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martedì 3 giugno 2014

Adrien Brody, da pianista a imperatore: "Sarò Carlo V, il più potente del mondo"

Il nuovo progetto dell'attore premio Oscar, "Emperor", diretto da Lee Tamahori. Il primo ciak in agosto, fra Repubblica Ceca e Belgio. "Ma se mi offrissero un personaggio dei fumetti sarei felicissimo..." 



ADRIEN Brody diventa Carlo V di Spagna. Si intitola Emperor il nuovo film che vede protagonista l'attore americano, che abbiamo incontrato a Cannes durante l'ultimo Festival del cinema, elegante in completo grigio perla, magrissimo, voce profonda. Diretto da Lee Tamahori, il film racconta l'asceda del signore del Sacro Romano Impero, "l'uomo più potente del mondo", dice Brody. "Il film prende ispirazione dalla situazione contemporanea dell'Europa - spiega il regista - sono affascinato dalla storia e nel periodo sotto Carlo V c'è il tentativo di unificare l'Europa, si comincia a parlare di moneta unica, comincia a essere concreto il problema delle migrazioni di massa, si diffonde la stampa. È un periodo in cui la Storia inizia a cambiare per sempre, si fanno grandi passi avanti. Mi affascina la figura di quest'uomo che ha regnato su un territorio vastissimo, minacciato da ogni lato, e ha cercato di lasciare la sua impronta nel mondo". Le riprese del film, scritto da Michael Thomas III e Jeffrey Hatcher, cominceranno ad agosto nella Repubblica Ceca e in Belgio ma l'attore, premio Oscar per Il pianista, ha già cominciato la sua campagna promozionale. 


Brody, una bella sfida. 
"Il mio compito è trovare la mia verità personale in un personaggio che è realmente esistito: nel film ci saranno molte interpretazioni ed elementi di fantasia, ma comunque rimarremo fedeli all'idea di come un uomo di quel tempo e con quel potere si sarebbe comportato. Il mio obiettivo è questo: rendere giustizia alla sua complessità e fornire le giuste sfumature". 

Conosce il personaggio, ha dovuto documentarsi... 
"Per ogni ruolo faccio un grande lavoro di ricerca, e passo gran parte del tempo ad assorbire e studiare i comportamenti umani. Rubo molti dettagli e li assimilo. Anche mia madre, che è una fotografa, ha questo stesso approccio: lei cerca sempre il messaggio silenzioso pieno di significato. E così faccio io: invece della macchina fotografica uso me stesso e cerco di trovare nel mio percorso personale un qualcosa che sia vero per farlo poi emergere quando interpreto un ruolo. Attualmente sono coinvolto in diversi progetti e per ognuno mi sento molto responsabile". 

Ha in mente qualche uomo di potere al quale ispirarsi? 
"Certamente, ma non mi piace fare nomi. Svelare così, seduti in una stanza, i segreti di come si costruisce un personaggio toglie un po' di magia al film: dissezionare il ruolo e svelare i miei riferimenti mi porta fuori. Il concetto stesso di celebrità è controproducente per la bellezza del cinema: non conoscere nulla della persona che interpreta quel determinato personaggio secondo me dà forza al film. Cerco sempre di tenere separati i miei personaggi dalla vita privata per non rovinare la bellezza e la magia del cinema". 

Ha spesso accettato ruoli complessi, drammatici. Se le offrissero un personaggio tratto da un fumetto? 
"Non mi offrono quei ruoli, non so perché. È curioso, perché avrei davvero voluto interpretare Joker: mi affascina molto, è scritto in maniera affascinante. Heath Ledger ha fatto un ottimo lavoro, ma per me sarebbe stata una benedizione: un ruolo del genere supportato da una produzione così e diretto da un regista del valore di Nolan. I cinecomics mi affascinano perché trasformano un disegno in qualcosa di vero e magico. Se mi dessero la possibilità di interpretare un villain e di dargli lo spessore degno di un attore, lo farei. Iron Man è un ottimo esempio: hanno dato a un grande attore la possibilità di fare suo il personaggio e di renderlo unico grazie al suo humour e alla sua personalità. In questo modo vengono coinvolti sia gli appassionati di fumetti che le persone che non hanno mai letto un albo. E poi, i cattivi sono sempre più divertenti da interpretare". 

L'attore in grado di interpretare Szpilman in Il pianista può entrare nelle scarpe di Schwarzenegger? 
"Ho fatto Predators esattamente per dimostrare questo. Ma restando allo stesso tempo fedele all'originale, pur conferendo un po' di modernità al personaggio. I soldati contemporanei non sono muscolosi come Arnold, ci abbiamo messo più realismo. Se devi fare un reboot oggi secondo me devi proporre qualcosa di nuovo e coraggioso rispetto all'originale. Per questo ringrazio Robert Rodriguez che ha lottato per me in Predators, nonostante lo scetticismo iniziale della Fox e le critiche dei fan. La soddisfazione poi l'ho avuta dopo il film: fan storici della pellicola mi hanno ringraziato per aver restituito genuinità alla serie".


Pubblicato su Repubblica.it

lunedì 12 novembre 2012

Diario di un Festival: DAY 3 - 11 novembre NASI E RISSE



E siamo arrivati alla terza giornata del Festival Internazionale del Film di Roma 2012. Una giornata in cui la commedia francese Populaire è stata una piacevole e leggera sorpresa: dopo il film di Valérie Donzelli, Main dans la main, quello di Règis Roinsard tiene alto l'onore della Francia, con un film d'epoca curato nello stile, con costumi in pieno stile anni '60 e una protagonista, Déborah François, che sembra Audrey Hepburn bionda.

L'altro film del giorno è stato 1942, film cinese di Feng Xiaogang, su una tragedia che ha causato la morte di 3 milioni di cinesi per fame.

FENG THE BOSS

Durante la conferenza stampa di 1942 Feng "The Boss" Xiaogang ha ammesso di essere finalmente riuscito a fare questo film che progettava da 20 anni perché è il regista numero 1 in Cina, quello che fa più soldi e il più fico di tutti. Parole sue. Dalla sciarpetta avevamo capito che era un tipo di un certo livello.

Feng "The Boss" Xiaogang


SOFFERENZA IN SALA STAMPA

Nel frattempo, la gente seria in sala stampa affrontava questioni di massima importanza: il derby. Abbiamo sofferto non poco. 




QUESTIONE DI NASO

Nel film di Xiaogang ha un ruolo anche Adrien Brody, che attualmente sta girando l'ultimo film di Paul Haggis qui a Roma, e che ha pensato bene di farsi un red carpet per staccare la mente dopo le fatiche del set. Magrissimo, con un atteggiamento alla "I'm the king of the world", il naso di Adrien Brody ha sfilato con eleganza sul tappeto rosso, tra i commenti di chi diceva: "La befana è arrivata prima quest'anno", "ammazza che nasca", "è brutto ma è proprio bello", "a bbbbonoooo!".

Adrien Brody



COLLATERAL PRESS ROOM

Verso le 7 di sera in sala stampa è stato girato il remake della scena in metropolitana di Collateral: un giornalista si sente male, si accascia per terra e nessuno si muove. Qualcuno alza gli occhi dal computer. Per fortuna gli addetti alla sala chiamano l'ambulanza.
Io mi sono accorta della cosa solo quando è entrata la barella in sala stampa.
"Hey Max, un uomo entra in sala stampa, qui al Festival di Roma, e muore. Pensi che qualcuno se ne accorgerà?".


RISSA IN SALA

Il bello però doveva ancora arrivare: giunta al cinema Barberini per recuperare il film di Takashi Miike, stavamo tutti per goderci il film quando è successo. Poi dicono che la violenza nei film non ha conseguenze: il film di Miike era cominciato da neppure 30 secondi che già stava per succedere il finimondo.
Un uomo ha cavallerescamente apostrofato una donzella che stava parlando in questi toni: "Se nun te stai zitta te rompo er c***!". 
Lei, con altrettanta gentilezza, gli ha risposto: "Er c*** rompilo a quella z****** de' tu' moje!". 
E il gioco è fatto!
Urla, mani che volavano, proiezione interrotta, signore allontanato.
Strano che alla fine del film nessuno abbia imbracciato un fucile da caccia.


E questo è quanto, anche i cinefili possono vivere pericolosamente.
Alla prossima puntata.

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