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mercoledì 28 novembre 2012

Perception, l’ardito remix di Dr.House e CSI


Arriva in Italia PERCEPTION, in onda tutti i mercoledì alle 21 su Fox a partire dal 28 novembre. La serie trova il suo maggiore interesse nel ritorno in tv di Eric McCormack, il leggendario Will di “Will & Grace”, in un ruolo da protagonista, qui nei panni di un personaggio totalmente diverso da quello che lo ha reso celebre. 

Daniel Pierce è un brillante neuroscienziato. Insegna all’università, ha scritto quattro libri sul funzionamento del cervello e saltuariamente aiuta l’FBI a risolvere casi di omicidio in cui sono coinvolte persone con disturbi neurologici. Oltre a questo, Daniel è anche una persona particolare: non ama stare in mezzo alla gente, ascolta solo musica classica incisa su cassette, non usa internet o cellulari, ha una incredibile capacità nel risolvere rebus, anagrammi e cruciverba. E ha le allucinazioni. 

Creato da Kenneth Biller e Mike Sussman, prodotto dalla ABC e trasmesso dal canale TNT, “Perception” è una serie che fonde le indagini alla “CSI” con quelle mediche del dottor House, creando uno strano ibrido in cui ogni caso di omicidio sembra un trattato di neuroscienze. Il tema di fondo della serie non è l’indagine in sé, ma la malattia mentale, analizzata in tutte le sue forme e patologie. Una scelta singolare, che fa di “Perception” un prodotto a metà tra Sherlock Holmes e “A beautiful Mind”.


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Dottor Who, da mezzo secolo in viaggio nel tempo

Presentata in anteprima la settima stagione di "Doctor Who", lo sci-fi inglese che appassiona il pubblico da quasi 50 anni: la prima puntata della serie più longeva della storia è infatti andata in onda il 23 novembre del 1963


Sono passati quasi 50 anni da quando Il ‘Dottore’ è comparso per la prima volta in tv: era il 23 novembre 1963 e il volto del protagonista era quello di William Hartnell, noto da allora come il Primo Dottore. Interrotta alla stagione 26, la serie è stata rilanciata nel 2005, con Christopher Eccleston nei panni del Dottore, sostituito poi da David Tennant e Matt Smith, Undicesimo dottore e attuale protagonista della serie più longeva della storia, contendendo il primato a Star Trek che però è partita più tardi, nel 1966 (e non è più stata ripresa dopo il 2005). 

Alla fine della sesta stagione della nuova serie Dottor Who (Matth Smith) aveva trovato finalmente l’amore, la settima, presentata dalla BBC al RomaFictionFest, si apre invece con una rottura: Rory (Arthur Darvill) ed Amy (Karen Gillian) hanno infatti intenzione di divorziare. Nel frattempo, Il Dottore viene rapito tramite un inganno dai Dalek, che lo teletrasportano, insieme ai suoi compagni, nella loro nave spaziale-parlamento. Qui i Dalek, nemici storici del Dottore, gli chiedono aiuto: uno strano segnale radio minaccioso proviene dal pianeta che i Dalek usano come manicomio e loro non sanno come decifrarlo. Lo strano segnale si rivela essere in realtà un’aria della “Carmen” di Bizet, trasmessa da una ragazza, Oswin (Jenna Louise Coleman) rimasta imprigionata sul pianeta dopo che la sua nave spaziale, l’Alaska, vi è precipitata. Costretto dai Dalek ad andare sul pianeta ed intenzionato a liberare Oswin, Il Dottore viene teletrasportato insieme a Rory e Amy nel manicomio dei Dalek, dove cercherà di salvare tutti, anche il matrimonio dei suoi compagni. 

Il Signore del Tempo torna dunque con un nuovo ciclo di avventure, composte da 13 episodi, in cui succederà di tutto: la settima stagione porta con sé molti cambiamenti, tra cui quello dei compagni. Rory ed Amy infatti lasceranno il posto ad un nuovo compagno del Dottore, e la separazione non sarà indolore. Negli anni “Doctor Who” ha abituato il suo pubblico ai cambiamenti, ma la coppia di compagni costituita da Rory ed Amy è stata una delle più amate, quindi separarsene non sarà facile. Nella nuova stagione ci sarà spazio per diversi personaggi e situazioni: in una puntata torneranno dall’estinzione i dinosauri e Il Dottore avrà a che fare anche con la regina Cleopatra. 

Presentata in anteprima al Roma Fiction Fest, la settima stagione di “Doctor Who” è attualmente in onda in Gran Breatagna, mentre in Italia arriverà a gennaio trasmessa da Rai 4.

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domenica 28 ottobre 2012

The Neighbors: quei marziani dei miei vicini

Presentata in anteprima al Roma Fiction Fest la nuova sit-com della ABC con protagonista la famiglia Weaver, che si trasferisce in un quartiere residenziale dove i vicini non sono semplicemente strani: sono alieni.


La famiglia Weaver è pronta per un grande cambiamento: lascia la città per trasferirsi in un quartiere residenziale del New Jersey chiamato Hidden Hills. Tra le proteste della figlia maggiore e le perplessità della moglie, Marty (Lenny Venito), cerca di convincere la famiglia che trasferirsi in una casa più grande e tranquilla con vicino campi da golf sia la scelta più giusta. Arrivati a Hidden Hills tutto sembra perfetto: strade pulite, case bianchissime, giardini curati. Se non fosse per i vicini. La famiglia Weaver scopre infatti presto che i vicini di casa non sono semplicemente strani: sono un’intera comunità di alieni. 

Creato da Dan Fogelman, sceneggiatore dei film d’animazione “Cars” e “Rapunzel” e della pellicola con attori in carne ed ossa “Crazy Stupid Love”, "The Neighbors" è una nuova sit-com della ABC che segue le vicende di una comunità aliena, gli Zabvroniani, trasferitasi sulla Terra per studiarne il clima ma rimasta bloccata a Hidden Hills per dieci anni, incapace di mettersi in contatto con il pianeta d’origine a causa della rottura del Puper, il loro mezzo di comunicazione. 

Gli Zabvroniani cercano di mimetizzarsi tra gli esseri umani camuffando il loro aspetto assumento sembianze umane ma il loro comportamento è strano: adottano uno stile di vita anni ’50, parlano con accento inglese, scelgono i loro nomi umani da quelli dei campioni sportivi e quando piangono rilasciano uno strano liquido verde dalle orecchie. 

“The Neighbors” ricorda “Mork & Mindy”, serie che lanciò Robin Williams, ma non può vantare la stessa originalità. Qualche situazione divertente però c’é, lo humor grottesco anche, bisogna vedere come il pubblico reagirà alla dose settimanale di stramberie aliene. La serie è cominciata lo scorso 26 settembre in America ed è ancora inedita in Italia.


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sabato 20 ottobre 2012

David, Bryan, Goldie: quant’è “normal” quella famiglia

Una coppia gay e la madre surrogata del suo futuro bambino: l'autore di "Glee, "Nip/Tuck" e "American Horror Story" torna sulle contraddizioni della società americana con la serie "The New Normal". Per ribadire un concetto facile facile: la famiglia non è più solo quella tradizionale. E i conservatori se ne facciano una ragione. 


Ryan Murphy, l’instancabile autore di serie tv di successo come “Nip/Tuck”, “Glee” e “American Horror Story” l’ha fatto di nuovo. Grazie al suo ultimo nato, “The New Normal”, presentato al RomaFictionFest, è tornato ad analizzare e a ridere delle contraddizioni della società americana. Ambientato a Los Angeles, “The New Normal” segue le vicende di una famiglia non convenzionale, formata dalla coppia gay David (Justin Bartha, uno dei protagonisti di “Una notte da leoni”) e Bryan (Andrew Rannells) e da Goldie (Georgia King), la mamma surrogata del loro futuro bambino. 

David e Bryan hanno tutto quello che si può desiderare dalla vita: sono professionisti di successo, uno medico l’altro avvocato, hanno una relazione perfetta e una bella casa. Hanno davvero tutto, tranne un figlio. Decisi ad avere un bambino a tutti i costi, David e Bryan cercano prima una donatrice di ovulo e poi una madre surrogata. La ricerca li porta da Goldie, una giovane mamma single che si trasferisce dall’Ohio a Los Angeles per realizzare i suoi sogni soffocati dalla gravidanza precoce. I tre trovano istantaneamente l’armonia, ma a rovinare tutto c’è Jane (Ellen Barkin), la terribile nonna razzista di Goldie. 

Trasmesso in questi giorni in America dalla NBC, “The New Normal” ha fatto discutere e parlare di sé ben prima della sua messa in onda: migliaia di madri cattoliche dello Utah hanno infatti protestato contro la serie puntando l’indice sul tema delle adozioni da parte di coppie gay. Un episodio curioso, se si pensa che nello show vengono mostrate in tutta lo loro ferocia proprio queste madri super-conservatrici della provincia americana, che insultano e non sopportano omosessuali, ebrei e persone di colore, incarnate dalla figura di Jane, interpretata dalla Barkin. 

Dopo l’ossessione per la bellezza e l’apparire, e il rapporto malato con la realtà, affrontata in “Nip/Tuck”, e l’analisi in chiave horror delle “famiglie perbene” in “American Horror Story”, Murphy torna ai toni leggeri e soprattutto ai temi affrontati in “Glee” (da cui recupera anche l’attrice NeNe Leakes e Gwyneth Paltrow in un breve cameo), questa volta però con ambizioni più alte. Lo show affronta infatti tutti i temi che stanno a cuore al regista-sceneggiatore – razzismo, discriminazione contro chi è diverso per forma fisica o religione, diritti degli omosessuali – ma lo fa non attraverso situazioni improbabili o canzoni da musical bensì mostrando persone assolutamente normali, che lavorano, hanno relazioni, si amano e litigano. Una mossa sicuramente vincente, che mostra le famiglie non convenzionali per quello che sono realmente: delle famiglie a tutti gli effetti. 

“The New Normal”, grazie all’umorismo politicamente scorretto e a dei personaggi ritratti con arguzia, si inserisce nel solco di opere di successo come “Modern Family”, e ingaggia una tripla battaglia: ricordare l’urgenza dei diritti delle persone omosessuali, schierarsi contro le discriminazioni di ogni tipo, ed entrare in casa dello spettatore provocando sorrisi. Impresa non da poco.


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La galleria dei personaggi.

Don't trust...occhio a quella sconosciuta

Arriva in Italia a dicembre "Non fidarti della s*** nell'appartamento 23". Una ragazza si ritrova in casa la peggior compagna che le potesse capitare. Pronta a procurarle un sacco di guai 


June Colburn (Dreama Walker) si trasferisce dall’Indiana a New York per iniziare la carriera dei suoi sogni, nella casa dei suoi sogni da condividere con l’uomo dei suoi sogni. Una volta arrivata nella Grande Mela però tutto si trasforma in un incubo: la compagnia che l’ha assunta fallisce a causa dell’arresto del titolare, l’appartamento offerto dall’azienda viene sequestrato e il fidanzato pensa bene di consumare un appassionato rapporto sessuale con la sua nuova coinquilina, proprio sopra la torta di compleanno di June. 

Parliamo di Don’t trust the b*** in apt 23, dove la b*** del titolo sta per bitch, simpatico (per modo di dire) epiteto rivolto alla nuova coinquilina di June, Chloe (Krysten Ritter), scorretta e senza scrupoli, che vive ingannando i coinquilini: prima finge di essere la padrona di casa perfetta, facendosi anticipare così diversi mesi di affitto e poi, intascata la caparra, si mostra per come è veramente, facendo fuggire il malcapitato di turno per passare al successivo pollo da spennare.Senza più nulla da perdere, June non si fa intimidire da Chloe e decide di tenerle testa. 

Creata da Nahnatcha Khan e trasmessa in America dalla ABC, Don’t trust the b*** in apt 23, dopo le polemiche nate sulla ‘parolaccia’ contenuta nel titolo, è stata rinominata semplicemente Apartment 23 dalla rete. La serie segue la scia di serie come New Girl, 2 broke girls e Girls, tutte opere che vedono come protagoniste ragazze che vivono insieme. Ma si distingue dalle altre per un humour nero e decisamente scorretto. La protagonista Chloe è una vera criminale, pronta a compiere qualsiasi nefandezza pur di mantenersi senza lavorare. Sempre vestita di nero, cinica, bugiarda, sessualmente disinibita e incline a ogni tipo di vizio, Chloe è una forza della natura pronta a dissacrare qualsiasi cosa. A farle da spalla è la dolce June, elemento normale della “strana coppia”. 

Tra le due protagoniste si inserisce la figura più singolare della serie, ovvero James Van Der Beek nel ruolo di…James Van Der Beek. Divenuto un idolo dei teenagers grazie al ruolo da protagonista in Dawson’s Creek, Van Der Beek si è in seguito tramutato in un fenomeno di internet, non riuscendo a scrollarsi di dosso lo spettro di Dawson. Nella serie l’attore, nel ruolo del miglior amico di Chloe, ironizza sul suo passato, facendosi chiamare “the Beek from the Creek” e sfruttando il personaggio che l’ha reso famoso per rimorchiare le ragazze cresciute sognando le sue camicie di flanella e ascoltando la canzone I don’t want to wait di Paula Cole. 

La serie arriverà in Italia a dicembre su Fox, canale 111 di Sky, con il titolo Non fidarti della s*** nell’appartamento 23.


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giovedì 11 ottobre 2012

Roma Fiction Fest 2012 - True Blood 5 conferenza stampa

Il video integrale della conferenza stampa di True Blood 5 in cui Alexander Skarsgard, Kristin Bauer van Straten e Valentina Cervi hanno presentato alla stampa la nuova stagione della serie targata HBO. 

sabato 6 ottobre 2012

Skarsgard, il volto umano del vampiro rockstar


Incontro con Alexander Skarsgard, il vampiro Eric di True Blood, accolto da scene di isteria collettiva al RomaFictionFest dove ha presentato la quinta stagione della serie cult dal 23 ottobre in prima visione su Fox.


Dentro un involucro da divinità nordica può esserci una persona gentile e una testa pensante. E’ questa la scoperta su Alexander Skarsgård, ospite del Roma Fiction Fest. Altissimo, biondo, sguardo glaciale, l’attore svedese ha senza dubbio il physique du rôle per interpretare il principe vichingo diventato vampiro Eric Northman. Ma lo sguardo, nella versione ‘in borghese’ cambia completamente, rivelando la bravura di Skarsgard a calarsi nel ruolo di uno dei personaggi più amati di “True Blood”, serie creata da Alan Ball giunta alla quinta stagione, trasmessa in America dal canale HBO e in Italia da Fox dal 23 ottobre ogni martedì alle 22.45. Sbarcato all’evento romano per presentare la nuova stagione della serie vampiresca, con Kristin Bauer e Valentina Cervi (al suo debutto nella serie) ha accontentato i fan con 45 minuti di pink carpet, tanti sorrisi e qualche battuta sulle esperienze passate. Poi ci ha parlato del suo rapporto con il personaggio, dei progetti futuri e di vecchie aspirazioni. 

In “True Blood” sei Eric Northman, un vichingo vampiro. Northman è uno dei personaggi più amati della serie, sembra una rockstar e fa delle cose pazzesche, come strappare cuori a mani nude dal petto delle persone. Quanto è divertente recitarlo? 
E’ molto divertente! Sono già cinque anni che lo interpreto ma mi godo ancora ogni momento del personaggio. Cinque anni fa, quando ho letto per la prima volta lo script, stavo facendo un’altra serie, “Generation Kill”, sempre della HBO, che è un prodotto molto diverso da “True Blood”, in cui tutto è estremamente realistico, girato con uno stile quasi da documentario, non ci sono colpi di scena o colonna sonora. Volevo quindi che il mio progetto successivo fosse qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, qualcosa che fosse una sfida da cui imparare. Quando ero nel deserto a girare “Generation Kill” e ho letto il copione di “True Blood” ho detto: ecco! Questo è quello che cerco. La serie è così folle, così sopra le righe, il personaggio così particolare e complesso, che l’ho amato subito: viene presentato prima come un cattivo ma poi rivela una certa profondità, in fondo è anche vulnerabile e questo mi è piaciuto molto di lui. Sto ancora scoprendo molte cose di lui, per questo è così interessante continuare ad interpretarlo. E poi certo, tutte quelle cose come strappare cuori, volare, fare a brandelli le persone sono fantastiche. Amo fare queste cose (ride)! 

Eric è uno dei personaggi che si evoluto di più nel corso delle diverse stagioni. Cosa ci aspetta nella quinta stagione? 
Verrà introdotta fin dalla prima puntata una nuova figura, la sorella di Eric, Nora. Questo è molto bello perché non sono molti quelli ai quali lui è interessato. Eric e Bill (Stephen Moyer) vengono arrestati dall’Autorità che governa il mondo dei vampiri, si alleano per fuggire alla prigionia con all’aiuto di Nora, resa vampiro 600 anni fa come lui da Godric. 

Il tuo personaggio ha una forte carica erotica, e le scene di nudo non sono una rarità. Ti senti in imbarazzo a recitarle? 
No. Non sono affatto imbarazzato a girare nudo, a patto che le scene siano pertinenti in una storia: in tal caso non mi pesa, sia che reciti a teatro che in una fiction. Oltre a recitare per la televisione la guardi anche? C’è qualche serie che ami? Sono stato fortunato perché sono un grande fan di “The Wire” e ho avuto la possibilità di lavorare con gli autori che sono gli stessi che hanno realizzato anche “Generation Kill”. Penso che “Six Feet Under” sia favoloso ed è un prodotto di Alan Ball con cui poi ho lavorato in “True Blood”. Sono stato molto fortunato a lavorare con i creatori delle serie di cui son fan. Mi piace molto anche “Deadwood”. 

E le commedie le guardi? 
Guardo “The Colbert Report”, è il mio preferito. E’ uno show di satira politica, è simile a “The Daily Show” di Jon Stewart, ha lo stesso stile. 

Qualche anno fa dichiarasti che i registi svedesi sono dei codardi. La pensi ancora così o hai cambiato parere? 
Sì, il clima nel cinema svedese dieci anni fa era diverso da come è ora. Ci sono stati un paio d’ anni in cui non usciva niente di nuovo, le stesse persone facevano sempre lo stesso tipo di film, questo è il motivo principale per cui prima ho diretto il cortometraggio “To kill a child” e poi sono andato a lavorare negli Stati Uniti. Le sceneggiature che mi proponevano in Svezia non mi soddisfacevano e allora ho cambiato ambiente. Ora invece penso che ci siano almeno un paio di registi davvero eccezionali, che lavorano sia in Svezia che a livello internazionale, quindi direi che la situazione è cambiata parecchio. Un paio di anni fa ho fatto un film in Svezia e ne girerò un altro l’anno prossimo: amo tornare a casa e mi piacerebbe lavorare di più in Svezia e in Europa. 

Pensi che dirigerai qualcos’altro in futuro? 
Penso proprio di sì. Non credo che sia stato un episodio isolato, mi sono davvero divertito e vorrei rifarlo. 

Nel tuo curriculum c’è un ruolo divertentissimo in “Zoolander”, ma dopo hai interpretato sempre personaggi molto seri e drammatici, è una tua scelta? 
Per qualche strana ragione mi affidano sempre ruoli drammatici. L’anno scorso ho girato tre film, uno è un po’ più leggero, “What Masie Knew”, ma “Disconnect” e “The East” sono entrambi molto pesanti e ho appena finito le riprese di un film con un’ambientazione post-apocalittica girato quasi tutto dentro a un rifugio antiatomico. Quando sono uscito da quel set, una settimana fa, il mio primo pensiero è stato per favore, il prossimo film deve essere una commedia come quelle di Will Ferrel! Mi piacerebbe fare qualcosa di leggero e divertente, magari ambientato alle Hawaii (ride)! 

Qualche anno fa hai lasciato la facoltà di architettura per dedicarti alla recitazione… 
In realtà ho lasciato la recitazione a tredici anni, ho cominciato a recitare da bambino e poi per alcuni anni ho smesso. In quegli anni, come molti teenagers, stavo cercando di capire che cosa volessi fare. Mi piaceva architettura, ma non l’ho mai studiata. Era quello che avrei voluto fare se non avessi più fatto l’attore. Ma poi l’amore per la recitazione è stato più forte.


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giovedì 4 ottobre 2012

Beauty and the Beast, quella coppia troppo glam


Presentato al RomaFictionFest il remake aggiornato dell'omonima serie degli anni Ottanta, creato da Sherri Cooper e Jennifer Levin per The CW. Lei è una poliziotta di New York, lui un ex medico militare divenuto mutante. Un po' troppo belli per essere veri.


Da qualche anno riadattare le fiabe per il grande e piccolo schermo è una tendenza consolidata. Si pensi alle due versioni di Biancaneve uscite al cinema nella passata stagione, alla serie tv “C’era una volta”, che rielabora le fiabe classiche con spunti originali e al film “Beastly”, riscrittura moderna di “La Bella e la Bestia”. La voglia di magia è talmente tanta che anche la tv ha pensato di rispolverare la storia in cui una bella fanciulla si innamora di una creatura bestiale: creata da Sherri Cooper e Jennifer Levin per The CW, Beauty and The Beast è un remake aggiornato dell’omonima serie anni Ottanta, con protagonisti Linda Hamilton e Ron Perlman. 

In questa nuova versione della fiaba la bella è Catherine Chandler, interpretata da Kristin Kreuk (Lana Lang in “Smallville”), una poliziotta di New York che ha assistito all’uccisione della madre nove anni prima ed è miracolosamente scampata agli assassini grazie a una figura misteriosa, metà uomo e metà animale, la bestia del titolo, ovvero Vincent Keller, che ha il volto di Jay Ryan (sosia di Jared Padalecki), ex medico militare divenuto mutante a causa di un siero che avrebbe dovuto potenziare le sue abilità fisiche. I due si incontrano di nuovo dopo anni, si piacciono, ma la loro relazione è complicata e nel frattempo risolvono insieme casi di omicidio. 

Se la versione dell’87, nonostante l’ambientazione moderna, manteneva l’aura fiabesca del racconto, qui i protagonisti diventano i personaggi di un classico procedurale, il che rende tutto meno credibile. Inoltre riferimenti forzati, come quello all’11 settembre e ai soldati geneticamente modificati, che cercano di dare una patina d’impegno alla trama, contribuiscono invece a rendere la storia quasi ridicola, anche perché tutto, protagonisti per primi, sembra uscito da una rivista di moda: l’esilissima Kristin Kreuk non è realistica nel ruolo della poliziotta che sgomina bande di criminali a colpi di arti marziali mentre Jay Ryan, più che una bestia, sembra continuamente mettersi in posa come se si trovasse sul set di un servizio fotografico. La serie non si discosta dunque dai prodotti classici della The CW, ricalcando nei temi, nei dialoghi e nello stile saghe come quelle di “Twilight”. 

Presentata in anteprima al RomaFictionFest, la serie debutterà negli Stati Uniti il prossimo 11 ottobre, mentre in Italia arriverà in inverno, in onda su RaiDue.


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martedì 2 ottobre 2012

Last Resort, l'incubo della guerra secondo gli Usa


Presentata al Roma Fiction Fest la serie “Last Resort”: l’equipaggio di un sottomarino Usa si rifiuta di bombardare il Pakistan e, attaccato dallo stesso esercito americano, finisce per rifugiarsi su un’isola del Pacifico. Fantapolitica, battaglie e amore. A metà strada fra “Lost” e “Homeland” 


Sul tappeto rosa del Roma Fiction Fest è arrivato un ospite singolare: un sottomarino, che ha sfilato come un vero protagonista. In effetti il sommergibile è uno dei “personaggi” principali di Last Resort, serie targata ABC, che segue le vicende dell’equipaggio del sottomarino militare USS Colorado. 

Creata da Shawn Ryan, autore di “The Shield” e “The Unit”, “Last Resort” si immerge nell’azione insieme al sottomarino di Classe Ohio, capitanato dal comandante Marcus Chaplin (Andre Braugher) che, spalleggiato dal comandante in seconda Sam Kendal (Scott Speedman), si rifiuta di bombardare con testate nucleari il Pakistan senza un motivo specifico. Rifiutato l’ordine, il sottomarino viene attaccato dagli stessi soldati degli Stati Uniti che poco dopo sferrano l’attacco contro il Pakistan. Creduti morti, i superstiti dell’equipaggio si rifugiano su un’isola del sud del Pacifico, la Sainte Marina, dove prendono possesso di una base NATO. Qui scoprono di essere tra due fuochi: l’imminente guerra mondiale e la criminalità del luogo, che non vuole spartire l’isola con dei militari.

Presentata come una fusione tra “Lost” e “Homeland”, la serie affronta il tema della guerra preventiva, con intrighi politici non chiari. Girato da Martin Campbell, autore di film d’azione come “Vertical Limit”, “La maschera di Zorro” e “Casino Royale”, il pilot di “Last Resort” è un concentrato di adrenalina che in soli 60 minuti introduce un folto gruppo di personaggi, passa dall’ambiente chiuso del sottomarino a quello vasto di un’isola, introduce elementi di fantapolitica, scene di combattimento e relazioni amorose. 

Per il momento a emergere sono il comandante Chaplin, che rappresenta il militare ideale, quello che non esegue gli ordini ciecamente ma che riesce a vedere il quadro complessivo della situazione, il comandante in seconda Sam Kendal, interpretato da Scott Speedman, che torna in tv a dieci anni di distanza da “Felicity”, e l’ufficiale Joseph Prosser interpretato dal glaciale Robert Patrick, che è invece il soldato che esegue gli ordini senza domandarsi il perché. 

Presentata a Roma in anteprima a pochi giorni di distanza dal lancio americano, “Last Resort” arriverà sugli schermi italiani il prossimo 8 ottobre su Fox, canale 111 di Sky.


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Ripper Street, l'eterna caccia a Jack Lo Squartatore


Il giorno della BBC regala brividi agli spettatori della platea romana del RomaFictionFest. La divisione americana della leggendaria emittente britannica dimostra di fare le cose in grande: dopo il lancio di “Copper”, serie ambientata nella New York di fine ’800 che in Italia vedremo su Sky il prossimo 11 ottobre, ora è la volta di “Ripper Street”, nuova serie in costume che segue le vicende del detective Edmund Reid (Matthew Macfayden), poliziotto della Londra del 1889, che cerca di scoprire l’identità di Jack lo Squartatore.

Ritornata idealmente nella natia Inghilterra, BBC America allestisce uno prodotto ben confezionato, maturo, curato alla perfezione per tutto ciò che riguarda l’ambientazione di fine ’800, realistico nei costumi, scenografie, oggetti e luoghi, scritto con un taglio cinematografico e costruito intorno ai carismatici protagonisti. 

Il detective Edmund Reid, interpretato da Matthew Macfayden, il Mr. Darcy del film “Orgoglio e pregiudizio”, è un uomo risoluto, onesto, che cerca di rimanere concentrato sulla sua attività di tutore della legge nonostante il caso di Jack lo Squartatore lo abbia coinvolto a livello personale. Ad aiutarlo ci sono il suo vice, il sergente Bennet Drake, con il volto di Jerome Flynn, che interpreta Bronn in “Game of Thrones”, uomo dalla fisicità esuberante ma dall’animo nobile, e Homer Jackson (Adam Rothenberg), ex medico militare esperto di scienze forensi e frequentatore delle case chiuse della città grazie a cui è in contatto con le informatrici Susan (MyAnna Buring) e Rose (Charlene McKenna). 

Creata da Richard Warlow, sceneggiatore di “Mistresses” e “The Walking Dead”, “Ripper Street” getta nuovi punti di vista sui misteriosi delitti avvenuti nel quartiere di Whitechapel 120 anni fa, ritrovando le atmosfere torbide, misteriose ed inquietanti della Londra vittoriana. Grazie ad un cast eccellente e ben affiatato, un reparto produttivo che cura l’aspetto estetico come se si trattasse di un film, ad un ritmo serrato e ad una buona dose di british humour che stempera il clima cupo, “Ripper Street”, che debutterà in America questo autunno, si presenta come uno degli show più interessanti dell’anno, a conferma che la succursale americana della BBC è pronta per entrare prepotentemente sulla scena televisiva internazionale.



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Hunted, una spy story dal papà di X-files



Presentata in anteprima al Roma Fiction Fest, “Hunted” è la nuova serie prodotta da BBC One con protagonista Melissa George, in Italia andrà in onda su Sky 



Che l’aspetto non vi inganni. La bellezza di Sam Hunter (Melissa George) è quella della classica bambolina, invece lei è una macchina letale. Spia per un’agenzia segreta privata, Sam affronta missioni al limite dell’impossibile per cui deve interpretare diversi ruoli, sfoderare un buon talento interpretativo, avere occhi e orecchie sempre aperti e soprattutto essere pronta ad ogni tipo di situazione. Atleta dai polmoni d’acciaio, Sam corre, salta, rimane in apnea, combatte e spara con una precisione e una forza incredibili. Eppure, nonostante sia la migliore spia della sua organizzazione, qualcuno cerca di ucciderla. Ed è qualcuno che conosce bene. Scampata miracolosamente all’attentato, Sam ha ora un unico obiettivo: scoprire chi l’ha venduta e vendicarsi. 

Scritta da Frank Spotniz, sceneggiatore del cult “X-files”, “Hunted” è la nuova serie prodotta dalla Kudos Film and Television e Big Light Productions per BBC One, presentata in anteprima al RomaFictionFest, in onda in Italia a dicembre su Sky Uno HD. La scrittura di Spotniz è precisa, personaggi e situazioni sono delineati fin da subito con tratti distintivi netti. La protagonista Sam, una donna che deve affrontare più situazioni non facili contemporaneamente – la vendetta personale, il caso che le è stato affidato e un oscuro passato – si rivela un personaggio forte, empatico, con cui è facile identificarsi. A darle anima e soprattutto corpo è Melissa George, attrice australiana veterana della tv (tra i titoli più importanti cui ha partecipato ci sono “Alias”, “In treatment” e “Grey’s Anatomy”), che conferisce al personaggio credibilità grazie ad una prova fisica impressionante: corre, combatte, si allena, spara, si sporca senza risparmiarsi. 

“In America gli artisti hanno capito che è bello far vedere il proprio lavoro ogni settimana piuttosto che comparire ogni due anni” dice la George, ospite della prima giornata del RomaFictionFest in occasione dell’anteprima nazionale della prima puntata della serie. Diretta da Steven Soderbergh in “L’inglese” e da David Lynch in “Mulholland Drive” Melissa, già protagonista anche di serie tv di successo come “In Treatment”, “Gray’s Anatomy”, “Frineds” e “Streghe”, non vede oggi una grande differenza tra le produzioni televisive e quelle cinematografiche, dato che “il cinema si sta sempre di più rimpicciolendo e le tv ingrandendo”. 

“Posso definire questo in Hunted il ruolo della vita – commenta l’attrice – sette mesi di duro addestramento fisico e studio intensivo della tecnica di combattimento Kasi, al cinema usata generalmente da uomini come James Bond o Batman, mi hanno portato ad interpretare i combattimenti presenti nella serie in maniera così reale”. “Sono stata immediatamente colpita da questo personaggio – aggiunge – e volevo fortemente questo ruolo. Subito dopo il provino ero così convinta di averlo ottenuto, che già prima dell’annuncio cominciavo a comportarmi come Sam e, dato che vivo a New York, a pensare al mio trasferimento a Londra, dove si è girata la serie”. 

Oggi attrice di successo, Melissa George al festival ha parlato anche delle difficoltà di lavorare nel mondo dello spettacolo: “All’inizio della mia carriera ero stata ingaggiata per ben cinque programmi di fila, poi mai partiti per problemi vari. Ero stata pagata lo stesso, ma questo è frustrante per un’artista perché è impareggiabile vedere realizzato qualcosa su cui hai lavorato”. “La vita di un’attrice è solitaria – ha confidato la George – interpreti sempre qualcun altro, sei lontano dagli affetti, ed è stato lungo e impegnativo girare otto episodi di fila, ma anche molto gratificante”. 

Il suo personaggio è l’anima della serie e, come una sorta di angelo sterminatore, porta avanti la sua vendetta in maniera risoluta, affrontando ogni giorno dubbi, rimorsi e rabbia, dimostrando di essere una donna a tutto tondo e molto umana: finalmente una protagonista femminile complessa e tosta.


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I protagonisti della serie.
L'intervista a Melissa George.
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