mercoledì 31 ottobre 2012

Skyfall


50 anni sono un traguardo importante, che per un uomo qualunque potrebbero rappresentare un peso, ma che per Bond, James Bond sono sintomo di una vitalità costante. Skyfall, 23simo film della serie sull'agente britannico 007, è infatti un punto di svolta cruciale per questa saga longeva e amatissima da diverse generazioni di fan.
Sono ormai passati sei anni da Casinò Royale, film in cui è stato introdotto un nuovo volto per l'agente segreto più famoso di sempre e che ne ha determinato una mutazione sostanziale: non più una figura elegante come Sean Connery o Pierce Brosnan, ma il volto ruvido, i modi quasi rudi e la fisicità più moderna di Daniel Craig, Bond molto più fisico ed istintivo dei suoi predecessori. Con Craig non è cambiato solamente l'aspetto di Bond, si è dato il via anche ad un'evoluzione e a una delineazione del personaggio mai affrontati prima: il Bond di Craig si è innamorato, ha sofferto, è stato tradito, ha fatto passi falsi con il non eccelso Quantum of Solace e nel nuovo film della saga risorge per poter rimanere se stesso ed evolversi allo stesso tempo.

Sam Mendes, regista di film di stampo quasi teatrale, in cui a farla da padroni sono i dialoghi, è infatti l'autore che per la prima volta ha letteralmente dissezionato il personaggio di 007, lo ha fatto cadere e risorgere per prepararlo al futuro. In questa nuova pellicola vediamo infatti Bond colpito quasi a morte dai suoi stessi compagni, costretto a farsi da parte e, per la prima volta, a non indossare l'impeccabile completo da 007. Questo Bond trasandato, distrutto, ferito, non rasato e minato nelle sue sicurezze, è un personaggio per la prima volta umano, delineato a tutto tondo, pronto a scrivere una nuova pagina di storia del cinema. 
Difficile non cogliere alcune analogie con il Batman di Christopher Nolan, che ormai sembra aver delineato un solco difficile da superare per il momento, in cui gli eroi si rivelano persone come tutte le altre, piene di dubbi e insicurezze. Non è un caso quindi che il cattivo di turno, uno straordinario Javier Bardem ancora una volta caratterizzato da una pettinatura estrema, ricordi molto il Joker nolaniano, nemesi di Bond che ne rappresenta la faccia oscura della medaglia.

E proprio nelle ombre sta il fascino di questa nuova pellicola: per la prima volta vediamo un Bond spaesato, che non si riconosce più in un mondo in cui la tecnologia sembra aver superato le capacità umane, un mondo in cui il male viene da nemici inaspettati. Per poter tornare ad essere se stesso Bond deve dunque affrontare il suo passato, sconfiggere i suoi demoni e accettare il fatto che i tempi sono cambiati. 
Il film dosa dunque azione moderna a dialoghi vecchio stile, omaggia in continuazione la saga e la rinnova: ecco quindi che accanto alla storica Aston Martin, la vera Bond-girl si rivela a sorpresa M, una Judi Dench impeccabile, il nuovo Q ha il volto giovane e furbo di Ben Winshaw e la scena di seduzione più intrigante non proviene da una donna.

Mendes, che ci regala diverse sequenze mozzafiato, su tutte quella ambientata in un grattacielo di Shanghai in cui i giochi di luci, ombre e riflessi, anche grazie alla straordinaria fotografia di Roger Deakins, sintetizzano in un'unica scena l'anima di questo nuovo Bond: pieno di stile ed eleganza e allo stesso tempo moderno, ma senza il bisogno di effetti speciali a tutti i costi e di montaggi frenetici per stupire.

Viene proprio da dire "agitato, non mescolato".

Daniel Craig

La citazione: "Vecchia volpe, nuovi trucchi".

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥

Uscita italiana: 31 ottobre 2012

Titolo originale: Skyfall
Regia: Sam Mendes
Anno: 2012
Cast: Daniel Craig, Judi Dench, Naomie Harris, Bérénice Marlohe, Javier Bardem, Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Albert Finney
Colore: colore
Durata: 145 minuti
Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Videodrome n. 56

Steve Buscemi


Titolo italiano: Desperado
Titolo originale: Desperado
Regia: Robert Rodriguez
Anno: 1995
Cast: Antonio Banderas, Salma Hayek, Joaquim de Almeida, Cheech Marin, Steve Buscemi,  Carlos Gomez, Quentin Tarantino, Tito Larriva, Danny Trejo
Colore: colore
Durata: 106 minuti
Distribuzione: Sony Pictures

domenica 28 ottobre 2012

The Wedding Party


Regan (Kirsten Dunst), ex reginetta del liceo abituata a primeggiare in tutto e ad infilarsi due dita in gola pur di rimanere magra e perfetta, ha un tracollo emotivo quando scopre che Becky (Rebel Wilson), sua amica del liceo grassa, sfigatella e soprannominata "faccia di maiale", sta per sposarsi prima di lei e per di più con un uomo ricco, affascinante ed innamorato. Per superare il trauma e svolgere al meglio il compito di damigella d'onore, chiama le sue amiche storiche: la sboccata Gena (Lizzy Caplan) e la svampita Katie (Isla Fisher). Le tre finiscono però per combinare solo disastri mettendo seriamente in pericolo la riuscita del matrimonio dell'amica.

Da quando Una notte da leoni ha portato in auge i film sugli addii al celibato, diversi cloni sono comparsi all'orizzonte: Tre uomini e una pecora è la risposta australiana e Le amiche della sposa la versione al femminile. Questo The Wedding Party cerca di replicare e seguire le orme proprio di Le amiche della sposa, commedia che l'anno scorso ha sbancato i botteghini di mezzo mondo, si è guadagnata elogi da parte della critica e diverse nomination ai Golden Globe. Un successo non facile da bissare, soprattutto se alla scrittura fresca ed intelligente di Kristen Wiig si sostituisce quella confusionaria, sconclusionata e gratuitamente volgare di Leslye Headland, anche regista, qui alla sua prima prova cinematografica.

The Wedding Party si rivela infatti ben presto come una sequela senza capo né coda di gag volgari e quasi mai divertenti, girate a casaccio ed interpretate senza convinzione dalla maggior parte del cast: Kirsten Dunst, ad una delle sue prime prove in una commedia, è totalmente fuori posto, risultando spesso rigida e con stampata in faccia sempre la stessa espressione contrariata; Isla Fisher è, forse per colpa della scrittura del suo personaggio, decisamente sopra le righe, mentre James Masters e Rebel Wilson (ormai veterana di questo tipo di commedie matrimoniali avendo recitato anche in Le amiche della sposa e Tre uomini e una pecora) sono gettati a casaccio in mezzo al film per poi essere presto accantonati. L'unica a salvarsi è Lizzy Caplan che, nonostante il suo personaggio sia piuttosto stereotipato, riesce comunque a bucare lo schermo e a trasmettere una certa simpatia.

Tra una vagonata di luoghi comuni, gag già viste e volgarità gratuite l'unico invitato non pervenuto al matrimonio è il divertimento.

Isla Fisher, Kristen Dunst e Lizzy Caplan


La citazione: "Non è pazzesco? Avete perso tutte la verginità molto prima di me e sono io quella che si sposa per prima!"

Hearting/Cuorometro: ♥1/2

Uscita italiana: 18 ottobre 2012

Titolo originale: Bachelorette
Regia: Leslye Headland
Anno: 2012
Cast: Kristen Dunst, Lizzy Caplan, Isla Fisher, Rebel Wilson, Adam Scott, James Marsden, Hayes McArthur
Durata: 87 min
Colore: colore
Distribuzione: Lucky Red

Taken: la vendetta


Quattro anni fa l'ex agente della CIA Bryan Mills (Liam Neeson) aveva messo bene in chiaro  una cosa: è meglio evitare di farlo arrabbiare. Come il cavaliere nero della barzelletta raccontata da Gigi Proietti, Mills è una forza della natura inarrestabile e infallibile, che, nel primo film Io vi troverò, quando dei criminali gli hanno rapito la figlia andata in vacanza a Parigi, in 72 ore ha ucciso centinaia di persone, recuperato la pargola e sfoggiato espressioni da duro a profusione. Un cult istantaneo: la trama semplice, la furia compassata di Neeson, l'implacabile e goduriosissima vendetta hanno trasformato Io vi troverò in un film di riferimento del genere vendetta.

Sceneggiato e prodotto da Luc Besson, la pellicola è diventata campionessa d'incassi, tanto da portare all'inevitabile sequel. In Taken - La vendetta, ritroviamo Mills che, per riavvicinarsi all'ex moglie Lenore (Famke Janssen), porta lei e la figlia Kim (Maggie Grace) in vacanza ad Istanbul. Qui i parenti degli uomini uccisi nel primo capitolo rapiscono lui e la moglie per vendicarsi. Ora: se i tuoi figli hanno fallito, come speri tu genitore più anziano di fare meglio? E sei così ingenuo da sperare che la minaccia di sguinzagliare i tuoi nipoti e anche i figli dei tuoi nipoti possa fare effetto? Ma non hai capito che ar cavaliere nero nun glie devi....ehm...che Bryan Mills è un osso duro da lasciare in pace?

Come nel primo capitolo Mills non si scompone, ha mille assi nella manica e questa volta si fa anche aiutare dalla figlia, che ha imparato non poco dalla passata esperienza.
La trama è la stessa dell'originale a parti invertite, fatto che fa perdere a Taken 2 l'immediatezza e la sorpresa del primo capitolo; proprio per questo, più o meno volontariamente, il film prende quindi la strada dell'auto-citazione ironica, dando vita ad una storia che consolida la mitologia creata con Io vi troverò, battendo il ferro finché è caldo.

Nulla di nuovo sotto il sole quindi, ma rivedere Liam Neeson in azione nei panni di Mills è di per sé una mossa vincente.

Liam Neeson

La citazione: "Ascoltami bene Kim!"

Hearting/Cuorometro: ♥♥1/2

Uscita italiana: 11 ottobre 2012

Titolo originale: Taken 2
Regia: Olivier Megaton
Anno: 2012
Cast: Liam Neeson, Maggie Grace, Famke Janssen, Leland Orser, Rade Serbedzija, Jon Gries, Luke Grimes
Durata: 91 min 
Colore: colore
Distribuzione: 2oth Century Fox

The Neighbors: quei marziani dei miei vicini

Presentata in anteprima al Roma Fiction Fest la nuova sit-com della ABC con protagonista la famiglia Weaver, che si trasferisce in un quartiere residenziale dove i vicini non sono semplicemente strani: sono alieni.


La famiglia Weaver è pronta per un grande cambiamento: lascia la città per trasferirsi in un quartiere residenziale del New Jersey chiamato Hidden Hills. Tra le proteste della figlia maggiore e le perplessità della moglie, Marty (Lenny Venito), cerca di convincere la famiglia che trasferirsi in una casa più grande e tranquilla con vicino campi da golf sia la scelta più giusta. Arrivati a Hidden Hills tutto sembra perfetto: strade pulite, case bianchissime, giardini curati. Se non fosse per i vicini. La famiglia Weaver scopre infatti presto che i vicini di casa non sono semplicemente strani: sono un’intera comunità di alieni. 

Creato da Dan Fogelman, sceneggiatore dei film d’animazione “Cars” e “Rapunzel” e della pellicola con attori in carne ed ossa “Crazy Stupid Love”, "The Neighbors" è una nuova sit-com della ABC che segue le vicende di una comunità aliena, gli Zabvroniani, trasferitasi sulla Terra per studiarne il clima ma rimasta bloccata a Hidden Hills per dieci anni, incapace di mettersi in contatto con il pianeta d’origine a causa della rottura del Puper, il loro mezzo di comunicazione. 

Gli Zabvroniani cercano di mimetizzarsi tra gli esseri umani camuffando il loro aspetto assumento sembianze umane ma il loro comportamento è strano: adottano uno stile di vita anni ’50, parlano con accento inglese, scelgono i loro nomi umani da quelli dei campioni sportivi e quando piangono rilasciano uno strano liquido verde dalle orecchie. 

“The Neighbors” ricorda “Mork & Mindy”, serie che lanciò Robin Williams, ma non può vantare la stessa originalità. Qualche situazione divertente però c’é, lo humor grottesco anche, bisogna vedere come il pubblico reagirà alla dose settimanale di stramberie aliene. La serie è cominciata lo scorso 26 settembre in America ed è ancora inedita in Italia.


Pubblicato su TvZap.

sabato 27 ottobre 2012

Skyfall 007 - Red carpet anteprima italiana

Eyes Wide Ciak! era sul red carpet dell'anteprima italiana di Skyfall, nuovo film della saga di 007, il numero 23 e quello del 50esimo anniversario.
Hanno solcato il tappeto rosso dell'anteprima romana il regista Sam Mendes, la bond girl Naomie Harris e ovviamente lui, Daniel Craig alias Bond, James Bond.

venerdì 26 ottobre 2012

Citazione Cinematografica n. 236

"Per non impazzire dovevi non pensare che fuori c'era il mondo, proprio non pensarci, dovevi dimenticarlo. Eppure sai, gli anni passavano, sembrava che volassero, strano ma è così quando non fai niente, ma due cose non riuscivo a togliermi dalla mente: la prima era Dominique, quando prima di morire mi disse: "Sono inciampato", e l'altra eri tu. Tu che mi leggevi il Cantico dei Cantici, ricordi? Oh figlia di principe quanto sono belli i tuoi piedi nei sandali... Sai che leggevo la Bibbia tutte le sere? E tutte le sere io pensavo a te. Il tuo ombelico è una coppa rotonda dove non manca mai il vino. Il tuo ventre è un mucchio di grano circondato da gigli. Le tue mammelle sono grappoli d'uva. Il tuo respiro ha il profumo delicato delle mele. Nessuno t'amerà mai come t'ho amato io. C'erano momenti disperati che non ne potevo più e allora pensavo a te e mi dicevo: "Deborah esiste, è là fuori, esiste" e con quello superavo tutto. Capisci ora cosa sei per me?"

da: C'era una volta in America

Robert De Niro e Elizabeth McGovern


Titolo originale: Once upon a time in America
Regia: Sergio Leone
Anno: 1984
Cast: Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern, Joe Pesci, Burt Young, Tuesdey Weld, Treat Williams, Danny Aiello, James Hayden, William Forsythe, Darlanne Fluegel, Larry Rapp, Jennifer Connelly

giovedì 25 ottobre 2012

Total Recall - Atto di forza


Ultimamente sta succedendo una cosa davvero terribile: i capoccioni di Hollywood si sono accorti che gli anni '80 sono stati un periodo d'oro per quanto riguarda film d'azione e fantascienza. Se l'omaggio nostalgico agli '80s di Super8 ci convince e quasi ci commuove e il disperato tentativo di zio Steven di realizzare un quarto Indiana Jones fuori tempo massimo si perdona, il saccheggio selvaggio di altri cult di quel periodo ci lascia sconcertati.
Prima è toccato a Conan il barbaro, ora ad Atto di forza, tra poco persino a Robocop: questi geni evidentemente non riescono a trovare un'idea decente che sia una, se hanno realizzato il reboot persino di Spider-Man, che risale ad appena 10 anni fa. Non bastavano le rivisitazioni delle favole, vogliono distruggere definitivamente ogni ricordo felice della nostra infanzia. Maledetti.

Atto di forza dicevamo: il remake del classico con Schwarzenegger diretto da Paul Verhoeven e tratto dal romanzo di Philip K. Dick Ricordiamo per voi, conserva questa volta il titolo originale, Total Recall, sostituisce il muscolare protagonista con uno spaesato Colin Farrell e le idee folli di Verhoeven con quelle algide di Les Viseman, autore della saga di Underworld. E già da questo si dovrebbe capire l'andazzo. Ad affiancare Farrell, nei panni di Doug, un operaio che sente di essere destinato a qualcosa di più grande e che per disperazione va in un centro  in cui si può vivere tramite sogno la vita desiderata, scoprendo così di essere un agente segreto a cui è stata cancellata la memoria, le mono-espressive Kate Beckinsale e Jessica Biel, rispettivamente nei panni della finta moglie e della vera donna amata.
Questa nuova versione di Atto di forza è esattamente come le sue protagoniste: esteticamente curato nella confezione, pieno di effetti speciali, arricchito da gadgets tecnologici interessanti (come i tatuaggi luminosi e il cellulare incorporato nella mano) ma totalmente privo di anima e cuore. 

La simpatia di Schwarzenegger e l'estro di Verhoeven sono lontani anni luce: l'inquietudine creata dal non sapere chi si è con esattezza non c'è, tutta la faccenda di Marte sparisce, il divertimento pure, persino due fenomeni come Bryan Cranston e Bill Nighy sembrano fuori luogo. Una delle poche cose lasciate intatte è la donna con tre seni, ma mentre nell'originale il personaggio è diventato iconico, qui lascia del tutto indifferenti.

Se non c'è cuore, non bastano costosi effetti speciali e star dal forte sex appeal a fare un buon film.

Colin Farrell


La citazione: "Se non sono io, allora chi sono davvero?"

Uscita italiana: 11 ottobre 2012

Hearting/Cuorometro: ♥1/2

Titolo originale: Total Recall
Regia: Len Wiseman
Anno: 2012
Cast: Colin Farrell, Kate Beckinsale, Jessica Biel, Bryan Cranston, Bill Nighy, John Cho
Durata: 118 min
Colore: colore
Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Alla ricerca di Nemo 3D


Era il 2003 quando la storia dell'animazione è cambiata per sempre: la Pixar fondata da Steve Jobs si era conquistata un ruolo di rilievo nel campo del cinema animato grazie ai giocattoli di Toy Story e aveva dimostrato di essere in grado di unire ad un'animazione di ottimo livello anche delle trame originali e destinate ad un pubblico più adulto con Monsters & Co., ma il grande salto di qualità è arrivato grazie ad un pesciolino arancione con strisce bianche.

La storia di Nemo e del suo coraggioso papà che lo cerca per tutto l'oceano, ha colpito gli occhi e il cuore degli spettatori di mezzo mondo: Alla ricerca di Nemo è davvero il punto di non ritorno per un certo standard d'animazione e qualità delle storie, tanto che si può parlare di un ante-Nemo e un post-Nemo.
Il lungometraggio di Andrew Stanton e Lee Unkrich ha infatti innalzato immensamente il livello dell'animazione: lo sconfinato oceano, le sue infinite creature, il movimento perfetto dei pesci nell'acqua e i meravigliosi colori della barriera corallina sono ancora oggi un esempio di perfezione. Ma non basta. A fare di Alla ricerca di Nemo un capolavoro a tutto tondo è anche la sceneggiatura perfetta, in cui il racconto di formazione destinato ad un pubblico di giovanissimi, si unisce ad un'ironia intelligente che conquista anche gli adulti. Tempi comici perfetti, avventura, grandi sentimenti: Nemo è un vero romanzo epico animato.

La magia di Nemo torna ora al cinema, a quasi 10 anni di distanza dall'uscita originale,riconvertito in 3D. Dopo la riconversione di Il Re Leone e La Bella e la Bestia anche Nemo affronta la terza dimensione e, mentre per i predecessori il 3D è superfluo, per Alla ricerca di Nemo l'effetto è sorprendente: la vastità dell'oceano, la profondità degli abissi e il paesaggio marino sono valorizzati da un 3D che per una volta non scurisce i colori e restituisce una versione se possibile migliorata del film originale.
E, anche se non si è interessati al 3D, poter godere di nuovo di questo capolavoro su uno schermo cinematografico vale il prezzo del biglietto.

*Nota: E se ancora non siete convinti vi basti sapere che prima del film viene proiettato il cortometraggio Non c'è festa senza Rex con protagonista il tirannosauro giocattolo: una vera perla.



La citazione: "Ha toccato il motoschifo!"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥♥

Uscita italiana: 25 ottobre 2012

Titolo originale: Finding Nemo
Regia: Andrew Stanton e Lee Unkrich
Anno: 2003
Cast: (voci originali) Albert Brooks, Ellen DeGeneres, Alexander Gould, Willem Dafoe, Geoffrey Rush, Eric Bana, Andrew Stanton
Durata: 100 minuti
Colore: colore
Distribuzione: Walt Disney Pictures

mercoledì 24 ottobre 2012

Le Belve


Togliamoci subito il dente: Oliver Stone è un nemico dichiarato per chi scrive.
Coatto fin nel midollo, ossessionato da uno stile forzatamente testosteronico, fracassone e gigione il più delle volte, con la folle pretesa di fare però cinema impegnato: Oliver Stone è un regista che dirige con i testicoli, e non nel senso buono.
Quando vuole raccontare l'America e i suoi eccessi si può ancora sopportare, come in Wall Street e Ogni maledetta domenica, ma quando deve affrontare ritratti umani la sua ottusità artistica travestita da estro si rivela in tutta la sua pomposa inconsistenza: è il caso di The Doors, U-turn e del terribile Alexander. E non dimentichiamoci che è anche responsabile di aver sciupato la sceneggiatura di Natural Born Killers scritta da Tarantino.

Detto questo, l'ultima fatica di Stone è tratta dal romanzo Savages di Don Winslow, che il regista ha sfoltito e riadattato concentrandosi soprattutto sulla storia d'amore dei tre protagonisti: i produttori indipendenti di marijuana Chon (Taylor Kitsch), ex militare tornato dall'Afghanistan, e Ben (Aaron Johnson), studente modello con doppia laurea in economia e biologia, che si dividono l'amore e le grazie di O, soprannome di Ophelia (Blake Lively), ragazza ricca ed annoiata che ha pensato bene di darsi alla droga e all'amore promiscuo sulle spiagge della Mexican Baja. Il trio si scontra presto con la malavita messicana capitanata dalla spietata Elena (Salma Hayek), che rapisce O per ricattare Chon e Ben.

Scene di sesso gratuite, droga a fiumi, dialoghi banali, uso eccessivo di colori saturi, picchi d'adrenalina in un mare di tempi dilatati: Le belve è un film frammentato, in cui la storia non decolla mai, e in cui si fa davvero fatica ad immedesimarsi negli ottusi protagonisti. Inevitabile fare dunque il tifo per i cattivi, fra cui spicca Benicio Del Toro, nel ruolo del braccio destro di Elena, viscido come un rettile. Dei tre giovani protagonisti l'unico a brillare è Aaron Johnson, l'ormai cresciuto e sempre più promettente protagonista di Kick-Ass, mentre Taylor Kitsch, forse a causa del ruolo scritto con l'accetta, dimostra una certa fissità espressiva, e Blake Lively, che è anche la voce narrante del film, si rivela una scelta sbagliata: la sua voce, monocorde e quasi lagnosa, diventa presto insopportabile.

Ancora una volta Stone non si smentisce: il vero selvaggio del titolo è lui.

Taylor Kitsch, Blake Lively e Aaron Johnson 

La citazione: "Se vedono che sei debole, dovrai ucciderli prima o poi".

Hearting/Cuorometro: ♥♥

Uscita italiana: 25 ottobre 2012

Titolo originale: Saveges
Regia: Oliver Stone
Anno: 2012
Cast: Blake Lively, Taylor Kitsch, Aaron Johnson, Salma Hayek, Benicio Del Toro, John Travolta
Durata: 131 min
Colore: colore
Distribuzione: Universal Pictures

Videodrome n. 55

James Woods e Robert De Niro


Titolo italiano: C'era una volta in America
Titolo originale: Once Upon A Time In America 
Regia: Sergio Leone 
Anno: 1984 
Cast: Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern, William Forsythe, James Hayden, Larry Rapp, Amy Rieder, Danny Aiello, Joe Pesci, Tuesday Weld, Darlanne Fluegel Durata: 4 ore e 19 minuti 
Colore: colore

Momento Di Vero Godimento n. 98

Jackpot all'anteprima di Alla ricerca di Nemo 3D.


martedì 23 ottobre 2012

Ted


Premessa: quando nella decima stagione di South Park venne svelato il metodo di scrittura di I Griffin (gli sceneggiatori dei Griffin sarebbero dei lamantini che accostano parole a caso per costruire gli sketch), da queste parti non abbiamo potuto fare a meno di esclamare: "Oh mio Dio, è quello che ho sempre pensato!".

Da quando I Simpson di Matt Groening hanno invaso la televisione con il loro umorismo scorretto ed intelligente, gli emuli sono spuntati come funghi e quelli che hanno ottenuto maggior successo sono appunto South Park e I GriffinMentre i primi però hanno portato avanti fino alle estreme conseguenze lo stile di I Simpson, creando una commedia nerissima e destinata a persone di una certa intelligenza e dallo stomaco forte, I Griffin hanno invece puntato tutto sull'aspetto demenziale, costruendo ogni episodio intorno a delle scene assurde che prese singolarmente possono anche far ridere, ma nell'insieme danno allo show un'aria un po' imbecillota.

Fatto che non ha impedito l'enorme successo di I Griffin, portando il suo creatore Seth MacFarlane a poter creare altri due show, ad incidere un disco, a presentare gli Oscar il prossimo anno e a fidanzarsi con Emilia Clarke, ovvero Daenerys Targaryen (lo so, questa è la faccenda più incredibile di tutte).
Il buon Seth ha dunque pensato di fare il grande passo, scrivendo, producendo, dirigendo e doppiando il suo primo film. 

In Ted John, un bambino evitato da tutti, persino dagli sfigati del quartiere, esprime un desiderio la vigilia di Natale: vorrebbe tanto che il suo orsetto Ted fosse vivo.
Incredibile ma vero Ted si anima e i due diventano inseparabili.
Così inseparabili che 30 anni dopo sono ancora insieme, ma alle macchinine hanno sostituito canne, birra e battute demenziali.
John (Mark Wahlberg) è rimasto dunque un eterno adolescente, cosa che inquieta non poco la sua fidanzata, Lori (Mila Kunis) che vorrebbe avere accanto a sé un uomo e non un bambino che gioca ancora con il suo orsacchiotto di peluche.

Il plot non brilla per originalità, le gag ricordano moltissimo quelle di I Griffin e, come di consueto in tutte le commedie degli ultimi anni le citazioni cinefile e pop si sprecano, ma imprevedibilmente, nonostante tutto, Ted funziona a meraviglia. Il contrasto tra le battute volgarissime, le situazioni demenziali, l'uso continuo di turpiloquio e il simpatico e dolcissimo faccione dell'orsacchiotto crea una bomba comica che porta a ridere di pancia e con gusto. E' vero l'umorismo è elementare, la sotto trama thriller e la commedia romantica sono un po' forzate, ma l'orsetto è un personaggio destinato ad avere un enorme successo.
D'altra parte chi non ha mai pensato, una volta diventati adulti, che segretamente, dietro quegli occhietti dolci e le guanciotte paffute i vari Winnie the Pooh e Coccolino nascondessero qualcosa di diabolico? 

*Nota: Il film, a causa delle numerosissime citazioni pop e dello slang usato, è assolutamente da vedere in lingua originale.

Mark Wahlberg e Ted

La citazione: "Nome da truzza! Indovina!"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥1/2

Titolo originale: Ted
Regia: Seth MacFarlane
Anno: 2012
Cast: Mark Wahlberg, Seth MacFarlane, Mila Kunis, Giovanni Ribisi, Joel McHale, Jessica Barth
Durata: 106 min
Colore: colore
Distribuzione: Universal Pictures

lunedì 22 ottobre 2012

L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva


In certi casi bisognerebbe avere il coraggio di dire basta.
Certo è che se in ballo ci sono milioni di dollari d'incasso dire basta è molto difficile.
Alla Fox hanno dunque deciso di passare sopra l'evidente crollo di originalità che la saga di L'era glaciale ha subito dal terzo capitolo in poi, realizzando questo quarto e assai insipido capitolo.

Ritroviamo tutti i protagonisti principali, ormai accasati e con prole, questa volta alle prese con la deriva dei continenti e nuovi personaggi. Entrano infatti in scena Nonnina, la nonna folle di Sid, capitan Sbudella, il cattivo di turno, e Shira, sinuosa tigre dai denti a sciabola che farà innamorare Diego, unico dei protagonisti ancora scapolo.

L'animazione non fa progressi e si affida ad un pigro 3D, i personaggi non si evolvono e il valore fondamentale resta sempre quello della famiglia, che sia quella d'origine o quella che ci si è scelti. Nulla di strano visto che si tratta di un prodotto destinato essenzialmente alle famiglie, ma dopo quattro pellicole la sensazione di già visto è inevitabile.

Inoltre le avventure di Scrat, lo scoiattolo perennemente alla ricerca della sua amata ghianda, che intervallano la debole storia principale, restano l'arma vincente del film, facendo sorgere spontanea la domanda sul perché, se proprio si deve continuare a portare avanti la saga, non siano state oggetto di un film tutto per loro.

Nota per la versione italiana: la voce di Manny, il mammuth protagonista, non è più di Leo Gullotta ma di Filippo Timi, che, dopo aver tolto forza ed epica al personaggio di Bane in Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, riesce nell'impresa quasi impossibile di rendere ridicolo anche un cartone animato, dimostrando che la bravura come interprete di cinema e teatro non va di pari passo con quella del doppiatore.




La citazione: "Non si abbandona un amico!"

Hearting/Cuorometro: ♥♥

Titolo originale: Ice Age: Continental Drift
Regia: Steve Martino e Mike Thurmeier
Anno: 2012
Cast: (voci originali) Ray Romano, John Leguizamo, Queen Latifah, Seann William Scott, Denis Leary
Durata: 94 min
Colore: colore
Distribuzione: 2oth Century Fox

Magic Mike


Da queste parti ci facciamo da anni la domanda: "Steven Soderbergh è un autore con la A maiuscola, o un mestierante molto furbo e fortunato?".
Il quesito nasce dall'altalenante carriera del regista, che alterna sapientemente prodotti indipendenti e a basso budget dal piglio più autoriale, a film più commerciali in cui grandi star ammiccano sornionamente al pubblico.
In entrambi i casi Soderbergh si dimostra abile nel dosare elementi drammatici e ironia, fa sfoggio di una buona capacità registica e dirige in modo eccellente gli attori. Eppure, ogni volta, i suoi film sembrano mancare di qualcosa, di una luce e una forza che li renda davvero indimenticabili.

Magic Mike non fa eccezione: gemello main-stream di The girlfriend experience, film in cui Soderbergh entra nel mondo oscuro di una escort, interpretata dalla porno-star Sasha Grey, Magic Mike ci catapulta nel mondo oliato e luccicante dello strip-tease maschile, arrivando anni dopo Demi Moore e socie.

Dimenticate gli auto-ironici operai di Full Monty, qui siamo più dalle parti dei Centocelle Nightmare: un gruppo di uomini quanto mai muscolarmente definiti e carlocontianamente lampadati, si esibisce ogni sera in spogliarelli per donne ormonalmente esuberanti, cercando di ottenere quante più banconote possibili a colpi di sorrisi ammiccanti e addominali scolpiti.

La prima donna dello show è Mike (Channing Tatum), quello del titolo, un aspirante artista che di giorno lavora in un cantiere edile e per arrotondare si spoglia di notte. Mike introduce nel mondo dello spogliarello Adam (Alex Pettyfer), giovane senza molte prospettive ed in cerca di soldi facili. Attraverso l'esperienza del novellino, soprannominato The Kid, Mike capisce che la sua vita ha preso una parabola discendente e oscura che non avrebbe immaginato.

La carne c'è, e non è solo quella mostrata dai protagonisti: si parla infatti, da un punto di vista insolito, di crisi economica, di rapporti di coppia che si fanno sempre più complicati nonostante la maggiore libertà sessuale, del fatto che un corpo attraente sembra vincere sempre e comunque sulle altre qualità della persona che lo porta in giro.
Soderbergh misura quindi ancora una volta apparenza e contenuto, ma pecca nel non osare quanto si sarebbe potuto: i protagonisti del film, figure tristi dietro i perizomi ridotti al minimo, che si rivelano meno attraenti del previsto, risultando quasi dei kebab umani gettati in pasto al pubblico, non sono mai approfonditi davvero, lo squallore e il grottesco sono evitati, ma il velo di romanticismo che avvolge il finale stona con il taglio quasi neorealista dato alla pellicola.

Nonostante l'operazione trasudi commercialità da ogni poro, alcuni elementi sono degni di nota: Channing Tatum, autore dello script, parzialmente auto-biografico, ci crede davvero, e sa decisamente come muoversi su un palco mentre Matthew McConaughey, che può ancora concorrere per il titolo di pettorali più desiderabili di Hollywood, offre un'ottima interpretazione, dimostrando come negli anni sia sorprendentemente diventato un buon attore.

Spente le luci e appeso il perizoma al chiodo però, rimane poco altro.


Il cast di Magic Mike


La citazione: "Sei il principe azzurro che non è mai arrivato".

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥

Titolo originale: Magic Mike
Regia: Steven Soderbergh
Anno: 2012
Cast: Channing Tatum, Alex Pettyfer, Matthew McConaughey, Cody Horn, Olivia Munn, Joe Manganiello, Matt Bomer, Adam Rodriguez, Kevin Nash

sabato 20 ottobre 2012

Momento di Vero Godimento n. 97

Incontrare Ben Affleck e sentirsi dire: "Are you sure you're a journalist?" (sperando che l'abbia detto in senso buono).


David, Bryan, Goldie: quant’è “normal” quella famiglia

Una coppia gay e la madre surrogata del suo futuro bambino: l'autore di "Glee, "Nip/Tuck" e "American Horror Story" torna sulle contraddizioni della società americana con la serie "The New Normal". Per ribadire un concetto facile facile: la famiglia non è più solo quella tradizionale. E i conservatori se ne facciano una ragione. 


Ryan Murphy, l’instancabile autore di serie tv di successo come “Nip/Tuck”, “Glee” e “American Horror Story” l’ha fatto di nuovo. Grazie al suo ultimo nato, “The New Normal”, presentato al RomaFictionFest, è tornato ad analizzare e a ridere delle contraddizioni della società americana. Ambientato a Los Angeles, “The New Normal” segue le vicende di una famiglia non convenzionale, formata dalla coppia gay David (Justin Bartha, uno dei protagonisti di “Una notte da leoni”) e Bryan (Andrew Rannells) e da Goldie (Georgia King), la mamma surrogata del loro futuro bambino. 

David e Bryan hanno tutto quello che si può desiderare dalla vita: sono professionisti di successo, uno medico l’altro avvocato, hanno una relazione perfetta e una bella casa. Hanno davvero tutto, tranne un figlio. Decisi ad avere un bambino a tutti i costi, David e Bryan cercano prima una donatrice di ovulo e poi una madre surrogata. La ricerca li porta da Goldie, una giovane mamma single che si trasferisce dall’Ohio a Los Angeles per realizzare i suoi sogni soffocati dalla gravidanza precoce. I tre trovano istantaneamente l’armonia, ma a rovinare tutto c’è Jane (Ellen Barkin), la terribile nonna razzista di Goldie. 

Trasmesso in questi giorni in America dalla NBC, “The New Normal” ha fatto discutere e parlare di sé ben prima della sua messa in onda: migliaia di madri cattoliche dello Utah hanno infatti protestato contro la serie puntando l’indice sul tema delle adozioni da parte di coppie gay. Un episodio curioso, se si pensa che nello show vengono mostrate in tutta lo loro ferocia proprio queste madri super-conservatrici della provincia americana, che insultano e non sopportano omosessuali, ebrei e persone di colore, incarnate dalla figura di Jane, interpretata dalla Barkin. 

Dopo l’ossessione per la bellezza e l’apparire, e il rapporto malato con la realtà, affrontata in “Nip/Tuck”, e l’analisi in chiave horror delle “famiglie perbene” in “American Horror Story”, Murphy torna ai toni leggeri e soprattutto ai temi affrontati in “Glee” (da cui recupera anche l’attrice NeNe Leakes e Gwyneth Paltrow in un breve cameo), questa volta però con ambizioni più alte. Lo show affronta infatti tutti i temi che stanno a cuore al regista-sceneggiatore – razzismo, discriminazione contro chi è diverso per forma fisica o religione, diritti degli omosessuali – ma lo fa non attraverso situazioni improbabili o canzoni da musical bensì mostrando persone assolutamente normali, che lavorano, hanno relazioni, si amano e litigano. Una mossa sicuramente vincente, che mostra le famiglie non convenzionali per quello che sono realmente: delle famiglie a tutti gli effetti. 

“The New Normal”, grazie all’umorismo politicamente scorretto e a dei personaggi ritratti con arguzia, si inserisce nel solco di opere di successo come “Modern Family”, e ingaggia una tripla battaglia: ricordare l’urgenza dei diritti delle persone omosessuali, schierarsi contro le discriminazioni di ogni tipo, ed entrare in casa dello spettatore provocando sorrisi. Impresa non da poco.


Pubblicato su TvZap.
La galleria dei personaggi.

Don't trust...occhio a quella sconosciuta

Arriva in Italia a dicembre "Non fidarti della s*** nell'appartamento 23". Una ragazza si ritrova in casa la peggior compagna che le potesse capitare. Pronta a procurarle un sacco di guai 


June Colburn (Dreama Walker) si trasferisce dall’Indiana a New York per iniziare la carriera dei suoi sogni, nella casa dei suoi sogni da condividere con l’uomo dei suoi sogni. Una volta arrivata nella Grande Mela però tutto si trasforma in un incubo: la compagnia che l’ha assunta fallisce a causa dell’arresto del titolare, l’appartamento offerto dall’azienda viene sequestrato e il fidanzato pensa bene di consumare un appassionato rapporto sessuale con la sua nuova coinquilina, proprio sopra la torta di compleanno di June. 

Parliamo di Don’t trust the b*** in apt 23, dove la b*** del titolo sta per bitch, simpatico (per modo di dire) epiteto rivolto alla nuova coinquilina di June, Chloe (Krysten Ritter), scorretta e senza scrupoli, che vive ingannando i coinquilini: prima finge di essere la padrona di casa perfetta, facendosi anticipare così diversi mesi di affitto e poi, intascata la caparra, si mostra per come è veramente, facendo fuggire il malcapitato di turno per passare al successivo pollo da spennare.Senza più nulla da perdere, June non si fa intimidire da Chloe e decide di tenerle testa. 

Creata da Nahnatcha Khan e trasmessa in America dalla ABC, Don’t trust the b*** in apt 23, dopo le polemiche nate sulla ‘parolaccia’ contenuta nel titolo, è stata rinominata semplicemente Apartment 23 dalla rete. La serie segue la scia di serie come New Girl, 2 broke girls e Girls, tutte opere che vedono come protagoniste ragazze che vivono insieme. Ma si distingue dalle altre per un humour nero e decisamente scorretto. La protagonista Chloe è una vera criminale, pronta a compiere qualsiasi nefandezza pur di mantenersi senza lavorare. Sempre vestita di nero, cinica, bugiarda, sessualmente disinibita e incline a ogni tipo di vizio, Chloe è una forza della natura pronta a dissacrare qualsiasi cosa. A farle da spalla è la dolce June, elemento normale della “strana coppia”. 

Tra le due protagoniste si inserisce la figura più singolare della serie, ovvero James Van Der Beek nel ruolo di…James Van Der Beek. Divenuto un idolo dei teenagers grazie al ruolo da protagonista in Dawson’s Creek, Van Der Beek si è in seguito tramutato in un fenomeno di internet, non riuscendo a scrollarsi di dosso lo spettro di Dawson. Nella serie l’attore, nel ruolo del miglior amico di Chloe, ironizza sul suo passato, facendosi chiamare “the Beek from the Creek” e sfruttando il personaggio che l’ha reso famoso per rimorchiare le ragazze cresciute sognando le sue camicie di flanella e ascoltando la canzone I don’t want to wait di Paula Cole

La serie arriverà in Italia a dicembre su Fox, canale 111 di Sky, con il titolo Non fidarti della s*** nell’appartamento 23.


Pubblicato su TvZap.
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