lunedì 27 settembre 2010

Shutter Island



Boston, 1954. Una nave emerge dalla nebbia. Al suo interno c'è il detective Teddy Daniels, che si guarda allo specchio con un'espressione smarrita e sofferente. Con lui il nuovo partner Chuck. All'orizzonte si staglia minacciosa un'isola. Shutter Island. I due sono stati mandati lì per indagare sulla scomparsa di una pericolosa paziente dell'istituto psichiatrico sito sull'isola. Quando i detective arrivano al cancello dell'istituto, il lungo carrello, accompagnato dalla potente musica di Penderecki, fa pensare a quello di spielberghiana memoria in Jurassic Park: questa volta però i mostri sono dentro di noi e i cancelli non sono quelli del cielo ma dell'abisso. I due infatti capiranno presto che c'è qualcosa di sospetto nell'incarico che è stato loro affidato e che la loro presenza sull'isola non è casuale.

Scorsese torna dietro la macchina da presa con una storia che scava nella mente umana, nelle nostre paure, nei nostri sogni e nelle ferite che li hanno originati. Per farlo, si avvale di uno stile solenne, maestoso, donandoci un illustre esempio di cinema grandioso e totale. La splendida fotografia di Richardson, il montaggio impeccabile della fedele Schoonmaker, le scenografie cupe e suggestive di Ferretti, l'uso geniale delle musiche (su tutte il Quartetto per archi e piano in A minore di Mahler), i riferimenti a Hitchcock, agli espressionisti tedeschi, a Welles, Hawks e al lirismo onirico di Lynch si orchestrano perfettamente con l'inconfondibile maestria di Scorsese formando un insieme che rende il film un'opera sinfonica.

Il protagonista Teddy (un Leonardo Di Caprio immenso, alla sua migliore interpretazione) ha in sé la tragicità degli eroi wagneriani: è un uomo segnato dal passato che sprofonda negli abissi della sua stessa mente, ingannato dai sensi e dai ricordi. Il suo viaggio nelle terre oscure dell'inconscio ci proietta in un mondo in cui il sonno della ragione genera mostri. Vediamo così manifestarsi una lunga serie di simboli: lo specchio, metafora del doppio, l'isola, simbolo perfetto dell'alienazione e della solitudine, il faro, punto di riferimento e chiave per la verità, le scale labirintiche - che ricordano i disegni di Escher - in cui il protagonista, e noi con lui, si perde nella confusione dei ricordi, i topi, a simboleggiare ciò che di oscuro si nasconde strisciando nella nostra mente. E ancora l'acqua e il fuco, che tornano continuamente, a rappresentare il maschile e il femminile, incarnati da Teddy e da sua moglie Dolores, morta diversi anni prima in un incendio. Attraverso queste immagini che rievocano la psicanalisi junghiana, Scorsese analizza ancora una volta il tema che gli sta più a cuore: la violenza. E quale migliore teatro di un manicomio per rappresentarla? Che sia un palcoscenico come in New York New York o un ring come in Toro Scatenato, Scorsese getta al centro di questi luoghi chiusi e competitivi uomini di violenza che subiscono violenza: è infatti la società stessa a indurre comportamenti estremi. La crisi d'identità che avvolge il protagonista, che mostra continuamente il tesserino dell'FBI e cambia abito e divisa più volte a simboleggiare una ricerca disperata di un proprio ruolo nel mondo, é magnificamente espressa dal senso di alienazione che le celle del manicomio suggeriscono. In fondo tra i “matti” e le persone normali c'è poca differenza: i primi rimangono imprigionati dai propri fantasmi, i secondi imprigionano i propri in una stanza oscura della mente. E' quindi dunque meglio vivere da mostro o morire da uomo per bene? L'unica certezza è la tragicità insita nella natura umana.

Leonardo DiCaprio


La citazione: "E' meglio vivere da mostro o morire da uomo per bene?"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥♥

Titolo originale: Shutter Island
Regia: Martin Scorsese
Anno: 2010
Cast: Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Max von Sydow, Michelle Williams, Emily Mortimer, Patricia Clarkson, Jackie Earl Haley, Elias Koteas, Ted Levine

venerdì 24 settembre 2010

RadioVisioni su Radiorizzonti: uscite del 24/09/2010 - Il video

Citazione cinematografica n. 131

"La chimica è... beh tecnicamente la chimica è lo studio della materia. Ma io preferisco vederla come lo studio dei cambiamenti. Ora provate... pensate a questo. Elettroni: loro cambiano i loro livelli di energia. Molecole: le molecole cambiano i loro legami. Elementi: si combinano e cambiano i composti. Beh questa...è la vita. Giusto? Cioè è solo... la costante. E' il ciclo. Creazione, dissoluzione di nuovo e ancora e ancora. E' crescita e poi decadimento, poi trasformazione. E' affascinante, davvero".

da: Breaking bad 1x01 Pilot

Bryan Cranston

Titolo originale: Breaking Bad
Creato da: Vince Gilligan
Anno: 2008 - ?
Cast: Bryan Cranston, Aaron Paul, Anna Gunn, Dean Norris, Betsy Brandt, Bob Odenkirk, Giancarlo Esposito, Steven Michael Quezada

RadioVisioni su Radiorizzonti: uscite del 24/09/2010

Leonardo DiCaprio in Inception


Anche oggi nella rubrica Radio Visioni su Radio Orizzonti parlerò delle uscite della settimana: Inception, L'ultimo dominatore dell'aria, La passione.

E come sempre la citazione cinematografica della settimana.

Per ascoltarmi collegatevi sul sito internet di Radio Orizzonti (www.radiorizzonti.net) oppure, se vivete o vi trovate in Puglia in FM alle frequenze 102.8 o 103.4, verso le ore 19.30 -19:40.

Auguri Pedro!

Pedro Almodovar

mercoledì 22 settembre 2010

Inception




Quando ero al liceo e la professoressa di filosofia ci spiegò i concetti di “monade” e “appercezione” elaborati da Leibniz, la frase “questo è il migliore dei mondi possibili” non mi convinse del tutto. Se è vero che ogni cosa esprime un pensiero ma la nostra mente non riesce a percepirli tutti e alla fine “sceglie” su quali cose concentrarsi e quindi “percepire”, non è vero che le infinite possibilità del mondo fuori di noi smettono di esistere una volta che la scelta è fatta:  siamo noi che non riusciamo a coglierle. La nostra mente sceglie il percorso più equilibrato e migliore, ci diceva la nostra prof., perché il mondo è creato da Dio che è perfetto e infallibile, ha detto Leibniz.
E no. Non ci sto.
Per me i mondi e i percorsi possibili non smettevano di esistere nel momento in cui il percorso veniva tracciato e diventava unico, ma rimanevano reali in potenza, e quindi, da qualche parte, ancora vivi.
Avevo pensato che la nostra mente, prima di prendere una decisione, elabora le varie possibilità, fa dei calcoli, valuta i rischi, i vantaggi e cerca di prevedere il risultato finale, costruendo dei veri e propri film mentali. Poi, tenuto conto anche dell'aspetto emotivo e non solo di quello razionale, la nostra mente sceglie.
E le altre possibilità dove sono finite?
Ma sono nella nostra mente, pensai.
E come esprime la nostra mente fatti che non sono mai accaduti?
Con i sogni.
I sogni sono la scatola nera di possibilità mai avvenute, il ricordo di ricordi mai realmente vissuti, lo scrigno di infiniti percorsi che la nostra vita non prenderà mai fisicamente.
Esposi questo mio pensiero alla professoressa e lei mi disse: “Ariete ma tu non c'hai niente da fare tutto il giorno per pensare a queste cose?”.
In quel momento capii che la scuola era una bufala clamorosa e tenni per me i miei pensieri, sapendo che prima o poi qualcuno con una maggiore elasticità mentale avrebbe apprezzato questo “inutile impiego di tempo ed energie mentali”.
Ecco, se Nolan avesse avuto una professoressa limitata come la mia forse non avrebbe mai scritto Inception
O forse Nolan è entrato nei miei sogni e mi ha rubato l'idea, oh tutto può essere!
Dopo questo lungo e personale preambolo (che per me era necessario perché si tratta di una piccola rivincita privata) andiamo ad analizzare l'ultimo film di quell'uomo meraviglioso che è Christopher Nolan, un film così complesso che si merita non una normale recensione, ma un approfondimento a più livelli (direi almeno 3!).




Nolan: l'architetto dei sogni

Premetto che non vorrei parlare assolutamente della trama del film: per mesi ho resistito alla tentazione di leggere qualcosa sulla pellicola, proprio per farmi trasportare dalla storia e dalla mano energica di Nolan. Quindi anche voi: tappatevi occhi e orecchie fino a venerdì.
Basta sapere solo che si parla di entrare nei sogni e nel subconscio delle persone.
Però qualcosa sulla messa in scena la possiamo già dire. Visivamente è qualcosa di eccezionale e dirompente: le immagini girate a Parigi tolgono il fiato, così come lo strepitoso montaggio parallelo della seconda parte del film. In particolare, le scene interpretate da Joseph Gordon Levitt nel corridoio dell'albergo sono qualcosa di visivamente strabiliante.
Ma non è solo questo. Ormai lo sappiamo che Nolan con le scene d'azione è un mago, calcola e calibra tutto alla perfezione, giocando consapevolmente con la sua abilità ma senza mai strafare in maniera coatta come tanti colleghi.
La novità sta nell'usare il mezzo cinematografico come espressione immediata dell'intelletto creativo: l'idea diventa immediatamente immagine, il sogno si fa materiale, e sembra prendere forma sotto i nostri occhi. Nolan ha concesso al pubblico il privilegio di vedere in immagini il processo creativo: possiamo assistere all'idea, alla sua realizzazione e al prodotto finito tutto nello stesso tempo.
In questo percorso è aiutato da un cast perfetto: un DiCaprio ormai capace di qualsiasi interpretazione (e che quest'anno tra Shutter Island e Inception è il vero mattatore della stagione), una Marion Cotillard che in poche scene dà un'interpretazione dalle mille sfumature e una Ellen Page sempre più rivelazione così come Gordon Levitt.
E poi le scenografie e la musica: in pochi film il design complessivo è così particolare e distintivo. Il mondo che hanno creato è sconfinato e multiforme, racchiuso in un gioco di scatole cinesi incredibile e affascinante, esaltato da una colonna sonora imponente e suggestiva. Perfino gli oggetti (i totem in particolare) hanno una personalità propria.






Il cinema come 3D della mente

Questo sogno nel sogno nel sogno oltre ad essere affascinante dal punto di vista intellettuale, apre nuovi sconfinati orizzonti per il linguaggio cinematografico: al contrario del 3D - soluzione semplice e grossolana che nulla aggiunge al mezzo cinema se non un po' di spettacolarità in più - Nolan ha puntato sulla tridimensionalità della storia, sul fatto che la nostra mente, per sua natura, può concepire mondi e situazioni infiniti, può espandersi pur rimanendo confinata in uno spazio irraggiungibile e inaccessibile che è il nostro cervello. Ed è qui il fulcro del film: qual è la realtà che conta? Il mondo sensibile in cui viviamo fisicamente, o i mondi insondabili che raggiungiamo con la mente? Se nel nostro cervello ci sono miliardi di connessioni, dove possiamo arrivare con il pensiero?
L'arte diventa così rappresentazione fisica di questo mondo complesso e intricato che è la nostra mente: un'idea così ambiziosa, grande e imponente da fare del film un prodotto epico e coraggioso. Quando si è dotati di fantasia non c'è effetto speciale o 3D che tenga.





Il labirinto della mente

E arriviamo quindi all'aspetto più filosofico e metafisico del film.
Parlando in termini noliani, arriviamo “in profondità”.
Per tutto il film il labirinto è centrale: il personaggio di Ellen Page si chiama Arianna, e non a caso è quella che poi terrà il filo di tutta la vicenda, e il labirinto riprende nella forma i solchi, i giri e le circonvoluzioni cerebrali. 
La nostra mente così complessa e affascinante può però anche essere una trappola. 
L'uomo è un paradosso vivente: per sua natura mortale e allo stesso tempo capace di pensieri e idee infiniti. Nella nostra mente possiamo creare mondi, storie e personaggi in cui tempo e spazio non contano, in cui le leggi fisiche che controllano il nostro corpo materiale non possono intervenire. Ma noi non siamo semplici calcolatori che elaborano dati: proviamo emozioni, siamo pervasi da sensi di colpa e passioni che ci rendono umani e diversi da un essere freddo e totalmente razionale. 
I nostri stessi pensieri a volte possono provocarci dolore: perché abbiamo una coscienza.
La coscienza è quindi frutto dei nostri ricordi, delle nostre esperienze e dei nostri sentimenti: lo stato del sé, quello che noi siamo, è nella nostra mente ed è un qualcosa che viene costruito e prende forma momento dopo momento. Il passato, il presente e il futuro si fondono nelle nostre connessioni per formare ciò che siamo, in un continuo divenire di impulsi neuronali e sensazioni che formano un individuo.
La realtà dunque qual è?
Quella che vedo io o che vedi tu?
E' la realtà che percepisco con gli occhi e le mani, o quella che riesco a immaginare?
E il sogno?
Nel sogno sono sempre io o è un altro mondo ancora, di cui non conosciamo le leggi e in cui siamo persi?
Temi forse già affrontati in molte altre opere e pellicole, questo è vero, ma mai realizzati in maniera così affascinante come in questo film.
E allora sì: entriamo nei sogni, apriamo la nostra mente.
Perché anche i sogni sono storie che vale la pena raccontare.



La citazione: "Siamo nel regno della pura creazione".

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥♥

Uscita italiana: 24 settembre 2010

Titolo originale: Inception
Regia: Christopher Nolan
Anno: 2010
Cast: Leonardo DiCaprio, Marion Cotillard, Ellen Page, Joseph Gordon Levitt, Ken Watanabe, Tom Hardy, Cillian Murphy, Dileep Rao, Pete Postlethwaite, Tom Berenger, Michael Caine

martedì 21 settembre 2010

Conferenza stampa Inception - Il video

Come promesso, ecco il video della conferenza stampa di Inception.
Un Christopher Nolan dall'impeccabile accento inglese e fasciato da un elegante completo grigio con tanto di gilet ci ha parlato del suo ultimo, strepitoso, film.



Auguri Bill, Ethan e Maggie!

Bill Murray


Ethan Coen


Maggie Grace

lunedì 20 settembre 2010

Bastardi senza gloria



Una collina della campagna francese immersa in un mare di ondeggiante erba verde. 
Una piccola casa in legno incorniciata da un'inquadratura dal respiro ampio e suggestivo.
Un'ascia, una camionetta delle SS. 
Potrebbe sembrare un classico film sui nazisti dai toni seri e drammatici. 
Invece sentiamo delle note dallo stile inconfondibile: il ritornello di “Per Elisa” accompagnato da ritmi western alla Sergio Leone. 
E' lui: Quentin Tarantino è tornato. 
Abbandonate le spade giapponesi e i criminali in giacca e cravatta, Tarantino si cimenta in un'impresa per lui inusuale: il film storico. A solcare l'uscio di quella piccola casa contadina è infatti il colonnello Hans Landa (il gargantuesco Christoph Waltz): mellifluo e inquietante nazista che beve latte e tocca tutto e tutti in modo quasi gioviale ma che improvvisamente si lancia in gesti di estrema e rapace violenza. Dopotutto è egli stesso ad affermare con orgoglio che il suo soprannome, Il cacciatore di ebrei, se l'è più che guadagnato. Nella stupenda scena iniziale, Landa spiega dunque come riesce a scovare gli ebrei: sono come topi, quindi per trovarli basta pensare da topi. Ecco i nazisti secondo Tarantino: la lucida follia del male più cieco e insensato, la crudeltà del gatto che gioca con il topo, il sorriso sornione che nasconde intenti omicidi. Azioni e sentimenti così intollerabili e mostruosi da meritare vendetta: visto che la Storia non si può cambiare, almeno la storia raccontata deve necessariamente avere la sua rivincita. 

Bastardi senza gloria è infatti una storia di vendetta: la vendetta del cinema sui fatti reali. Per essere un film d'azione e di guerra si agisce poco e si parla molto: la maggior parte delle sequenze si svolge intorno ad un tavolo. Qui i personaggi raccontano storie, raccontano se stessi e ci portano in un mondo che tutti avremmo voluto vedere: un mondo in cui un manipolo di soldati ebrei uccide a suon di colpi di mazza da baseball i nazisti, per prendere poi il loro scalpo. E' il western che si camuffa da film storico. E quando non si parla seduti intorno ad un tavolo si ha a che fare con il cinema: Shosanna ne possiede uno, Goebbels e Zoller hanno girato un film, l'inglese Hicox è un critico cinematografico e Bridget von Hammersmark, la spia tedesca, è un'attrice. E proprio in un cinema Hitler trova la sua morte artificiale: il cinema riscrive dunque la storia, diventa metafora della vita e punto di vista privilegiato e universale (come testimonia il sapiente uso di ben quattro lingue), nonché unico elemento in grado di ottenere vendetta contro un uomo che, fino all'ultimo, è rimasto impunito. Se la Storia ha espresso il suo giudizio su Hitler, il cinema e Tarantino hanno avuto l'occasione di potersi fare beffe di lui, di esorcizzare questa figura ormai iconica e indelebile dall'immaginario collettivo come simbolo del male assoluto. Bastardi senza gloria però è soprattutto una dichiarazione d'amore per il cinema e sulle sue infinite possibilità. Shosanna (e Tarantino) affida il suo messaggio alla pellicola e attraverso la pellicola incendia il cinema: il cinema arde, arde di passione e di speranza, può raccontare, testimoniare, cambiare la storia, inventarne di nuove, dare vita a personaggi così assurdi da essere più veri della realtà, diventare forma espressiva necessaria, sogno che si fa vivo e palpabile. 
Questo potrebbe essere il mio capolavoro” dice in chiusura il tenente Aldo Raine.
Togliamo quel condizionale, Quentin.

Melanie Laurent


La citazione: "That's a bingo!"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥♥

Titolo originale: Inglorious Basterds
Regia: Quentin Tarantino
Anno: 2009
Cast: Melanie Laurent, Christoph Waltz, Brad Pitt, Eli Roth, Michael Fassbender, Diane Kruger, Daniel Bruhl, Til Schweiger, Gedeon Burkhard, Jacky Ido


Auguri Sophia!

Sophia Loren

Aspettando Inception

Aspettando l'anteprima di Inception (che è stasera ma non sto più nella pelle perché aspetto questo film da più di un anno ormai ed è il mio hype assoluto della stagione) metto questo gioiellino della rete:  il trailer ridoppiato.

Domani invece sarò alla conferenza stampa con il grandissimo Nolan: che cosa gli chiedereste?
Io 2 domandine per lui ce l'avrei, ma magari qualcuno ha una domanda geniale da fare che, se riesco, posso provare a fargli.

Ovviamente cercherò di riprendere, fotografare, registrare il più possibile.
Perché su questo blog il Christopher Nolan, ce piace!


domenica 19 settembre 2010

Up



Un bambino e una bambina. Un sogno in comune. Una vita passata insieme tra le gioie e i dolori quotidiani con sempre nella mente e nel cuore il proprio sogno. Poi la fine del percorso comune. Nei dieci minuti iniziali i maghi della Pixar ci raccontano una vita intera senza bisogno di parole: bastano due personaggi, Carl e Ellie, immagini e la delicata e struggente musica di Michael Giacchino. E' incredibile quanto due personaggi fatti di pixel e celluloide possano essere più umani degli umani. E' l'ennesima magia di casa Pixar, una vera e propria factory che sembra trarre ispirazione direttamente dal mondo dei sogni. Sogni che però devono sempre scontrarsi con la dura realtà: Carl, ormai vecchio, è assediato da ricchi costruttori in funerei completi neri che vogliono la sua coloratissima casa. Senza più nessuno a cui rivolgersi e destinato a finire in una casa di riposo, il vecchio e burbero Carl ha finalmente il coraggio di realizzare il progetto di una vita: andare in Venezuela alle Cascate Paradiso. Come fare però con la casa, scrigno irrinunciabile dei ricordi di una vita, testimone di un grande amore e baluardo della propria identità? Semplice: basta farla librare in aria grazie a migliaia di palloncini colorati. Mai un'immagine è stata tanto potente ed emozionante: i coloratissimi e leggeri palloncini che fanno volare i sogni, le speranze e il passato del protagonista in barba ai grigi uomini d'affari e ai loro grigissimi palazzi. E' la fantasia che sconfigge il cinismo quotidiano, è il bambino dentro di noi che si ribella alla perdita di spontaneità che spesso arriva con l'età adulta. 

Come ogni storia che si rispetti però c'è bisogno di un'avventura: ecco allora che ad affiancare Carl (che ha le inconfondibili fattezze di Spencer Tracy) arrivano un bambino paffuto, Russell, un cane parlante e un uccello multicolore. Dal lirismo struggente delle prime immagini si passa quindi all'avventura vera e propria: la strana squadra deve affrontare un vecchio esploratore ormai divorato dal suo stesso sogno, che ha dimenticato cosa vuol dire volere qualcosa per essere felici e non per desiderio di potere. Attraverso gli occhi di questi personaggi i geni della Pixar ci dicono che i sogni sono il motore della vita umana ma che se per raggiungerli non condividiamo il percorso con qualcun' altro allora non significano nulla. E' la condivisione del sogno che conta, non il suo raggiungimento. Il vecchio e il bambino dunque si incontrano, a testimoniare che all'inizio e alla fine della vita si vive con la stessa spontaneità: è nel mezzo che ci sono i problemi. Bisognerebbe sempre vivere come se migliaia di palloncini colorati facessero volare in alto le nostre speranze, i nostri sogni e il nostro cuore. 
E poi li chiamano “cartoni”.



La citzione: "Ehi ragazzino! Non sei uno che parla molto, eh? Mi piaci!"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥♥

Titolo originale: Up
Regia: Pete Docter, Bob Peterson
Anno: 2009
Voci: Christopher Plummer, Edward Asner, Jordan Nagai


venerdì 17 settembre 2010

Mangia Prega Ama

Ryan Murphy, autore delle serie tv di culto Nip/Tuck e Glee, al secondo tentativo cinematografico scivola su un mare di luoghi comuni.



Quando una vive a New York, è una scrittrice di successo, ha un marito che la adora, un mucchio di amici così perfetti e disponibili da sembrare appena usciti da uno spot pubblicitario e una casa enorme e bellissima, cosa fa?
Ovvio: molla tutto e tutti in preda alla disperazione per trovare poi conforto in un ventenne attore affascinantissimo e innamorato perso.
E una volta sperimentato il turbinio della passione, cosa fa?
Ma ovvio di nuovo: è ancora più disperata di prima e scappa via da tutto e tutti per un anno sabbatico in giro per il mondo.
Prima tappa Italia, Roma: in un vortice di spaghetti, vino rosso, pizza, gelati e cibo di vario tipo, Elizabeth consola la sua anima sofferente con la gola e impara a godersi la “dolce vita” italiana.
Dopo quattro mesi e cinque chili, se ne vola poi in India, seconda tappa, dove si chiude in un monastero per pregare e meditare, per giungere poi alla meta finale, Bali, terra magica e da sogno dove finalmente trova l'amore vero e una vita soddisfacente.

Ryan Murphy, autore delle serie tv di culto Nip/Tuck e Glee, traspone in immagini il romanzo di successo di Elisabeth Gilbert che, con il racconto del suo anno sabbatico intorno al mondo, ha venduto milioni di copie. Il buon Murphy però - autore irriverente e dissacrante, che nelle sue opere seriali non è mai scivolato nel banale o nel conformismo e ha sempre cercato di dar vita a personaggi forti e spesso inquietanti - al suo secondo lungometraggio è scivolato nella vischiosa rete del luogo comune, del patinato film da cartolina. Le luci brillanti, i paesaggi da documentario, lo spirito da posta del cuore fanno di Mangia Prega Ama un'accozzaglia di banalità noiosa e superficiale: Roma sembra un paesino di provincia di inizio secolo, con vecchie avvolte da improbabili palandrane e scaldabagni che non funzionano, dove tutti non fanno altro che mangiare, bere e dedicarsi alle arti amorose, nemmeno fossimo nella casa di Trimalcione; l'India si vede appena, è sintetizzata tutta in templi per la meditazione dove i pellegrini si limitano ad indossare tuniche colorate; Bali è sospesa tra il sogno e la realtà, dove il nuovo amore si incontra con un incidente stradale, soluzione degna di un romanzo di Federico Moccia.

L'irritante protagonista deve girare mezzo mondo e mangiare più o meno cento chili di pasta per capire che quello che cercava era il vero amore (un Javier Bardem quasi ridicolo nel ruolo di un brasiliano che non fa altro che ascoltare musica e piangere perché in preda, ovviamente, alla “saudade”): nemmeno per un attimo la sfiora il pensiero che forse il vero problema è il fatto di essere una donna viziata, infantile e noiosa. Già la noia. In 140 minuti di viaggi e pietanze la noia è la grande protagonista: non bastano i sempre luminosi sorrisi di Julia Roberts per rendere accattivante la protagonista e appassionante la storia.
Alla fine dei giochi al viaggio bisognerebbe aggiungere una tappa: Mangia Prega Ama e...dormi.

Julia Roberts


La citazione: "La gente tende a somigliare al proprio cane: tu una volta somigliavi a Steve e ora sei identica a David!"

Hearting/Cuorometro:  

Pubblicato su MPnews.it

Titololo originale: Eat Pray Love
Regia: Ryan Murphy
Anno: 2010
Cast: Julia Roberts, Javier Bardem, James Franco, Billy Crudup, Richaed Jenkins, Luca Argentero, Viola Davis


Auguri Baz!

Baz Luhrmann

Citazione cinematografica n. 130

"Dexter Morgan padre di famiglia: tutti i miei precedenti tentativi di instaurare rapporti umani sono finiti con la morte e ora ho una compagna per la vita. Cosa è successo? Mi attira la sicurezza della condivisione o dell'appartenere a qualcosa di più grande di me? Comunque sono un uomo sposato e presto sarò padre. Ma che cos'ho da offrire a un bambino? Solo me stesso. Dexter, il paparino matto. Forse sto facendo lo sbaglio più grosso della mia vita ma chi è perfetto? Di certo non io. Di certo non Harry. Di certo sono quello di sempre. La domanda è: chi diventerò? Ci sono ancora tanti vuoti da colmare ma ora, in questo momento, sono soddisfatto, forse addirittura felice. E devo ammetterlo, in fondo in fondo, la vita è bella".

da: Dexter 3x12 – Do you take Dexter Morgan?


Michael C. Hall


Titolo originale: Dexter
Creato da: James Manos Jr.
Anno: 2006 - ?
Cast: Michael C. Hall, Jennifer Carpenter, Julie Benz, Lauren Velez, James Remar, C.S. Lee, David Zayas

RadioVisioni su Radiorizzonti: uscite del 17/09/2010

Julia Roberts in Mangia Prega Ama


Anche oggi nella rubrica Radio Visioni su Radio Orizzonti parlerò delle uscite della settimana: Mangia Prega Ama, Fratelli in erba, Cani e gatti 3D, Niente paura, MordimiSharm el Sheik.

E come sempre la citazione cinematografica della settimana.

Per ascoltarmi collegatevi sul sito internet di Radio Orizzonti (www.radiorizzonti.net) oppure, se vivete o vi trovate in Puglia in FM alle frequenze 102.8 o 103.4, verso le ore 19.30 -19:40.

mercoledì 15 settembre 2010

martedì 14 settembre 2010

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...