venerdì 26 giugno 2009
Il re è morto
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Valentina Ariete
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Citazione cinematografica n. 68
Charlotte: Ci frequentiamo da un paio di settimane, tu mi piaci molto, ma domani sera dopo cena voglio che facciamo sesso anale.
Carrie: La prossima fermata è tra la 62esima e la Madison.
Charlotte: Dove stiamo andando?
Carrie: A prendere Miranda.
Charlotte: No! No! Ti prego no!
Carrie: Sì, e andiamo a prendere anche Samantha!
Charlotte: Oh Carrie no...
Carrie: Ti serve tutto il sostegno femminile possibile! E io sono in ritardo per il mio drink!
Charlotte: Oh hai ragione scusa...
[...Miranda sale sul taxi]
Miranda: Dipende tutto da quanto ti piace.
Charlotte: Tanto!
Miranda: Tanto da uscirci fino a che non ne arriva uno migliore o tanto da sposarlo e trasferirti in campagna?
Charlotte: Io...io non lo so, non ne sono sicura...
Miranda: E' meglio che ti sbrighi ad esserne sicura!
Charlotte: Mi stai spaventando!
Miranda: Ok...
Carrie: Non spaventarla!
Miranda: E' tutta una questione di dominio: se te lo mette lì ci sarà uno squilibrio di potere e alla fine o vince lui o vinci tu. Allora una scuola di pensiero dice che chi ha l'uccello ha il potere ma... Ehi, oh, pensi a guidare lei! Il problema è: se te lo mette nel culo ti rispetterà di più o ti rispetterà di meno?
Questo è il punto!
Tassista: No, non si fuma qui dentro!
Carrie: Parliamo di farselo mettere nel culo, una sigaretta ci vuole!
[...Samantha sale sul taxi]
Samantha: Davanti, dietro che importa? Un buco è un buco!
Miranda: Posso citarti come esperta?
Samantha: Oh un pò di porta sul retro non farebbe male nemmeno a te!
Charlotte: Io non sono un buco!
Carrie: Tesoro lo sappiamo!
Samantha: Sentite io dico solo che anche quella, anche quella è una parte del corpo che è stata creata per essere sperimentata. Sperimentare è favoloso!
Charlotte: Di che stai parlando?! Io sono andata dalle suore!
Samantha: Senti dico solo che col tipo giusto e il lubrificante giusto...
[il taxi sobbalza]
Tutte: Oh!
Charlotte: E questo cos'era?
Miranda e Samantha: Un assaggio!"
da: Sex & the City, stagione 1 - episodio 4
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Valentina Ariete
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giovedì 25 giugno 2009
E' morta Farrah Fawcett

Bellezza del piccolo schermo anni '70 - bellezza magra ma dai seni e dalle proporzioni normali, che ci ricordano quanto la nostra epoca sia malata nel volere seni e labbra esagerati su corpi esili- paradossalmente ha dato luogo a uno degli scherzi del destino più inquietanti della storia del cinema.
Barry Lyndon ha sposato una Charlie's Angels e ha dato vita alla storia di Love Story.
Inquietante.
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Valentina Ariete
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mercoledì 24 giugno 2009
Corti and Cigarettes 2009
Meltin'Pot ha colpito ancora.
Dopo il successo della prima edizione di “Corti and Cigarettes”, la prima rivista di approfondimento culturale senza pubblicità della capitale è tornata a cercare e scovare i migliori artisti emergenti del panorama cinematografico italiano.
72 corti inviati e 7 finalisti, 2 proiezioni speciali, una giuria interna per selezionare i migliori lavori e una giuria di qualità per decretare il vincitore tra i magnifici sette. Questi i numeri del secondo episodio di “Corti and Cigaretts”, con serata finale sempre a Roma, sempre nel ricercato Caffè Fandango nella suggestiva Piazza di Pietra.
Le cose sono state fatte in grande stile: l'appuntamento era alle 20:30 per un ricco aperitivo all'ombra del Tempio di Adriano a cui hanno partecipato cinefili incalliti, curiosi e volti noti come l'attore Ludovico Fremont, il popolare Walter dei “Cesaroni”, e l'attrice Corinne Cléry, madrina del festival e diva del cinema italiano anni '70 e '80 nonché indimenticabile bond girl di “Moonraker” con Roger Moore.
Soddisfatto gusto e olfatto, cinefili e addetti ai lavori hanno potuto deliziare anche la loro vista con la proiezione dei cortometraggi finalisti.
Ha aperto le danze il primo dei due corti fuori concorso “Poor baby” (2'30'') di Valentina Caliguri: montaggio da videoclip, forte ispirazione newyorchese e richiami ad Andy Warhol, esplicitamente citato con un volume di foto posto su un tavolino, pellicola in elegante bianco e nero. Una ragazza è ritratta in atteggiamenti “sconvenienti”: va al bagno, rutta bevendo birra e si masturba con un vibratore. Ironica e originale rappresentazione dell'essere femminile che gli uomini e la società vorrebbero ipocritamente nell'apparenza perfetto e quasi inumano. Anche le donne emettono gas.
E' stata poi la volta del primo corto in concorso: “Harry Partch volume 1” (2'30'') di Guglielmo Manenti. Cortometraggio d'animazione folle e visionaria: dimenticate i dolci animaletti disneyani, qui siamo decisamente in un giardino delle delizie di boschiana memoria, in cui strane creature si fagocitano l'un l'altra, l'inizio è mescolato con la fine e il comune denominatore di tutte le strane creature che vediamo sullo schermo è una caffettiera. La caffeina come perno centrale della società contemporanea.
Di tutt'altro tipo il commovente “Il cappellino” (15') di Giuseppe Marco Albano: la malattia è un momento doloroso e difficile nella vita delle persone, ma quando a stare male è un bambino sembra che tutto il mondo sia ingiusto e orribile. Qui grazie ai vivaci colori di un cappello vediamo che la vita è ancora possibile nonostante le sofferenze: negli occhi della piccola Clara finalmente tornata alla vita c'è la speranza nel futuro che la vita a volte ci strappa via. Il tutto accompagnato dalla bella colonna sonora originale di Danilo Caposeno. Nel cast anche Regina Orioli.
Dalla malattia fisica a quella dello spirito: in “Forte debolezza” (5'20'') di Francesco Costantini, Andrea Roncato e Alex Partexano sono due uomini impietriti di fronte all'angosciante peso della routine quotidiana, simboleggiata dalle scale che portano verso casa. Divertente e amaro allo stesso tempo.
Si è continuato con “Anima incompresa” (3'28'') di Erika Fiscella: secondo corto di animazione della serata, disegno semplice e dai toni pastello dall'effetto emozionante. In poche immagini l'autrice ha saputo emozionare lo spettatore immergendolo nel mondo dei non udenti, mondo che per i più è distante, sconosciuto e spesso non capito.
Un lavoro difficile che sorprende per la sua forza.
Temi duri anzi durissimi per “La culpa del otro” (18') di Ivan Ruiz Flores: bianco e nero drammatico, un bambino, una stanza e sua madre. Spastica. Nessun rumore se non i versi quasi bestiali della donna, corpo fuori controllo e anima disperata. Il figlio attraverso un buco nella parete spia la famiglia felice che vive nella casa accanto. Ma tanta normalità è solo apparente. Il regista con immagini crudissime ci pone diversi interrogativi: chi è il vero malato? Chi non avendo nessuna colpa ha avuto la sfortuna di ammalarsi o chi si approfitta della debolezza altrui? L'innocenza è mortificata dal brutto o dalla violenza? E soprattutto: perché nessuno ha il coraggio o la forza di denunciare gli orrendi crimini che quasi ogni giorno vengono compiuti dentro le mura domestiche? Con un'opera quasi straziante il regista ci mette di fronte alla nostra stessa ipocrisia, ipocrisia di chi non vuole vedere certe cose, non vuole ascoltarle e nemmeno ammettere che accadano.
In questo modo le colpe dei padri ricadranno sempre sui figli.
Un corto non facile, crudo, ma per questo anche importante e coraggioso che ha suscitato forti polemiche: ci sono state perfino contestazioni in sala. Segno che ha decisamente centrato lo scopo.
Si è passati poi al secondo cortometraggio in concorso di Francesco Costantini: “La fiducia” (9'20''). Protagonisti la giovane coppia d'oro del cinema italiano Luca Argentero e Miriam Catania, che qui sono una coppia in crisi tra bugie e sotterfugi in cui non sempre le cose sono come sembrano. Siamo dalle parti dell'ironia amara di “L' ultimo bacio” di Gabriele Muccino.
L'ultimo corto in concorso era “Opinioni” (17') di Claudio Bandelli: ispirandosi a “Coffee and Cigarettes” di Jim Jarmusch, il regista ci pone di fronte a tre episodi – L'autografo, La palestra e Il tradimento – in cui altrettante coppie di ragazzi dissertano riguardo a luoghi comuni del quotidiano di ognuno di noi. Il tutto realizzato con l'aiuto dell'irresistibile accento toscano, terreno fertile per una comicità garbata e divertente, e, tra una birra e l'altra, il regista ci regala anche qualche riflessione interessante. Il corto ha creato anche un simpatico effetto di “citazione nella citazione” visto che “Coffe and Cigarettes” è il film che ha ispirato il nome del concorso organizzato da Meltin'Pot.
La proiezione si è poi conclusa con “Il torneo” (15') di Michele Alhaique: presentato al prestigioso Tribeca Film Festival e vincitore del Nastro d'argento, il corto parla di un gruppo di ragazzini di un quartiere popolare di Roma, in cui il calcio e l'amicizia sono la cosa più importante. Vessati dal bulletto della zona i ragazzi imparano in fretta come va il mondo e devono decidere se essere pecore in pasto ai lupi o lottare per ottenere quello che vogliono. Di vago ricordo pasoliniano, il corto vanta un sorprendente cast di attori-bambini che sono convincenti e coinvolgenti. Fa la sua figura anche Lorenzo de Angelis, doppiatore e attore professionista, nel ruolo del bullo.
Alla fine della proiezione la giuria si è ritirata per assegnare i premi. Giuria composta da: Maurizio Ponzi, di nuovo presidente di giuria per “Corti and Cigarettes”, che vanta collaborazioni illustri con Pasolini, Nuti e autore di fiction di successo come “Il bello delle donne” e “E poi c'è Filippo”; Annamaria Liguori, script supervisor di film cult come “Bianco, rosso e verdone”, “Borotalco” e cuore pulsante della manifestazione; Giancarlo Scarchilli, che di recente ha realizzato “Scrivilo sui muri” con Cristiana Capotondi e Primo Reggiani; Giuseppe Francone, direttore di produzione di film di grandi registi come “Allónsanfan” dei Fratelli Taviani e “I cannibali” di Liliana Cavani; Alfredo Covelli, autore di fiction popolari come “I liceali” e “Piper”; Marco Filiberti, artista poliedrico dai molti talenti, attore, scrittore, cantante e ballerino e da qualche anno anche regista, presto porterà in sala il suo nuovo film “Il compleanno” con Alessandro Gassmann e Piera Degli Esposti; Gian Paolo Cugno, regista siciliano autore di “Salvatore – Questa è la vita”; Valentina Fratini, giovane sceneggiatrice di talento, che vanta anche esperienze dietro e davanti la macchina da presa e Marta Bifano, attrice nel recente “Hotel Meina” e in fiction importanti come “Caravaggio”.
I premi sono stati così assegnati: vincono ex aequo il premio di Miglior Corto “Anima incompresa” di Erika Fiscella e “La culpa del otro” di Ivan Ruiz Flores, che si aggiudica anche il premio per la Migliore Interprete per Montse Ortiz. Miglior Soggetto è stato quello di Giuseppe Carlo Albano e Carla Marcialis per “Il cappellino”.
Un'emozionatissima Erika Fiscella ha ringraziato commossa tutti e lo stesso vale per Albano, che si è detto contento della visibilità che ha ottenuto il suo lavoro, più loquace il portavoce di Ivan Ruiz Flores: che ha spiegato che l'opera e il suo stesso titolo sono una provocazione, quasi nessuno vuole parlare di argomenti difficili e scabrosi e “la colpa dell'altro” è proprio questa. Il portavoce ha poi ribattuto ai rumori e alle contestazioni avvenute durante la proiezione dicendo che il cinema parla attraverso mezzi non comuni ma è sempre frutto del lavoro di molte persone e per questo merita rispetto, qualunque sia l'argomento di cui tratta.
La madrina della serata Corinne Clery, che ha consegnato i premi, ha sottolineato che eventi come questo sono fondamentali per dare spinta e visibilità ai giovani autori che cercano di entrare nel circuito cinematografico e che dare un'opportunità ai giovani è una cosa che la inorgoglisce; lo stesso ha detto Scarchilli sottolineando inoltre la differenza tra il cinema italiano, maestro nel campo della commedia e della poesia, e quello spagnolo più diretto e provocatorio.
Una seconda edizione che ha quindi replicato e superato il successo della precedente, con cortometraggi di qualità notevole e una direzione artistica coraggiosa che non ha avuto paura di mostrare opere dai temi forti e provocatori che spesso non trovano spazio in festival più patinati e meno vicini alla realtà quotidiana.
Un appuntamento da non perdere dunque per il pubblico cinefilo più esigente della capitale che già pregusta la terza edizione per farsi piacevolmente stupire ancora una volta.
Pubblicato su Meltin'Pot.
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Valentina Ariete
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lunedì 22 giugno 2009
LO.VOGLIO.ORAAA!!!
Ibernatemi adesso e risvegliatemi direttamente nel 2010



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Valentina Ariete
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sabato 20 giugno 2009
Auguri Nicole!
Nicole ti adorooo!!!
(ok la smetto prima che chiamiate la neuro...)
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venerdì 19 giugno 2009
Citazione cinematografica n. 67
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Valentina Ariete
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lunedì 15 giugno 2009
Il carcere al cinema
Il tema del carcere è uno di quei particolari soggetti, come la boxe e il road movie, che da sempre affascina il mondo del cinema, soprattutto americano: innumerevoli sono le pellicole aventi come protagonisti detenuti e secondini tanto da fare del prison-movie un genere a sé.
Il fascino dell'argomento è palpabile: l'essere umano schiacciato tra valori assoluti come colpa e pena, privato della libertà, sia fisica che psicologica, solo di fronte alla sua esistenza e ai suoi errori e costretto a ricostruirsi un'identità in uno spazio chiuso che ripete, anche se con sentimenti e azioni amplificate e violente, la società “normale”.
Come ogni genere a sé stante, il film carcerario ha un decodificato sistema di personaggi e situazioni: il protagonista, che può essere innocente o colpevole, il compagno di cella che può rivelarsi un amico fidato o al contrario un temibile aguzzino, i secondini sadici e il direttore del carcere, figura che simboleggia spesso l'autorità pura, cieca e spietata nell'esecuzione della legge.
Personaggi e situazioni sono quasi sempre gli stessi ma diverso è il modo di raccontare la storia, tanto da portare a vari sottogeneri: il più frequente è il tema della fuga, poi quello dell'innocente ingiustamente imprigionato, per arrivare ai detenuti in attesa della pena capitale, a quelli che in carcere sviluppano una personale spiritualità e alla tanto travagliata riabilitazione.
L'evasione
La fuga dal carcere è uno dei temi più affrontati al cinema: il protagonista, innocente o colpevole che sia, è un uomo che affascina per la sua intraprendenza e intelligenza, una sorta di self made man al contrario, che, in un ambiente dove la separazione dei corpi, l'austerità della vita quotidiana, persino la condivisione del cibo sono fonte di frustrazione e mortificazione, è in grado di ricostruirsi uno status sociale e una ragione di vita.
A questo filone appartengono pellicole divenute cult come Nick mano fredda, Papillon, Fuga da Alcatraz e Il fuggitivo: i protagonisti hanno i volti carismatici e l'aura leggendaria di attori di prima grandezza come Paul Newman, Steve McQueen, Clint Eastwood e Harrison Ford.
Volti necessari ad incarnare la vitalità e il fascino di una figura che cattura l'attenzione del pubblico e che alla fine lo costringe a simpatizzare per lui a prescindere dal crimine commesso.
I bad boys al cinema funzionano sempre di più.
Negli ultimi anni anche la tv si è accorta del fascino di questo tema: Prison Break, serie del 2005, mette in scena una spettacolare fuga dal carcere, in cui il protagonista è un genio matematico che si fa imprigionare per liberare il fratello. Qui oltre all'audacia a farla da padrone è la razionalità scientifica che deve scontarsi con la violenza del carcere.
L'innocente ingiustamente imprigionato e i condannati a morte
Alcune pellicole, piuttosto che parlare di criminali rei confessi e al limite della follia, preferiscono parlare di persone oneste ingiustamente imprigionate: la giustizia diventa un'aguzzina che abbandona i suoi protetti a un destino infernale fatto di umiliazioni e violenze, di pena senza colpa, in cui il protagonista o riesce a superare il suo calvario diventando più forte o si fa schiacciare dagli eventi. Un esempio è Nella città l'inferno, in cui un'ingenua Giulietta Masina viene incarcerata ingiustamente e sottomessa dalla ferocia di una dirompente Anna Magnani.
Un altro tema, prettamente americano, è quello dei condannati a morte: come Nel miglio verde, tratto da un racconto di Stephen King, o nel musical grottesco di Lars Von Trier Dancer in the dark viene affrontato il terribile atto della morte legalizzata, in cui il condannato è presentato come un essere umano terrorizzato di fronte a una pena tanto disumana come la morte.
In Dead man walking, con protagonista Sean Penn, il regista Tim Robbins – volto principale del prison movie per eccellenza Le ali della libertà - condanna nettamente questa pena.
Spiritualità in cella
Alcune pellicole, come L'uomo di Alcatraz in cui il protagonista Burt Lancaster in carcere diventa un esperto e famoso ornitologo, parlano di un aspetto particolare: il detenuto, costretto a rimanere da solo con i suoi pensieri, sviluppa una sua spiritualità, riflette sulle sue colpe e trova una sua dimensione reinventando la propria esistenza. Un tema non facile, ma che cerca di affrontare quello che dovrebbe accadere ad ogni detenuto: riflettere sui crimini commessi e cercare di espiare in qualche modo la colpa.
La riabilitazione
Il carcere è un'esperienza talmente devastante che lascia indelebili cicatrici in chi l'ha vissuta. Quello che però accade all'uscita dalla prigione è altrettanto difficile.
Non tanto a causa del detenuto, quanto per i pregiudizi che lo accompagnano. Possibilità di lavoro sono scarsissime, qualsiasi “onesto cittadino” è pronto ad additare come mostro l'ex detenuto e affetti e proprietà quasi sempre sono dissolti.
E' proprio qui che lo Stato si mostra più debole, non riuscendo a garantire un dignitoso reinserimento sociale al detenuto. Un tema attualmente di grande interesse come dimostrano le due pellicole uscite quest'anno al cinema: Ti amerò sempre, con una formidabile Kristin Scott Thomas e Giulia non esce la sera, con l'intensa Valeria Golino.
Un argomento complesso, perché spesso l'esperienza in carcere più che rieducare peggiora il comportamento negativo.
Un filone dunque ricco, che propone sempre nuovi spunti, e che negli ultimi tempi mette in risalto soprattutto il fascino che certi comportamenti asociali e assai discutibili possono suscitare.
In fondo il carcere non è altro che una metafora dell'eterna contrapposizione tra bene e male.
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Valentina Ariete
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sabato 13 giugno 2009
venerdì 12 giugno 2009
Citazione cinematografica n. 66
da: Ieri, oggi e domani
Regia: Vittorio De Sica
Anno: 1963
Cast: Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Aldo Giuffrè, Carlo Croccolo, Tina Pica
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Valentina Ariete
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lunedì 8 giugno 2009
60 volte 1984

Capolavoro assoluto.
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Valentina Ariete
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