sabato 31 agosto 2013

Night Moves








Dana (Dakota Fanning) è figlia di una ricca famiglia cui sente di non appartenere e per dare un senso alla sua vita decide di dedicarsi anima e corpo alla causa ambientalista: nel suo percorso incontra Harmon (Peter Sarsgaard), ex marine che ama l'idea di poter distruggere, e Josh (Jesse Eisenberg), solitario e schivo. I tre, come atto estremo di protesta, decidono di far saltare in aria una diga idroelettrica e di abbracciare così il terrorismo ambientale. I tre però non hanno fatto i conti con il senso di colpa che colpirà uno di loro e porterà gli altri due a guardarsi continuamente le spalle per non essere scoperti.

Girato in uno stato di buio perenne, offuscato da nebbie e vapori di saune, Night Moves, film della regista Kelly Reichardt, è una lenta e progressiva caduta verso gli abissi della follia e della paura, in cui la natura, muta e indifferente ai destini umani, sta a guardare le scelte di questi piccoli esseri che tanto si affannano. I giovani protagonisti, in apparenza guidati da alti ideali, sono in realtà una generazione allo sbando, che pur di non affrontare i propri timori e soprattutto le responsabilità, si fregia di grandi ideali cui poi non sanno tenere fede o che portano all'estremo trasformandosi in folli fondamentalisti. 

Il rigore formale ed estetico della Reichardt è ammirevole, gli interpreti sono tutti all'altezza del compito, soprattutto Jesse Eseinberg in un ruolo difficile e scomodo, nella sua interpretazione forse più tesa e ambigua, ma, nonostante questo, il film scorre lento e stanco, forse troppo controllato e rigoroso, mettendo in scena una buona lezione teorica ma scordando le emozioni.  

Dakota Fanning e Jesse Eisenberg


La citazione: "Ti fidi di lui?"

Hearting/Cuorometro: ♥1/2

Uscita italiana: 


Titolo originale: Night Moves
Regia: Kelly Reichardt
Anno: 2013
Cast: Jesse Eisenberg, Dakota Fanning, Peter Sarsgaard
Colore: colore
Durata:  minuti
Genere: drammatico
Sceneggiatura: Jonathan Raymond, Kelly Reichardt
Fotografia: Christopher Blauvelt
Montaggi0: Kelly Reichardt
Musica: Jeff Grace
Paese di produzione: USA
Casa di produzione: Maybach Film Production
Distribuzione italiana: 


venerdì 30 agosto 2013

The Canyons








Los Angeles, giorni nostri: Tara (Lindsay Lohan), aspirante attrice, fa coppia fissa con Christian (James Deen, attore pornografico qui al suo esordio cinematografico), ricco rampollo manipolatore e perverso, che può contare sulla sicurezza di un fondo fiduciario pressoché illimitato. Tra incontri a tre e giochi mentali, le cose tra i due sembrano andare più o meno bene, fino a quando non entra in scena Ryan (Nolan Gerard Funk), il fidanzato di Gina (Amanda Brooks), assistente personale di Christian, attore ingaggiato per il ruolo da protagonista nel film che il ragazzo vuole produrre: Tara e Ryan in passato sono stati amanti e la cosa sembra creare non poche turbe al ricco produttore. 

Luci fredde, neon, ambienti asettici, corpi nudi che sembrano lividi e contaminati dal germe della morte: The Canyons è una metafora piuttosto palese, e in alcuni casi anche grossolana, del decadimento morale e fisico di quest'era, un'era che ha rinunciato ad andare oltre le apparenze, alla bellezza spontanea e naturale, un'epoca che ormai vive della luce riflessa da schermi di computer e smartphone, che al fascino del grande schermo preferisce quello di filmati amatoriali e pellicole pornografiche. Non è un caso dunque che il film si apra con sale cinematografiche ormai in rovina e che la protagonista del film, oggetto del desiderio allo stesso tempo amata e odiata, sia proprio quella Lindsay Lohan che, a soli 27 anni, è già una maschera caricaturale di se stessa, rovinata e gonfiata dalla chirurgia plastica, con un corpo sempre più cadente e in disfacimento, arrestata più volte per guida in stato di ebrezza e ricoverata abitualmente in rehab per problemi di droga. Non poteva esserci dunque figura più adatta a interpretare il degrado non solo di questa epoca, ma anche del cinema, ormai saturo di immagini sovraccariche e sempre più costruite, di sceneggiature annacquate e di idee riciclate.

Paul Schrader, sceneggiatore di culto negli anni '70 e '80, famoso per la sua storica collaborazione con Martin Scorsese - suoi gli script di capolavori come Taxi Driver e Toro Scatenato -, per il suo nuovo film da regista collabora con la penna irriverente di Breat Easton Ellis: la coppia, indissolubilmente legata agli anni '80 e al cinema di quell'epoca,  sembra non riuscire a slegarsi dal quel periodo, facendo un discorso che sa di già visto e stantio, anche stilisticamente. La pellicola, esangue come i suoi protagonisti, non riesce mai a rompere quel vetro gelido che sembra avvolgere luoghi e ambienti, rendendo tutto freddo e come visto attraverso la parete di un acquario. La sensazione che suscita la visione probabilmente è voluta, ma in più punti la pellicola non solo annoia, ma è, più o meno inconsapevolmente, ridicola, offrendo interpretazioni e situazioni al limite della parodia. 

Con questi interpreti e questa scrittura forzata e povera, il cinema muore davvero. 



Linday Lohan


La citazione: "Mi piacciono le cose complicate"

Hearting/Cuorometro: ♥1/2

Uscita italiana: 14 novembre 2013


Titolo originale: The Canyons
Regia: Paul Schrader
Anno: 2014
Cast: Lindsay Lohan, James Deen, Nolan Gerard Funk, Amanda Brooks, Tenille Houston, Gus Van Sant
Colore: colore
Durata: 99 minuti
Genere: thriller
Sceneggiatura: Breat Easton Ellis
Fotografia: John DeFazio
Montaggi0: Tim Silano
Musica: Brendan Canning
Paese di produzione: USA
Casa di produzione: Canyons, Pretty Bird, Sodium Fox
Distribuzione italiana: Adler Entertainment

Joe








Gary Jones (Tye Sheridan) è un adolescente dal vissuto familiare difficile: padre alcolizzato, madre sottomessa e sorellina innocente, il ragazzo cerca di trovarsi un lavoro per mantenere la sua famiglia e rendersi indipendente. Joe Ransom (Nicholas Cage), è un ex galeotto dal pugno facile e con la passione per la birra e le belle donne: lo strano duo si incontra, si annusa e si piace. Gary trova finalmente una figura paterna e Joe riversa sul ragazzo le sue aspirazioni di riscatto: una strana coppia che si sceglie elettivamente e si migliora a vicenda. L'idillio però non può durare a lungo: nell'America rurale e di provincia vige ancora la legge del più forte e i fantasmi provenienti dal passato di entrambi tornano inevitabilmente a chiedere il conto.

Tratto dal romanzo omonimo di Larry Brown, che presenta suggestioni tipiche dei romanzi di Faulkner e Lansdale, il film di David Gordon Green, autore di Prince Avalance e di commedie come Strafumati e Lo spaventapassere, allestisce un dramma di stampo classico formalmente molto curato, e anzi forse anche troppo pulito e lineare per il tema trattato, e mette in scena il classico tema cinematografico del rapporto tra un padre e un figlio. 

A dare un valore aggiunto a una pellicola altrimenti già vista più volte, è la coppia di ottimi protagonisti: Tye Sheridan, che nonostante la giovane età ha già lavorato con registi importanti come Terrence Malick e Jeff Nichols, rispettivamente in The Tree of Life e Mud, è un talento naturale dallo sguardo limpido e convincente, che conferisce a Gary tutta la rabbia e l'umanità di un adolescente burrascoso, mentre Nicholas Cage, sapientemente diretto da Green, fornisce una delle migliori interpretazioni da diversi anni a questa parte, dimostrando come possa essere un ottimo interprete perfetto per i ruoli in cui il personaggio è costantemente in bilico tra il controllo e la rabbia improvvisa. 

Un western contemporaneo ben diretto e interpretato, dal forte sapore letterario. 


Nicolas Cage e Tye Sheridan


La citazione: "Non so chi sono, ma so cosa mi fa restare vivo"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥

Uscita italiana: 


Titolo originale: Joe
Regia: David Gordon Green
Anno: 2013
Cast: Nicolas Cage, Tye Sheridan, Gary Poulter, Ronnie Gene Blevins, Adriene Mishler
Colore: colore
Durata:  117 minuti
Genere: drammatico
Sceneggiatura: Gary Hawkins
Fotografia: Tim Orr
Montaggi0: Colin Patton
Musica: Jeff McIlwain, David Wingo
Paese di produzione: USA
Produttore: Lisa Muskat, David Gordon Green 


La moglie del poliziotto







59 capitoli, ognuno introdotto da un cartello nero con scritta bianca che ne annuncia inizio e fine, tranne quello del 59esimo, che rimane aperto come un monito che invita a far riflettere lo spettatore: ellissi temporali, flashback, flashforward, dettagli apparentemente insignificanti accanto a scene di inumana violenza psicologica e fisica, sguardi diretti in camera e inquadrature bucoliche di fiori e farfalle. In 175 interminabili minuti, il regista tedesco Philip Groning mette in scena una storia di vita quotidiana apparentemente tranquilla e ordinaria, che cela in realtà una verità quanto mai scabrosa e inquietante: la violenza di un marito folle e ossessivo sulla moglie. Umiliata, picchiata, violentata e mortificata, la donna protagonista del film è una vittima che, immobilizzata dalla paura, ama e odia allo stesso tempo il suo carnefice, geloso anche del rapporto che la moglie ha con la piccola e inconsapevole figlia.

Lungo, difficile, prolisso e angosciante, il film di Groning rappresenta in maniera formalmente originale l'incubo di una mostruosità spesso celata ma più frequente di quanto non si creda e invita lo spettatore a riflettere sul fatto che tutta questa violenza cade inesorabilmente sui bambini, vittime innocenti e inconsapevoli di un male per loro incomprensibile.
Ambizioso nelle aspirazioni, La moglie del poliziotto riesce nell'intento di angosciare lo spettatore e di mettere in evidenza il fatto che il male molto spesso si annida nei luoghi più impensabili e che spesso è quasi banale, ma, con la sua estetica a volte molto curata e affascinante e a volte invece forse troppo auto compiaciuta, mette a dura prova il pubblico, sottoposto a una considerevole via crucis emotiva e fisica. 

Anche se nobile negli intenti e pregevole in più di una sequenza, il film di Groning risulta sgradevole come una cura Ludovico, facendo soffrire lo spettatore esattamente come l'Alex DeLarge interpretato da Malcom McDowell in Arancia Meccanica

David Zimmerschied, Alexandra Finder



La citazione: "La Bella Addormantata era bella, bella, bella" 

Hearting/Cuorometro: ♥1/2

Uscita italiana: 25 novembre 2013


Titolo originale: Die Frau del Polizisten
Regia: Philip Groning
Anno: 2013
Cast: David Zimmerschied, Alexandra Finder
Colore: colore 
Durata: 175 minuti 
Genere: drammatico
Sceneggiatura: Philip Groning
Fotografia: Philip Groning  
Montaggi0: Hannes Bruun, Philip Groning 
Paese di produzione: Germania
Casa di produzione: Satine Film 
Distribuzione italiana: Satine Film, evento speciale per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Venezia 2013, Nicolas Cage presenta Joe: «Recitare fa parte di me, non mi ci vedo in pensione mentre bevo mai tai a bordo piscina»


Il film è diretto da David Gordon Green ed è tratto dall’omonimo romanzo di Larry Brown

Nicolas Cage e Tye Sheridan in una scena del film


Fasciato in un elegante abito blu scuro, reso meno formale dalla camicia bianca aperta sul petto a mostrare delle vistose collane dorate, Nicolas Cage ha presentato alla stampa internazionale Joe, film del regista David Gordon Green - premiato all’ultimo Festival di Berlino con L’Orso d’Oro alla regia per Prince Avalanche -, in concorso alla 70esima Mostra d’Arte Cinematografica

Rilassato, sorridente e affabile, Cage ha risposto anche alle domande più provocatorie con una calma quasi zen. In Joe, pellicola tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore Larry Brown, l’attore premio Oscar interpreta un ex galeotto con un personale codice d’onore, che ha la possibilità di rimediare agli sbagli compiuti nella sua vita grazie al rapporto instaurato con Gary (Tye Sheridan), un quindicenne figlio di genitori alcolizzati. Di questa sorta di cavaliere solitario Cage ha detto: «Alcuni potrebbero pensare che è un perdente, visti tutti i problemi che ha e le scelte che ha fatto, ma nonostante tutto ha un suo codice morale, una sua dignità. E’ un personaggio che ho molto amato. Tengo molto a questo film: tutte le persone coinvolte avevano a cuore il progetto ed è stata un’esperienza estremamente positiva. Ho girato Joe dopo un anno che non facevo film e mi ha dato la possibilità di tornare ad approfondire il personaggio. Inoltre mi piace molto lavorare con David, sono un suo fan». 

Tye Sheridan e Nicolas Cage al Festival di Venezia 


David Gordon Green, artista poliedrico in grado di passare da film come George Washington e All the real girls, prodotto da Terrence Malick, al demenziale Strafumati, con questo film ha potuto riallacciarsi alle sue origini: «Sono nato in Arkansas e cresciuto in Texas: qui ci sono le mie radici e tornare al sud e alla sua cultura è sempre bello per me. Inoltre ho conosciuto Larry Brown, lo scrittore del romanzo da cui è tratto il film, quando era ancora in vita e ci tenevo a rendere giustizia al suo lavoro. Quando l’ho incontrato ci siamo raccontati delle storie, mi ha dato grande ispirazione». Nel film il regista affronta un tema a lui caro, quello del rapporto degli uomini con l’idea di virilità: «E’ un tema che affronto spesso: l’approccio degli uomini con la mascolinità mi affascina. Anche se io sono più simile al poliziotto che cerca di indirizzarlo sulla giusta strada, mi piace il personaggio di Joe: è un uomo che ha difficoltà a relazionarsi con i suoi sentimenti e ha un suo codice, una sua moralità. E’ quasi un personaggio da film western, poi però grazie a Gary, il ragazzo, riesce a redimersi, a stabilire un contatto umano e a diventare quasi un padre».

Nel film i protagonisti risolvono le loro divergenze ricorrendo sempre alle armi: interrogato sul perché in America ci sia la tendenza a sparare invece di cercare di risolvere a parole i conflitti Cage ha risposto: «Non sono il portavoce delle persone che usano armi in America. Non posso rispondere a questa domanda». Più esaustivo invece quando gli è stato chiesto del suo rapporto con la Cina e il cinema cinese: «Il cinema cinese è grandioso! Ho un ottimo rapporto con la Cina, il pubblico lì è straordinario, ogni volta che vado c’è un grande flusso positivo. I fan cinesi sono molto calorosi e poi quando giro lì sul set c’è sempre cibo eccezionale. Andrò in Cina tra tre settimane per girare un film intitolato Outcast». Da grande appassionato di fumetti, non è mancato un commento dell’attore sulla scelta del collega Ben Affleck per impersonare il nuovo Batman: «Sono genuinamente contento per Ben. E’ un bravo attore, fa un ottimo lavoro». Oltre al tema della violenza nel film si parla anche di un altro tema difficile, l’alcolismo, aspetto che Cage aveva già affrontato nel film Via da Las Vegas: «Il personaggio di Via da Las Vegas ormai per me appartiene a un’altra era, molti molti anni fa; in quel periodo cercavo l’onestà della recitazione. Poi ho fatto Il cattivo tenente in cui mi sono lanciato in un’interpretazione più espressionista. Qui ho cercato semplicemente di evocare ricordi ed esperienze, ho quasi “non recitato”: a volte odio la parola recitare, sembra quasi un sinonimo di mentire, qui ho cercato letteralmente di essere quel personaggio». 



A fare da contraltare a Cage c’è Tye Sheridan, giovanissimo attore molto promettente, nel ruolo del ragazzo proveniente da una famiglia disastrata; alla stampa Sheridan ha rivelato di aver passato momenti intensi sul set e di aver instaurato un ottimo rapporto con Cage e Green: «Si è creato un bel rapporto tra noi e mi sono fidato completamente. Il mio personaggio doveva fare cose che non ho mai fatto, come per esempio fumare: ho fumato la mia prima sigaretta con Nic e David». L’alchimia creatasi tra i due attori è quasi palpabile ed esalta alla perfezione l’altro tema centrale del film, ovvero quello dei legami affettivi e della paternità: «Credo che la pace nel mondo cominci in casa» ha affermato Cage «un bravo padre deve essere presente e trasmettere dei valori positivi ai propri figli». Sul fatto se sia possibile instaurare un legame quasi familiare anche tra persone non imparentate l’attore ha detto: «L’amore è amore, non deve per forza essere legato al sangue. Se hai sete bevi un bicchiere d’acqua: è semplice. Così è l’amore». 

Su un suo possibile ritiro dalle scene, viste le dichiarazioni di alcuni colleghi come Leonardo DiCaprio e Johnny Depp che hanno espresso il desiderio di rallentare il proprio ritmo di lavoro, Cage ha commentato: «Non posso parlare per loro, però non penso di ritirarmi. Negli ultimi anni mi sono preso più spesso dei periodi di pausa dal lavoro ma non ho mai pensato di abbandonare la recitazione: è qualcosa che fa parte di me. Non mi ci vedo proprio in pensione a sorseggiare mai tai in piscina».


Pubblicato su BestMovie.
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