Visualizzazione post con etichetta tommy lee jones. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tommy lee jones. Mostra tutti i post

domenica 24 febbraio 2013

Lincoln


Il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d'America nel tempo è diventato una leggenda: gran lavoratore, avvocato, politico appassionato, rafforzatore del governo federale, abolitore della schiavitù, figura iconica grazie alla sua altissima statura e al suo inconfondibile cappello a cilindro, nonché, recentemente, cacciatore di vampiri. Una figura talmente amata e venerata in patria da meritarsi un monumento alla memoria a Washington, un faccione sul Monte Rushmore, sulla banconota da cinque dollari e sulle monete da un centesimo. Difficile quindi affrontare questo vero "eroe mitologico" americano senza cadere nella retorica o nell'enfasi.

Difficile sì, ma non per Steven Spielberg, un regista che, se mai qualcuno se lo fosse scordato, è ormai in grado di far parlare la sua macchina da presa come pochi. 
Spielberg sceglie di non realizzare una biografia di Lincoln, ma si concentra su un momento preciso della sua storia, ovvero quello della lotta politica all'interno del parlamento americano per l'approvazione del Tredicesimo emendamento, ovvero l'abolizione della schiavitù. Grazie a questa scelta, Spielberg racconta sì un passaggio fondamentale della storia americana, ma rende la sua storia universale e quanto mai attuale: Lincoln (Daniel Day-Lewis) si fa infatti simbolo dell'uomo politico nel più alto e profondo senso del termine, un uomo che ha deciso di dedicare la sua vita al bene comune e che è pronto a fare anche sacrifici e ad accettare compromessi per un fine più importante. 

A sottolineare questa scelta è il contrasto tra la prima, e unica, scena d'azione in esterni, in cui vediamo Lincoln parlare con dei soldati di colore, e il resto del film, girato tutto in interni e parlato in ogni singolo minuto. Le parole, i consulti, le discussioni politiche diventano il contraltare del campo di battaglia reale, in cui un voto a favore o contro diventa uguale a un colpo di cannone sparato in combattimento.

Spielberg racconta tutto questo con un'impressionante padronanza del mezzo cinematografico: la sua gestione degli attori negli interni e le continue strabilianti soluzioni di regia (come quella finale in cui il corpo di Lincoln si sovrappone alla luce di una candela) sono da manuali di storia del cinema. 
Il cast del film è composto da un'infinita schiera di alcuni dei più grandi attori anglosassoni: oltre all'eccelso protagonista, spiccano Tommy Lee Jones, Sally Field nel ruolo di Mary, moglie di Lincoln, David StrathairnJames SpaderJackie Earle HaleyMichael Stuhlbarg, Jared Harris e David Costabile (questi ultimi tre provenienti da alcune delle migliori serie tv americane, avendo interpretato rispettivamente Rothstein in Boardwalk Empire, Lane Pryce in Mad Men e  David Robert Jones in Fringe, e Gale in Breaking Bad).

Da vedere assolutamente in lingua originale, visto che il doppiaggio italiano, ed in particolare quello di Daniel Day-Lewis da parte di Pierfrancesco Favino, non rende giustizia alle interpretazioni originarie.

Daniel Day-Lewis


La citazione: "Signor Lincoln io li odio tutti, davvero. Sono un uomo pieno di pregiudizi".   

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥

Titolo originale: Lincoln
Regia: Steven Spielberg
Anno: 2012 
Cast: Daniel Day-Lewis, Sally Field, David Strathairn, Tommy Lee Jones, Joseph Gordon-Levitt, Hal Holbrook, James Spader, John Hawkes, Jackie Earle Haley, Michael Stuhlbarg, Jared Harris, David Costabile
Colore: colore 
Durata: 150 minuti 
Paese di produzione: USA 
Distribuzione italiana: 20th Century Fox

lunedì 21 maggio 2012

Men In Black III


Pensare a Men In Black vuol dire fare un tuffo negli anni '90: passati gli eccessi degli '80, forti dell'enorme passo avanti della tecnologia, figli della cultura dell'immagine esplosa grazie a Mtv e simili, gli anni '90 hanno portato di nuovo in auge la fantascienza, il paranormale, le storie di mostri e alieni.
Sono gli anni di Twin Peaks, X-files, FriendsBuffy l'ammazzavampiri, dell'ascesa di David Lynch, Tim Burton e Quentin Tarantino, dei libri di Michael Crichton su Jurassic Park, dei fumetti di Sailor Moon, del grunge, dei Nirvana e dei Pearl Jam, del girl power, delle Nike supercolorate, del Game Boy.
Non è un caso quindi che i Man in Black siano vestiti come le iene di Tarantino e gli agenti di Matrix (cultura pop anni '90 all'ennesima potenza), abbiano il volto di Will "Il principe di Bel Air" Smith,  facciano battute su icone come Michael Jackson e siano in possesso di gadgets che sono stati tra i pionieri del feticismo tecnologico.

Men In Black è quindi diventato a sua volta negli un pezzo di cultura pop anni '90: ha dunque senso realizzare un terzo capitolo a 10 anni di distanza dal secondo film e a 15 dall'originale?
Bella domanda.
Certo è che tra tutti questi film tratti da fumetti, videogiochi e saghe letterarie per adolescenti, i Men In Black sembrano quasi vintage.

Ed è proprio il vintage la chiave di lettura del terzo capitolo sempre diretto da Barry Sonnenfeld: la sceneggiatura di Etan Cohen (non quel Coen, c'è un' acca che fa un mondo di differenza) punta infatti a ripresentare la saga alle nuove generazioni, che non hanno vissuto il fenomeno del primo capitolo, mettendo in primo piano i due protagonisti, l'agente J (Will Smith) e l'agente K (Tommy Lee Jones), approfondendo il loro rapporto e il loro passato,  catapultandoli però in un'altra epoca per il gusto di chi invece ha amato quei personaggi e vuole vederli in una nuova avventura.

Nel terzo episodio della saga MIB ritroviamo infatti J e K, sempre protagonisti di battibecchi infiniti a causa del loro carattere completamente opposto: imprevedibile ed espansivo il primo, serissimo e rigido il secondo.
A portare movimento nella loro consolidata routine ci pensa l'alieno Boris (Jemaine Clement), imprigionato 40 anni prima in una prigione costruita sulla luna dopo essere stato catturato proprio da K.
L'alieno trova il modo di tornare indietro nel tempo per impedire il suo arresto e vendicarsi di K, riscrivendo così la storia.
J, unico a ricordarsi dell'esistenza del partner, decide quindi di tornare a sua volta indietro nel tempo negli anni '60 per rimettere a posto le cose.

La trovata del salto temporale non è così originale è vero, ma i dialoghi ironici, la gigioneria di Smith, il rivedere oggetti cult come il neuralizzatore e l'inimitabile espressione impassibile di Tommy Lee Jones, ci riportano indietro di 15 anni, divertendo e regalando la sensazione di ritrovare degli amici che non si vedeva da tempo.
Ottimi nuovi acquisti della saga sono l'agente O di Emma Thompson, l'alieno Griffin interpretato da Michael Stuhlbarg, la versione giovane di K, interpretata alla perfezione dal sempre più bravo Josh Brolin e l'Andy Warhol di Bill Hader, che regala il momento più divertente del film.

Tecnologia, effetti speciali, abiti scuri, ironia, azione, creature mostruose, interior design sofisticato, cammei illustri tra i nuovi alieni monitorati, tra cui Lady Gaga, Tim Burton e Yao Ming: i Men in Black sono decisamente tornati, con un film che non è ai livelli del primo e per cui il 3D non è necessario, ma che è sicuramente migliore del secondo capitolo.

Tommy Lee Jones e Will Smith


La citazione: "Sto diventando vecchio per queste cose...posso immaginare come ti senti tu!"


Hearting/Cuorometro: ♥♥♥

Uscita italiana: 23 maggio 2012

Titolo originale: Men in Black III
Regia: Barry Sonnenfeld
Anno: 2012
Cast: Will Smith, Tommy Lee Jones, Josh Brolin, Jemaine Clement, Emma Thompson, Michael Stuhlbarg, Bill Hader

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...