martedì 4 ottobre 2011

Keira Knightley sarà Anna Karenina

Keira Knightley sarà Anna Karenina Il regista Joe Wright dirigerà il nuovo adattamento del capolavoro di Tolstoj con protagonista Keira Knightly, suggellando così la loro terza collaborazione. 

Keira Knightley

Joe Wright e Keira Knightley ci hanno preso gusto a lavorare insieme girando adattamenti per il grande schermo di classici della letteratura: dopo Orgoglio e pregiudizio del 2005 ed Espiazione del 2007 la coppia di inglesi si ritroverà sul set del film tratto dal capolavoro di Tolstoj Anna Karenina. 

Keira Knightley interpreterà la protagonista, la moglie infelice di un illustre politico russo che si innamora del più giovane conte Vronsky. Nei panni del marito ci sarà Jude Law mentre in quelli dell’amante Aaron Johnson, visto recentemente in Kick-Ass. 

Nel cast figurano anche Kelly Macdonald, Matthew Macfayden (che in Orgoglio e pregiudizio interpretava Darcy), Emily Watson, Ruth Wilson e Olivia Williams. Il romanzo è stato adattato per il grande schermo dallo sceneggiatore premio Oscar Tom Stoppard (autore delle sceneggiature di film come Brazil e Shakespeare in Love) e la produzione del film è cominciata in questi giorni. Le riprese avranno luogo in Russia e in Inghilterra.

Pubblicato su Ecodelcinema.com

domenica 2 ottobre 2011

Gabriel Garko, poliziotto dal Viso d’angelo

La nuova serie Mediaset, presentata al Roma Fiction Fest, è attesa per il 21 ottobre su Canale 5: Garko è l'ispettore Parisi, esperto di omicidi seriali. Un thriller gotico condito da una storia d'amore che segna il ritorno da protagonista dell'attore di Sangue Caldo 


 Per l’ultima proiezione del Roma Fiction Fest 2011 si sono sprecati complimenti ed elogi: il patrono del festival Steve Della Casa ha infatti detto raggiante: “Questa è una fiction molto importante, con un’ottima regia, sono orgoglioso che sia la proiezione conclusiva del festival: è una scelta coraggiosa fare una fiction così forte e di impatto”, parole grosse, rese ancora più altisonanti dalle dichiarazioni di Giancarlo Scheri, direttore di Fiction Mediaset: “E’ un thriller di qualità, con un cast d’eccezione, è uno degli eventi della Fiction Mediaset”. Il picco massimo di euforia l’ha raggiunto però Alberto Tarallo, di Ares Film: “Il regista Eros Puglielli fa ben sperare, potrebbe essere il nuovo Argento dei tempi d’oro”. 

Con una presentazione così altisonante il pubblico del Roma Fiction Fest è stato quindi introdotto alla prima puntata di Viso d’angelo, serie thriller con protagonista Gabriel Garko e diretta da Eros Puglielli, regista di cinema recentemente convertito alla televisione, che ha dichiarato al pubblico romano: “Cerco di portare la precisione del linguaggio cinematografico in tv”. Lo spettacolo però era appena cominciato: nel frattempo, la star della serata Gabriel Garko si concedeva generosamente al pubblico arrivato all’Auditorium per lui, facendosi immortalare in infinite foto e dando baci alle signore attempate che praticamente gli saltavano addosso, per poi giungere sul palco della sala Sinopoli con un balzo atletico. L’attore ha espressamente ringraziato il Gruppo Mediaset: “Perché mi mette sempre alla prova”. 

In Viso d’angelo Garko interpreta l’ispettore Roberto Parisi, un esperto di serial killer rientrato da poco in Italia dopo due anni trascorsi a Londra, il cui passato oscuro sembra tormentarlo ancora. Parisi è chiamato a scoprire l’identità di un misterioso omicida che uccide le sue vittime seguendo un rituale religioso; ad aiutarlo c’è la collega Angela Garelli (Cosima Coppola), che deve però affrontare una tragedia personale che l’ha fortemente scossa. 

Girato sul litorale romano, con abbondante uso di filtri per incupire la fotografia, montaggio frenetico e con citazioni a non finire dal cinema di Dario Argento, Viso d’angelo è una fiction che strizza l’occhio ai colleghi americani nella forma ma che rimane schiacciata da una sceneggiatura assai povera: soluzioni troppo facili e scontate dello script fanno intuire ben presto le dinamiche tra i personaggi e i dialoghi elementari lasciano perplessi. Il vero punto debole di Viso d’angelo è però la recitazione esagerata di alcuni attori (Loredana Cannata su tutti) e quella praticamente inesistente del protagonista. Le signore guarderanno lo stesso Garko, che andrà in onda il 21 ottobre su Canale 5, ma per gli amanti del genere è meglio riguardarsi l’Argento dei tempi d’oro, quello vero.

Gabriel Garko

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sabato 1 ottobre 2011

Neri Marcorè e Anna Valle, coppia ‘fuori legge’

I due attori sono impegnati in questi giorni nelle riprese di Tutti i giorni della mia vita, storia di una famiglia "di fatto" ante-litteram nell'Italia borghese degli anni Sessanta, di cui è stato presentato un piccolo montaggio al Roma Fiction Fest


Al Roma Fiction Fest vengono presentate non solo fiction in anteprima, ma anche serie che non sono ancora state girate: è il caso di Tutti i giorni della mia vita, nuova serie prodotta da Rai Fiction con protagonisti Neri Marcorè e Anna Valle. La serie, che andrà in onda sulle reti Rai ad autunno 2012, parla di una famiglia allargata che vive a Torino nel 1967: Marcorè e Valle interpretano una coppia non sposata con tre figlie, i due non possono unirsi legalmente perché lui è già sposato e all’epoca non c’era ancora il divorzio. Tutti fingono di essere una famiglia “ufficiale” ma vengono presto scoperti e questo comporterà grandi difficoltà.

Dalle poche immagini presentate al Festival si capisce che sarà una commedia corale, ricca di personaggi di tutte le età, colti in un momento storico importante, come ha sottolineato lo sceneggiatore Stefano Bises: “Abbiamo scelto il 1967 per l’ambientazione della nostra storia perché è un anno cerniera: i valori e la cultura più vecchi si scontrano con la rivoluzione imminente. Questo momento importante è rappresentato nel nostro racconto dallo scontro tra la figlia diciottenne e i genitori impersonati da Neri e Anna: tra loro c’è una distanza di almeno cinquanta anni per quanto riguarda valori, ideali e aspirazioni”. Il regista Luca Ribuoli ha aggiunto che i suoi riferimenti cinematografici sono stati la Commedia all’italiana e il primo Pietro Germi.

Il più brillante è stato però Marcorè che una volta visionata la breve clip ha detto: “Abbiamo visto questa clip…. penso che farò questo film!” e ha poi aggiunto sulla collega di set Anna Valle: “Mi scuso per Anna Valle che stasera non è molto elegante, ma siamo appena usciti dal set. Noi volevamo lavorare da tanto insieme, ci siamo conosciuti anni fa a Miss Italia, io ero Miss Marche, ma siamo rimaste amiche”. La Valle è stata allo scherzo del collega e ha ribattuto: “Che dire dell’eleganza di Neri invece… ha una cravatta molto discreta (a righe rosa e rosse n.d.r.)!” e sulla lavorazione della fiction ha aggiunto: “Abbiamo cominciato solo da sei settimane a girare e andremo avanti fino al quindici dicembre, quindi siamo appena agli inizi, ma già si è formato un buon clima”.

Dal poco che si è potuto vedere sembra comunque un prodotto promettente, grazie soprattutto all’ampio cast, tra cui figura anche Nicola Rignanese, la fedele spalla di Antonio Albanese, nel ruolo del capofamiglia di una famiglia siciliana in rivalità con quella protagonista. Non resta quindi che attendere il prossimo anno per sapere se gli speranzosi semi piantati ora daranno buoni frutti.

Anna Valle e Neri Marcoré

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Emilio Schuberth, l’omaggio al sarto delle dive

Al Roma Fiction Fest è stato presentato il documentario di Antonello Sarno sul celebre stilista che ha vestito attrici come Sophia Loren e Gina Lollobrigida negli anni della dolce vita


Il nome Schuberth fa pensare immediatamente al celebre compositore austriaco, ma quell’acca finale fa la differenza: si parla infatti di Emilio Schuberth, celebre sarto delle dive del cinema anni ’60. Nato a Napoli nel 1904, Schuberth viaggiò molto in Germania e Inghilterra prima di trasferirsi a Roma, dove aprì un atelier in via Condotti. Il celebre sarto (allora non si chiamavano stilisti) prese parte alla storica sfilata di Palazzo Pitti nel 1951 e fondò insieme ad altri illustri colleghi, come le sorelle Fontana, il SIAM – Sindacato Italiano Alta Moda.

Il suo stile da favola pieno di lustrini, fiocchi, dettagli curatissimi e colori pieni di carattere lo hanno reso lo stilista favorito dalle dive del cinema negli anni ’50 e ’60, mentre il suo carattere esuberante lo ha portato a rivoluzionare la figura del sarto, come ha spiegato Antonello Sarno, regista di un documentario a lui dedicato presentato al Roma Fiction Fest: “Questo omino, Schuberth era infatti molto minuto, era sempre presente nei filmati d’archivio delle feste piene di dive del cinema: sono allora andato a cercare chi fosse. Ho scoperto che si trattava di uno dei padri del made in Italy, un genio dell’alta moda purtroppo dimenticato perché alla sua morte, avvenuta nel ’72, il suo atelier è stato chiuso. E’ stato lui a spettacolarizzare la moda, a fare dei sarti delle celebrità: avere un vestito si Schubert era un traguardo così ambito che le donne lo scrivevano sull’invito delle loro nozze”.

Schuberth è stato un nome così importante per la moda italiana che decine di personalità dello spettacolo hanno testimoniato la sua grandezza nel documentario: Gina Lollobrigida, presente anche in sala, ha parlato di lui come di un grande artista, la fiducia che l’attrice riponeva in Schuberth era infatti tale che diventò il suo sarto personale, nella vita privata come al cinema; Sophia Loren ha ricordato invece il suo grande senso dell’umorismo mentre Sandra Milo ha confessato che andare al Festival di Venezia con un suo vestito è stato come far avverare la favola di Cenerentola. Giusi Ferré ha detto invece: “E’ il nostro Dior”, mentre Patrizia De Blanck l’ha definito: “Il Thruman Capote italiano”. Anche i colleghi Renato Balestra, Pierre Cardin e Lavinia Biagiotti ne hanno parlato come di un maestro.

Dalle testimonianze di amici e ammiratori si è anche scoperto che era un uomo stravagante, che amava stupire: faceva scalpore presentandosi in sandali senza calze con lo smalto rosso sulle unghie dei piedi, cosa rivoluzionaria per un omosessuale degli anni ’50. Il suo stile è stato infatti spesso osteggiato dalla morale dell’epoca, tanto che nei servizi dei cinegiornali veniva deriso e offeso senza remore: Schuberth non denunciò però mai nessuno ed anzi, più il suo stile faceva scalpore più si riteneva soddisfatto, diventando così un pioniere della lotta per i diritti degli omosessuali.

Una figura complessa ed interessante che è stata dimenticata ma che vale la pena di scoprire grazie a questo documentario che ne ripercorre i successi tramite le testimonianze di chi ha potuto entrare in quel magnifico atelier dalle tende di velluto rosso e dalle poltrone damascate.



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Arriva Episodes, il Boris americano

Al Roma Fiction Fest è stato presentato in anteprima Episodes, la serie anglo-americana con protagonista Matt LeBlanc che prende in giro il mondo della televisione


Tra inglesi e americani, si sa, c’è sempre un po’ di rivalità e diffidenza: i primi guardano dall’alto in basso i secondi bollandoli come volgarotti ed ignoranti, mentre i secondi vedono i primi come pezzi da museo. Accento diverso, tradizione culturale molto diversa, umorismo opposto: pungente e di classe quello inglese, spesso sguaiato e viscerale quello americano. Dall’incontro di questi opposti stili di vita nasce Episodes, serie creata da David Crane e Jeffrey Klarik, trasmessa in Gran Bretagna da BBC Two e in America da Showtime, che vede come protagonisti due sceneggiatori inglesi di successo alle prese con l’industria televisiva americana.

Sean (Stephen Mangan) e Beverly (Tamsin Greig) Lincoln sono infatti una coppia di sceneggiatori cha ha appena vinto, per il secondo anno di fila, il premio Bafta per la miglior sceneggiatura della serie televisiva da loro creata “Lyman’s boys”. Il successo della serie attira il produttore americano Merc Lapidus (John Pankov), che offre alla coppia la possibilità di trasferirsi a Los Angeles per scrivere il remake americano della serie. Dopo la titubanza iniziale i due si convincono a partire, spinti soprattutto dall’ingente somma di denaro offerta loro, dalla casa con piscina, dalla Mustang color grigio fumo e dal bagno con vasca idromassaggio.

I due scopriranno presto però di aver venduto l’anima al diavolo: il loro sofisticato show, che parla del preside di un collegio elitario tutto erudizione e umorismo pungente, viene man mano trasformato in un programma dove il protagonista è un coach di hockey con le fattezze di Matt LeBlanc (qui nel ruolo di se stesso e molto, molto auto-ironico).

La serie Episodes più che un vero e proprio show è uno show dietro lo show: come nel nostro Boris infatti vengono mostrati tutti i retroscena della produzione di una serie televisiva, a partire dalla tirannia del produttore, passando per il servilismo dei produttori esecutivi verso la rete, fino alle manie di protagonismo delle star e alla frustrazione degli sceneggiatori che vedono distrutte le proprie idee brillanti in nome della commerciabilità. L’umorismo colto si fonde così con quello più grossolano, per un risultato divertente ma allo stesso tempo amaro che fa capire come vanno realmente le cose nel mondo dell’industria televisiva americana.

Al Roma Fiction Fest sono stati presentati in anteprima i primi due episodi della serie, composta da otto titoli, mentre in America e in Gran Bretagna la serie intera è stata già trasmessa ed è prevista la produzione di una seconda stagione.

Stephen Mangan, Tamsin Greig e Matt LeBlanc


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