacolo italiano, venuto poi a galla nel 2006 con l’inchiesta Vallettopoli. Significativo anche il personaggio di Pietro Bosco (Guido Caprino), ex militare di istanza in Afghanistan rimandato in patria con disonore, che si lancia in politica con il nascente partito della Lega Nord. 

A unire i destini di tutti i personaggi è la figura carismatica e ambigua di Leonardo Notte (Stefano Accorsi), ex sessantottino ora esperto di pubblicità, che sa essere estremamente persuasivo scavando nelle debolezze e nei desideri delle persone, chiamato a individuare una figura vincente da lanciare in politica per oscurare lo scandalo di Mani pulite. Da eminenza grigia che percorre i corridoi del potere senza però mai mostrare il volto in prima persona, Notte è una figura inquietante e allo stesso tempo affascinante, che precorre i tempi e cavalca l’onda del cambiamento, cercando contemporaneamente di lasciare tutto immobile e immutabile. Un personaggio complesso e sfaccettato, che, secondo la stessa ammissione degli autori, si ispira al Don Draper di Mad Men, incarnato con la giusta convinzione da Accorsi, alla sua migliore interpretazione degli ultimi anni. 

Inevitabile il confronto con Gomorra e Romanzo Criminale, le altre due serie evento prodotte sempre da Sky, che raccontano periodi diversi della storia italiana: collocandosi esattamente a metà tra gli anni ’70 della Banda della Magliana e la Scampia moderna, la Milano anni ’90 di 1992 è l’anello di congiunzione tra le due serie, non solo temporalmente, ma anche geograficamente, mostrando un mondo che è meno violento della Napoli dei camorristi o dei criminali di Roma, ma che è forse più destabilizzante, nascondendo corruzione e violenza in ambienti apparentemente irreprensibili e onesti, in cui i corrotti indossano cravatte e uccidono a colpi di mazzette. 

Impeccabile il lavoro di ricostruzione storica, non solo per quanto riguarda scenografie e costumi, ma soprattutto per l’utilizzo intelligente della musica, cui si aggiungono le composizioni originali di Davide “Boosta” Dileo, tastierista e fondatore dei Subsonica, e dei programmi televisivi dell’epoca: spezzoni di Non è la Rai, Casa Vianello e Domenica In riescono a raccontare il periodo molto più dei dialoghi. Convincente anche la regia di Giuseppe Gagliardi, già autore del film Tatanka, che sta addosso ai suoi personaggi non lasciandoli nemmeno un minuto, inquadrandoli da vicino e spesso scomponendo i loro volti in semplici occhi, orecchie e bocche, rendendoli così i frammenti di una generazione intera. 

Progetto ambizioso, 1992 è nato, secondo le intenzioni degli autori, come il primo tassello di una trilogia, che, se sarà confermata, arriverà fino al 1994. La prima stagione, presentata in anteprima al Festival di Berlino, debutterà in Italia, e contemporaneamente in Gran Bretagna, Germania, Irlanda e Austria, il prossimo 24 marzo su Sky Atlantic HD.


Top10: i baci più famosi della tv

Per celebrare San Valentino, la festa degli innamorati, ricordiamo i baci più famosi della tv, grazie all’aiuto di coppie televisive, seriali e animate 



Il giorno di San Valentino fa pensare immediatamente a cene romantiche, fiori, cioccolatini, e, oltre all’aspetto più commerciale della festa, alla manifestazione più pura e intima di amore che può esserci tra due persone: il bacio. I baci possono essere di tanti tipi: appassionati, disperati, dati all’improvviso, esibiti in pubblico o scambiati nella penombra di una stanza vuota. 

Anche in televisione si scambiano spesso baci: alcuni hanno fatto scalpore mentre altri hanno fatto sospirare un’intera generazione. Per celebrare la festa degli innamorati, ricordiamo alcuni dei baci più famosi della tv, in una classifica dalla decima alla prima posizione, grazie all’aiuto di coppie televisive, seriali e animate. 


10. SHELDON E AMY – THE BIG BANG THEORY 




Il bacio tra il fisico teorico Sheldon Cooper (Jim Parsons) e la neurobiologa Amy Farrah Fowler (Mayim Bialik) ha lasciato i fan di The Big Bang Theory a bocca aperta: nell’episodio numero 15 della settima stagione, intitolato “The Locomotive Manipulation”, i due scienziati decidono di festeggiare San Valentino su un treno che offre una degustazione di vini della Napa Valley. Sul treno, dopo un viaggio per nulla romantico in cui Sheldon sembra più interessato alla meccanica del mezzo che alla sua fidanzata, accade l’impensabile: Sheldon, totalmente estraneo a qualsiasi pulsione sessuale e contatto fisico con altre persone, bacia improvvisamente Amy per dimostrarle che è in grado di essere romantico. A sorpresa, il bacio sembra non dispiacergli: con somma gioia degli spettatori che aspettavano questo momento da sette stagioni. 


9. CANDY E TERENCE – DOLCE CANDY 




Seduti in riva al fiume, su un prato in fiore, Candy e Terence si confessano diversi segreti: lui racconta a lei dell’incontro dei suoi genitori e di come il padre abbia deciso di abbandonare la madre e, preso dall’impulso del momento, bacia Candy, che, sconvolta, lo respinge con uno schiaffo, cui lui risponde con un altro. Amore, dramma, lacrime: Dolce Candy ha tenuto incollata allo schermo un’intera generazione, irrimediabilmente segnata dalle relazioni sopra le righe del cartone tratto dal manga di Yumiko Igarashi e Kyoko Mizuki. 


8. OLIVIA E FITZ – SCANDAL 




Quando sei il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca non puoi farti sfuggire nulla, perché ogni errore potrebbe far alzare un polverone: ecco perché il bacio, e tutto quello che ne deriva, di Olivia Pope (Kerry Washington) con il presidente Fitzgerald Thomas Grant III è una vera bomba atomica, lo “scandalo” che dà il titolo alla serie. 


7. SAILOR MOON E MILORD – SAILOR MOON 




In Sailor Moon cose semplici come lacrime e baci hanno un potere incredibile: materializzano cristalli, fanno tornare ricordi e spesso salvano il mondo. I baci più potenti sono quelli della protagonista con il suo amore, Milord, che scandiscono i momenti più importanti della serie: proprio con un bacio si conclude l’intera saga del cartone tratto dal fumetto di Naoko Takeuchi, un bacio dato, e non poteva essere altrimenti, alla luce della luna piena. 


6. PIETRO TARICONE E CRISTINA PLEVANI – GRANDE FRATELLO 




Il bacio tra Pietro Taricone, detto “o’ guerriero”, e Cristina Plevani ha fatto la storia della televisione italiana: tra i protagonisti della prima edizione del Grande Fratello, datata 2000 e condotta da Daria Bignardi, il loro è stato il primo bacio dato nella casa italiana. Al bacio è seguito poi il celebre avvicinamento nella “tenda dell’amore” e, anche se la relazione non è proseguita dopo il programma, vinto proprio da Cristina, la loro storia è ancora ricordata come una delle più coinvolgenti vista in un reality show. 


5. PIPPO BAUDO E LUCINA LITTIZZETTO – SANREMO 



Pippo Baudo e Luciana Littizzetto hanno avuto una storia di baci durata dieci anni e suggellata dal palco del teatro Ariston: nell’edizione di Sanremo del 2003 condotta da Pippo Baudo, la Littizzetto, invitata come ospite, ha chiesto al conduttore un bacio, con tanto di abbraccio, che ha divertito il pubblico. Sempre a Sanremo, esattamente dieci anni dopo, nel 2013, questa volta era la Littizzetto a condurre e Baudo, ospite, ha ricambiato il gesto della collega, sorprendendo la diretta interessata e il pubblico. Celebre la frase post bacio di Luciana Littizzetto: “Ormai mi manca di baciare solo Mollica”. 


4. WILLOW E TARA – BUFFY L’AMMAZZAVAMPIRI 



Il bacio tra Willow (Alyson Hannigan) e Tara (Amber Benson) nell’episodio numero sedici della quinta stagione di Buffy l’ammazzavampiri, intitolato “The Body”, in italiano “Un corpo freddo”, è un bacio di importanza storica: fortemente voluto dal creatore Joss Whedon, che si è battuto per anni con il network, The WB, per ottenerlo, il bacio tra le due streghe è uno dei primissimi baci gay apparsi in televisione e ha aperto la strada a tutti gli altri visti in seguito. 


3. KIRK E UHURA – STAR TREK 



Altro bacio di importanza fondamentale: nell’episodio numero dieci della terza stagione di Star Trek, intitolato “Plato’s Stepchildren”, trasmesso in America il 22 novembre 1968, il capitano Kirk (William Shatner) e Uhura (Nichelle Nichols) si baciano, mentre cercano di sfuggire a una comunità di umanoidi in grado di usare la telecinesi, che ha organizzato la sua società prendendo ispirazione dall’antica Grecia. L’effusione tra i due è il primo bacio interraziale visto sul piccolo schermo. 


2. LADY OSCAR E ANDRÈ – LADY OSCAR 



Lady Oscar, cartone animato ispirato al manga di Riyoko Ikeda, insegna da più di trent’anni ai ragazzini, e non solo, cos’è il dolore e la sofferenza: costretta dal padre a indossare abiti maschili fin da bambina, Oscar François de Jarjayes ha come unico vero confidente l’amico di infanzia André, che la ama da sempre, ma che lei non considera essendo infatuata del conte di Fersen. I due scoprono l’amore proprio prima della morte, all’alba della Rivoluzione Francese, anche se il loro primo bacio avviene qualche tempo prima: preso dalla passione e stanco di essere considerato solo un amico, André bacia di forza Oscar, strappandole la camicia e ricordandole che in realtà è una donna, a dimostrazione di come a volte l’essere relegati alla “friend zone” possa far impazzire. Un bacio che ha sconvolto diverse generazioni di bambini. 


1. ROBERTO BENIGNI E PIPPO BAUDO – NUMERO UNO 



Correva l’anno 1994 quando un impietrito Pippo Baudo, conduttore del programma Numero Uno, si lasciava atterrare con forza da uno scatenato Roberto Benigni, che, immobilizzato il Pippo nazionale, lo ha baciato ripetutamente sulla bocca, causando il delirio generale e scrivendo uno dei momenti di puro nonsense della televisione italiana. Il comico toscano aveva già atterrato nel 1991 Raffaella Carrà, nel corso della trasmissione Fantastico, senza però riuscire a baciarla.


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