venerdì 26 novembre 2010

Citazione cinematografica n. 139

"Svegliarsi la mattina con i primi raggi del sole.
La sveglia che suona alle 7.
Sentire la mamma che grida dal corridoio: "Alzati Bunny è ora!" e io mezza addormentata che rispondo: "Ancora cinque minuti!".
Correre come una disperata, senza nemmeno avere fatto colazione, per prendere l'autobus.
Arrivare in ritardo, entrare in classe, essere costretta ad andare in presidenza.
Studiare, studiare...e poi prendere brutti voti.
E dopo le lezioni, andare con le amiche a prendere un gelato.
Guardare con occhi estasiati le vetrine dei negozi del centro. 
E' questa la vita che voglio, voglio una vita così.
Sono queste le piccole cose che mi rendono felice...
Che mi rendono felice..."

da: Sailor Moon 1x46 - La vittoria delle guerriere sailor



Titolo originale: 美少女戦士セーラームーン Bishōjo senshi Sērā Mūn
Creata da: Naoko Takeuchi
Anno: 1992 -1997
Cast: (voci italiane) Elisabetta Spinelli, Debora Magnaghi, Giusy Di Martino, Donatella Fanfani, Jasmine Laurenti, Debora Morese, Marco Balzarotti

Radiovisioni su Radiorizzonti: uscite del 26/11/2010

Jessica Alba in The killer inside me

Anche oggi nella rubrica Radio Visioni su Radio Orizzonti parlerò delle uscite della settimana: The killer inside me, Rapunzel, Il mio nome è Khan, Precious, La donna della mia vita, A Natale mi sposo.

E come sempre la citazione cinematografica della settimana.

Per ascoltarmi collegatevi sul sito internet di Radio Orizzonti (www.radiorizzonti.net) oppure, se vivete o vi trovate in Puglia in FM alle frequenze 102.8 o 103.4, verso le ore 19.30 -19:40.

giovedì 25 novembre 2010

The killer inside me



Texas.
Anni '50.
Una cittadina tranquilla e polverosa.
Macchine grandi, cappelli e stivali da cowboy, diner con pancetta e uova fritte.
Lou Ford, figlio di un medico, uomo di legge benestante ed istruito, ha la faccia pulita e rassicurante del bravo ragazzo. Sempre impassibile, calmo, compassato, non perde mai la calma ed è perennemente educato e gentile. L'uomo perfetto. Il cittadino perfetto.
Ma quando è incaricato dal magnate della città di controllare una prostituta, Joyce, qualcosa di oscuro dal suo passato si ripresenta: l'uomo instaura una relazione sado-masochista con la donna e ben presto la situazione prenderà risvolti tragici.

Michael Winterbottom porta sul grande schermo il romanzo di Jim Thompson: la sua trasposizione colpisce per il fatto di essere candidamente disturbante.
Con una storia così, piena di efferatezza, violenza e perversione, si sarebbe potuto premere facilmente sul pedale del grottesco, dell'esagerazione e delle scene madri, invece, sapientemente, il regista inglese ci restituisce una fotografia gelida e quasi banale di un uomo qualunque che uccide.
Perché uccide? Per denaro? Per gelosia? Niente di tutto questo.
Uccide perché può farlo. Uccide perché il suo più grande godimento è provare il suo potere sugli altri. “Nessuno se lo aspetta” dice più volte l'imperscrutabile protagonista. Tradire chi si fida, abusare della propria posizione, uccidere per noia, per divertimento, per manipolare gli eventi e giocare a fare Dio. Un tema spesso affrontato in letteratura, ma poco al cinema: è difficilissimo infatti rendere la vischiosa e diabolica ragnatela tessuta da una mente distorta sul grande schermo.

Winterbotton ci riesce egregiamente, cercando il realismo a tutti costi, inserendo lampi di incomprensibile violenza in un contesto normale, comune, quasi banale e noioso. Il regista segue il suo personaggio in ogni minuto, non lo abbandona mai, lo segue anche e soprattutto nei momenti più quotidiani e comuni: una cena, il vestirsi, l'andare al lavoro. In questo modo rende alla perfezione l'idea della banalità del male: non è una cosa così lontana e clamorosa, è con noi ogni giorno. Può essere nel vicino di casa, nell'uomo che vediamo al ristorante, o, se siamo molto sfortunati, nella persona che dorme accanto a noi ogni notte.
Ed è qui il fulcro della storia per il regista inglese: le motivazioni, l'origine di questo buco nero, questo cancro che divora la mente del protagonista non gli interessano, così come non gli interessa l'analisi che se ne potrebbe fare (emblematica la scena in cui il protagonista osserva una copia della Bibbia e un testo di Freud nella sua libreria). Conta solo la realtà: quest'uomo uccide. E uccide perché prova piacere nel farlo. E' un mostro? E' un'anomalia?
Il regista non risponde. Da bravo entomologo, si limita a osservare le formiche chiuse nel barattolo.

E nel farlo è aiutato da un cast al meglio: Jessica Alba, nei panni della prostituta Joyce, dà una prova sorprendente, e si mostra coraggiosa nel farsi imbruttire, così come Kate Hudson, che interpreta la fidanzata di Lou. Ma il vero pezzo da novanta è il protagonista: Casey Affleck è la scelta perfetta. Con la sua faccia pulita, da bravo ragazzo, la vocina infantile e lo sguardo indecifrabile, Affleck rende alla perfezione lo stato del suo protagonista: un Giuda pronto a colpire quando meno te lo aspetti, che sembra tranquillo, ma che non riesce a possedere le sue donne senza far loro del male, senza usare strumenti inconsueti e mettendo loro le mani in faccia.
Una figura disturbante eppure all'apparenza così normale.
Perché come si dice sempre in questi casi: “Sembrava una persona così per bene!”.

Casey Affleck


La citazione: “Il problema nel vivere in una piccola città è che tutti pensano di sapere chi sei”.

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥ 1/2

Pubblicato su Cinema4stelle.it

Uscita italiana: 26 novembre 2010

Titolo originale: The killer inside me
Regia: Michael Winterbottom
Anno: 2010
Cast: Casey Affleck, Jessica Alba, Kate Hudson, Ned Beatty, Elias Koteas, Tom Bower, Simon Baker, Bill Pullman

Rapunzel - L'intreccio della torre



C'era volta una principessa rinchiusa in una torre da una perfida strega.
La ragazza aveva capelli magici e lunghissimi, che la strega voleva solo per sé.
La giovane ogni anno, il giorno del suo compleanno, vedeva apparire nel cielo un mare di luci.
Quando mai sarebbe potuta uscire dalla torre per scoprire da dove vengono le luci?

Invece che starsene buona buona ad aspettare un principe che la salvi, la Rapunzel del 50esimo film della Disney si rimbocca maniche e chioma e parte all'avventura: incontrato il ladro Flynn, e tramortitolo a suon di padellate, lo convince a farle da guida per portarla nel "posto delle luci".
Durante il viaggio i due ragazzi incontrano i più strani e variegati personaggi: il camaleonte Pascal, i briganti della taverna (memorabili!) e il fantastico cavallo MaximusNon mancano però, come in ogni favola che si rispetti, i cattivi: i gemelli e la strega Gothel, che rivuole il potere racchiuso nella magica chioma di Rapunzel.

Passano gli anni e le favole cambiano: non più principesse in difficoltà, non più ragazze indifese che aspettano il principe azzurro. Da Ariel in poi, le protagoniste della Disney sono giovani donne forti che decidono di lottare per i propri sogni e per essere padrone del proprio destino.
Rapunzel raccoglie a piene mani questa illustre tradizione e non è da meno delle altre principesse: armata di padella e capigliatura, che usa come una frusta (persino Indiana Jones impallidirebbe!), la ragazza lotta con tutte le sue forze per realizzare il suo sogno. Ad aiutarla il bel Flyn, che per una volta non è il solito principe in doppio petto: questa volta è uno scaltro ladro, affascinante, sicuro di sé e piacione. Praticamente il Sawyer di Lost! Finalmente un protagonista maschile con personalità. E sexy!
A fare da contorno ai carismatici protagonisti c'è tutta una schiera di personaggi secondari divertentissimi: oltre ai protagonisti più smaliziati infatti, questa pellicola si distingue anche per la maggiore dose di ironia ed umorismo. Adorabile il camaleonte Pascal, fantastici i briganti della taverna e mito animale dell'anno il cavallo Maximus: a metà tra un equino e un cane, è il personaggio più espressivo e divertente della pellicola. E senza mai parlare!

E' vero alcuni difetti ci sono: il 3D non è così indispensabile e le canzoni sono piuttosto scialbe e anonime (sono lontani anni luce gli anni d'oro di “In fondo al mar”, “Il cerchio della vita” e “Il mondo è mio”), ma nonostante questo il film ha la capacità di riallacciarsi alla grande tradizione Disney e di creare nuovi accattivanti personaggi. E allora sì, anche da grandi, possiamo finalmente tornare a vedere un film Disney al cinema.
Perché, come dice la capelluta protagonista, sognare è importante.



La citazione: "Ma voi non avete mai avuto un sogno?!"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥

Uscita italiana: 26 novembre 2010

Titolo originale: Tangled
Regia: Nathan Greno e Byron Howard
Anno: 2010
Cast: (voci originali) Mandy Moore, Zachary Levi, Donna Murphy, Ron Perlman

Il mio nome è Khan



Quando pensiamo all'India ancora oggi ci vengono in mente stereotipi come elefanti, vestiti colorati e santoni che dormono su letti di chiodi.
E' vero, girando per le strade di Bombay queste cose si possono ancora vedere, ma si vedrebbe anche che ci sono 30 milioni di abitanti, 13 scuole di Medicina, un traffico pazzesco che farebbe impallidire quello sul lungotevere romano all'ora di punta e grattacieli immensi.
E soprattutto, l'India è ormai da anni una fiorente potenza economica in espansione.
Una delle sue industrie più potenti è proprio quella cinematografica: a Bombay, soprannominata Bollywood, si sfornano ogni anno più film che in qualsiasi altro paese, il cinema è popolare come non mai e i suoi divi sono venerati e amati come semi-dei.
Una delle stelle più luminose della cinematografia indiana è proprio Shahrhuk Khan, protagonista di My name is Khan, ad oggi, la pellicola che ha incassato di più nella storia di Bollywood.

Tratto da una storia vera, il film parla della vita di Rizwan Khan, ragazzo indiano affetto dalla sindrome di Asperger, che però, grazie all'immenso amore di una madre, riesce ad avere una vita quasi normale. Ormai adulto, Rizwan va in America per costruirsi una vita più felice e qui incontra Mandira, ragazza indiana che fa la parrucchiera e sogna di aprire un salone tutto suo. Dopo un lunghissimo, serrato e appassionante corteggiamento, Rizwan riesce a sposare la donna dei suoi sogni. Tutto sembra andare per il meglio, ma dopo l'11 settembre niente è più come prima: Mandira e Rizwan sono musulmani e i loro concittadini americani non li guardano più con gli stesi occhi. Un evento tragico porta così Rizwan ad intraprendere un viaggio da solo per l'America con lo scopo di incontrare il presidente degli Stati Uniti per dirgli: “Il mio nome è Khan e non sono un terrorista”.

My name is Khan è un filmone costosissimo, imponente, ricco, maestoso.
E' il Forrest Gump indiano.
Vero e proprio kolossal in cui la vita reale si fonde con il racconto, My name is Khan colpisce per l'energia del suo protagonista e per il mix di buoni sentimenti mischiati con eventi più difficili.
E' vero, ci sono delle esagerazioni e c'è un sentimento generale di “volemose bene”, ma al cinema è bello vedere anche questo: storie di persone normali rese grandi dallo schermo.
E poi noi è inutile che facciamo gli schizzinosi: in Italia una roba così ce la sogniamo.  

Shahrhuk Khan


La citazione: "Ricordati sempre una cosa figlio mio: al mondo esistono due tipologie di persone. Quelle buone, che fanno le cose buone, e quelle cattive, che fanno le cose cattive: questa è l'unica differenza che c'è tra le persone. L'unica".

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥

Uscita italiana: 26 novembre 2010

Titolo originale: My name is Khan
Regia: Karan Johar
Anno: 2010
Cast: Shahrhuk Khan, Kajol, Shane Harper, Michele Marsh, Katia A. Keane

BAZINGA! n.2 settimana 15-21/11/2010



domenica 21 novembre 2010

Auto-promozione

Ebbene sì.
Anche per questo cineblog è arrivato il momento di spingere sul pedale dell'auto-promozione.
Un po' mi vergogno, lo ammetto, ma lo spettro della vanità affascina tutti (o forse e l'influenza di The Social Network).

Quindi vi suggerisco di iscrivervi ai vari canali su cui Eyes Wide Ciak! sta posando i primi timidi passi:


Per puro senso estetico, allego pure i badges!
Che sono anche sulla colonna di destra.


Buona domenica!



venerdì 19 novembre 2010

BAZINGA! n.1 settimana 8-14/11/2010


In questa prima puntata: 

House M.D., How I met your motherGossip GirlGleeThe Big Bang TheoryThe Vampire DiariesFringeGrey's AnatomyDexterThe Walking Dead.


Per iscriversi al canale video di Eyes Wide Ciak! ed essere aggiornati cliccate qui: EYC! su You Tube.





Citazione cinematografica n. 138

"Dammi un po' di zucchero baby!".

da: L'armata delle tenebre

Bruce Campbell e Embeth Davidtz

Titolo originale: Army of darkness
Regia: Sam Raimi
Anno: 1992
Cast: Bruce Campbell, Embeth Davidtz, Marcus Gilbert, Ian Abercrombie, Richard Grove, Bridget Fonda, Ted Raimi, Timothy Patrick Quill, Michael Earl Reid

RadioVisioni su Radiorizzonti: uscite del 19/11/2010

Daniel Radcliff in Harry Potter e i doni della morte parte 1


Anche oggi nella rubrica Radio Visioni su Radio Orizzonti parlerò delle uscite della settimana: Harry Potter e i doni della morte parte 1, Saw 3D, Io sono con te, L'estate di Martino, I fiori di Kirkuk, Illegal, Un marito di troppo, Scott Pilgrim vs The World, Dalla vita in poi.

E come sempre la citazione cinematografica della settimana.

Per ascoltarmi collegatevi sul sito internet di Radio Orizzonti (www.radiorizzonti.net) oppure, se vivete o vi trovate in Puglia in FM alle frequenze 102.8 o 103.4, verso le ore 19.30 -19:40.

giovedì 18 novembre 2010

Harry Potter e i doni della morte - prima parte


Mettiamo subito in chiaro una cosa.
Tutti quei discorsi che ho sempre fatto su “la letteratura è diversa dal cinema”, “un film tratto da un libro vive di vita propria”, “in un film non si può seguire pedissequamente i fatti del libro perché il tipo di narrazione è diverso” e via dicendo, per i film di Harry Potter li ho sempre chiusi in uno sgabuzzino e pensato: “Chissenefrega!”.
Per Harry Potter mi trasformo in una fan della peggior specie: voglio che nel film ci sia tutto quello che c'è nel libro, voglio rivivere le sensazioni che la carta stampata mi ha dato e non voglio vedere troppi cambiamenti azzardati.
Lo so, va contro ogni razionale logica filmica e cinefila, ma qui bisogna mettere in chiaro un altro paio di cose: con Harry Potter ci sono cresciuta, negli anni ho aspettato con ansia i libri, poi i film...e ho fatto anche l'album di figurine del primo film.
Sì questo è un clamoroso coming out.

Comunque, fatte queste premesse, devo ammettere che i primi quattro film, nonostante i necessari cambiamenti, mi sono piaciuti.
La tragedia è arrivata quando al timone della magica baracca è arrivato David Yates.
Il signor Yates ci ha regalato i due capitoli più brutti, noiosi e grigiastri della serie, puntando molto sulle storie d'amore tra i protagonisti, trasformando la serie in una succursale magica di Dawson's Creek, tralasciando invece approfondimenti, combattimenti e situazioni fondamentali. E se questo poco ci importava per la trasposizione del quinto libro (L'ordine della fenice), il più annacquato e meno riuscito della Rowling, per il sesto capitolo è stato imperdonabile: ma come, tu mi trasformi il libro più bello della saga, quello in cui c'è il fine approfondimento del passato di Voldemort, lo sconforto per il tradimento di Piton, il clamoroso combattimento di Silente e poi la commovente scena del funerale in una minestrina insipida e noiosissima?! Ma tu sei un cane! Un cane criminale!

Ed è con questo spirito che sono entrata in sala per vedere la prima parte dell'ultimo capitolo. Ho pensato: “Capirai, con due film a disposizione, I doni della morte sarà non penalizzato, ma brutalizzato da questo regista cane!”.
E invece è successo il miracolo.
E' vero, il funerale di Silente non c'è, ormai è andato, facciamocene una ragione, però il film parte subito alla grande, buttandoci nel pieno dell'azione.
L'atmosfera dark tanto profetizzata, abusata e citata dalla stampa questa volta c'è per davvero, con un Voldemort sempre più luciferino e implacabile.
L'azione è poi scandita con dei momenti quasi intimisti, in cui i nostri protagonisti vivono roboanti conflitti interiori senza parlare, sullo sfondo di paesaggi lunari e post-apocalittici.
Bellissima l'atmosfera che è stata creata: in piccoli gesti, piccole espressioni degli attori, si intravedono storie e aneddoti che i fan dei libri ricordano e a cui sono affezionati, e l'atmosfera di complicità, amicizia e fiducia tra i tre protagonisti non è mai stata resa così bene come in questa pellicola. Alcune scene sono fantastiche: il ballo liberatorio di Harry e Hermione, la sequenza all'interno del ministero della magia, tutta la parte con Dobby e la perfetta scena finale. Ma a stupire veramente questa volta è un tocco di genio del regista: la sequenza animata. Un piccolo film nel film, una manciata di minuti di vero cinema (finalmente!), che per il momento si merita di diritto il titolo di scena capolavoro dell'intera saga, a dimostrazione che per rendere efficacemente la storia sul grande schermo sarebbe bastato un po' di impegno in più.

Un film che accontenterà i fan più accaniti del libro e che non deluderà nemmeno i cinefili.
Certo, se non avete mai letto i libri o visto i film precedenti, non capirete nulla e vi annoierete. Ma per chi sa, questo è forse il miglior film della serie, con una Hermione Granger favolosa, vera eroina della situazione, un Harry ormai messo di fronte al suo destino tragico e intriso di morte e un Ron che deve farsi coraggio e assumersi le proprie responsabilità.
Finalmente Yates è riuscito a rendere vivo il messaggio dei libri: sotto le magie, gli incantesimi, i mostri e le lotte in realtà è nascosta la grande e dolorosa avventura che è crescere e diventare adulti.

L'unica vera domanda adesso è una: come si fa ad aspettare fino a luglio per la seconda parte?!

Daniel Radcliff, Rupert Grint e Emma Watson


La citazione: "Stai mentendo Dolores...e uno non deve dire bugie!"


Hearting/Cuorometro: ♥♥♥1/2

Uscita italiana: 19 novembre 2010

Titolo originale: Harry Potter and the deathly hollows - pt. 1
Regia: David Yates
Anno: 2010
Cast: Daniel Radcliff, Emma Watson, Rupert Grint, Ralph Fiennes, Hena Bonham Carter, Bill Nighy, Alan Rickman, Imelda Staunton, Rhys Ifans, Tom Felton, Jason Isaacs

INCEPTION made in Italy

domenica 14 novembre 2010

RadioVisioni su Radiorizzonti: uscite del 12/11/2010 - Il video

The Social Network



Qual è una delle prime cose che la maggior parte di noi fa la mattina?
Dopo esserci stiracchiati, aver sbadigliato a più non posso, ed aver fatto una capatina in bagno con l'andatura di uno zombie, in molti accendiamo il computer e controlliamo la posta.
E una volta fatto questo?
Diamo un'occhiata alla nostra home page di Facebook: non sia mai sia successo qualcosa di clamoroso nelle ore in cui abbiamo dormito.
Nato come uno strumento di aggregazione per pochi (la prestigiosa università di Harvard) Facebook si è poi esteso alle altre università americane e, come un ciclone, al resto del mondo.
Strumento ormai fondamentale per comunicare e farsi pubblicità, Facebook è stato accusato di rendere meno autentiche le relazioni tra le persone, di separare invece che unire, di distaccarci sempre più dalla realtà. La verità forse, come in quasi tutte le cose, è nel mezzo: se ci si relaziona con gli altri solo tramite Facebook si ha un problema (e anche grave!), se invece lo si usa come mezzo per comunicare rapidamente anche con persone che si trovano all'altro capo del mondo, per scambiarsi foto e informazioni e per ottenere facilmente contatti, Facebook è un mezzo veramente utile.

Ma qual è stato il motore di questo clamoroso mezzo di comunicazione?
Secondo la storia raccontata da David Fincher nel suo ultimo film, per dirla alla Cetto Laqualunque, il motore di tutto è lui: il “pilu”!
Mollato da una ragazza e snobbato dai fusti dei club sportivi, il giovane Mark Zuckerberg si è chiuso nella sua stanza a commiserarsi e sbronzarsi.
Ma, a differenza di tutti noi comuni mortali, da questa rabbia distruttiva e rancorosa Mark ha partorito un'idea geniale: un sito dove poter commentare foto di persone che si conosce.
Il resto poi è storia misto a leggenda: da quest'idea iniziale di Zuckerberg, altri studenti avrebbero avuto l'idea di Facebook, idea che, secondo il film, Mark avrebbe preso e rielaborato per diffondere a suo nome il social network, così come lo conosciamo oggi, nel mondo.

Questo è il plot in poche righe.
Ma il plot non è poi così importante.
Il vero punto vincente del film (insieme a moltissimi altri come la sceneggiatura praticamente perfetta, il ritmo sempre incalzante, i dialoghi scoppiettanti e rapidissimi, gli attori perfetti, l'azzeccatissima colonna sonor) è il suo onnipresente e ambiguo protagonista.
Il Mark Zuckerberg che ci presenta Fincher (interpretato da un ottimo Jesse Eisenberg) è un piccolo genio che però non sa assolutamente relazionarsi agli altri. Il suo atteggiamento e i suoi interessi sono quelli del nerd per antonomasia, ma le sue aspirazioni sono altre. Vuole avere una ragazza, vuole entrare nei club esclusivi, vuole che gli altri sappiano il suo nome e lo rispettino.
Da un lato quindi sembra che Zuckerberg crei Facebook perché ha avuto un'epifania, perché ha concretizzato un'idea che era nell'aria in quel momento e che lui ha reso tangibile, dall'altra sembra che la sua scalata al successo sia dovuta ad una sete incredibile di potere e di autoaffermazione.
Il suo personaggio è estremamente antipatico e per certi versi anche inquietante: siamo di fronte ad una vittima dei tempi e del sistema che, schiacciata da coetanei più ricchi, più belli e più socialmente accettati di lei vuole ed ottiene la sua rivincita, o ad un genio anaffettivo e senza scrupoli pronto a sacrificare chiunque pur di ottenere il suo scopo?
In quest'ottica il film diventa una grande metafora della società contemporanea, ritratta in tempo reale (ed è questo un altro dei grandi pregi del film), con il suo protagonista che è una creatura figlia di questi tempi, ambigua e misteriosa, facilmente etichettabile ma difficilmente comprensibile nella sua interezza.
Un film da vedere assolutamente perché dietro la biografia di facciata rispecchia la nostra società mentre sta ancora cambiando e mutando.
E poi la scena finale, in cui è racchiuso tutto il succo del film, vale da sola il prezzo del biglietto.

Jesse Eisenberg e Justin Timberlake



La citazione: "Abbiamo vissuto nelle fattorie, poi nelle città e adesso vivremo in internet!"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥

Titolo originale: The Social Network
Regia: David Fincher
Anno: 2010
Cast: Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Armie Hammer, Max Minghella, Justin Timberlake, Rooney Mara, Rashida Jones

venerdì 12 novembre 2010

Momento di Vero Godimento n. 71



Questo è un momento di godimento-spot: oggi ho preso parte ad un programma televisivo.
Incredibile ma vero anche io avrò i miei 15 minuti di gloria profetizzati da Wahrol.
Il programma è I cinepatici, di Coming Soon.
Tema della puntata: The Social Network di David Fincher.

La puntata andrà in onda sabato 13 novembre alle 16:00.
Le repliche: sabato 13 a mezzanotte, domenica 14 alle 10:30 e a mezzanotte, martedì 16 a mezzanotte.

Il canale è sempre Coming Soon.

Se avete tempo guardatemi mentre parlo, gesticolando parecchio come al solito, di tutti i film del regista di Denver.

Citazione cinematografica n. 137

"Guardia: Dio ama la violenza.
Teddy: Io... non l'ho notato."
Guardia: Sì, che l'ha notato. Perché se no ce ne sarebbe tanta? E' in noi. E' quello che siamo. Facciamo la guerra, sacrifichiamo animali, saccheggiamo e strappiamo la carne dei nostri fratelli. E perché? Perché Dio ci ha dato la violenza per compierla in suo onore.
Teddy: Credevo che ci avesse dato l'ordine morale.
Guardia: Non c'è ordine morale puro come la tempesta. Non esiste nessun ordine morale. Esiste solo questo: la mia violenza può vincere la tua?"

da: Shutter Island


Leonardo DiCaprio e Ted Levine



Titolo originale: Shutter Island
Regia: Martin Scorsese
Anno: 2010
Cast: Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Max von Sydow, Michelle Williams, Emily Mortimer, Patricia Clarkson, Jackie Earle Haley, Ted Levine, Elias Koteas, John Carroll Lynch
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