sabato 21 gennaio 2012

“Alcatraz”, J. J. Abrams a metà fra “Lost” e “Fringe”

Il "papà" del serial-cult firma una nuova serie che viaggia nel tempo, fra flashback e fatti inspiegabili. Come la sorte di quelle 300 persone rinchiuse nel carcere, sparite nel nulla alla sua chiusura, quarant'anni fa 


E’ davvero instancabile. Sceneggiatore, compositore, produttore, regista. J. J. Abrams possiede la rara capacità di creare sempre grande aspettativa intorno a tutto ciò che fa. Diventato ormai un regista di successo – il suo “Super8″ è stato uno dei migliori film del 2011 ed è grazie a lui che c’è stato il rilancio in grande stile di “Star Trek” – Abrams è arrivato però al grande pubblico producendo serie tv: “Felicity”, “Alias”, “Fringe”, “Undercovers”, “Person of Interest” e soprattutto il fenomeno cult “Lost”. E’ comprensibile quindi che per il suo ultimo nato, “Alcatraz”, ci sia tanta attesa. 

La prima puntata è andata in onda in America il 16 gennaio e ha mostrato subito il tocco distintivo dell’autore: la musica è del fedelissimo Michael Giacchino (che ha firmato le colonne sonore di “Alias”, “Lost”, “Fringe”, “Mission Impossible III” e “Super8″), tra i produttori esecutivi figura Jack Bender, regista degli episodi più importanti di “Lost” e nel cast c’é Jorge Garcia alias Hugo “Hurley” Reyes, attore simbolo dei superstiti del volo Oceanic 815. 

Gli elementi cari ad Abrams non mancano. “Alcatraz” parla di come la chiusura del carcere di massima sicurezza più famoso del mondo, avvenuta nel 1963, copra uno dei fatti più inquietanti e inspiegabili nella storia dell’umanità. La storia dice che il 21 marzo di quell’anno la prigione fu chiusa per i costi troppo elevati e che tutte le persone che ospitava, ben 300 individui tra detenuti e personale, furono trasferite in altre strutture: la tesi della serie è che invece quelle 300 persone scomparvero nel nulla. 

A scoprire questo risvolto incredibile è la detective Rebecca Masden (Sarah Jones), che trova sul luogo di un delitto delle impronte appartenenti ad un detenuto di Alcatraz dichiarato morto quasi 40 anni prima. A confermarle il fatto è l’agente dell’FBI Emerson Hauser (Sam Neill), a capo di una squadra speciale che si occupa proprio del “caso dei ragazzi del ’63″. La task force comandata da Hauser rivela a Rebecca che i detenuti scomparsi all’epoca stanno infatti tornando nel presente, senza essere invecchiati di un giorno e con obiettivi precisi. Come se qualcuno ordinasse loro di compiere dei crimini. Per investigare, Rebecca chiede l’aiuto del maggior esperto americano di Alcatraz, il dr. Diego Soto (Jorge Garcia), criminologo e appassionato di fumetti. 

Un’isola, fatti inspiegabili, salti temporali, flashback che svelano il passato dei personaggi. Questi elementi arrivano direttamente da “Lost” ma le analogie finiscono qui. La struttura portante della serie è infatti da ricollegare principalmente a “Fringe”, con cui ci sono diversi punti in comune: la protagonista Rebecca somiglia molto alla Olivia Dunham interpretata da Anna Torv, il personaggio del dr. Soto ricorda in parte quello del dr. Walter Bishop interpretato da John Noble, l’agente dell’FBI interpretato da Sam Neill ricorda Broyles (Lance Reddick) e il tecnico di laboratorio Lucy (Parminder Nagra, la dottoressa Neela di “E. R.”) è praticamente lo stesso personaggio dell’agente Fransworth (Jesika Nicole). La narrazione inoltre è identica a quella di “Fringe”: ogni episodio è auto-conclusivo, anche se aggiunge man mano dei tasselli alla trama generale. 

Abrams ha quindi unito molti dei punti di forza delle sue serie di maggior successo creando un ibrido che per il momento sembra avere buone potenzialità: ogni personaggio ha un passato misterioso da approfondire e il grande mistero che fa da traino all’intera serie è sufficientemente intrigante per catturare l’attenzione dello spettatore. 
Inutile dire che la maggior attrattiva di “Alcatraz” è senz’altro la presenza di Jorge Garcia nel ruolo del dr. Soto, personaggio che offre gli unici spunti comici del telefilm e che ricorda molto l’Hurley di “Lost”. 

La prima stagione prevede 13 episodi e in America è solo alla seconda puntata, mentre in Italia sarà trasmessa a partire dal prossimo 30 gennaio dal canale Premium Crime di Mediaset.

Pubblicato su TvZap.

venerdì 20 gennaio 2012

Citazione Cinematografica n. 196

"Toto, ho la sensazione che non siamo più in Kansas".

da: Il mago di Oz

Judy Garland

Titolo originale: The Wizard of Oz
Regia: Victor Fleming
Anno: 1939
Cast: Judy Garland, Frank Morgan, Ray Bolger, Bert Lahr, Jack Haley, Billie Burke, Margaret Hamilton

RadioVisioni su Radiorizzonti: le uscite del 20.01.2012


Emma Stone in The Help

Anche oggi nella rubrica Radio Visioni su Radio Orizzonti parlerò delle uscite della settimana: The Help, E ora dove andiamo?, Benvenuti al Nord, Underworld il risveglio 3D, L'ora nera, Sette opere di misericordia. 

E come sempre la citazione cinematografica della settimana.

Per ascoltarmi collegatevi sul sito internet di Radio Orizzonti (http://www.radiorizzonti.net/) oppure, se vivete o vi trovate in Puglia in FM alle frequenze 102.8 o 103.4, verso le ore 19.30 -19:40.

L'ora nera


Gli amici Sean (Emile Hirsch) e Ben (Max Minghella) si recano a Mosca per un viaggio d'affari: i loro piani non procedono come previsto e per consolarsi vanno a bere e a conquistare ragazze nella discoteca più in voga della città. Qui incontrano due compaesane, Natalie (Olivia Thirlby) e Anne (Rachel Taylor), con cui c'è subito una buona intesa.

Quando tutto sembra andare per il meglio, accade l'incredibile: la corrente salta in tutta la città e dal cielo piovono delle misteriose sfere di energia luminosa. Lo spettacolo sarebbe anche bello, se non fosse che le sfere sono degli alieni giunti sulla Terra in cerca di energia elettrica, che al minimo contatto con un corpo umano lo disintegrano in pochi secondi.

Quello che era cominciato come un viaggio alla ricerca di un futuro migliore diventa presto una lotta per la sopravvivenza contro un nemico invisibile e terribile che in poche ore rende Mosca una città fantasma. 

Il film di Chris Gorak è un horror-thriller tutto basato sulla paura di un nemico misterioso ed invisibile, implacabile ed apparentemente senza scopo: le sfere di luce piovute dal cielo sembrano infatti quasi un castigo divino. Nonostante l'idea interessante, la pellicola diventa ben presto però involontariamente comica, con dialoghi quanto mai scontati e personaggi stereotipati, a cui ci si affeziona ben poco. 

Le sfere di luce fanno il loro effetto alla prima visione, soprattutto in 3D, ma progressivamente perdono la loro efficacia, incutendo sempre meno paura. 

Il cast fa il minimo sindacale, non certo aiutato dalla scrittura approssimativa dei personaggi, mentre ad essere esaltata è la splendida città di Mosca: deserta e silenziosa, sembra un luogo uscito da un acquerello. 

Il finale lascia intuire probabili sequel: se ne sente davvero il bisogno?



La citazione: "Come ci si veste per la fine del mondo?"

Hearting/Cuorometro: ♥1/2

Uscita italiana: 20 gennaio 2011

Pubblicato su Ecodelcinema.com

Titolo originale: The Darkest Hour
Regia: Chris Gorak
Anno: 2011
Cast: Emile Hirsch, Max Minghella, Olivia Thirlby, Rachel Taylor, Joel Kinnaman

“Homeland”: l’altra faccia della guerra

Nella serie vincitrice di due Golden Globe un’analisi inedita del conflitto in Iraq. Temi scottanti e un bel cast, con Claire Danes. Su Fox Italia a febbraio 


“Ho un ragionevole dubbio”: se si dovesse riassumere in una sola frase il senso di “Homeland”, premiata come miglior serie drammatica ai Golden Globe, questa sarebbe la più calzante. Il dubbio in questione è innanzitutto quello di Carrie Mathison (Claire Danes), analista della CIA specializzata nella lotta al terrorismo che, grazie a una soffiata ricevuta in un’operazione non autorizzata in Iraq, ha scoperto che un soldato americano è passato al nemico. Carrie tiene per sé l’informazione, ma quando in un’operazione di salvataggio il sergente dei Marines Nicholas Brody (Damian Lewis) viene sottratto ai suoi carcerieri dopo otto anni di prigionia, il dubbio si insinua nella sua mente. Quello che tutti vedono come un vero eroe americano, per Carrie è un potenziale nemico letale, pronto a colpire dall’interno la sua stessa patria. 

Basata sulla serie israeliana creata da Gideon Raff, “Prisoners of War”,”Homeland” è un racconto avvincente e intricato, che tratta temi delicati resi ancora più scottanti dal fatto che sono recentissimi e ancora in corso. La guerra in Iraq è un capitolo controverso della storia americana e “Homeland” ne racconta aspetti inquietanti: la possibilità che americani possano tradire il proprio Paese è uno dei golem che forse più spaventano l’America e il ruolo dei servizi segreti non è mai del tutto chiaro. 

 Il racconto non è però basato su azioni spettacolari alla “24”: si tratta di una storia molto più matura, che fa una riflessione sul rapporto tra l’apparenza e i fatti, tra il privato e il pubblico, tra la menzogna e la verità. I personaggi sono approfonditi e tutto diventa un duello mentale all’ultimo indizio. Notevole il cast: per il ruolo di protagonista Claire Danes è stata premiata con il Golden Globe, grazie a un personaggio arricchito da mille sfumature e reso profondamente umano. Quanto al co-protagonista Damien Lewis, il suo sergente Brody è ambiguo e impenetrabile, non si riesce mai a capire cosa pensi realmente. Poi c’è Mandy Pantikin nel ruolo di Saul, figura saggia e quasi paterna, un punto di riferimento nell’incertezza generale. 

“Homeland” è un prodotto che si è meritato addirittura gli apprezzamenti del presidente Obama e che dimostra come ancora una volta le serie tv siano diventate più coraggiose del cinema. In America è stata confermata una seconda stagione che andrà in onda a partire da ottobre, mentre in Italia la prima stagione andrà in onda su Fox dal prossimo 6 febbraio.

Pubblicato su TvZap.
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