sabato 28 febbraio 2009

Citazione cinematografica n. 52

"Beh se è riuscito a truffare lo stato è un uomo in gamba!"

da: Il marito

Titolo originale: Id.
Regia: Nanni Loy
Anno: 1958
Cast: Alberto Sordi, Aurora Bautista, Luigi Tosi, Alberto De Amicis, Carlo Ninchi, Marcello Giorda, Rosita Pisano

venerdì 27 febbraio 2009

L'Onda


E’ possibile che il nazismo possa nuovamente prendere il sopravvento?
Questa è la domanda al centro del film di Dennis Gansel.
Germania, un’imprecisata città di periferia, giorni nostri: il professore di liceo Rainer Wenger (Jurgen Vogel), rocchettaro ed ex anarchico, deve condurre una serie di lezioni sull’autarchia.
I ragazzi non sembrano entusiasti delle lezioni perché ritengono abusato l’argomento: come potrebbe proprio la Germania, che ha causato gli orrori dell’olocausto e della seconda guerra mondiale, farsi trascinare di nuovo da questi sentimenti di distruzione e sete di potere?
Per dimostrare il contrario, il professore inventa una sorta di gioco di ruolo: la classe sarà la sua piccola nazione e lui il fuhrer. Ad ognuno viene assegnato uno specifico compito e tutti devono indossare una camicia bianca come segno distintivo. La classe trova anche un nome: saranno L’Onda. Quello che nasce come un semplice gioco educativo si trasforma presto in una bomba a orologeria: i ragazzi cominciano a diventare violenti con chi non fa parte dell’Onda e il meccanismo sfugge presto di mano al professore.

Jurgen Vogel

La pellicola di Gansel, ispirata ad una storia vera, è una piacevole sorpresa che conferma la nuova interessante linfa creativa del cinema tedesco contemporaneo.
La Germania si interroga ancora molto sul proprio passato - gioielli come “Goodbye, Lenin!” o “Le vite degli altri” lo dimostrano -, inevitabile quindi che le vicende presenti allarmino questa nazione.
La pesante crisi economica che si sta abbattendo su tutto il mondo, le differenze sociali, il lassismo di certi politici, il problema dell’integrazione con gli immigrati e il malcontento dei cittadini sono tanti campanelli d’allarme per l’eventualità che spinte razziste e fasciste possano nuovamente vedere la luce. E la pellicola di Gansel riflette proprio su questo: il liceo è una nazione in miniatura, con le classi come le varie regioni e gli alunni come cittadini. In una classe nascono amori, ostilità, ci si guarda con sospetto o con simpatia, proprio come tra popoli.
Seguendo passo passo l’evolversi nei personaggi di sentimenti forti e assoluti come la convinzione di essere più importanti degli altri, di appartenere ad un gruppo per cui si farebbe di tutto e di trovare finalmente integrazione, ci si rende conto che il pericolo di fascismo è sempre dietro l’angolo, perché nasce dagli istinti più primordiali e feroci dell’animo umano.
Il regista racconta il tutto con un ritmo incalzante, quasi come se si stesse assistendo a un thriller, in un crescendo di follia collettiva che monta proprio come “un’onda”.


Non manca certo qualche semplificazione di troppo - soprattutto nella caratterizzazione dei giovani d’oggi, visti come un gregge disperso senza prospettive sul futuro e intento solo a gozzovigliare e a stordirsi con musica e droghe – ma l’insieme è molto efficace e coinvolgente.
L’aspetto più interessante del film non è tanto come i ragazzi si facciano coinvolgere dall’esperimento - si sa che spesso i giovani se indirizzati in un certo modo rispondono più prontamente degli adulti - quanto piuttosto la fascinazione del professore per il piccolo potere ottenuto: proprio chi si erge al di sopra delle masse per guidarle è il più pericoloso, anche chi è mosso dalle migliori intenzioni.
La, ora, democraticissima Germania sente fortemente il problema.
Bisognerebbe che anche le altre nazioni si rendessero conto che non si tratta di fiction o speculazioni intellettuali, ma di problemi reali e inquietanti.

La citazione: "In pochi giorni sei diventato il capo degli stronzi!"

Voto:
♥♥♥1/2

Pubblicato su Cinema4stelle.it

mercoledì 25 febbraio 2009

L’altra faccia di Batman

Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan

Cinema e fumetto: le due forme d’arte figlie del ‘900 nel 2000 diventano il linguaggio ideale per descrivere il nostro tempo e Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan è la punta di diamante di questo felice connubio

Cinema e fumetto hanno molto in comune: nati agli inizi del ‘900, al principio considerati semplice intrattenimento per masse poco colte ed esplosi negli anni ’30 dimostrandosi forme d’arte complete in grado di cogliere gli umori e il senso del proprio tempo.
Inevitabile quindi una loro più complessa unione.
A partire dagli anni ’60 molti supereroi della carta stampata hanno trovato una seconda vita nel piccolo schermo: Superman, Batman, Hulk tutti sono entrati nelle case della gente, ma sempre nell’ottica del divertimento puro, a volte anche parodistico.
Nei ’70 arriva la prima trasposizione cinematografica di Superman: il film di Richard Donner ottiene un grande riscontro e segna l’inizio del successo dei “cinefumetti”.

Il Batman di Frank Miller

Al cinefumetto però manca ancora quel quid che possa elevarlo dal suo stato di divertimento scacciapensieri un po’ superficiale, pieno di effetti speciali e povero di sostanza.
Negli anni ’80 a sconvolgere il genere ci pensa il genio di Tim Burton: accantonando lo stile scanzonato e ironico dei suoi predecessori e la costruzione bidimensionale dei personaggi, Burton crea un mondo molto più cupo, in cui il supereroe è una figura al di fuori della società, tormentata e complessa, un “freak” che non riesce a trovare il suo posto nel mondo e che è gettato in mezzo all’infinito scontro tra bene e male.
Per costruire il suo mondo fantastico che ha i toni della favola dark, Burton pesca a piene mani dal Batman di Frank Miller, colui che ha dato nuova linfa vitale e un fascino molto più prepotente all’uomo pipistrello.
Dopo i due capitoli di Batman firmati da Burton, il cinefumetto è diventato una costante del cinema americano che ha portato sullo schermo moltissimi personaggi: dall’imbranato Peter Parker in arte Spiderman, ai mutanti di X-man, passando per Hulk e 300, il fumetto sembra diventato il bacino più semplice da cui attingere in mancanza di idee.
Tra tutti i supereroi però l’uomo pipistrello è quello che più ha affascinato i cineasti.

Jack Nicholson è Joker nel film di Tim Burton

Ma perché proprio Batman?
Al contrario di Superman che è nato supereroe e che rappresenta il bene senza incertezze e Spiderman che ottiene i suoi superpoteri per caso, Batman è un semplice uomo: Bruce Wayne non ha superpoteri, ma sceglie comunque di combattere il male.
Bruce Wayne è ricco, giovane, famoso ma ha anche un passato tormentato: di giorno è un playboy e di notte combatte il crimine. Nel combatterlo però è sempre in preda al dubbio: il confine che separa bene e male è labile e questo suo lato oscuro lo rende più umano rispetto agli altri colleghi in calzamaglia e decisamente più affascinante.

Heath Ledger è Joker in Il Cavaliere Oscuro

Questo aspetto, in parte emerso nei film di Burton, è espresso all’ennesima potenza nei film di Christopher Nolan e in particolare in “Il Cavaliere Oscuro”.
Il Batman di Nolan non solo mette in discussione il concetto di bene e male ma si interroga sulla figura stessa del supereroe. I supereroi rappresentano tutto ciò che di giusto e buono ha l’umanità: sono coraggiosi, difendono i più deboli e non perseguono il male.
Ma quando di fronte a Batman si presenta il Joker tutto cambia: il Joker di Nolan – grazie all’interpretazione straripante e indimenticabile di Heat Ledger - non è il buffone folle di Burton, ma il male personificato. Non un criminale, non uno psicopatico, ma un messaggero del male in forma umana. Un messaggero del caos e il caos non si può capire, non si governa, non fa prigionieri. Il caos travolge tutti: eroi, falsi eroi, amanti, gente comune, criminali; brucia le convenzioni sociali, le regole, le certezze. Azzera tutto. E torna di nuovo. In questo modo la luce si fa sempre più oscurità e non ci sono più buoni e cattivi: tutti sono vittime e nessuno è innocente.
Nel film di Nolan quindi il supereroe non può più ergersi al di sopra del male perché come dice il Joker bene e male si completano: se non ci fosse l’uno non sapremmo definire l’altro. Il Jocker è così l’altra faccia di Batman. In mezzo ci siamo tutti noi, con le nostre coscienze e le nostre paure, i sogni e le speranze. In un mondo, dove non c’è più un senso comune e uno scopo collettivo ma solo interessi individuali, il caos è dietro l’angolo e non si può evitare.
Chi può dunque guidare un popolo che è un gregge di pecore in pasto a lupi senza volto?
Non l’eroe del giorno dalla faccia pulita e rassicurante incarnato da Harvey Dent: al momento opportuno tanta perfezione mostra sempre il suo lato mostruoso.
Forse gli eroi non sono che il lato glamour della violenza.
L’unica speranza allora è qualcuno in grado di sacrificarsi sapendo che il suo nome non verrà osannato, sapendo che forse il suo sacrificio ha solo ritardato l’ora della fine.
Perché il caos è multiforme e insidioso.
Chi può sopportare una croce tanto pesante?
E che senso ha la parola giustizia di fronte a queste forze inarrestabili e più grandi dell’umana comprensione? Forse la giustizia non è altro che una convenzione creata dagli uomini.
Questi sono gli interrogativi che il film di Nolan pone, in un’ottica molto più vicina alla filosofia che non al puro spettacolo, riuscendo nell’impresa di unire i gusti di pubblico e critica.
Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi dunque.
Perché con essi arriva sempre anche il caos.
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