sabato 31 agosto 2013

Si alza il vento







Jiro Hiroshi, un giovane aspirante disegnatore di aerei, incontra in sogno il conte Caproni, grande progettista italiano, a cui confida le sue aspirazioni più segrete. Comincia così The Wind Rises, decimo film di Hayao Miyazaki che abbiamo scoperto essere l'ultimo dell'autore soltanto alla 70esima Mostra del cinema di Venezia, dove è stato presentato in concorso. 

Col suo stile delicato e poetico, il regista giapponese ha realizzato una delle sue pellicole più complesse e stratificate, congedo artistico commovente  ed emozionante, che racchiude molti dei temi a lui cari. Figlio di un ingegnere aeronautico, Miyazaki illustra nel suo ultimo lavoro la complessità del processo creativo, che può essere applicato sia all'ingegneria che al cinema, un meccanismo intricato e misterioso che parte dall'impalpabilità dei sogni e arriva a realizzare opere gigantesche e meravigliose come una macchina che vola. Soltanto Miyazaki poteva rendere poetico un bullone e, attraverso il percorso di Jiro, far riflettere il pubblico su cosa voglia dire lottare per migliorarsi ed inseguire i propri sogni, per riuscire a volare alti e liberi non solo nel cielo fisico, ma anche con lo spirito.

Oltre alla riflessione sulla creatività e sulla bellezza di riuscire a realizzare qualcosa che duri nel tempo, il regista giapponese si interroga anche sulla responsabilità che comporta produrre qualcosa di nuovo e mai visto prima (gli aerei progettati dal protagonista, i Mitsubishi A6M Zero, saranno poi usati dai kamikaze durante la Seconda Guerra Mondiale) e di come una vita dedicata solo alla realizzazione delle proprie ambizioni sia incompleta se non condivisa con qualcuno che amiamo. Miyazaki trova infatti anche il tempo di affrontare un vero e proprio dramma amoroso, che vola forse più basso rispetto ai sogni inafferrabili di Jiro, ma che sa commuovere ed emozionare di più.

A fine pellicola lo spettatore sente dunque di aver assistito al percorso di una vita intera che ha il respiro del grande romanzo, fatto di sogni, amori e dolori e basta un semplice vento che accarezza l'erba per farlo commuovere.





La citazione: "Le vent se lève, il faut tenter de vivre!"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥

Uscita italiana: 13 settembre 2014


Titolo originale: 風立ちぬ Kaze tachinu
Regia: Hayao Miyazaki
Anno: 2013
Cast: (voci originali) Hideaki Anno, Miori Takimoto, Hidetoshi Nishijima, Masahiko Nishimura
Colore: colore
Durata: 126 minuti
Genere: animazione
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Musica: Joe Hisaishi
Paese di produzione: Giappone
Casa di produzione: Studio Ghibli
Distribuzione italiana: Lucky Red


Venezia 2013, James Franco presenta il suo Child of God: «La solitudine e l’isolamento sono temi che mi affascinano»



In concorso alla 70esima Mostra d’Arte Cinematografica la sua nuova prova da regista tratta dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy 

Scott Haze in una scena del film


Con quella sua aria di chi si è appena alzato dal letto e il sorriso da spot pubblicitario, James Franco non sembra il tipo d’attore in grado di realizzare un’opera che possa sconvolgere lo spettatore. Invece il poliedrico artista nato a Palo Alto possiede un ricco background artistico e culturale, che lo ha portato ad adattare per il grande schermo Child of God, uno dei romanzi più duri e inquietanti di Cormac McCarthy, il leggendario scrittore americano autore di capolavori come Non è un paese per vecchi e La strada, libro sulla vita del serial killer Lester Ballard, ispirato a Ed Gein, lo stesso assassino da cui hanno preso spunto i film Psycho e Non aprite quella porta

Presentato alla alla 70esima Mostra d’Arte Cinematografica, Child of God ha scosso la stampa internazionale con la sua rappresentazione asciutta di situazioni molto crude. Interrogato sul perché abbia voluto mettere in scena una storia così scabrosa, James Franco ha risposto: «La cosa che più mi ha colpito del romanzo è la descrizione della solitudine. La solitudine, l’alienazione e l’isolamento dalla società sono temi che mi affascinano. Quando hai a che fare con l’arte a volte capita di essere letteralmente fulminato da qualcosa che vedi o leggi e che magari ti colpisce senza che tu sappia perché. Sono un grande ammiratore dell’opera di McCarthy e volevo realizzare questo film già sette, otto anni fa». L’amore di Franco per la letteratura è ormai un fatto noto, amore che, come ha ammesso in prima persona, fa migliorare le sue prestazioni: «Amo usare libri dei miei autori preferiti per le mie opere: McCarthy e Faulkner sono tra le mie maggiori fonti di ispirazione. Portare sullo schermo un’opera di questi scrittori alza il livello del mio lavoro perché voglio rendere giustizia alla grandezza dell’opera. In un certo senso si instaura una forma di collaborazione tra me e loro, e io collaborando do il meglio di me. Se sono ispirato da un autore che rispetto do tutto me stesso». 

Scott Haze e James Franco a Venezia 70


Nel difficile ruolo del protagonista c’è Scott Haze, attore poco conosciuto che ha saputo dare una fisicità sorprendente al personaggio sottoponendosi a modificazioni fisiche drastiche, come ha rivelato durante la conferenza stampa: «Per prepararmi al ruolo sono stato in isolamento in un bosco del Tennesse per tre mesi: ho perfino dormito in una grotta. Per rendere il deperimento mentale e fisico del protagonista ho perso quasi venti chili: è stata un’esperienza difficile. Il mio approccio a un personaggio così estremo è stato quello di guardarlo con compassione, in modo da potermici relazionare. Lester è un personaggio complesso: non è il solito maniaco, è vero, è un assassino, ma è anche una persona profondamente sola e incapace di inserirsi nella società. Per rappresentarlo mi sono ispirato al Joker di Heath Ledger e a Robert DeNiro in Taxi Driver». Haze ha inoltre rivelato che Franco è stato un ottimo regista, proprio perché nasce come attore: «Con James non c’è stato un momento in cui sono stato preoccupato: è stata la mia migliore esperienza lavorativa come attore. Siccome anche lui è un attore, James sa cosa vuol dire affrontare un ruolo così difficile: per aiutarmi mi ha dato completa libertà».


Pubblicato su BestMovie.

Child of God








Lester Ballard (Scott Haze) è un disadattato, sociopatico e violento, incapace di qualsiasi relazione umana: emarginato dalla comunità in cui vive, Lester non ha nessun talento se non quello di saper usare il fucile, unica attività che sembra dargli piacere. Tutto istinto e forza, Lester non ha un'intelligenza umana, non è nemmeno in grado di parlare, e, sempre in nome delle sue pulsioni primordiali, diventa un serial killer necrofilo che si diverte a giocare con le sue vittime una volta morte, come fossero delle bambole.

Per il suo nuovo film da regista, in cui si concede anche un piccolo ruolo, James Franco non abbandona la sua passione per la letteratura americana e questa volta porta sul grande schermo uno dei romanzi più duri e difficili di Cormac McCarthy, da noi pubblicato con il titolo Figlio di Dio. La storia di un folle che vive in condizioni sub-umane e che uccide delle donne per poi stuprarne i cadaveri non è un tema facile da raccontare, soprattutto al cinema, dove le immagini lasciano poco spazio alla fantasia: Franco non si lascia però spaventare e anzi mostra, a volte quasi con gusto, anche i dettagli più scabrosi (non si era forse mai vista una defecazione così nel dettaglio), dimostrando un talento di messa in scena non indifferente, anche se forse avrebbe dovuto misurare di più l'interpretazione del suo attore, chiamato a una prova davvero estrema, e l'armonia generale del film. Scott Haze, che con Franco ha già lavorato in As I lay Dying, trasposizione cinematografica del romanzo di Faulkner Mentre morivo, fornisce un'interpretazione coraggiosa: sputa, scalcia, impreca, defeca e stupra cadaveri, si sforza e si immedesima, riuscendo a convivere con un personaggio per cui è praticamente impossibile provare empatia. 

Visti gli argomenti trattati, era quasi impossibile non realizzare una pellicola disturbante, destinata a scuotere nel profondo lo spettatore. La forza del film non sta però tanto nella scabrosità a tutti i costi, quanto nella rappresentazione di un'America selvaggia e rurale, in cui lo stato di natura è direttamente in opposizione con le regole della civiltà. 

Scott Haze

La citazione: "Tu non sei mio amico"

Hearting/Cuorometro: ♥♥1/2

Uscita italiana: 


Titolo originale: Child of God
Regia: James Franco
Anno: 2013
Cast: Scott Haze, Tim Blake Nelson, Jim Parrack, James Franco, Fallon Goodson
Colore: colore
Durata: 104 minuti
Genere: drammatico
Sceneggiatura: James Franco e Vince Jolivette
Fotografia: Christina Voros
Montaggi0: Curtiss Clayton
Musica: Aaron Embry
Paese di produzione: USA
Casa di produzione: Robbit Bandini Productions
Distribuzione italiana: 

Philomena








Philomena Lee (Judi Dench) è un'anziana signora inglese appassionata di romanzi rosa e fortemente credente che nasconde un segreto: da giovanissima rimase incinta e, ripudiata dalla famiglia, fu costretta a trovare rifugio presso le suore del convento Roscrea, in Irlanda. Qui dopo pochi anni, le suore le strapparono il figlio, Antony, dandolo in adozione e impedendo alla madre di ricevere qualsiasi notizia sul suo destino. 
Martin Sixsmith (Steve Coogan) è un ex giornalista della BBC caduto in disgrazia, dalla vasta cultura, ateo e scettico: una coppia improbabile, che però intreccia il suo destino quando la donna chiede al giornalista di aiutarla a scoprire cosa ne è stato del figlio perso quasi 50 anni prima.

Tratto dal romanzo The Lost Child of Philomena Lee di Martin Sixsmith, Philomena racconta la vera storia di una madre e di un figlio che non si sono mai incontrati, separati dal fondamentalismo cieco di suore che si sono macchiate di delitti terribili in nome della fede: la storia di Philomena Lee non è infatti un caso isolato, di storie simili ce ne sono a decine.

Con una storia tanto eclatante sarebbe facile attaccare senza riserve le istituzioni religiose anche in maniera violenta, ma la forza del film di Stephen Frears, e della sceneggiatura curata dallo stesso Steve Coogan, sta nell'esprimere le proprie perplessità laiche basandosi solo sulla forza dei fatti e mostrando come una signora ignorante ma buona e dalla fede incrollabile e un uomo colto ma irascibile e scettico, riescano a essere molto più caritatevoli e compassionevoli di chi si nasconde dietro un abito religioso. 

Grazie alla scrittura intelligente e brillante, che sa dosare sapientemente i momenti drammatici con altri più leggeri e che sa fermarsi sempre un attimo prima di scadere nella retorica e nella lacrima indotta a comando, Philomena sa commuovere e divertire, informa e fa riflettere, in un mix perfettamente equilibrato proprio del grande racconto. Oltre all'eleganza stilistica di Frears e all'ottima scrittura, gran merito della riuscita del film va inoltre ai suoi due interpreti: Steve Coogan dimostra di essere un attore a tutto tondo, non solo un ottimo comico ma anche un bravo interprete drammatico, e Judi Dench si conferma sempre più come una delle più grandi attrici mai viste sullo schermo. I numerosi scambi di battute tra i due sono scanditi con tempi comici perfetti ed è un piacere sentire parlare i due attori con il loro impeccabile accento british (motivo per cui se ne consiglia la visione in lingua originale).

Una delle pellicole più applaudite alla 70esima edizione della Mostra del cinema di Venezia.

Judy Dench e Steve Coogan


La citazione: "Io non ho abbandonato mio figlio"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥1/2

Uscita italiana: 19 dicembre 2013


Titolo originale: Philomena
Regia: Stephen Frears
Anno: 2013
Cast: Judy Dench, Steve Coogan, Anna Maxwell Martin, Mare Winningham, Michelle Fairley, Ruth McCabe
Colore: colore
Durata: 94 minuti
Genere: drammatico
Sceneggiatura: Steve Coogan, Jeff Pope
Fotografia: Robbie Ryan
Montaggi0: Valerio Bonelli
Musica: Alexandre Desplat
Paese di produzione: Regno Unito, Francia, USA
Casa di produzione: BBC Films, British Film Institute
Distribuzione italiana: Lucky Red


Kill Your Darlings - Giovani e ribelli



Amori disperati, prime esperienze sessuali, droghe, feste, amicizia e voglia di ribellarsi all'autorità simboleggiata dalle regole imposte da genitori, professori e moralisti: i poeti della Beat Generation sono stati tra i primi a riversare nelle proprie opere lo spirito passionale e acerbo degli adolescenti, giovani persone che vivono un momento cruciale della vita in cui si è alla ricerca di se stessi. Prima del '900 l'adolescenza non esisteva ufficialmente, si diventava adulti molto presto e la fisiologica fase di transizione tra infanzia ed età adulta era mortificata e messa da parte: grazie a poeti, scrittori, musicisti e artisti, insicurezze, paure e voglia di ribellione e di sperimentare tipiche dei giovanissimi sono state invece celebrate. Nessuno può sfuggire a questo passaggio: senza il primo amore che ci cambia per sempre e senza il primo scontro con le responsabilità non potremmo maturare e scoprire la pasta di cui siamo fatti. Anche Allen Ginsberg, autore che ha sconvolto il perbenismo della sua epoca grazie a opere come "Urlo", in principio era un semplice adolescente inesperto e acerbo. E senza barba. 

Parte da questo presupposto Kill Your Darlings - Giovani e Ribelli, opera prima di John Krokidas presentata nella sezione Giornate degli Autori alla 70esima Mostra del cinema di Venezia, che racconta il passaggio all'età adulta di un giovanissimo Ginsberg (Daniel Radcliffe) che, diciottenne, si iscrive alla facoltà di Lettere della Columbia University e inizia il percorso di formazione che lo porterà a diventare uno degli autori più celebrati del '900. Punto di svolta della vita di Ginsberg è l'incontro con il bello e dannato Lucien Carr (Dane DeHaan), studente seducente e affascinante che fa scoprire ad Allen l'amore, le prime esperienze sessuali, la droga e la voglia di cambiare il mondo attraverso le parole. Grazie a Lucien Allen scrive le prime poesie, conosce altri futuri mostri sacri come Jack Kerouac (Jack Huston) e William Burroughs (Ben Foster) e si inserisce in un pericoloso triangolo, andando a disturbare la relazione tra Lucien e David Kammerer (Michael C. Hall), uomo ossessionato dal ragazzo. 

Con entusiasmo e fascinazione per quella stagione così piena di fermento creativo, Krokidas ci mostra la Beat Generation in fieri, prima che i suoi esponenti scrivessero i loro capolavori e prima che diventassero adulti, mostrando come la vita e le esperienze si intreccino indissolubilmente con l'arte e la letteratura. Con un ritmo frenetico e folle che richiama le note jazz e le luci di New York, l'autore, pur se con qualche stereotipo di troppo, riesce a cogliere lo spirito di un gruppo di adolescenti che avrebbe ben presto fatto cose straordinarie, senza confezionare una biografia vera e propria, come era stato invece in Urlo di Rob Epstein con James Franco, e senza portare sullo schermo un'opera letteraria, come avvenuto in On the Road di Walter Salles.

Il risultato è un'opera prima interessante e ben confezionata, soprattutto grazie alle ottime interpretazioni di un cast eccellente: a differenza di altri colleghi diventati famosi da bambini, Daniel Radcliffe, che in molti davano condannato all'etichetta perenne di maghetto, si è impegnato con tutto se stesso per scrollarsi di dosso il peso di otto film della saga di Harry Potter, prima a teatro, mostrandosi nudo in Equus e cantando in How to Succeed in Business Without Really Trying, poi in tv, trasformandosi nella versione giovane di Jon Hamm in Appunti di un giovane medico e infine sul grande schermo, cambiando completamente per interpretare il giovane Ginsberg. Radcliffe dà al personaggio tutto se stesso, trasformandosi anche fisicamente, facendo attenzione a postura e gesti, dimostrando di essere un ottimo interprete, così come il sempre più lanciato Dane DeHaan, visto nella serie In Treatment e nel film Chronicle, da molti acclamato come il nuovo Leonardo Di Caprio, che con il suo sguardo misterioso e la bocca carnosa perennemente imbronciata ha il fascino del protagonista maledetto. Riconfermato invece ancora una volta il grande talento di Michael C. Hall, indimenticabile protagonista di Dexter, ancora poco sfruttato al cinema. 


Dane DeHann e Daniel Radcliffe


La citazione: 
"- E' immondo, ed è assurdo!
- Però l'ha letto tutto"


Hearting/Cuorometro: ♥♥


Titolo originale: Kill Your Darlings
Regia: John Krokidas
Anno: 2013
Cast: Daniel Radcliffe, Dane DeHann, Michael C. Hall, Ben Foster, Elizabeth Olsen, Jennifer Jason Leigh, Kyra Sedgwick, Jack Huston
Colore: colore
Durata: 104 minuti
Genere: storico, drammatico 
Sceneggiatura: John Krokidas, Austin Bunn
Fotografia: Reed Morano
Montaggio: Brian A. Kates
Musiche: Nico Muhly
Paese di produzione: USA
Casa di produzione: Killer Films
Distribuzione italiana: Notorious Pictures

Night Moves








Dana (Dakota Fanning) è figlia di una ricca famiglia cui sente di non appartenere e per dare un senso alla sua vita decide di dedicarsi anima e corpo alla causa ambientalista: nel suo percorso incontra Harmon (Peter Sarsgaard), ex marine che ama l'idea di poter distruggere, e Josh (Jesse Eisenberg), solitario e schivo. I tre, come atto estremo di protesta, decidono di far saltare in aria una diga idroelettrica e di abbracciare così il terrorismo ambientale. I tre però non hanno fatto i conti con il senso di colpa che colpirà uno di loro e porterà gli altri due a guardarsi continuamente le spalle per non essere scoperti.

Girato in uno stato di buio perenne, offuscato da nebbie e vapori di saune, Night Moves, film della regista Kelly Reichardt, è una lenta e progressiva caduta verso gli abissi della follia e della paura, in cui la natura, muta e indifferente ai destini umani, sta a guardare le scelte di questi piccoli esseri che tanto si affannano. I giovani protagonisti, in apparenza guidati da alti ideali, sono in realtà una generazione allo sbando, che pur di non affrontare i propri timori e soprattutto le responsabilità, si fregia di grandi ideali cui poi non sanno tenere fede o che portano all'estremo trasformandosi in folli fondamentalisti. 

Il rigore formale ed estetico della Reichardt è ammirevole, gli interpreti sono tutti all'altezza del compito, soprattutto Jesse Eseinberg in un ruolo difficile e scomodo, nella sua interpretazione forse più tesa e ambigua, ma, nonostante questo, il film scorre lento e stanco, forse troppo controllato e rigoroso, mettendo in scena una buona lezione teorica ma scordando le emozioni.  

Dakota Fanning e Jesse Eisenberg


La citazione: "Ti fidi di lui?"

Hearting/Cuorometro: ♥1/2

Uscita italiana: 


Titolo originale: Night Moves
Regia: Kelly Reichardt
Anno: 2013
Cast: Jesse Eisenberg, Dakota Fanning, Peter Sarsgaard
Colore: colore
Durata:  minuti
Genere: drammatico
Sceneggiatura: Jonathan Raymond, Kelly Reichardt
Fotografia: Christopher Blauvelt
Montaggi0: Kelly Reichardt
Musica: Jeff Grace
Paese di produzione: USA
Casa di produzione: Maybach Film Production
Distribuzione italiana: 


venerdì 30 agosto 2013

The Canyons








Los Angeles, giorni nostri: Tara (Lindsay Lohan), aspirante attrice, fa coppia fissa con Christian (James Deen, attore pornografico qui al suo esordio cinematografico), ricco rampollo manipolatore e perverso, che può contare sulla sicurezza di un fondo fiduciario pressoché illimitato. Tra incontri a tre e giochi mentali, le cose tra i due sembrano andare più o meno bene, fino a quando non entra in scena Ryan (Nolan Gerard Funk), il fidanzato di Gina (Amanda Brooks), assistente personale di Christian, attore ingaggiato per il ruolo da protagonista nel film che il ragazzo vuole produrre: Tara e Ryan in passato sono stati amanti e la cosa sembra creare non poche turbe al ricco produttore. 

Luci fredde, neon, ambienti asettici, corpi nudi che sembrano lividi e contaminati dal germe della morte: The Canyons è una metafora piuttosto palese, e in alcuni casi anche grossolana, del decadimento morale e fisico di quest'era, un'era che ha rinunciato ad andare oltre le apparenze, alla bellezza spontanea e naturale, un'epoca che ormai vive della luce riflessa da schermi di computer e smartphone, che al fascino del grande schermo preferisce quello di filmati amatoriali e pellicole pornografiche. Non è un caso dunque che il film si apra con sale cinematografiche ormai in rovina e che la protagonista del film, oggetto del desiderio allo stesso tempo amata e odiata, sia proprio quella Lindsay Lohan che, a soli 27 anni, è già una maschera caricaturale di se stessa, rovinata e gonfiata dalla chirurgia plastica, con un corpo sempre più cadente e in disfacimento, arrestata più volte per guida in stato di ebrezza e ricoverata abitualmente in rehab per problemi di droga. Non poteva esserci dunque figura più adatta a interpretare il degrado non solo di questa epoca, ma anche del cinema, ormai saturo di immagini sovraccariche e sempre più costruite, di sceneggiature annacquate e di idee riciclate.

Paul Schrader, sceneggiatore di culto negli anni '70 e '80, famoso per la sua storica collaborazione con Martin Scorsese - suoi gli script di capolavori come Taxi Driver e Toro Scatenato -, per il suo nuovo film da regista collabora con la penna irriverente di Breat Easton Ellis: la coppia, indissolubilmente legata agli anni '80 e al cinema di quell'epoca,  sembra non riuscire a slegarsi dal quel periodo, facendo un discorso che sa di già visto e stantio, anche stilisticamente. La pellicola, esangue come i suoi protagonisti, non riesce mai a rompere quel vetro gelido che sembra avvolgere luoghi e ambienti, rendendo tutto freddo e come visto attraverso la parete di un acquario. La sensazione che suscita la visione probabilmente è voluta, ma in più punti la pellicola non solo annoia, ma è, più o meno inconsapevolmente, ridicola, offrendo interpretazioni e situazioni al limite della parodia. 

Con questi interpreti e questa scrittura forzata e povera, il cinema muore davvero. 



Linday Lohan


La citazione: "Mi piacciono le cose complicate"

Hearting/Cuorometro: ♥1/2

Uscita italiana: 14 novembre 2013


Titolo originale: The Canyons
Regia: Paul Schrader
Anno: 2014
Cast: Lindsay Lohan, James Deen, Nolan Gerard Funk, Amanda Brooks, Tenille Houston, Gus Van Sant
Colore: colore
Durata: 99 minuti
Genere: thriller
Sceneggiatura: Breat Easton Ellis
Fotografia: John DeFazio
Montaggi0: Tim Silano
Musica: Brendan Canning
Paese di produzione: USA
Casa di produzione: Canyons, Pretty Bird, Sodium Fox
Distribuzione italiana: Adler Entertainment

Joe








Gary Jones (Tye Sheridan) è un adolescente dal vissuto familiare difficile: padre alcolizzato, madre sottomessa e sorellina innocente, il ragazzo cerca di trovarsi un lavoro per mantenere la sua famiglia e rendersi indipendente. Joe Ransom (Nicholas Cage), è un ex galeotto dal pugno facile e con la passione per la birra e le belle donne: lo strano duo si incontra, si annusa e si piace. Gary trova finalmente una figura paterna e Joe riversa sul ragazzo le sue aspirazioni di riscatto: una strana coppia che si sceglie elettivamente e si migliora a vicenda. L'idillio però non può durare a lungo: nell'America rurale e di provincia vige ancora la legge del più forte e i fantasmi provenienti dal passato di entrambi tornano inevitabilmente a chiedere il conto.

Tratto dal romanzo omonimo di Larry Brown, che presenta suggestioni tipiche dei romanzi di Faulkner e Lansdale, il film di David Gordon Green, autore di Prince Avalance e di commedie come Strafumati e Lo spaventapassere, allestisce un dramma di stampo classico formalmente molto curato, e anzi forse anche troppo pulito e lineare per il tema trattato, e mette in scena il classico tema cinematografico del rapporto tra un padre e un figlio. 

A dare un valore aggiunto a una pellicola altrimenti già vista più volte, è la coppia di ottimi protagonisti: Tye Sheridan, che nonostante la giovane età ha già lavorato con registi importanti come Terrence Malick e Jeff Nichols, rispettivamente in The Tree of Life e Mud, è un talento naturale dallo sguardo limpido e convincente, che conferisce a Gary tutta la rabbia e l'umanità di un adolescente burrascoso, mentre Nicholas Cage, sapientemente diretto da Green, fornisce una delle migliori interpretazioni da diversi anni a questa parte, dimostrando come possa essere un ottimo interprete perfetto per i ruoli in cui il personaggio è costantemente in bilico tra il controllo e la rabbia improvvisa. 

Un western contemporaneo ben diretto e interpretato, dal forte sapore letterario. 


Nicolas Cage e Tye Sheridan


La citazione: "Non so chi sono, ma so cosa mi fa restare vivo"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥

Uscita italiana: 


Titolo originale: Joe
Regia: David Gordon Green
Anno: 2013
Cast: Nicolas Cage, Tye Sheridan, Gary Poulter, Ronnie Gene Blevins, Adriene Mishler
Colore: colore
Durata:  117 minuti
Genere: drammatico
Sceneggiatura: Gary Hawkins
Fotografia: Tim Orr
Montaggi0: Colin Patton
Musica: Jeff McIlwain, David Wingo
Paese di produzione: USA
Produttore: Lisa Muskat, David Gordon Green 


La moglie del poliziotto







59 capitoli, ognuno introdotto da un cartello nero con scritta bianca che ne annuncia inizio e fine, tranne quello del 59esimo, che rimane aperto come un monito che invita a far riflettere lo spettatore: ellissi temporali, flashback, flashforward, dettagli apparentemente insignificanti accanto a scene di inumana violenza psicologica e fisica, sguardi diretti in camera e inquadrature bucoliche di fiori e farfalle. In 175 interminabili minuti, il regista tedesco Philip Groning mette in scena una storia di vita quotidiana apparentemente tranquilla e ordinaria, che cela in realtà una verità quanto mai scabrosa e inquietante: la violenza di un marito folle e ossessivo sulla moglie. Umiliata, picchiata, violentata e mortificata, la donna protagonista del film è una vittima che, immobilizzata dalla paura, ama e odia allo stesso tempo il suo carnefice, geloso anche del rapporto che la moglie ha con la piccola e inconsapevole figlia.

Lungo, difficile, prolisso e angosciante, il film di Groning rappresenta in maniera formalmente originale l'incubo di una mostruosità spesso celata ma più frequente di quanto non si creda e invita lo spettatore a riflettere sul fatto che tutta questa violenza cade inesorabilmente sui bambini, vittime innocenti e inconsapevoli di un male per loro incomprensibile.
Ambizioso nelle aspirazioni, La moglie del poliziotto riesce nell'intento di angosciare lo spettatore e di mettere in evidenza il fatto che il male molto spesso si annida nei luoghi più impensabili e che spesso è quasi banale, ma, con la sua estetica a volte molto curata e affascinante e a volte invece forse troppo auto compiaciuta, mette a dura prova il pubblico, sottoposto a una considerevole via crucis emotiva e fisica. 

Anche se nobile negli intenti e pregevole in più di una sequenza, il film di Groning risulta sgradevole come una cura Ludovico, facendo soffrire lo spettatore esattamente come l'Alex DeLarge interpretato da Malcom McDowell in Arancia Meccanica

David Zimmerschied, Alexandra Finder



La citazione: "La Bella Addormantata era bella, bella, bella" 

Hearting/Cuorometro: ♥1/2

Uscita italiana: 25 novembre 2013


Titolo originale: Die Frau del Polizisten
Regia: Philip Groning
Anno: 2013
Cast: David Zimmerschied, Alexandra Finder
Colore: colore 
Durata: 175 minuti 
Genere: drammatico
Sceneggiatura: Philip Groning
Fotografia: Philip Groning  
Montaggi0: Hannes Bruun, Philip Groning 
Paese di produzione: Germania
Casa di produzione: Satine Film 
Distribuzione italiana: Satine Film, evento speciale per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Venezia 2013, Nicolas Cage presenta Joe: «Recitare fa parte di me, non mi ci vedo in pensione mentre bevo mai tai a bordo piscina»


Il film è diretto da David Gordon Green ed è tratto dall’omonimo romanzo di Larry Brown

Nicolas Cage e Tye Sheridan in una scena del film


Fasciato in un elegante abito blu scuro, reso meno formale dalla camicia bianca aperta sul petto a mostrare delle vistose collane dorate, Nicolas Cage ha presentato alla stampa internazionale Joe, film del regista David Gordon Green - premiato all’ultimo Festival di Berlino con L’Orso d’Oro alla regia per Prince Avalanche -, in concorso alla 70esima Mostra d’Arte Cinematografica

Rilassato, sorridente e affabile, Cage ha risposto anche alle domande più provocatorie con una calma quasi zen. In Joe, pellicola tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore Larry Brown, l’attore premio Oscar interpreta un ex galeotto con un personale codice d’onore, che ha la possibilità di rimediare agli sbagli compiuti nella sua vita grazie al rapporto instaurato con Gary (Tye Sheridan), un quindicenne figlio di genitori alcolizzati. Di questa sorta di cavaliere solitario Cage ha detto: «Alcuni potrebbero pensare che è un perdente, visti tutti i problemi che ha e le scelte che ha fatto, ma nonostante tutto ha un suo codice morale, una sua dignità. E’ un personaggio che ho molto amato. Tengo molto a questo film: tutte le persone coinvolte avevano a cuore il progetto ed è stata un’esperienza estremamente positiva. Ho girato Joe dopo un anno che non facevo film e mi ha dato la possibilità di tornare ad approfondire il personaggio. Inoltre mi piace molto lavorare con David, sono un suo fan». 

Tye Sheridan e Nicolas Cage al Festival di Venezia 


David Gordon Green, artista poliedrico in grado di passare da film come George Washington e All the real girls, prodotto da Terrence Malick, al demenziale Strafumati, con questo film ha potuto riallacciarsi alle sue origini: «Sono nato in Arkansas e cresciuto in Texas: qui ci sono le mie radici e tornare al sud e alla sua cultura è sempre bello per me. Inoltre ho conosciuto Larry Brown, lo scrittore del romanzo da cui è tratto il film, quando era ancora in vita e ci tenevo a rendere giustizia al suo lavoro. Quando l’ho incontrato ci siamo raccontati delle storie, mi ha dato grande ispirazione». Nel film il regista affronta un tema a lui caro, quello del rapporto degli uomini con l’idea di virilità: «E’ un tema che affronto spesso: l’approccio degli uomini con la mascolinità mi affascina. Anche se io sono più simile al poliziotto che cerca di indirizzarlo sulla giusta strada, mi piace il personaggio di Joe: è un uomo che ha difficoltà a relazionarsi con i suoi sentimenti e ha un suo codice, una sua moralità. E’ quasi un personaggio da film western, poi però grazie a Gary, il ragazzo, riesce a redimersi, a stabilire un contatto umano e a diventare quasi un padre».

Nel film i protagonisti risolvono le loro divergenze ricorrendo sempre alle armi: interrogato sul perché in America ci sia la tendenza a sparare invece di cercare di risolvere a parole i conflitti Cage ha risposto: «Non sono il portavoce delle persone che usano armi in America. Non posso rispondere a questa domanda». Più esaustivo invece quando gli è stato chiesto del suo rapporto con la Cina e il cinema cinese: «Il cinema cinese è grandioso! Ho un ottimo rapporto con la Cina, il pubblico lì è straordinario, ogni volta che vado c’è un grande flusso positivo. I fan cinesi sono molto calorosi e poi quando giro lì sul set c’è sempre cibo eccezionale. Andrò in Cina tra tre settimane per girare un film intitolato Outcast». Da grande appassionato di fumetti, non è mancato un commento dell’attore sulla scelta del collega Ben Affleck per impersonare il nuovo Batman: «Sono genuinamente contento per Ben. E’ un bravo attore, fa un ottimo lavoro». Oltre al tema della violenza nel film si parla anche di un altro tema difficile, l’alcolismo, aspetto che Cage aveva già affrontato nel film Via da Las Vegas: «Il personaggio di Via da Las Vegas ormai per me appartiene a un’altra era, molti molti anni fa; in quel periodo cercavo l’onestà della recitazione. Poi ho fatto Il cattivo tenente in cui mi sono lanciato in un’interpretazione più espressionista. Qui ho cercato semplicemente di evocare ricordi ed esperienze, ho quasi “non recitato”: a volte odio la parola recitare, sembra quasi un sinonimo di mentire, qui ho cercato letteralmente di essere quel personaggio». 



A fare da contraltare a Cage c’è Tye Sheridan, giovanissimo attore molto promettente, nel ruolo del ragazzo proveniente da una famiglia disastrata; alla stampa Sheridan ha rivelato di aver passato momenti intensi sul set e di aver instaurato un ottimo rapporto con Cage e Green: «Si è creato un bel rapporto tra noi e mi sono fidato completamente. Il mio personaggio doveva fare cose che non ho mai fatto, come per esempio fumare: ho fumato la mia prima sigaretta con Nic e David». L’alchimia creatasi tra i due attori è quasi palpabile ed esalta alla perfezione l’altro tema centrale del film, ovvero quello dei legami affettivi e della paternità: «Credo che la pace nel mondo cominci in casa» ha affermato Cage «un bravo padre deve essere presente e trasmettere dei valori positivi ai propri figli». Sul fatto se sia possibile instaurare un legame quasi familiare anche tra persone non imparentate l’attore ha detto: «L’amore è amore, non deve per forza essere legato al sangue. Se hai sete bevi un bicchiere d’acqua: è semplice. Così è l’amore». 

Su un suo possibile ritiro dalle scene, viste le dichiarazioni di alcuni colleghi come Leonardo DiCaprio e Johnny Depp che hanno espresso il desiderio di rallentare il proprio ritmo di lavoro, Cage ha commentato: «Non posso parlare per loro, però non penso di ritirarmi. Negli ultimi anni mi sono preso più spesso dei periodi di pausa dal lavoro ma non ho mai pensato di abbandonare la recitazione: è qualcosa che fa parte di me. Non mi ci vedo proprio in pensione a sorseggiare mai tai in piscina».


Pubblicato su BestMovie.

giovedì 29 agosto 2013

Tracks - Attraverso il deserto








Nel 1977, a 27 anni, Robyb Davidson, ragazza australiana anticonformista e indipendente, ha intrapreso un viaggio con cui ha sfidato la sua selvaggia terra natia e soprattutto se stessa: dopo due anni di preparazione in cui ha addestrato cammelli e si è indurita i piedi, la Davidson ha percorso, accompagnata soltanto da quattro cammelli e dal suo cane Diggity, 2700 km a piedi attraverso il deserto australiano, da Alice Springs fino all'Oceano Indiano, facendo immortalare la sua impresa da Rick Smolan, fotografo della National Geographic, finanziatrice del suo viaggio. Da quell'esperienza Robyn ha tratto un romanzo, divenuto un best seller in patria, portato ora sul grande schermo da John Curran, regista di Il velo dipinto

A interpretare la testarda e solitaria Robyn è Mia Wasikowska, talento poliedrico e sempre più in ascesa, che si impegna al massimo per immergersi in un personaggio che non ha paura di affrontare sete, sole e di sporcarsi di terra, di vivere a stretto contatto con gli animali e di intraprendere un viaggio che è prima di tutto un percorso interiore di scoperta e meditazione. Peccato che, seppur supportata da splendide immagini che ripercorrono fedelmente il servizio fotografico originale, l'attrice non sia quasi mai messa in grado di affrontare il lato oscuro e più pauroso del viaggio, non essendo quasi mai presente una dimensione di riflessione e di paura reale che vadano oltre alle semplici immagini da cartolina. La musica invadente non lascia inoltre quasi mai spazio ai silenzi necessari, uccidendo l'atmosfera solitaria e intima del viaggio della protagonista, appesantito da inutili e mai approfonditi accenni alla sua difficile vita domestica, perfettamente intuibili e non necessari. Purtroppo a prevalere non è lo sguardo della protagonista, ma quello del fotografo, sprecando così l'opportunità di approfondire un percorso interiore a contatto con la natura selvaggia come accaduto invece in Into the Wild di Sean Penn

Soltanto in un momento lo spettatore è realmente coinvolto: quando al buio, sola e senza aiuto, la protagonista è alla ricerca disperata del suo cane: in quell'istante la solitudine e il pericolo diventano reali, il viaggio diviene metafora del percorso difficile e imprevedibile della vita e la storia palpabile. Ma non basta.



Mia Wasikowska


La citazione: "Quando mi chiedono perché lo faccio rispondo: perché no?"

Hearting/Cuorometro: ♥♥1/2

Uscita italiana: 24 aprile 2014


Titolo originale: Tracks
Regia: John Curran
Anno: 2014
Cast: Mia Wasikowska, Adam Driver, Emma Booth
Colore: colore
Durata: 112 minuti
Genere: biografico
Sceneggiatura: Marion Nelson
Fotografia: Mandy Walker
Montaggi0: Alexandre de Franceschi
Musica: Garth Stevenson
Paese di produzione: Australia 
Casa di produzione: See-Saw Film
Distribuzione italiana: BIM distribuzione

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