giovedì 5 marzo 2009

Io & Marley


Fin dagli anni ’50 con il famosissimo “Lassie”, passando per il celebre Toto di “Il mago di Oz” al distruttivo “Beethoven”, i cani al cinema hanno sempre trovato il favore del pubblico.
Ad Hollywood devono evidentemente aver rivalutato la cosa visto che nel giro di pochi mesi le sale cinematografiche sono state letteralmente invase da pellicole incentrate su vicende canine.
Ecco quindi il cartone “Bolt”, il trashissimo “Beverly Hills chiuaua” e “Hotel Bau”.
Come non sfruttare quindi la storia di John Grogan, un giornalista che della sua vita con il fido compagno Marley ha tratto un libro divenuto un best-seller?
Un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare: così l’ex amica d’America Jennifer Aniston e il partner di sempre di Ben Stiller, Owen Wilson, hanno affiancato sullo schermo uno scatenato labrador di 50 chili.

Owen Wilson e Jennifer Aniston

Ma a differenza delle altre pellicole viste di recente “Io & Marley” non è una semplice commedia scaccia pensieri: John e Jennifer sono due giovani e brillanti giornalisti. Trasferitisi nell’assolata Florida, i due vogliono metter su famiglia. John, spaventato dalla possibilità di diventare padre, compra un cane alla moglie per distrarla momentaneamente dallo scorrere del suo orologio biologico. Ecco quindi che entra in scena Marley: un delizioso cuccioletto color champagne.
Col passare del tempo però è evidente che Marley non è un cane come gli altri: divora segreterie telefoniche intere, è continuamente iper-attivo e non si fa addestrare.
Poi quella che all’inizio sembra una fresca commedia prende improvvisamente una piega più impegnata: con il crescere del cane, anche la vita di John e Jen cambia.
Da giovane coppia sposata si trasformano in genitori, arrivano ai quarant’anni e cominciano le crisi matrimoniali. Il film diventa quindi una sorta di documentario su una famiglia americana qualunque, mettendo in scena i problemi quotidiani, le rinunce e i sacrifici che si è costretti a fare per mandare avanti la famiglia e l’impegno e il coraggio necessari per non farsi scoraggiare.
Il regista di “Il diavolo veste Prada” David Frankel confeziona così un film atipico: un po’ commedia, un po’ dramma, con il pregio di sorprendere decisamente le aspettative del pubblico.

Owen Wilson e Jennifer Aniston

Ottimo il cast: Jennifer Aniston si conferma come una delle attrici più intelligenti di Hollywood, in grado di passare agevolmente da blockbuster a pellicole indipendenti, Alan Arkin è strepitoso e dona i momenti più divertenti della pellicola, mentre l’unico sotto tono è Owen Wilson, un po’ troppo freddo rispetto alla sua solita verve.
Purtroppo il finale dilatato fino all’eccesso e un po’ furbetto nel voler provocare la lacrima a tutti i costi dà un brusco freno alla fruibilità della pellicola, finendo per annoiare soprattutto chi non ha mai avuto un cane.
In fondo però, a Marley non si può non voler bene perché altro non è che il simbolo degli eventi imprevedibili e dirompenti che investono ogni famiglia, quell’insieme di fatti quotidiani, affetto e screzi che fanno parte della vita di tutti noi.

La citazione: "Lui non è un cane come gli altri! Una volta ha mangiato una segreteria telefonica intera, e l'ha digerita!"

Voto: ♥♥

Uscita italiana: 3 aprile 2009

I love shopping

Quando la tua migliore amica è una carta di credito

Dal celebre romanzo di Sophie Kinsella, prende vita il personaggio che ha conquistato le trend-setter di mezzo mondo: Becky Bloomwood è pronta a stupirvi con la sua schiettezza, il suo sorriso e le sue tante, tantissime mises.


Come in ogni favola che si rispetti, in I love shopping c’è una dolce e bella fanciulla che passa tutto il suo tempo a sognare. Ma al contrario delle principesse delle fiabe, Becky Bloomwood (Isla Fisher), non sogna l’amore eterno: quello a cui lei pensa in ogni momento sono le scarpe di Prada, i cappotti di Louis Vuitton, i saldi da Bloomingdale’s e le sciarpe di cashmere.
Per amici ha centinaia di vestiti e la sua fata madrina è la carta di credito: una bacchetta magica in grado di darle la felicità. Sì perché Becky ha un grande segreto: è una drogata di shopping.
Il piacere che le dà tenere in mano gli acquisti appena fatti non è paragonabile a nessun altro. Per questo a causa di decine e decine di “acquisti compulsivi” si ritrova con un debito di sedicimila dollari. Per fortuna però, come per magia, arriva la soluzione: viene assunta dalla rivista economica “Far fortuna risparmiando”, che guarda caso ha anche un caporedattore bello, ricco e idealista.

Isla Fisher

Il celebre personaggio della saga creata da Sophie Kinsella prende vita sullo schermo, con qualche variazione, per la gioia di tutte le malate di shopping del pianeta.
Usando una formula ormai ben consolidata che strizza l’occhio al telefilm di culto Sex & The city e al recente Il diavolo veste Prada, il film diretto da P.J. Hogan è una summa dei più scontati clichè dei film pensati per il pubblico femminile.
La protagonista però si distingue dal tipico personaggio da film rosa: è bugiarda, folle e totalmente fuori controllo.
I presupposti per una commedia brillante c’erano dunque tutti: la storia d’amore, i bei vestiti, la protagonista simpatica. Se non fosse che le soluzioni di sceneggiatura a tratti siano più semplificate di quelle dei cartoni animati, i vestiti così eccessivi da risultare brutti e pacchiani e la protagonista a lungo andare diventi fastidiosa come il rumore delle unghie su una lavagna.
E’ pur vero che in tempo di crisi economica mondiale la gente ha voglia di sognare, ma sbatterle in faccia la vicenda di una squilibrata che non fa altro che spendere sembra alquanto eccessivo.

Hugh Dancy e Isla Fisher

Il successo di Sex & city stava nell’intelligenza del copione, nelle battute fulminanti, negli importanti temi trattati: lì i vestiti erano gli accessori delle protagoniste e non il contrario.
Isla Fisher per quanto si impegni non riesce a sostenere da sola il peso dell’intera pellicola, sembrando a volte niente di più che una stampella ricoperta di accessori: d’altra parte non tutte sono Meryl Streep, che ha dato lustro a Il diavolo veste Prada.
In questo modo quella che tutto sommato poteva essere una buona commedia con un minimo di riflessione sull’importanza dell’acquisto, sul consumismo sfrenato del mondo occidentale e sulla dipendenza psicologica da oggetti che colpisce sempre più persone si risolve in una serie di gag più o meno riuscite incollate insieme alle bene e meglio.
Sicuramente sarà un successo, ma l’eccitazione durerà poco: esattamente come quando si è appena usciti da un negozio con un pacchetto in mano e già si pensa all’acquisto successivo.

La citazione: "Tu parli il pradese?!"

Voto: ♥1/2

Pubblicato su Meltin'Pot.

mercoledì 4 marzo 2009

Conferenza stampa Io & Marley

All’ Hotel De Russie di Roma Jennifer Aniston e Owen Wilson hanno presentato il loro nuovo film in cui sono una coppia sposata alle prese con un cane iperattivo

Tratto dall’omonimo romanzo di John Grogan, che in patria ha venduto milioni di copie e qui in Italia ben duecentocinquantamila, Io & Marley è la storia di un giornalista talmente affezionato al suo cane da incentrare la sua rubrica e gran parte della sua vita su di esso.
Owen Wilson torna finalmente alla commedia dopo le tristi vicende personali e Jennifer Aniston lo segue passo passo in questo progetto pensato per gli amanti degli animali e non solo.

Inevitabile, considerata la storia, l’argomento animali: ai due attori è stato chiesto se hanno animali, Wilson ha così risposto: “Amo molto i cani, tutto il set era ben disposto verso i cani che recitavano tra cui c’era anche il cane di Jen: Norman. Abbiamo girato anche qualche scena con lui ma poi l’hanno tagliato. Era davvero una prima donna!”. La Aniston invece: “Eravamo nella bella e soleggiata Miami e ci siamo divertiti molto: il set era meraviglioso, l’ambiente rilassato è stato come fare una vacanza”.

Nel film Wilson e la Aniston interpretano una coppia sposata con i suoi problemi ma sullo schermo non compaiono mai suocere, parenti o vicini di casa: interrogati sul perché di questa scelta la Aniston ha detto: “Per me non è una famiglia di fantasia, è molto realistica. Trovo siano molto più irreali le protagoniste di Desperate Houseviwes! E’ vero non si vedono i genitori ma è un ritratto di una famiglia americana tipica e non è vero che i protagonisti non fanno sacrifici, soprattutto per quanto riguarda il mio personaggio: lei deve scegliere tra famiglia e lavoro. Lui invece vorrebbe non aver messo su famiglia quando vede l’amico single. Poi è la storia di un uomo, dello scrittore che ha raccontato la sua esperienza”.

Jennifer Aniston (foto di Valentina Ariete)

Si è poi parlato della difficoltà di recitare insieme ad un cane presente quasi in ogni scena e Wilson ha commentato: “Il cane è stato addestrato per essere folle. Il problema vero è stato con il mio cane quando tornavo a casa: sentiva l’odore dell’altro cane ed era come se fossi tornato a casa col rossetto di un’altra donna sulla camicia! Era dura fargli capire che facevo finta di voler bene all’altro cane…”.

Visto che il cane doveva comportarsi in maniera esagerata, la Aniston ha spiegato che la scena più difficile da girare è stata quella in cui portano Marley dal veterinario per la castrazione: “Il cane doveva stare tutto il tempo con le zampe fuori dal finestrino: è stata veramente dura!”.

L’altro tema portante del film è la famiglia. I personaggi si impegnano per far funzionare il loro matrimonio ma con l’arrivo dei figli le cose si complicano: ai due attori è stato chiesto quanto secondo loro ci si può sacrificare per un matrimonio e la Aniston ha detto: “Non credo che per loro sia un sacrificio. Gli esseri umani si sacrificano fino a quando riescono a farlo, dipende da quanto lo vogliono. Alla fine della vita avere intorno a sé persone care è una cosa inestimabile: prima forse è più difficile rendersene conto ma per me è molto più importante del compiacersi di un palazzo che si ha costruito o di quanti soldi si hanno in banca”. Wilson invece: “Bisogna interrogarsi sul fatto che se uno fa una scelta evidentemente la fa perché ci tiene anche se è vero che una volta che l’hai fatta automaticamente escludi un’altra possibilità e quindi comunque è una scelta dolorosa. Il mio personaggio sceglie di costruire una famiglia e alla fine penso che sia felice della sua scelta”.

Owen Wilson (foto di Valentina Ariete)

Ai due attori è stato poi chiesto qual è il loro rapporto con la loro professione e quali sono gli attori che più li hanno influenzati: la Aniston ha detto: “Certe volte mi chiedo ma che razza di lavoro faccio per vivere?! A volte è davvero molto stupido, però la cosa importante per noi è raccontare storie e far ridere la gente. E’ una grande professione: mi sento molto fortunata a fare questo lavoro. Per quanto riguarda l’ispirazione a me piacciono molto Shirley McLane, Meryl Streep e mi è piaciuta molto Marion Cotillard in “La vie en rose” e anche Anne Hathaway”. Wilson invece: “Ci sono molti attori che mi piacciono. In questo film ho adorato lavorare con Alan Arkin. Poi mi piacciono Gene Hackman, Dustin Hoffman…”.

Il film è una commedia ma ha anche molti spunti drammatici, la Aniston ha sintetizzato il concetto così: “Si ride e si piange: è meglio di Cats!”. E sul perchè in questo periodo il cinema sia pieno di storie con cani come protagonisti ha commentato: “I cani sono meglio dei cattivi attori!”.

Sempre la Aniston ha parlato dei suoi prossimi progetti: ha prodotto e recitato in un film in cui un gruppo di detenute forma una band country. A questo proposito è stato chiesto ai due attori perché si impegnino anche in altri campi del loro mestiere: la Aniston ha una casa di produzione e ha diretto un cortometraggio e Wilson ha scritto diverse sceneggiature. Wilson ha risposto così: “E’ sempre una buona cosa essere coinvolti in più progetti. La scrittura poi può essere molto più personale rispetto alla recitazione…Se penso a film come Anaconda per esempio…”.
La Aniston invece: “E’ più interessante sperimentare tutti gli aspetti della nostra professione. Per me è importante come artista e intendo continuare così. Certo essere un’attrice è molto più facile: sei ingaggiata, fai il tuo lavoro e basta. A me invece piace poter seguire il film durante tutte le sue fasi: seguire tutta la produzione è una cosa che mi arricchisce”.

Quell’estate felice

Un professore si innamora, non ricambiato, di Maria Venera, ragazza siciliana che non vuole conformarsi alla mentalità della società italiana degli anni ‘50


Sicilia, anni ’50: il professore Angelo Amato (Dario Costa) si innamora di Maria Venera (Olivia Magnani), la ragazza più misteriosa e affascinante del paese. Rimasta orfana, la ragazza vive con il vecchio e ricco zio, si innamora di suo cugino e rimane incinta. Per evitare uno scandalo, Maria progetta di fuggire con un ballerino, ma suo zio, con l’aiuto di Angelo, la riporta sui suoi passi.

Olivia Magnani e Dario Costa

Il regista siciliano Beppe Cino, dopo “Miracolo a Palermo!”, torna nella sua amata Sicilia costruendo un film basato sul racconto “Argo il Cieco” di Gesualdo Bufalino.
Un omaggio alla Sicilia in cui i volti racchiudono tutto un mondo, lo spirito, l’essenza di un popolo misterioso, pieno di contraddizioni e allo stesso tempo di fascino.
Il regista rappresenta i siciliani partendo dagli stereotipi incarnati nell’inconscio collettivo di tutti noi, per poi dare una sferzata di modernità con il personaggio di Maria Venera. Rendendo ancora più forte il personaggio di Bufalino, il regista ha dato vita a una donna che cerca di ribellarsi all’immobilità della società in cui vive, che vuole la sua indipendenza, la sua libertà e sogna un futuro lontano dai torridi paesaggi siciliani.
A dispetto del titolo (che in origine era semplicemente “Maria Venera”) in questa pellicola c’è tutt’altro che felicità: il sentimento che prevale è la nostalgia, il rimpianto per occasioni perdute, per momenti che non torneranno mai più. Subentra allora la dolcezza dei ricordi, simboleggiati dalla sala cinematografica in cui il professore, ormai vecchio, vede proiettata la sua storia e i fantasmi del passato tornano così a fargli visita.
Come nel film di Woody Allen “La rosa purpurea del Cairo”, il protagonista stabilisce un forte legame emotivo con le immagini che vede sullo schermo e il regista vorrebbe che si sentisse così anche il pubblico, rivedendosi in questo gioco di film nel film.

Olivia Magnani

Beppe Cino ce la mette tutta per omaggiare la sua Sicilia e il cinema, allestendo con cura certosina una vicenda dal sapore antico e retrò, mostrando particolare attenzione soprattutto per i volti dei suoi personaggi, ma pecca nel voler mettere forse troppa carne al fuoco e alcuni passaggi finiscono per appesantire l’incedere della pellicola che risulta a tratti difficile da seguire.
Inoltre la protagonista Anna Magnani (vista anche nel film di Sorrentino “Le conseguenze dell’amore”) non è certo all’altezza dell’illustrissima nonna e ha ancora molto da imparare.
Molto più efficaci gli attori di contorno, tutti artisti dello Stabile di Catania, ma che da soli non possono ravvivare una pellicola che sparge un’aura di polvere intorno a sé.

Voto:♥♥

Pubblicato su Meltin'Pot.

Conferenza stampa del film Quell’estate felice

A Roma il regista siciliano Beppe Cino ha parlato del suo ultimo film, presentato in diversi Festival in giro per il mondo con il titolo “Maria Venera”

Beppe Cino è un regista colto, legato alla letteratura e al cinema italiano, soprattutto quello di Rossellini, e per raccontare la Sicilia della sua infanzia ha preso spunto dal racconto “Argo il cieco” di Gesualdo Bufalino. Dopo l’approccio magico alla sua terra nel film “Miracolo a Palermo!”, in “Quell’estate felice” Cino racconta la storia di una ragazza che deve affrontare il forte maschilismo dei suoi concittadini e che vuole sentirsi libera di vivere la sua vita come desidera.
A Roma, al cinema Quattro Fontane, il regista siciliano a parlato della sua ultima fatica.

Il romanzo di Bufalino e il film

Il regista ha spiegato che ha scelto per il suo film il romanzo di Bufalino perché sente di avere molte affinità con lo scrittore, soprattutto nel modo di vedere le cose e poi perché: “Desideravo parlare degli anni ’50: l’ultimo bastione del nostro passato. Da quegli anni in poi è cominciata una corsa incredibile che ha portato a cose impensabili come internet”.
Con questa pellicola il regista ha voluto omaggiare quell’epoca ormai così lontana nella memoria collettiva e ha pensato il film come “un ultimo valzer”.
Come nel libro, nel film si parla della società italiana, e in particolare di quella siciliana, dei rapporti di coppia, delle diverse classi sociali e delle loro interazioni e il regista ci tiene a dire che ha voluto rappresentare tutto questo evitando il più possibile di riallacciarsi a stereotipi: “Ho cercato di fare pulizia degli stereotipi: la Sicilia ha dato molto alla letteratura e al cinema italiano, ma c’è sempre stato questo potere dello stereotipo”.
Cino ha ampliato il discorso del romanzo, soprattutto per quanto riguarda la figura della protagonista: Maria Venera nel film è una donna molto più forte, che rivendica sempre la sua indipendenza, anche attraverso la decisione di abortire.

Un omaggio al potere evocativo del cinema

Il film si apre e si chiude in una sala cinematografica.
All’inizio c’è un’atmosfera vivace, mentre alla fine la scena è occupata da un forte sentimento di nostalgia: “La scena finale ci dice che i giochi sono finiti. E’ una sorta di addio alla vita da parte del protagonista. E’ una sorta di omaggio a Bufalino che era un grande cinefilo”.
L’amore per il cinema è tale che il regista ha affermato di aver rifiutato di realizzare il film per la tv: nel 1993 Cino avrebbe dovuto farlo per RaiUno, ma per divergenze sulla sceneggiatura non se ne fece più nulla. “L’approccio con i produttori non è mai asettico: c’è sempre uno scontro di forze che porta all’accettazione o al rifiuto del progetto. Per fortuna ci sono ancora isole di autonomia: insomma si cerca di morire in piedi”.

La scelta degli attori

Il regista si è detto estremamente soddisfatto del cast e ha affermato che cerca sempre di scritturare personalmente gli attori, scegliendoli autonomamente. “Credo che tutti i film dovrebbero presentare ogni volta dei volti nuovi. Auspico un turn over di facce, la possibilità per un attore di recitare una volta sola, perché amo i film con facce vere”.
Il regista ha parlato anche del suo rapporto con la protagonista Olivia Magnani – nipote della grandissima Anna e vista recentemente in “Le consegueze dell’amore” di Paolo Sorrentino – che gli ha chiesto perché avesse scelto proprio lei per il ruolo di Maria Venera. Il regista le ha così risposto: “A fine film ti accorgerai che ho rubato parte della tua anima”.
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