sabato 31 agosto 2013

Si alza il vento







Jiro Hiroshi, un giovane aspirante disegnatore di aerei, incontra in sogno il conte Caproni, grande progettista italiano, a cui confida le sue aspirazioni più segrete. Comincia così The Wind Rises, decimo film di Hayao Miyazaki che abbiamo scoperto essere l'ultimo dell'autore soltanto alla 70esima Mostra del cinema di Venezia, dove è stato presentato in concorso. 

Col suo stile delicato e poetico, il regista giapponese ha realizzato una delle sue pellicole più complesse e stratificate, congedo artistico commovente  ed emozionante, che racchiude molti dei temi a lui cari. Figlio di un ingegnere aeronautico, Miyazaki illustra nel suo ultimo lavoro la complessità del processo creativo, che può essere applicato sia all'ingegneria che al cinema, un meccanismo intricato e misterioso che parte dall'impalpabilità dei sogni e arriva a realizzare opere gigantesche e meravigliose come una macchina che vola. Soltanto Miyazaki poteva rendere poetico un bullone e, attraverso il percorso di Jiro, far riflettere il pubblico su cosa voglia dire lottare per migliorarsi ed inseguire i propri sogni, per riuscire a volare alti e liberi non solo nel cielo fisico, ma anche con lo spirito.

Oltre alla riflessione sulla creatività e sulla bellezza di riuscire a realizzare qualcosa che duri nel tempo, il regista giapponese si interroga anche sulla responsabilità che comporta produrre qualcosa di nuovo e mai visto prima (gli aerei progettati dal protagonista, i Mitsubishi A6M Zero, saranno poi usati dai kamikaze durante la Seconda Guerra Mondiale) e di come una vita dedicata solo alla realizzazione delle proprie ambizioni sia incompleta se non condivisa con qualcuno che amiamo. Miyazaki trova infatti anche il tempo di affrontare un vero e proprio dramma amoroso, che vola forse più basso rispetto ai sogni inafferrabili di Jiro, ma che sa commuovere ed emozionare di più.

A fine pellicola lo spettatore sente dunque di aver assistito al percorso di una vita intera che ha il respiro del grande romanzo, fatto di sogni, amori e dolori e basta un semplice vento che accarezza l'erba per farlo commuovere.





La citazione: "Le vent se lève, il faut tenter de vivre!"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥

Uscita italiana: 13 settembre 2014


Titolo originale: 風立ちぬ Kaze tachinu
Regia: Hayao Miyazaki
Anno: 2013
Cast: (voci originali) Hideaki Anno, Miori Takimoto, Hidetoshi Nishijima, Masahiko Nishimura
Colore: colore
Durata: 126 minuti
Genere: animazione
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Musica: Joe Hisaishi
Paese di produzione: Giappone
Casa di produzione: Studio Ghibli
Distribuzione italiana: Lucky Red


Venezia 2013, James Franco presenta il suo Child of God: «La solitudine e l’isolamento sono temi che mi affascinano»



In concorso alla 70esima Mostra d’Arte Cinematografica la sua nuova prova da regista tratta dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy 

Scott Haze in una scena del film


Con quella sua aria di chi si è appena alzato dal letto e il sorriso da spot pubblicitario, James Franco non sembra il tipo d’attore in grado di realizzare un’opera che possa sconvolgere lo spettatore. Invece il poliedrico artista nato a Palo Alto possiede un ricco background artistico e culturale, che lo ha portato ad adattare per il grande schermo Child of God, uno dei romanzi più duri e inquietanti di Cormac McCarthy, il leggendario scrittore americano autore di capolavori come Non è un paese per vecchi e La strada, libro sulla vita del serial killer Lester Ballard, ispirato a Ed Gein, lo stesso assassino da cui hanno preso spunto i film Psycho e Non aprite quella porta

Presentato alla alla 70esima Mostra d’Arte Cinematografica, Child of God ha scosso la stampa internazionale con la sua rappresentazione asciutta di situazioni molto crude. Interrogato sul perché abbia voluto mettere in scena una storia così scabrosa, James Franco ha risposto: «La cosa che più mi ha colpito del romanzo è la descrizione della solitudine. La solitudine, l’alienazione e l’isolamento dalla società sono temi che mi affascinano. Quando hai a che fare con l’arte a volte capita di essere letteralmente fulminato da qualcosa che vedi o leggi e che magari ti colpisce senza che tu sappia perché. Sono un grande ammiratore dell’opera di McCarthy e volevo realizzare questo film già sette, otto anni fa». L’amore di Franco per la letteratura è ormai un fatto noto, amore che, come ha ammesso in prima persona, fa migliorare le sue prestazioni: «Amo usare libri dei miei autori preferiti per le mie opere: McCarthy e Faulkner sono tra le mie maggiori fonti di ispirazione. Portare sullo schermo un’opera di questi scrittori alza il livello del mio lavoro perché voglio rendere giustizia alla grandezza dell’opera. In un certo senso si instaura una forma di collaborazione tra me e loro, e io collaborando do il meglio di me. Se sono ispirato da un autore che rispetto do tutto me stesso». 

Scott Haze e James Franco a Venezia 70


Nel difficile ruolo del protagonista c’è Scott Haze, attore poco conosciuto che ha saputo dare una fisicità sorprendente al personaggio sottoponendosi a modificazioni fisiche drastiche, come ha rivelato durante la conferenza stampa: «Per prepararmi al ruolo sono stato in isolamento in un bosco del Tennesse per tre mesi: ho perfino dormito in una grotta. Per rendere il deperimento mentale e fisico del protagonista ho perso quasi venti chili: è stata un’esperienza difficile. Il mio approccio a un personaggio così estremo è stato quello di guardarlo con compassione, in modo da potermici relazionare. Lester è un personaggio complesso: non è il solito maniaco, è vero, è un assassino, ma è anche una persona profondamente sola e incapace di inserirsi nella società. Per rappresentarlo mi sono ispirato al Joker di Heath Ledger e a Robert DeNiro in Taxi Driver». Haze ha inoltre rivelato che Franco è stato un ottimo regista, proprio perché nasce come attore: «Con James non c’è stato un momento in cui sono stato preoccupato: è stata la mia migliore esperienza lavorativa come attore. Siccome anche lui è un attore, James sa cosa vuol dire affrontare un ruolo così difficile: per aiutarmi mi ha dato completa libertà».


Pubblicato su BestMovie.

Child of God








Lester Ballard (Scott Haze) è un disadattato, sociopatico e violento, incapace di qualsiasi relazione umana: emarginato dalla comunità in cui vive, Lester non ha nessun talento se non quello di saper usare il fucile, unica attività che sembra dargli piacere. Tutto istinto e forza, Lester non ha un'intelligenza umana, non è nemmeno in grado di parlare, e, sempre in nome delle sue pulsioni primordiali, diventa un serial killer necrofilo che si diverte a giocare con le sue vittime una volta morte, come fossero delle bambole.

Per il suo nuovo film da regista, in cui si concede anche un piccolo ruolo, James Franco non abbandona la sua passione per la letteratura americana e questa volta porta sul grande schermo uno dei romanzi più duri e difficili di Cormac McCarthy, da noi pubblicato con il titolo Figlio di Dio. La storia di un folle che vive in condizioni sub-umane e che uccide delle donne per poi stuprarne i cadaveri non è un tema facile da raccontare, soprattutto al cinema, dove le immagini lasciano poco spazio alla fantasia: Franco non si lascia però spaventare e anzi mostra, a volte quasi con gusto, anche i dettagli più scabrosi (non si era forse mai vista una defecazione così nel dettaglio), dimostrando un talento di messa in scena non indifferente, anche se forse avrebbe dovuto misurare di più l'interpretazione del suo attore, chiamato a una prova davvero estrema, e l'armonia generale del film. Scott Haze, che con Franco ha già lavorato in As I lay Dying, trasposizione cinematografica del romanzo di Faulkner Mentre morivo, fornisce un'interpretazione coraggiosa: sputa, scalcia, impreca, defeca e stupra cadaveri, si sforza e si immedesima, riuscendo a convivere con un personaggio per cui è praticamente impossibile provare empatia. 

Visti gli argomenti trattati, era quasi impossibile non realizzare una pellicola disturbante, destinata a scuotere nel profondo lo spettatore. La forza del film non sta però tanto nella scabrosità a tutti i costi, quanto nella rappresentazione di un'America selvaggia e rurale, in cui lo stato di natura è direttamente in opposizione con le regole della civiltà. 

Scott Haze

La citazione: "Tu non sei mio amico"

Hearting/Cuorometro: ♥♥1/2

Uscita italiana: 


Titolo originale: Child of God
Regia: James Franco
Anno: 2013
Cast: Scott Haze, Tim Blake Nelson, Jim Parrack, James Franco, Fallon Goodson
Colore: colore
Durata: 104 minuti
Genere: drammatico
Sceneggiatura: James Franco e Vince Jolivette
Fotografia: Christina Voros
Montaggi0: Curtiss Clayton
Musica: Aaron Embry
Paese di produzione: USA
Casa di produzione: Robbit Bandini Productions
Distribuzione italiana: 

Philomena








Philomena Lee (Judi Dench) è un'anziana signora inglese appassionata di romanzi rosa e fortemente credente che nasconde un segreto: da giovanissima rimase incinta e, ripudiata dalla famiglia, fu costretta a trovare rifugio presso le suore del convento Roscrea, in Irlanda. Qui dopo pochi anni, le suore le strapparono il figlio, Antony, dandolo in adozione e impedendo alla madre di ricevere qualsiasi notizia sul suo destino. 
Martin Sixsmith (Steve Coogan) è un ex giornalista della BBC caduto in disgrazia, dalla vasta cultura, ateo e scettico: una coppia improbabile, che però intreccia il suo destino quando la donna chiede al giornalista di aiutarla a scoprire cosa ne è stato del figlio perso quasi 50 anni prima.

Tratto dal romanzo The Lost Child of Philomena Lee di Martin Sixsmith, Philomena racconta la vera storia di una madre e di un figlio che non si sono mai incontrati, separati dal fondamentalismo cieco di suore che si sono macchiate di delitti terribili in nome della fede: la storia di Philomena Lee non è infatti un caso isolato, di storie simili ce ne sono a decine.

Con una storia tanto eclatante sarebbe facile attaccare senza riserve le istituzioni religiose anche in maniera violenta, ma la forza del film di Stephen Frears, e della sceneggiatura curata dallo stesso Steve Coogan, sta nell'esprimere le proprie perplessità laiche basandosi solo sulla forza dei fatti e mostrando come una signora ignorante ma buona e dalla fede incrollabile e un uomo colto ma irascibile e scettico, riescano a essere molto più caritatevoli e compassionevoli di chi si nasconde dietro un abito religioso. 

Grazie alla scrittura intelligente e brillante, che sa dosare sapientemente i momenti drammatici con altri più leggeri e che sa fermarsi sempre un attimo prima di scadere nella retorica e nella lacrima indotta a comando, Philomena sa commuovere e divertire, informa e fa riflettere, in un mix perfettamente equilibrato proprio del grande racconto. Oltre all'eleganza stilistica di Frears e all'ottima scrittura, gran merito della riuscita del film va inoltre ai suoi due interpreti: Steve Coogan dimostra di essere un attore a tutto tondo, non solo un ottimo comico ma anche un bravo interprete drammatico, e Judi Dench si conferma sempre più come una delle più grandi attrici mai viste sullo schermo. I numerosi scambi di battute tra i due sono scanditi con tempi comici perfetti ed è un piacere sentire parlare i due attori con il loro impeccabile accento british (motivo per cui se ne consiglia la visione in lingua originale).

Una delle pellicole più applaudite alla 70esima edizione della Mostra del cinema di Venezia.

Judy Dench e Steve Coogan


La citazione: "Io non ho abbandonato mio figlio"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥1/2

Uscita italiana: 19 dicembre 2013


Titolo originale: Philomena
Regia: Stephen Frears
Anno: 2013
Cast: Judy Dench, Steve Coogan, Anna Maxwell Martin, Mare Winningham, Michelle Fairley, Ruth McCabe
Colore: colore
Durata: 94 minuti
Genere: drammatico
Sceneggiatura: Steve Coogan, Jeff Pope
Fotografia: Robbie Ryan
Montaggi0: Valerio Bonelli
Musica: Alexandre Desplat
Paese di produzione: Regno Unito, Francia, USA
Casa di produzione: BBC Films, British Film Institute
Distribuzione italiana: Lucky Red


Kill Your Darlings - Giovani e ribelli



Amori disperati, prime esperienze sessuali, droghe, feste, amicizia e voglia di ribellarsi all'autorità simboleggiata dalle regole imposte da genitori, professori e moralisti: i poeti della Beat Generation sono stati tra i primi a riversare nelle proprie opere lo spirito passionale e acerbo degli adolescenti, giovani persone che vivono un momento cruciale della vita in cui si è alla ricerca di se stessi. Prima del '900 l'adolescenza non esisteva ufficialmente, si diventava adulti molto presto e la fisiologica fase di transizione tra infanzia ed età adulta era mortificata e messa da parte: grazie a poeti, scrittori, musicisti e artisti, insicurezze, paure e voglia di ribellione e di sperimentare tipiche dei giovanissimi sono state invece celebrate. Nessuno può sfuggire a questo passaggio: senza il primo amore che ci cambia per sempre e senza il primo scontro con le responsabilità non potremmo maturare e scoprire la pasta di cui siamo fatti. Anche Allen Ginsberg, autore che ha sconvolto il perbenismo della sua epoca grazie a opere come "Urlo", in principio era un semplice adolescente inesperto e acerbo. E senza barba. 

Parte da questo presupposto Kill Your Darlings - Giovani e Ribelli, opera prima di John Krokidas presentata nella sezione Giornate degli Autori alla 70esima Mostra del cinema di Venezia, che racconta il passaggio all'età adulta di un giovanissimo Ginsberg (Daniel Radcliffe) che, diciottenne, si iscrive alla facoltà di Lettere della Columbia University e inizia il percorso di formazione che lo porterà a diventare uno degli autori più celebrati del '900. Punto di svolta della vita di Ginsberg è l'incontro con il bello e dannato Lucien Carr (Dane DeHaan), studente seducente e affascinante che fa scoprire ad Allen l'amore, le prime esperienze sessuali, la droga e la voglia di cambiare il mondo attraverso le parole. Grazie a Lucien Allen scrive le prime poesie, conosce altri futuri mostri sacri come Jack Kerouac (Jack Huston) e William Burroughs (Ben Foster) e si inserisce in un pericoloso triangolo, andando a disturbare la relazione tra Lucien e David Kammerer (Michael C. Hall), uomo ossessionato dal ragazzo. 

Con entusiasmo e fascinazione per quella stagione così piena di fermento creativo, Krokidas ci mostra la Beat Generation in fieri, prima che i suoi esponenti scrivessero i loro capolavori e prima che diventassero adulti, mostrando come la vita e le esperienze si intreccino indissolubilmente con l'arte e la letteratura. Con un ritmo frenetico e folle che richiama le note jazz e le luci di New York, l'autore, pur se con qualche stereotipo di troppo, riesce a cogliere lo spirito di un gruppo di adolescenti che avrebbe ben presto fatto cose straordinarie, senza confezionare una biografia vera e propria, come era stato invece in Urlo di Rob Epstein con James Franco, e senza portare sullo schermo un'opera letteraria, come avvenuto in On the Road di Walter Salles.

Il risultato è un'opera prima interessante e ben confezionata, soprattutto grazie alle ottime interpretazioni di un cast eccellente: a differenza di altri colleghi diventati famosi da bambini, Daniel Radcliffe, che in molti davano condannato all'etichetta perenne di maghetto, si è impegnato con tutto se stesso per scrollarsi di dosso il peso di otto film della saga di Harry Potter, prima a teatro, mostrandosi nudo in Equus e cantando in How to Succeed in Business Without Really Trying, poi in tv, trasformandosi nella versione giovane di Jon Hamm in Appunti di un giovane medico e infine sul grande schermo, cambiando completamente per interpretare il giovane Ginsberg. Radcliffe dà al personaggio tutto se stesso, trasformandosi anche fisicamente, facendo attenzione a postura e gesti, dimostrando di essere un ottimo interprete, così come il sempre più lanciato Dane DeHaan, visto nella serie In Treatment e nel film Chronicle, da molti acclamato come il nuovo Leonardo Di Caprio, che con il suo sguardo misterioso e la bocca carnosa perennemente imbronciata ha il fascino del protagonista maledetto. Riconfermato invece ancora una volta il grande talento di Michael C. Hall, indimenticabile protagonista di Dexter, ancora poco sfruttato al cinema. 


Dane DeHann e Daniel Radcliffe


La citazione: 
"- E' immondo, ed è assurdo!
- Però l'ha letto tutto"


Hearting/Cuorometro: ♥♥


Titolo originale: Kill Your Darlings
Regia: John Krokidas
Anno: 2013
Cast: Daniel Radcliffe, Dane DeHann, Michael C. Hall, Ben Foster, Elizabeth Olsen, Jennifer Jason Leigh, Kyra Sedgwick, Jack Huston
Colore: colore
Durata: 104 minuti
Genere: storico, drammatico 
Sceneggiatura: John Krokidas, Austin Bunn
Fotografia: Reed Morano
Montaggio: Brian A. Kates
Musiche: Nico Muhly
Paese di produzione: USA
Casa di produzione: Killer Films
Distribuzione italiana: Notorious Pictures

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