Visualizzazione post con etichetta the strain. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta the strain. Mostra tutti i post

venerdì 10 ottobre 2014

GUILLERMO DEL TORO: 50 ANNI DI MOSTRI

Il regista messicano cresciuto a pane e racconti di Lovecraft compie 50 anni: traguardo che si accompagna a una maturità artistica e stilistica all'insegna dell'amore per i mostri e il fantastico 




Chissà come festeggerà i suoi primi 50 anni Guillermo Del Toro, regista messicano originario di Guadalajara e ora residente a Los Angeles, dove, accanto alla residenza in cui convive con la moglie Lorenza e le figlie Mariana e Marisa e, possiede una casa-studio, ribattezzata “The Bleak House”, vero e proprio museo per cinefili, dove custodisce oltre settemila film, migliaia di libri (tutte prime edizioni rare) e memorabilia che farebbero impazzire qualsiasi collezionista, tra cui una statua a grandezza naturale dello scrittore Howard Phillips Lovecraft, sua fonte di ispirazione. Forse si regalerà un nuovo pezzo per la sua collezione, sicuramente festeggerà davanti a una tavola riccamente imbandita, lui che ha provato a essere vegano per quattro anni e poi ha ceduto, e che ha dichiarato di “non fidarsi dei registi troppo magri”. 

Per Del Toro la bulimia del corpo è seconda solo a quella dell'amore per il cinema e i mostri, passione che lo accompagna fin dalla tenera età: per sua stessa ammissione, da bambino aveva sogni lucidi in cui vedeva strane creature invadere la sua stanza: "La paura per quelle creature non mi faceva andare in bagno, tanto da farmi letteralmente bagnare il pigiama. Feci un patto con loro: sarei diventato loro amico a patto che mi lasciassero andare in bagno. Faccio la pipì normalmente da allora ma ora convivo con i mostri". Il fantastico e il sovrannaturale hanno influenzato il regista da sempre, a causa della sua educazione cattolica e della nonna che tentò in più occasioni di esorcizzarlo per via della sua passione per le creature inquietanti. 

Appassionato di letteratura gotica e fantastica, amante di Kubrick e Hitchcock, divoratore di fumetti e manga, Guillermo Del Toro è riuscito a costruire uno stile riconoscibile, fin dagli esordi come makeup artist cinematografico, professione svolta per dieci anni prima di passare alla regia, riuscendo nell'intento di raccontare storie già viste con un approccio originale, lezione appresa da un altro dei suoi riferimenti culturali, Stephen King, di cui cita spesso la frase: “Tutte le canzoni sono già state cantate, bisogna quindi riuscire a raccontare una vecchia storia con una nuova voce”. 

Ripercorriamo quindi la vita e la carriera di uno degli autori più interessanti, poliedrici e personali del panorama cinematografico contemporaneo. 


Religione, insetti, obitori e fantasmi 



Uno stile così particolare come quello di Del Toro non può che essere nato da una fantasia fuori dal comune colpita da elementi singolari: la cultura cattolica del regista, per sua stessa ammissione, lo ha profondamente segnato (non a caso croci e angeli sono sempre ben presenti nei suoi film), così come i colori forti del suo paese d'origine, il Messico. Amante fin da piccolo di insetti, orologi e meccanismi in generale, Del Toro ha cominciato a disegnare a sette anni e già allora vendeva fumetti realizzati da lui a parenti e amici. Il colore ha importanza fondamentale per il regista, che tende a dare un significato a ogni tonalità: amante del color ambra, dominante in tutte le sue opere, Del Toro tratta quasi con sacralità il rosso, simbolo del sangue e della vita. Anche la morte ha avuto grande effetto su di lui: la violenza del luogo dove ha vissuto da bambino e la vicinanza a un obitorio durante un periodo della sua adolescenza lo hanno segnato, portandolo a documentarsi su malattie e parassiti e ad appassionarsi alle immagini di organi e fluidi biologici, inseriti in ogni sua pellicola. Del Toro ricorda inoltre spesso un episodio particolare della sua infanzia: afferma di aver percepito distintamente, a 12 anni, il fantasma dello zio, esperienza all'origine del film La spina del diavolo. Una testimonianza che in bocca a qualunque altro regista sembrerebbe una trovata pubblicitaria o uno scherzo, ma che raccontata da Del Toro assume tutto un altro valore. 


Le fonti di ispirazione 



Accanto al background familiare e ambientale, non si possono non citare i riferimenti culturali del regista: estimatore ai limiti del fanatismo di Stanley Kubrick e Alfred Hitchcock, Del Toro spazia da racconti dell'orrore, in particolare il gotico vittoriano, a fumetti e manga, mostrando ammirazione in particolare per H.P. Lovecraft, Stephen King, Victor Hugo, Charles Dickens e Oscar Wilde. Per quanto riguarda la musica ha detto di amare soprattutto Pink Floyd e Peter Gabriel, mentre il film che più lo ha segnato è La moglie di Frankenstein, con Frankenstein a guidare la sua personale top3 dei mostri preferiti, seguito dal mostro della lagune e l'uomo lupo. La passione di Del Toro per la letteratura lo ha inoltre portato a curare la collana della casa editrice Penguin dedicata ai racconti dell'orrore. 


Necropia e "gli incubatori di idee" 



I primi passi di Del Toro nel mondo del cinema sono cominciati molto presto grazie alla sua passione per il trucco di scena: il regista ha fatto del suo amore per i modellini e i materiali una vera e propria professione. Istruito da Dick Smith, makeup supervisor di L'esorcista, Del Toro ha realizzato, a 21 anni, il suo primo cortometraggio, Dona Lupe, nel 1985. Makeup supervisor per dieci anni, Del Toro ha anche fondato la sua compagnia di trucco cinematografico, chiamata Necropia. Fin dall'adolescenza, tutto il lavoro di Del Toro è documentato in una serie di diari che il regista chiama “incubatori di idee” e che non ha mai abbandonato nel corso degli anni: a ogni film Del Toro comincia un nuovo diario e pare che li conservi tutti gelosamente tranne quello di Cronos, finito nelle mani di James Cameron e mai più restituito. Questo zibaldone pieno di appunti e disegni è diventato un volume, edito da Harper Design, chiamato “Guillermo Del Toro's cabinet of curiosities – My notebooks, collections and other obsessions” e uscito nel 2013. 


Cronos 



L'esordio al cinema di Del Toro risale al 1993: in Cronos, suo primo lungometraggio, il regista ha inserito tutte le sue ossessioni. Un anziano proprietario di un banco di pegni trova un oggetto misterioso in grado di donare la vita eterna: tra angeli, congegni, insetti, lo sguardo innocente di una bambina e vampiri, lo stile del regista è già ben preciso e riconoscibile, con il tentativo, riuscito, di raccontare il vampirismo al tempo stesso come un sacramento e una dipendenza, cercando di ricreare la mitologia vampiresca attraverso l'alchimia. La pellicola segna anche l'inizio della collaborazione di Del Toro con il suo attore feticcio, Ron Perlman, con il quale instaura da allora una fruttuosa collaborazione e un'amicizia anche fuori dal set, e con il direttore della fotografia Guillermo Navarro. Il successo è clamoroso: il film vince nove riconoscimenti in patria e si aggiudica il premio della Settimana della Critica al festival di Cannes. 


Il lato oscuro di Hollywood e un rapimento 



Con un tale successo al film d'esordio, il richiamo di Hollywood non si è fatto attendere a lungo: il secondo film del regista è Mimic (1997), pellicola che Del Toro collega al periodo peggiore della sua vita. Ancora una volta Del Toro parla di insetti e malattie, ma questa volta deve scontrarsi con i fratelli Weinstein, che non gli concedono il final cut del film. Contemporaneamente, suo padre viene rapito in Messico e liberato dopo 72 giorni in seguito al pagamento di un riscatto: Del Toro decide quindi di lasciare la terra natia e trasferirsi a Los Angeles. Vergognatosi per anni del suo secondo film, nel 2011 Del Toro si è tolto una soddisfazione: in quell'anno è uscita la versione "director's cut" di Mimic, che lo ha finalmente riconciliato con la più sfortunata delle sue creature: “Ora posso dire di amare tutti i miei film”, ha commentato il regista. 


Tequila Gang e La spina del diavolo 



Scottato dall'esperienza hollywoodiana, a fine anni '90 Del Toro ha fondato la sua casa di produzione, La tequila gang, ed è tornato girare nella sua lingua madre, lo spagnolo, realizzando, nel 2001, La spina del diavolo, storia di fantasmi ambientata durante la Guerra Civile Spagnola, periodo storico che lo appassiona, e primo film di una “trilogia spagnola” dedicata all'infanzia, che comprende anche Il labirinto del fauno, e al momento ancora incompiuta. 


Pace fatta con Hollywood: Blade e Hellboy 



Il brutto rapporto di Del Toro con Hollywood si è finalmente risanato grazie a Blade II (2002), film con protagonista Wesley Snipes tratto dai fumetti Marvel. Sul set di questo film Del Toro ha conosciuto Mike Mignola, creatore di Hellboy, con il quale si è creata una proficua collaborazione che ha portato il regista messicano a dirigere ben due film dedicati al diavolo rosso interpretato da Ron Perlman. Per dirigere Hellboy, personaggio di cui è un grande fan, Del Toro ha rinunciato a Blade III: al film si è aggiunto poi, nel 2008, il sequel, Hellboy Golden Army e pare che arriverà presto anche il terzo capitolo. 


Il labirinto del fauno, gli Oscar e i piedi a panino 



Dopo tanti vampiri e diavoli, la consacrazione di Del Toro è arrivata nel 2006 con un film scritto e diretto dal regista, Il labirinto del fauno, struggente storia di una bambina che vede creature e mondi misteriosi sullo sfondo della Guerra Civile Spagnola. I dolci occhi della protagonista Ofelia (Ivana Baquero) mostrano allo spettatore un mondo sotterraneo fatto di ombre e magia, in cui creature allo stesso tempo affascinanti e terrificanti incarnano le paure e i sogni di una bambina costretta a crescere prematuramente. Una storia che ha incantato e commosso il pubblico di mezzo mondo, in cui il talento visionario di Del Toro, creatore del design e di tutte le creature del film, è espresso al meglio, portando la pellicola a vincere ben tre premi Oscar, tra cui quello per la miglior fotografia di Guillermo Navarro. Del Toro ha raccontato un aneddoto curioso sulla serata degli Oscar del 2007: “Ricordo che avevo le scarpe strette perché ho i piedi come Fred Flintstone: sono panini umani! Ero allo stesso tempo immensamente felice e piegato dal dolore”. 


Pacific Rim e computer grafica 



Da amante degli effetti speciali di fattura artigianale, Del Toro ha dichiarato di amare anche il digitale ma di utilizzarlo sempre come ultima risorsa. Per realizzare un suo sogno d'infanzia, il regista messicano ha però abbracciato in toto la computer grafica e il green screen: Pacific Rim (2013), scontro titanico tra robot e mostri alieni, ovvero jaeger e kaiju, è un tripudio di effetti speciali, che il regista ha diretto “con l'entusiasmo di un bambino di 11 anni”. Buon successo commerciale, soprattutto in Cina, e grande omaggio ai cartoni animati giapponesi. Il sequel, già annunciato, arriverà nel 2017. 


I progetti mai realizzati: “Il fallimento è successo latente” 



Accanto a tanti film che portano il suo marchio indelebile, ci sono anche diversi progetti sognati dal regista e mai andati in porto: il film tratto dal libro di Lovecraf "Alle montagne della follia" è uno spettro che continua a sfuggire da anni a Del Toro, mentre persa per sempre è la sua versione di "Lo Hobbit", che inizialmente avrebbe dovuto dirigere e che poi è stato invece affidato a Peter Jackson. Sui due anni passati in Nuova Zelanda a lavorare a "Lo Hobbit", di cui è rimasto co-sceneggiatore, Del Toro ha detto: “Fare un casino è essenziale. Penso al fallimento come a successo latente. Ogni esperienza nella vita è neutra: sta a noi trasformarla in un'evoluzione o in involuzione”. Tra gli altri progetti sfumati di Del Toro figurano anche una serie di animazione horror per la Disney chiamata Disney Double Dare You, fatto che ha spinto il regista ad avvicinarsi alla Dreamworks, e la regia dei nuovi film di Star Wars, per cui inizialmente si era fatto il nome di Del Toro, affidati poi a J.J. Abrams, episodio che il regista ha commentato così: “Pensare di dirigere Star Wars è come pensare di uscire con una supermodella: non penso a queste cose”. 


The Strain 



Uno dei progetti più personali del regista è senz'altro The Strain: nata come una trilogia di romanzi scritta a quattro mani con l'amico Chuck Hogan, la saga sui vampiri, ribattezzati "strigoi", di Del Toro è stata trasformata quest'anno in una serie televisiva prodotta da FX insieme a Carlton Cuse, sceneggiatore di Lost. Nella serie, che deriva direttamente dalle ossessioni giovanili del regista e si rifà ai suoi primi lavori cinematografici, Del Toro cerca di creare una nuova mitologia vampiresca e riunisce in una sola opera tutti i suoi elementi caratteristici: il gusto per il dettaglio macabro, gli organi sotto formalina (immagine che ha dato il la alla storia e che Del Toro ha ritrovato disegnata in un suo diario risalente a 22 anni fa), le luci al neon, i parassiti, i vampiri e l'eterna lotta tra razionalità e sentimento. Un prodotto di genere ben confezionato, che Del Toro ha scritto, diretto e curato nel design, soprattutto quello delle creature. La prima stagione si è conclusa in questi giorni e tornerà per una seconda, e presumibilmente anche una terza, il prossimo anno. 


Trovare se stessi nelle storie 



Il successo di Del Toro è dovuto alla sua vasta cultura, che spazia da riferimenti alti alla cultura pop, all'insaziabile curiosità, che continua a stimolarlo anche a 50 anni (sua la frase "la curiosità per me è tutto: quando perdiamo la curiosità perdiamo l'immaginazione e diventiamo vecchi"), all'entusiasmo da appassionato folle (e nerd) e a un gusto per il dettaglio e l'immagine che lo rende immediatamente riconoscibile. Amato da colleghi e amici (tra cui figurano anche i registi messicani di maggior successo come Alfonso Cuaron, Alejandro Iñarritu e Robert Rodriguez), con cui tende a collaborare più volte come nel caso di Perlman e Navarro, la vera forza di Del Toro sta nell'amare profondamente la fantasia e le storie, storie in cui ama perdersi e ritrovarsi, a prescindere da quello che pensa la gente, come ha ribadito con forza più volte: “Raccontiamo storie perché abbiamo un vuoto nel cuore. Questo vuoto non si riempie con il successo, ma con le storie che raccontiamo. Anche se a volte non sono apprezzate, io amo le mie storie a tal punto che le critiche degli altri non mi fanno mai dire "la devo smettere" ma piuttosto "fanculo, devo prevalere!"”.


Pubblicato su Movieplayer.

THE STRAIN: COMMENTO AL FINALE DELLA STAGIONE 1, THE MASTER

Eph e gli altri si preparano a combattere una battaglia disperata contro il Maestro, mentre New York si appresta sempre più a diventare l'Inferno sulla Terra 




Plot 

Rinvigorito dal sangue del Maestro, Palmer è pronto a servirlo con ancora più devozione dato che, come gli rivela Eichorst (Richard Sammel), non ha ancora ottenuto l'immortalità: per quella è essenziale che il Maestro inietti nel suo corpo il verme. Come prima cosa, Palmer si reca al banco dei pegni di Setrakian (David Bradley) e confisca tutte le armi e i libri del vecchio: l'uomo prende addirittura il cuore di Miriam (Adina Verson). Disgustato dal comportamento del suo superiore, Fitzwilliam (Roger R. Cross) decide di abbandonarlo. Palmer va dunque dal segretario della salute Maggie Pierson (Maria Ricossa), allarmata dal video trasmesso da Eph (Corey Stoll) e decisa a dichiarare la quarantena per Manhattan, e la uccide: il dottor Barnes (Daniel Kash), sconvolto, si dimostra molto più favorevole a collaborare e blocca l'operazione. Non se la passa meglio Gus (Miguel Gomez) che, prigioniero, scopre di essere stato reclutato dai vampiri cacciatori di strigoi per diventare il loro "guerriero della luce", non temendo il sole. Gus viene così a sapere che il Maestro non è l'unico vampiro originale: ci sono altre tre creature come lui, dormienti, protette da questa seconda fazione di vampiri. 

Nel frattempo Eph e Fet (Kevin Durand) trovano il nido del Maestro, che si trova in un vecchio teatro comprato dal cantante Bolivar (Jack Kesy), ora uno degli strigoi. Studiando il luogo, i due scoprono che i vampiri stanno ricostruendo la bara del loro padrone. Organizzatosi, il gruppo decide di attaccare in pieno giorno, così da poter sfruttare la luce del sole: grazie alla dinamite di Fet, il gruppo riesce ad arrivare al Maestro, ma Eichorst li separa. Dutch (Ruta Gedmintas), Nora (Mía Maestro) e Fet affrontano Eichorst, mentre Setrakian e Eph inseguono il Maestro: dopo una lotta durissima, il dottore riesce a spingere il Maestro fuori da una finestra, in pieno sole. Contrariamente a quanto credevano però, il Maestro riesce a sopravvivere e scappa attraverso le fogne della città. Spinto dal figlio Zach (Ben Hyland), Eph torna a casa, dove trova Kelly (Natalie Brown), ormai totalmente trasformata: distrutto, l'uomo cerca di ucciderla, ma la donna scappa. Per la prima volta dopo anni, il dottore beve un bicchiere di alcool e, insieme agli altri, lascia la città, ormai territorio del Maestro. 


Cosa ci è piaciuto 

La battaglia del gruppo contro il Maestro: articolata come un videogioco a livelli, in cui i protagonisti procedono passo dopo passo verso il mostro più importante (e che per questo ricorda vagamente il film con Bruce Lee L'ultimo combattimento di Chen), la lotta di Eph e gli altri è il pezzo forte del finale, con una serie di duelli e scontri al cardiopalma. Interessante anche la scoperta dell'esistenza di altri tre vampiri originali dormienti, fatto che ricorda la saga di Underworld, e che rende il Maestro una sorta di Lucifero staccatosi dai suoi simili per hybris. 


Cosa non ci è piaciuto 

L'incontro tra Eph, Zach e Kelly trasformata avrebbe potuto essere più emozionante e invece si conclude molto in fretta: scelta sicuramente più fedele al libro e più realistica, ma che smorza leggermente il pathos del finale. Il fatto però che questa non sia l'ultima stagione e che Kelly sia scappata, fa supporre che l'incontro clou con Kelly arriverà in futuro. 


L'angolo del mostro 

Grazie agli occhi di Gus scopriamo che il Maestro non è il solo vampiro originale esistente: ci sono altri tre esseri come lui, tenuti dormienti da un'altra fazione di vampiri che ha come scopo quello di eliminare la progenie del Maestro. 




What's next 

La seconda stagione di The Strain è stata confermata e, presumibilmente, Guillermo del Toro e Chuck Hogan faranno coincidere i nuovi episodi con il secondo libro della loro trilogia letteraria. Esperimento riuscito di Del Toro (Leggi il nostro speciale sul regista), che, come un alchimista, ha creato una summa dei suoi primi lavori, attingendo a vari elementi di Cronos (1993), soprattutto per quanto riguarda i parassiti come creatori di vampiri, e Mimic (1997), i cui mostri-insetto ricordano molto gli strigoi dotati di pungiglione, cercando di realizzare una sua personale versione del vampirismo, visto allo stesso tempo come un sacramento e una dipendenza, The Strain ha portato l'horror con l'h maiuscola in televisione. Grazie a effetti speciali artigianali, alla tensione basata soprattutto sulle atmosfere e all'azione ben orchestrata, The Strain ha uno stile ben preciso, grazie soprattutto al tocco inconfondibile di Del Toro, che ha creato dei mostri terrificanti e affascinanti allo stesso tempo. Il regista messicano ha dichiarato che cercherà di essere molto più presente nella seconda stagione, sia sul set che in fase di scrittura, e questo non potrà che giovare alla serie, che ha comunque già dimostrato di poter appassionare il pubblico con questi primi 13 episodi, entrando di diritto nella rosa delle migliori serie di genere presenti in televisione. Per quanto riguarda i personaggi, alcuni sono già da ora dei "pezzi da novanta", Setrakian, Fet e Eichorst su tutti, anche grazie al carisma dei loro interpreti, mentre altri aspettano ancora di sbocciare, come Gus. Nella nuova stagione ci aspettiamo dunque di scoprire qualcosa in più sulla faida nata tra il Maestro e gli altri vampiri originali e magari di vedere una grande battaglia tra i due schieramenti.


Voto: 3,5/5


Pubblicato su Movieplayer.

venerdì 3 ottobre 2014

THE STRAIN: COMMENTO ALL'EPISODIO 1X12, LAST RITES

Tra flashback e tentativi di fare la cosa giusta, si avvicendano vecchie e nuove perdite, a vantaggio di un Maestro sempre più potente 




Plot 

Tornata sui suoi passi, Dutch (Ruta Gedmintas) si presenta nuovamente al banco dei pegni di Setrakian (David Bradley), dove si offre di mandare in onda su ogni tv e radio il dottor Goodweather (Corey Stoll) utilizzando l'Emercency Alert System, dando così modo al patologo di avvertire la popolazione di New York. La donna si fa aiutare da Vasily (Kevin Durand) e grazie alla confidenza che si è creata tra i due riusciamo a scoprire qualcosa di più sul passato dell'hacker: introdotta alla teconologia dal padre, morto quando aveva solo 12 anni, Dutch è entrata in conflitto con la madre, risposatasi troppo presto. Scappata di casa a 15 anni, la ragazza è arrivata in America per amore di una ragazza. 

Ancora sconvolto per essersi fatto sfuggire il Maestro, Setrakian ripensa a sua moglie, Miriam (Adina Verson), morta nel 1967 in Albania per colpa del Maestro: attirato in una trappola, Setrakian non è riuscito a impedire che Miriam fosse trasformata. Scopriamo quindi che il cuore che l'uomo conserva gelosamente è proprio quello della moglie e che è stato lo stesso Setrakian a strapparglielo dopo averla uccisa una volta mutata in strigoi. Nel frattempo Gus (Miguel Gomez) rapisce Alonso Creem (Jamie Hector), il criminale cui ha rivenduto auto rubate, e lo costringe a dargli armi e denaro. Arrivato nel suo covo, Gus scopre che Creem è invischiato in un ricco affare che ruota attorno a dei container: sperando di ottenere una somma maggiore, l'uomo si fa portare al molo dove sono depositati. Qui Gus si rende conto, a sue spese, che i container sono pieni di strigoi: quando tutto sembra perduto, arrivano in suo soccorso i vampiri che lottano contro gli altri strigoi, visti nell'episodio “For Services Rendered”. 

Grazie all'abilità di Dutch, Ephraim riesce a trasmettere l'allarme, ma, appena finito il messaggio, il gruppo è attaccato da un gruppo di strigoi di stadio più evoluto guidati da Eichorst (Richard Sammel): la madre di Nora, Mariela (Anne Betancourt), è uccisa e gli altri sono costretti a rifugiarsi nel seminterrato. Setrakian ha costruito un passaggio d'emergenza grazie al quale possono mettersi in salvo, ma Nora (Mia Maestro) deve prima affrontare la terribile prova di decapitare la madre, ormai contagiata. Se per i più la morte è un viaggio senza ritorno, per Palmer (Jonathan Hyde) è invece l'occasione di ottenere una nuova vita: il Maestro salva l'uomo d'affari proprio in punto di morte, trasformandolo in uno di loro. 


Cosa ci è piaciuto 

In questo episodio viene finalmente approfondita la figura di Dutch, fino a ora trascurata e gestita con leggerezza, facendola apparire e sparire come se fosse la pedina di un gioco da tavolo e non un personaggio con cui lo spettatore deve relazionarsi. Grazie al rapporto che ha instaurato con Vasily siamo riusciti a conoscerla meglio e a scoprire anche che il derattizzatore in fondo ha il cuore tenero, soprattutto quando si tratta dell'hacker bionda. Da sottolineare anche come in questa puntata si siano presi di nuovo in mano i fili della storia: finalmente abbiamo nuovamente notizia dei vampiri cacciatori di strigoi; Palmer, grazie alla trasformazione, è uscito dalla fase di stallo in cui si trovava fin da inizio stagione e, a costo di sembrare insensibili, è stato tagliato un altro ramo secco, ovvero il personaggio della madre di Nora, fino a ora servita soltanto a definire meglio il personaggio della figlia e a mettere in pericolo il figlio di Eph. Impagabile, come sempre, l'attore Richard Sammel nei panni di Eichorst: il suo sorriso a metà tra la follia e il sadismo è una delle armi vincenti di The Strain. 


Cosa non ci è piaciuto 

Non molto: quando non ci sono azione e terrore, The Strain perde un po' di forza, ma in questo episodio i sentimenti dei personaggi sono trattati in maniera funzionale alla storia, facendo capire che, a volte, per combattere un grande male è necessario lasciare indietro quello che si ama di più, in vista di una causa più importante. 


L'angolo del mostro 

Questa volta l'angolo del mostro è dedicato a un diverso tipo di “mostruosità”: quella di Palmer, un uomo che, pur di prolungare la sua già lunga e ricca vita, è disposto a sacrificare migliaia, e in prospettiva milioni, di altre persone e la sua stessa umanità.




What's next 

Moltissime nuove domande aspettano risposta: ora che il Maestro e Eichorst danno la caccia a Setrakian e agli altri, come se la caverà il gruppo? Che ruolo hanno i vampiri cacciatori di strigoi? Quando sapremo perché hanno deciso di uccidere i propri simili? C'è un altro Maestro che ha dato origine a una diversa stirpe di vampiri? Perché hanno catturato Gus? Ora che è stato trasformato, quale sarà il ruolo di Palmer? 


Voto: 3,5/5


Pubblicato su Movieplayer.

sabato 27 settembre 2014

THE STRAIN: COMMENTO ALL'EPISODIO 1X11, THE THIRD RAIL

Setrakian e gli altri cercano di stanare il Maestro per mettere fine all'epidemia, ma da cacciatore a preda, soprattutto quando si tratta di vampiri, il passo è breve 




Plot 

Setrakian (David Bradley) e gli altri hanno intenzione di arrivare al Maestro e ucciderlo, così da fermare l'epidemia. Il gruppo progetta di stanarlo nei sotterranei della metropolitana, dove si rifugia la maggior parte degli strigoi. Per affrontare la missione, Vasily (Kevin Durand) costruisce una bomba a raggi UV. Giunti al terzo binario, dove scoprono che le creature possono essere uccise anche con l'elettricità, i cacciatori di strigoi cadono in una trappola: il Maestro usa la moglie di Ephraim (Corey Stoll) contro di lui ed è quasi sul punto di ucciderlo, quando Vasily lo salva grazie alla bomba. 

Per Setrakian è un duro colpo, il Maestro gli è sfuggito un'altra volta: sconvolto dalla rabbia, distrugge la bara intarsiata della creatura, così da non poterlo più far riposare. Nel frattempo Zack (Ben Hyland) e Mariela (Anne Betancourt), rimasti soli al banco dei pegni, rischiano di essere contagiati quando il ragazzino va a cercare delle sigarette per la donna, così come Gus (Miguel Gomez) che, tornato a casa, trova la madre e il fratello mutati. 


Cosa ci è piaciuto 

Insieme al pilota diretto da Guillermo Del Toro e agli episodi numero quattro e otto, rispettivamente "It's not for everyone"e "Creatures of the Night", "The Third Rail" è, fino a ora, il migliore episodio di The Strain: quando i dialoghi e le spiegazioni lasciano il posto all'azione, la serie sugli strigoi decolla. Nel costruire situazioni in cui l'angoscia e la tensione bloccano e attanagliano i protagonisti, così come lo spettatore, The Strain si sta rivelando un abile tessitore: la sequenza ambientata nella metropolitana, con l'orrore letteralmente a portata di mano, è una delle migliori scene horror viste in tv negli ultimi anni. La forza di The Strain sta nel tornare ai trucchi base dello spavento: effetti speciali stupefacenti non servono, per far sudare freddo il pubblico basta un sapiente uso delle luci e del buio, delle creature dal design spaventoso e un tunnel stretto. 


Cosa non ci è piaciuto 

La gestione del personaggio di Dutch (Ruta Gedmintas): introdotta nelle prime puntate, ripescata miracolosamente nell'ottavo episodio, dove ha incontrato i protagonisti ritrovandosi, guarda caso, proprio nello stesso supermercato, ora è di nuovo uscita improvvisamente di scena con motivazioni ridicole. Per fortuna gli autori non hanno fatto lo stesso con Gus, che in questa puntata ha rischiato a sua volta di essere unito al gruppo grazie a un supermarket. 


L'angolo del mostro 

Uno degli aspetti più interessanti di The Strain è che scopriamo la mitologia dei vampiri insieme ai protagonisti: questa volta la rivelazione dell'episodio è che gli strigoi possono essere uccisi anche con la corrente elettrica. 




What's next 

Moltissime domande non hanno ancora trovato risposta: ora che Ephraim sa che il Maestro usa l'ex moglie contro di lui, riuscirà a non cadere più in trappola? Adesso che il Maestro sa che Setrakian e gli altri gli stanno dando la caccia, tenterà di ucciderli tutti? Che ruolo avrà Gus? Si unirà presto al gruppo? Dutch si darà ancora da fare per rimediare al suo errore? E soprattutto: quando sapremo qualcosa di più sugli strigoi che cacciano i propri simili? 


Voto 4,5/5


Pubblicato su Movieplayer.

domenica 21 settembre 2014

THE STRAIN: COMMENTO ALL'EPISODIO 1X10, LOVED ONES

Un avvenimento infausto sconvolge il dottor Goodweather, mentre Dutch cerca di rimediare al suo errore 




Plot 

Al banco dei pegni di Setrakian (David Bradley), Zach (Ben Hyland) trova un computer funzionante attraverso cui riesce a rintracciare il telefono della madre: Ephraim (Corey Stoll) si mette dunque alla ricerca di Kelly (Natalie Brown) e nel percorso scopre che il telefono è ora in possesso di una senza tetto. Facendosi guidare dalla donna nel punto in cui ha trovato l'apparecchio, Eph ritrova la macchina dell'ex moglie, in cui ci sono tracce di sangue. Il dottor Goodweather capisce che anche Kelly potrebbe essere stata contagiata: il dubbio si trasforma in certezza quando, arrivato a casa di Diane (Inga Cadranel), la migliore amica di Kelly, trova la donna e il figlio contagiati, con ancora in mano la collanina strappata dal collo della donna. Nel frattempo Dutch (Ruta Gedmintas) vuole rimediare al suo errore e, insieme a Vasily (Kevin Durand), si introduce nel grattacielo dell'azienda di Edrich Palmer (Jonathan Hyde): la coppia viene immediatamente scoperta e il confronto della donna con il magnate non ha successo. Palmer ordina al suo braccio destro Fitzwilliams (Roger R. Cross) di liberarsi dell'hacker, ma l'uomo, sconvolto dalla piega assunta dagli eventi a causa delle scelte del suo capo, decide di risparmiare la vita a Dutch e Vasily. 


Cosa ci è piaciuto 

Forse è sconveniente dirlo, ma il piatto e noioso personaggio di Kelly, fino a ora rappresentata semplicemente come l'ex moglie delusa, con il contagio ha guadagnato diversi punti: grazie a lei possiamo assistere "dall'interno" all'intero processo di trasformazione in strigoi, riuscendo persino a vedere le cose attraverso i suoi occhi. Uno stratagemma narrativo ben sfruttato che, alternato alla disperata ricerca parallela di Ephraim, si rivela efficace anche dal punto di vista emotivo. 


Cosa non ci è piaciuto 

Se la trasformazione di Kelly è vincente, il tentativo di Dutch di rimediare all'errore commesso è molto meno convincente: una hacker così esperta avrebbe dovuto elaborare un piano migliore, inoltre anche l'improvviso cambiamento di idee di Fitzwilliams è un po' forzato. Non convince nemmeno il ritrovamento da parte di Zach del telefono della madre: la rete è giù da giorni e il ragazzino riesce magicamente a far funzionare un computer rintracciando il cellulare? Scorciatoie narrative che fanno storcere il naso. 


L'angolo del mostro 

Grazie alla trasformazione di Kelly in strigoi abbiamo scoperto come vedono i vampiri: una volta mutati vedono le persone come sacche di sangue ambulanti, di cui riescono a individuare ogni vaso del sistema circolatorio. 




What's next 

Ora che Ephraim sa che Kelly è diventata un vampiro, come reagirà quando la ritroverà? Il Maestro potrebbe usare questa sua debolezza contro il dottore? Vista la sua preoccupazione circa le scelte del proprio capo, Fitzwilliams in futuro potrebbe rivelarsi fondamentale per la lotta contro Il Maestro? 


Voto 4/5


Pubblicato su Movieplayer.

THE STRAIN: COMMENTO ALL'EPISODIO 1X09, THE DISAPPEARED

Dopo l'adrenalinica battaglia nel supermercato, il gruppo si concede un momento per riprendere fiato e individua un nuovo obiettivo da seguire 





Plot 

Ancora sconvolto dalla morte di Jim (Sean Astin), Ephraim (Corey Stoll) vuole correre a casa per accertarsi che suo figlio Zach (Ben Hyland) stia bene: qui trova Matt (Drew Nelson), il nuovo compagno della moglie ormai trasformato, intento a dare la caccia al bambino. Eph uccide allora Matt e affida Zach a Setrakian (David Bradley) mentre lui e Nora (Mia Maestro) si disfano del corpo. Preso con sé il bambino, Setrakian accompagna a casa Dutch (Ruta Gedmintas), che scopre che la sua compagna, Nikki (Nicola Correia Damude), le ha rubato tutti i soldi ottenuti da Palmer (Jonathan Hyde): la donna decide quindi di seguire Setrakian. Arrivati al banco di pegni, Dutch rivela al vecchio che è stata lei a far saltare le comunicazioni di New York, piazzando quattro congegni agli angoli della città che bloccano la fibra ottica. 

Nel frattempo Gus (Miguel Gomez) e Felix (Pedro Miguel Arce) vengono trasferiti dalla stazione di polizia al carcere, ma durante il tragitto Felix si trasforma in strigoi e attacca gli altri detenuti: Gus riesce a scappare, ma prima è costretto a uccidere l'amico. Grazie a dei flashback, scopriamo inoltre che Setrakian tentò, senza successo, di uccidere il Maestro mentre era prigioniero al campo di concentramento e che Eichorst è stato trasformato in vampiro, direttamente dal Maestro, proprio in quel periodo. 


Cosa ci è piaciuto 

The Disappeared è al momento uno degli episodi meno riusciti di The Strain: la storia torna a essere frammentata e il ritmo cala vertiginosamente rispetto all'episodio precedente. Però, grazie a un flashback che arriva nel finale, vediamo finalmente il vero aspetto del Maestro, che ricorda moltissimo quello del primo vampiro visto al cinema, ovvero il Nosferatu di Murnau. 


Cosa non ci è piaciuto 

Dopo l'adrenalinica battaglia di Creatures of the Night, in questo episodio i personaggi, e il pubblico, sono costretti a prendersi un momento di pausa: in questa puntata si agisce poco e si parla molto, introducendo di nuovo il personaggio di Gus, di cui ancora non è ben chiaro il ruolo, e quello della moglie di Ephraim, lasciati da parte per qualche puntata. Un calo di ritmo forse troppo repentino rispetto ai fasti della puntata precedente. 


L'angolo del mostro 

L'attesa è durata ben nove episodi, ma finalmente The Strain mostra il volto del Maestro: praticamente il Nosferatu di Muranu con più anelli alle (enormi) dita. 




What's Next 

Ora che Setrakian sa cosa blocca le comunicazioni, il gruppo si darà presumibilmente da fare per risolvere questo problema. Restano inoltre ancora diverse domande senza risposta: quali sono i veri intenti del Maestro? Chi sono i vampiri che danno la caccia ai propri simili? Che ruolo ha Gus nella storia? Che fine ha fatto la moglie di Ephraim? 


Voto 3/5

sabato 6 settembre 2014

THE STRAIN: COMMENTO ALL'EPISODIO 1X08, CREATURES OF THE NIGHT

Gli autori di The Strain regalano al pubblico un episodio di azione pura in cui la squadra di Setrakian prende finalmente forma 




Plot 

Con il fallimento del loro piano, Eph (Corey Stoll) e gli altri decidono di accumulare il maggior numero possibile di armi: il gruppo entra quindi con la forza in un negozio di apparecchiature mediche per prendere delle lampade a raggi UV. Qui incontrano Vasily (Kevin Durand), arrivato al negozio per lo stesso motivo: l'uomo si scambia delle informazioni con Setrakian, che ne intuisce subito il potenziale e gli chiede di unirsi a loro per combattere gli strigoi. Insieme, Setrakian, Vasily e gli altri si fermano a un supermercato, dove c'è anche Dutch (Ruta Gedmintas), l'hacker che ha bloccato tutte le comunicazioni per conto di Palmer (Jonathan Hyde). 

Avvistati da alcuni strigoi, Eph e gli altri sono attaccati da un'orda di vampiri controllati dal Maestro: con qualche lampada UV e munizioni d'argento, il gruppo resiste come può. Durante l'attacco, Jim (Sean Astin) viene ferito da uno strigoi, che gli inietta un verme bianco. Eph e Nora (Mia Maestro) tentano di salvarlo estraendo il parassita con mezzi di fortuna, ma è troppo tardi: il verme si è già moltiplicato esponenzialmente. Paralizzati dal panico, i due non sanno cosa fare; Vasily prende allora in mano la situazione: per evitare che si trasformi in un vampiro, l'uomo uccide Jim. Nonostante lo shock, il gruppo riesce a rimanere compatto e a fuggire insieme su un furgone. 


Cosa ci è piaciuto 

Creatures of the Night è, insieme al pilota diretto da Guillermo Del Toro e a It's not for everyone, l'episodio migliore visto fino ad ora: introdotti tutti i personaggi e avviata la storia, la serie può finalmente decollare lanciandosi nell'azione pura. Il gruppo di Setrakian ha acquistato nuovi elementi e, come era intuibile, Vasily è quello che dà maggiori soddisfazioni: la sua forza bruta e il coraggio, che sembra quasi sconsideratezza, si rivelano fondamentali per la lotta contro gli strigoi. La puntata, ambientata tutta in un supermercato, ricorda film horror claustrofobici come The Orde e The Mist di Frank Darabont e ha un ritmo martellante che non lascia riprendere mai fiato. Se il ritmo di The Strain continuerà a mantenersi sugli stessi livelli di questo episodio, potremmo trovarci davanti a una delle migliori serie di genere degli ultimi anni. 


Cosa non ci è piaciuto 

Visto che The Strain sta puntando sempre più in alto, è giusto essere esigenti: se l'incontro di Eph e gli altri con Vasily è plausibile, lo è molto meno quello del gruppo con Dutch, capitata, guarda caso, proprio nello stesso supermercato. La puntata però è talmente coinvolgente che questa volta si può anche chiudere un occhio. 


L'angolo del mostro 

Quando Eph e Nora hanno frequentato la scuola di medicina sicuramente non sono stati preparati a fare operazioni con taglierini in un supermercato per estrarre vermi che fanno diventare vampiri. 




What's Next 

Ora che il gruppo si è scambiato le informazioni, come deciderà di procedere per trovare il Maestro? Perché se il Maestro controlla tutti i vampiri non ha fatto uccidere prima Setrakian? Ora che Dutch si è resa conto del ruolo che ha avuto nel contagio, rivelerà agli altri quello che sa? 


Voto 4,5/5


Pubblicato su Movieplayer.

martedì 2 settembre 2014

THE STRAIN: COMMENTO ALL'EPISODIO 1X07, FOR SERVICES RENDERED

Un eclatante colpo di scena finale fa scoprire che non tutti i vampiri vengono per nuocere 



Plot 

Grazie al diabolico piano di Palmer (Jonathan Hyde) e Eichorst (Richard Sammel), a New York sono saltate tutte le telecomunicazioni: vista la gravità della situazione, Setrakian (David Bradley) propone un nuovo piano, vuole uccidere il Maestro, in modo da eliminare così tutti gli altri vampiri controllati da lui. Per attuare questo piano, Ephraim (Corey Stoll) chiede aiuto a Jim (Sean Astin): l'uomo deve ricattare Eichorst nella speranza che li conduca dal Maestro. La moglie di Jim, Sylvia (Melanie Merkosky) scopre i segreti del marito e sconvolta, lo abbandona; come se non bastasse Eichorst fiuta la trappola e affronta direttamente Setrakian: grazie all'aiuto di Ephraim e Nora, Setrakian riesce però a cavarsela e il vampiro è messo in fuga. Grazie a dei flashback, scopriamo inoltre che è stato proprio Setrakian a costruire la bara del Maestro, istigato da Eichorst, che era la sua guardia nel campo di concentramento. Nel frattempo Gus e Felix vengono arrestati dalla polizia, proprio quando quest'ultimo è stato appena contagiato da uno strigoi. Non se la cava meglio Joan (Leslie Hope): ormai trasformatasi del tutto, la donna sta per uccidere i suoi figli, quando una misteriosa squadra di vampiri la uccide. 


Cosa ci è piaciuto 

Il colpo di scena finale: la scoperta dell'esistenza di un gruppo di vampiri che lotta contro i suoi simili apre nuove incredibili possibilità alla serie e infittisce ulteriormente il mistero dell'origine e del vero scopo degli strigoi. Menzione anche per il duello tra Setrakian e Eichorst: questi due personaggi quando interagiscono, grazie anche alla bravura degli attori, fanno scintille. 


Cosa non ci è piaciuto 

Se proprio vogliamo trovare un difetto all'episodio possiamo dire che la storia è ancora molto frammentata e a volte questo toglie ritmo: si capisce però che non appena i fili narrativi di tutti i personaggi si uniranno la serie decollerà sul serio. 


L'angolo del mostro 

Questo episodio di The Strain insegna che non tutti i vampiri vengono per nuocere: oltre al Maestro e a suoi scagnozzi esiste infatti anche un gruppo di strigoi che lotta contro i propri simili. 




What's Next 

Chi sono i vampiri che lottano contro i propri simili? Perché hanno deciso di schierarsi contro il Maestro? Sono dei ribelli derivati sempre da lui oppure esiste un altro vampiro originale? Che ruolo avranno Gus e Vasily nella storia? Le domande continuano a moltiplicarsi. 


Voto 4/5


Pubblicato su Movieplayer.

martedì 26 agosto 2014

THE STRAIN: COMMENTO ALL'EPISODIO 1X06, OCCULTATION

The Strain si concede un'altra puntata di preparazione prima di entrare davvero nel vivo dell'azione e si avvale per la seconda volta di fila della regia dell'attore Peter Weller 



Plot 

Un'eclissi totale di sole sta per verificarsi nel cielo di New York: la città si prepara al grande evento e così anche le forze del male che si nascondono nei suoi angoli bui. Conscio del pericolo, Ephraim (Corey Stoll) va a casa dell'ex moglie, Kelly (Natalie Brown), per convincerla a scappare insieme al figlio Zach (Ben Hyland), ma qui trova degli agenti dell'FBI ad aspettarlo: denunciato dal nuovo compagno di Kelly, Ephraim viene arrestato. L'epidemiologo tenta di dare la sua versione dei fatti, ma gli agenti non credono a una sola parola: Eph decide quindi di ingannarli, dicendo loro che li porterà nel luogo in cui sono stati nascosti i corpi dei passeggeri del volo da Berlino. Mentre si trova in auto con i due agenti, l'eclissi permette ai vampiri di uscire allo scoperto e molti degli abitanti della città vengono uccisi e contagiati. Eph riesce a scappare e corre da Setrakian (David Bradley).

Contemporaneamente, Gus (Miguel Gomez) viene nuovamente reclutato da Eichorst (Richard Sammel) che vuole liberarsi del corpo del capitano Redfern (Jonathan Potts): il ragazzo tenta di usare le maniere forti per tirarsi fuori dal giro, ma scopre suo malgrado che Eichorst ha davvero ben poco di umano. Costretto a eseguire l'ordine, Gus si trova a collaborare con Jim (Sean Astin) e Felix (Pedro Miguel Arce). Durante l'eclissi, Felix viene contagiato e Gus è arrestato dalla polizia. Nel frattempo Vasily (Kevin Durand) scopre che i suoi colleghi del Centro per la tutela della salute sono stati contagiati: sconvolto, l'uomo corre dai genitori per convincerli a lasciare la città, ma il tentativo è inutile visti i cattivi rapporti che ha col padre. Arrivato da Setrakian, Eph scopre che anche Nora (Mia Maestro) ha cercato l'aiuto del vecchio: l'uomo ha un nuovo piano per contrastare l'epidemia. 


Cosa ci è piaciuto 

Girato dall'attore Peter Weller, regista anche del precedente episodio, Runaways, Occultation ha un ritmo incalzante e costruisce con abilità un'atmosfera di tensione man mano che l'eclissi avanza: è come se l'oscurità permeasse non solo il cielo di New York, ma anche la serie, ormai lanciata sempre più verso tinte horror. I mostri creati da Guillermo Del Toro, abbondantemente mostrati in questo episodio, si fanno sempre più impressionanti e continuano a essere l'aspetto più affascinante di The Strain. In questa puntata scopriamo inoltre qualcosa in più su Setrakian e Vasily: il primo soffre di cuore, avrà quindi non poche difficoltà a proseguire la sua vendetta, mentre il secondo appartiene a una famiglia di intellettuali ucraini da cui si è distaccato in modo brusco. Lo scavare nelle debolezze e nei segreti dei personaggi li rende più umani: in questo modo è più facile affezionarsi a loro. 


Cosa non ci è piaciuto 

Se proprio vogliamo trovare un difetto all'episodio, possiamo dire che ritarda di un'altra puntata l'inizio dell'azione seria: vogliamo finalmente vedere la squadra di Setrakian lottare come se non ci fosse un domani (cosa molto probabile se il contagio dovesse continuare a questo ritmo) contro i mostri del Maestro. 


L'angolo del mostro 

In questa puntata Del Toro e soci ci deliziano con la visione di un vampiro bruciato dalla luce del sole. 




What's Next 

Ora che Ephraim e Nora hanno capito davvero la portata degli eventi in cui si trovano, tutto è pronto per l'azione pura: il nuovo piano di Setrakian è quindi fondamentale. Bisogna vedere inoltre il ruolo che avranno Vesily e Gus nella lotta contro gli "strigoi" e se Jim riuscirà a fare la scelta giusta. 


Voto 4/5
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...